{"id":346,"date":"2011-06-11T18:08:39","date_gmt":"2011-06-11T16:08:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=346"},"modified":"2011-06-11T18:08:39","modified_gmt":"2011-06-11T16:08:39","slug":"un-disastro-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/06\/11\/un-disastro-popolare\/","title":{"rendered":"Un disastro Popolare"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 inutile girarci intorno. Se la Banca Popola\u00adre di Milano fosse un\u2019azienda normale oggi avrebbe due stra\u00adde: portare i libri in tri\u00adbunale o vendersi al migliore offerente a prezzi di saldo. Il mantra dell\u2019Italia senza fallimenti bancari verrebbe clamorosa\u00admente smentito. Eppure nella nostra strana economia a met\u00e0 strada tra il libe\u00adris\u00admo anglosassone e il socialismo conti\u00adnentale, non assisteremo a nessuna del\u00adle due evenienze. Per la decima banca italiana ci sar\u00e0 una terza via. Bipiemme come tutte le banche popo\u00adl\u00adari ha una catena di comando particola\u00adre: una testa un voto. Insomma indipen\u00addentemente dal numero di azioni che uno possiede, in assemblea votano le te\u00adste.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che l\u2019azienda \u00e8 stata ge\u00adstita dai suoi sindacati, molto gelosi di questa prerogativa. Ai nostri fini ci\u00f2 che importa \u00e8 che nessuno ha oggi voglia di salvare la banca mettendoci \u00abil grano\u00bb. Servono molti quattrini. Ma chi \u00e8 dispo\u00adsto a investire grandi somme con la cer\u00adtezza di non poter contare un accidente nonostante lo sforzo economico fatto? Forse qualche ubriaco. Ma di questi tem\u00adpi per i mercati mondiali, ubriachi con quattrini da spendere non ce ne sono. Tutti spazzati via dalla crisi. La realt\u00e0 \u00e8 che Bipiemme \u00e8 proprio messa male. Il mercato se ne \u00e8 accorto. In tre anni il suo valore di Borsa si \u00e8 ridot\u00adto da 7 miliardi a meno di 700 milioni: dieci volte di meno. Secondo le pi\u00f9 ac\u00adcreditate stime degli analisti, oggi la ban\u00adca milanese ha nel suo pancione (com\u00adpresi gli ultimi rilievi fatti dalla Banca d\u2019Italia)prestiti lordi problematici (quel\u00adli su cui non puoi scommettere su una pronta e sicura restituzione) della bellez\u00adza di 3,8 miliardi su circa 36 miliardi di prestiti. Sintetizziamo per non perderci tra i numeri: oggi la banca vale dieci vol\u00adte meno di tre anni fa e un suo prestito ogni dieci rischia di essere in sofferenza. La Banca d\u2019Italia ha intimato la popo\u00adlare milanese di raccogliere subito nuo\u00advo capitale sul mercato. E ha stabilito an\u00adche un ammontare pari a 1,2 miliardi.<\/p>\n<p>Si deve fare un aumento di capitale che re\u00adcuperi il doppio dell\u2019attuale valore oggi di Borsa della Bipiemme. Le prime proie\u00adzioni dicono che si dovranno emettere almeno tre miliardi di nuove azioni (og\u00adgi ne circolano 415 milioni): un salasso. Ma qui la vicenda si rende pi\u00f9 intricata. Gli attuali azionisti non ne vogliono pro\u00adprio pi\u00f9 sapere di mettere quattrini in banca. Recentemente hanno sottoscritto un\u2019obbligazione (che sitrasfor\u00adma in azione) che ha rappresentato per loro una perdi\u00adta secca, viste le condizioni di conversione. \u00c8 difficile che ci ricaschino. Grandi investitori pronti a far la sca\u00adlata non ci sono: posto che una scalata, proprio per il voto capitario, non \u00e8 realizzabile. Sembrerebbe