{"id":408,"date":"2011-08-19T18:50:15","date_gmt":"2011-08-19T16:50:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=408"},"modified":"2011-08-19T18:50:30","modified_gmt":"2011-08-19T16:50:30","slug":"i-mercati-impazziti-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/08\/19\/i-mercati-impazziti-2\/","title":{"rendered":"I mercati impazziti\/2"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019 intera Borsa italiana, con tutte quelle azioni che a noi sembrano dei piccoli giganti, in realt\u00e0 vale meno di Apple e Google messe in\u00adsieme.<br \/>\nOggi il problema non \u00e8 tanto il nostro nanismo, roba che co\u00adnosciamo da tempo, ma che tutto sta crollando. Se vogliamo consolarci pos\u00adsiamo dunque rimuovere il problema sostenendo che le vette da cui cadia\u00admo sono pi\u00f9 basse e che le poche centinaia di societ\u00e0 quotate in Borsa non rappresentano l&#8217;economia italiana.<br \/>\nQuesto ragionamento consolatorio po\u00adtrebbe avere un senso se la grande crisi che sta colpendo i mercati mondiali fosse solo finanziaria. Questo ragionamento potrebbe avere un senso, come taluni cercano di fare, se si individuasse l&#8217;untore (nel nostro caso la speculazione) e su di esso si concentrassero i nostri sforzi.<\/p>\n<p>Sono balle. Le stesse a cui sembrano credere Sarkozy e Merkel, quando pensano di risolvere la situazione inventando una nuova tassa sulle transazioni finanziarie. Bella ide ona, che fa scopa con quella americana di mettere sotto indagine Standard &amp;Poor\u2019s dopo che l\u2019agenzia di rating ha declassato gli Usa. A Washington diranno che non \u00e8 una ripicca, ma l\u2019impressione \u00e8 che sia proprio cos\u00ec. I politici di tutto il mondo fanno una figura mediocre e sembrano quei medici che credevano di curare tutte le malattie con le sanguisughe. Chapeau .<\/p>\n<p>Vediamo prima qualche numero. La Borsa tedesca nell&#8217;ultimo mese ha perso un quinto del suo valore: peggio di Piazza Affari. Quella italiana in due mesi un quarto. Eppure essa \u00e8 ancora del 15 per cento pi\u00f9 su rispetto ai minimi che raggiunse nel marzo del 2009.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora spazio per soffrire. E il settore che potrebbe risentirne maggiormente \u00e8 ancora quello bancario. Gli istituti di credito di tutta Europa pur di non prestarsi quattrini tra di loro (tanto per dare il senso di quanto si fidino reciprocamente e di quanto credano nella bont\u00e0 delle previsioni di crescita che hanno appena pubblicato) depositano liquidit\u00e0 presso la Banca centrale europea. Che nei suoi forzieri ha 200mila miliardi di depositi, che remunera all&#8217;ingeneroso tasso di interesse dello 0,75 per cento.<\/p>\n<p>Cosa ci racconta tutto ci\u00f2? \u00c8 l&#8217;economia reale che non tira. Il problema non \u00e8 finanziario, ma reale. C&#8217;\u00e8 in giro una montagna di liquidit\u00e0, scarsa inflazione, ma nessuno ha intenzione di impiegarla: tutti hanno una paura blu. Sono le fabbriche che non producono.<\/p>\n<p>Calano i fatturati e immaginate un po&#8217; voi cosa possa succedere ai margini di guadagno. La locomotiva mondiale dell&#8217;economia si \u00e8 fermata. E non si vede il carburante per farla ripartire. Il consenso della classe politica mondiale \u00e8 unanime nel ridurre la spesa pubblica.<\/p>\n<p>Noi conosciamo bene la procedura: sono anni che combattiamo con il nostro enorme debito pubblico che non ci permette di stare allegri. E ora anche gli Stati Uniti devono fare altrettanto. Non si far\u00e0 certo pi\u00f9 Pil, drogandolo con le commesse statali. A ci\u00f2 si aggiunga che circa la met\u00e0 del Pil cinese \u00e8 fatto dalle esportazioni. Se per\u00f2 i Paesi a cui devono vendere non hanno pi\u00f9 quattrini, \u00e8 difficile pensare che la sua crescita possa continuare ai tassi a cui siamo abituati.<\/p>\n<p>Quando nel 1992 l&#8217;Italia si trov\u00f2 in una situazione simile, il governo Amato fece una manovra che pesava circa il 6 per cento del Pil. La domanda interna croll\u00f2. Ma all&#8217;epoca si poteva svalutare: e cos\u00ec facemmo deprezzando la lira del 30 per cento. Le esportazioni volarono (pi\u00f9 11 per cento) e alla fine il saldo del Pil, fu contenuto: meno 1 per cento.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 l&#8217;intero pianeta che si deve svalutare.<\/p>\n<p>Le manovre che Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti (solo per citare le pi\u00f9 importanti) stanno approvando avranno un effetto depressivo sull&#8217;economia. Ma non verranno attutite dalle svalutazioni: siamo tutti sulla stessa barca e cio\u00e8 nella stessa moneta. E agendo sulla leva delle entrate l&#8217;effetto depressivo sar\u00e0 moltiplicato (meglio tagliare 1 euro di spesa pubblica, che prelevarlo dai contribuenti).<\/p>\n<p>Non \u00e8 la fine del mondo. Non \u00e8 la prima n\u00e9 sar\u00e0 l&#8217;ultima crisi globale. Il tema \u00e8 quanto durer\u00e0. Milton Friedman ha spiegato mirabilmente come la Grande depressione americana sia stata generata e amplificata da clamorosi errori di politica monetaria.<\/p>\n<p>La politica europea oggi deve interrogarsi su come meglio fare non gi\u00e0 nell&#8217;evitare la crisi (le fabbriche non fanno il loro fatturato per decreto ministeriale, i servizi non si vendono per decisioni governative), ma nel creare le condizioni migliori perch\u00e9 l&#8217;economia reale riprenda a girare. Prendersela con il termometro (il vertice franco-tedesco)vuol solo evitare il problema. E semmai lo aggrava.<\/p>\n<p>Le Borse di tutto il mondo hanno semplicemente intuito che i nostri politici non hanno la pi\u00f9 pallida idea di come uscirne. E vendono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019 intera Borsa italiana, con tutte quelle azioni che a noi sembrano dei piccoli giganti, in realt\u00e0 vale meno di Apple e Google messe in\u00adsieme. Oggi il problema non \u00e8 tanto il nostro nanismo, roba che co\u00adnosciamo da tempo, ma che tutto sta crollando. Se vogliamo consolarci pos\u00adsiamo dunque rimuovere il problema sostenendo che le vette da cui cadia\u00admo sono pi\u00f9 basse e che le poche centinaia di societ\u00e0 quotate in Borsa non rappresentano l&#8217;economia italiana. Questo ragionamento consolatorio po\u00adtrebbe avere un senso se la grande crisi che sta colpendo i mercati mondiali fosse solo finanziaria. 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