{"id":418,"date":"2011-09-03T13:14:28","date_gmt":"2011-09-03T11:14:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=418"},"modified":"2011-09-03T13:14:28","modified_gmt":"2011-09-03T11:14:28","slug":"le-banche-affamate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/09\/03\/le-banche-affamate\/","title":{"rendered":"Le banche affamate"},"content":{"rendered":"<p>Se avete due risparmi, cash in banca, teneteveli cari. Vi potrebbero servire per comprare pro\u00adprio la banca dove sono custoditi. Cash is king , dico\u00adno gli anglosassoni. Mai come ora il biglietto con\u00adtante vale pi\u00f9 di quanto ci sia scritto sopra. Pensate alla nostra amata Bipiemme (spero che questo sal\u00advi la zuppa da una nuova minaccia di querela) o alla gigantesca Unicredit. \u00c8 questione di settimane, ma entrambe chiederanno quattrini al mercato. Ce ne occupiamo non per accanimento (speriamo che anche questo ci salvi da una querela), ma per sim\u00adpatia geografica. Le loro sedi, infatti, sono a due pas\u00adsi da quella del Giornale : Piazza Meda e Piazza Cor\u00addusio.<\/p>\n<p>A un tiro di schioppo da Piazza Affari. La banca guidata da Ponzellini si trova nella con\u00addizione che solo pochi mesi fa avevamo descritto: i loro attuali azionisti, al termine dell\u2019aumento di capitale, si troveranno in tasca il 10 per cento della banca. Insomma, la loro carta oggi non vale un granch\u00e9. Il cerino ora \u00e8 in mano a Mediobanca, che si \u00e8 impegna\u00adta a realizzare l\u2019aumento di capitale. Per il mo\u00admento le opzioni sul terreno sono due.<\/p>\n<p>La pri\u00adma vede l\u2019Istituto di Alberto Nagel costretto a tenersi in casa un bel po\u2019 di titoli della Milano. Non \u00e8 detto che gli dispiaccia; soprattutto ai prezzi che circolano oggi e con la fame di cash che c\u2019\u00e8 ingiro,gli sportellidella Milano non so\u00adno da disdegnare. La seconda opzione \u00e8 in ma\u00adno a un\u2019altra vecchia conoscenza di Medioban\u00adca, Matteo Arpe. \u00c8 alla finestra. Ha dimostrato, nonostante la fama da duro, di saper trattare con i sindacati. Quando era in Banca di Roma, con Geronzi, si \u00e8 beccato un solo sciopero: ma era di solidariet\u00e0 nei suoi confronti. Possiede una banca (Profilo) che sarebbe una bella spo\u00adsa per l\u2019Akros (gruppo Bipiemme) e per questa via potrebbe mettere un piede, e qualcosa di pi\u00f9, nella gestione della banca di Piazza Meda. Tutte da vedere, se mai ci saranno, le trattati\u00adve Nagel-Arpe. Due ragazzi che si conoscono bene. Pochi metri pi\u00f9 in l\u00e0, a piazza Cordusio, Fe\u00adderico Ghizzoni e i suoi passano le notti a fare il nuovo piano industriale. Si accettano scom\u00admesse sul fatto che esso contenga qualcosa di pi\u00f9 che una possibilit\u00e0 di un aumento di capita\u00adle.<\/p>\n<p>Con la clausola di salvaguardia (vanno mol\u00adto di moda oggi le salvaguardie, Berlusconi nel\u00adla sua manovra ne ha previste due e sono en\u00adtrambe dolorosissime) della tenuta dei merca\u00adti. Ma il vero punto \u00e8 trovare qualcuno che sot\u00adtoscriva i titoli Unicredit. (Si vada oltre prima di chiamare gli avvocati per la querela). Diceva\u00admo trovare qualcuno che sottoscriva in termi\u00adni letterari. Chi cavolo firma l\u2019aumento dicapi\u00adtale per conto dei libici? E pensare che qualche pettegolo della finanza milanese attribuisce anche la quota di Abu Dhabi al giro di Tripoli. Ma, posto che Ghizzoni riesca a trovare un libi\u00adco che gli metta la firmetta, tocca convincere le Fondazioni. Il caso della Fondazione del Mon\u00adte Paschi di Siena potrebbe venire in aiuto. Semplifichiamo. La banca senese, circa tre me\u00adsi fa, aveva bisogno di quattrini, la Fondazio\u00adne, che ha pi\u00f9 della met\u00e0 delle azioni, non li aveva. Allora ha pensato bene di vendere un bel pacco di titoli sul mercato e di andare dalle banche e chiedere in prestito 600 milioni per sottoscrivere l\u2019aumento di capitale.<\/p>\n<p>Risultato finale: il titolo del Monte si \u00e8 schiantato e Gold\u00adman Sachs, che gestiva il consorzio di colloca\u00admento, ci ha perso qualche decina di milioni di euro. Ecco, c\u2019\u00e8 la medicina del consorzio di garan\u00adzia di banche internazionali. Ma mica sono fes\u00adse. Garantire oggi un aumento di capitale di Unicredit vuol dire farlo a prezzi da fruttiven\u00addoli. Brutta impasse per le nostre banchette. Ma se non crolla il mondo (e cio\u00e8 l\u2019America non fal\u00adlisce e l\u2019euro non salta) nelle prossime settima\u00adne, proprio qua, a due passi dal Giornale , ne ve\u00addremo delle belle. PS. E intanto gli azionisti di Mediobanca con\u00adtinuano a comprare. Ma non fidatevi, non vo\u00adgliono rompere le scatole a Nagel&amp;Pagliaro, guardano pi\u00f9 in l\u00e0: a Perissinotto e Agrusti. Ops, s\u00ec, c\u2019\u00e8 anche Galateri. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se avete due risparmi, cash in banca, teneteveli cari. Vi potrebbero servire per comprare pro\u00adprio la banca dove sono custoditi. Cash is king , dico\u00adno gli anglosassoni. Mai come ora il biglietto con\u00adtante vale pi\u00f9 di quanto ci sia scritto sopra. Pensate alla nostra amata Bipiemme (spero che questo sal\u00advi la zuppa da una nuova minaccia di querela) o alla gigantesca Unicredit. \u00c8 questione di settimane, ma entrambe chiederanno quattrini al mercato. Ce ne occupiamo non per accanimento (speriamo che anche questo ci salvi da una querela), ma per sim\u00adpatia geografica. 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