una situazione da scacco matto. Ma cos\u00ec non \u00e8. Siamo pur sempre in Italia. E non \u00e8 che all\u2019estero siano stati proprio dei lord nel rispetto delle regole del mercato, quando ad andare in sofferenza \u00e8 stata una ban\u00adca. E dunque una via d\u2019uscita sembra che si stia forman\u00addo. Stretta. Complicata. Ma pur sempre un\u2019uscita. L\u2019au\u00admento di capitale da 1,2 miliardi in realt\u00e0 \u00e8 stato gi\u00e0 sotto\u00adscritto ( non \u00e8 esattamente e tecnicamente cos\u00ec) da Medio\u00adbanca. L\u2019istituto di via Filodrammatici ha infatti preso l\u2019impegno (dietro commissioni che il mercato rumoreg\u00adgia del 2%) a collocare le nuove azioni Bipiemme. Se non dovesse riuscire a piazzarle al pubblico dei risparmiatori, se le terrebbe in casa. O pi\u00f9 probabilmente condividereb\u00adbe il r\u00adischio con altre istituzioni finanziarie pronte a sotto\u00adscrivere pro quota il capitale inoptato.<br \/>\nMediobanca e i suoi compagni di ventura si troverebbero cos\u00ec di fatto azionisti della Bipiemme. Dal punto di vista industriale per Nagel e Pagliaro (i boss della banca fondata da Cuc\u00adcia) sarebbe un affarone. Mediobanca ha bisogno della raccolta che si fa agli sportelli bancari (cosa di cui essa non dispone) come l\u2019acqua per un pesce. Si \u00e8 inventata l\u2019ottima Che Banca! proprio per portarsi a casa un po\u2019 di cash: ma i 4 miliardi netti non sono sufficienti. Insomma gli 800 sportelli di Bipiemme, con raccolta connessa, ingo\u00adlosiscono Nagel&amp;Co. Vi sarebbe un problema, non di piccolo conto, con i parametri di Basilea e con i suoi ratio. Ma tutto sareb\u00adbe superabile, con una piccola norma, sulla quale da anni si lavora e che nelle ultime ore sta prendendo pie\u00adde. La leggina direbbe la seguente cosa: \u00abFermo restan\u00addo lo statuto delle banche popolari, che prevede il vo\u00adto capitario, da esso sono esentati gli investitori istitu\u00adzionali, per una quota che comunque non superi il 5% del capitale complessivo della popolare\u00bb.<\/p>\n<p>Bipiemme improvvisamente diventerebbe una splendida princi\u00adpessa. Finalmente in banca si potrebbe governare spazzando le incrostazioni del passato. Certo Medio\u00adbanca dovrebbe condividere con altri soci (4 soci fa\u00adrebbero il 20% della Bipiemme) lo scettro del coman\u00addo: ma \u00e8 pur sempre meglio che farlo con migliaia di piccoli azionisti. Il tutto si intreccia con il rinnovo del patto di sindacato di Mediobanca. La doppia scom\u00admessa di Nagel e Pagliaro \u00e8 ridurre il peso dei soci nel\u00adla loro governance e aumentare il loro ( di peso) in quel\u00adla della popolare di Milano. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 inutile girarci intorno. Se la Banca Popola\u00adre di Milano fosse un\u2019azienda normale oggi avrebbe due stra\u00adde: portare i libri in tri\u00adbunale o vendersi al migliore offerente a prezzi di saldo. Il mantra dell\u2019Italia senza fallimenti bancari verrebbe clamorosa\u00admente smentito. Eppure nella nostra strana economia a met\u00e0 strada tra il libe\u00adris\u00admo anglosassone e il socialismo conti\u00adnentale, non assisteremo a nessuna del\u00adle due evenienze. Per la decima banca italiana ci sar\u00e0 una terza via. Bipiemme come tutte le banche popo\u00adl\u00adari ha una catena di comando particola\u00adre: una testa un voto. 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