{"id":466,"date":"2011-10-11T16:40:47","date_gmt":"2011-10-11T14:40:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=466"},"modified":"2011-10-11T16:40:47","modified_gmt":"2011-10-11T14:40:47","slug":"il-rallyno-dei-mercati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/10\/11\/il-rallyno-dei-mercati\/","title":{"rendered":"Il rallyno dei mercati"},"content":{"rendered":"<p>Il ministro degli Esteri Franco Frattini si lamenta del rinnovato asse tra tedeschi e francesi. Ha ovviamente tutte le ragioni diplomatiche di questo mondo. Ma ai mercati interessa poco la preoccupazione italiana. Anzi. La percezione che francesi e tedeschi si stiano impegnando per salvare le banche \u00e8 uno dei motivi principali del recente rally (salita) delle Borse europee.<\/p>\n<p>La crisi ovviamente \u00e8 tutt\u2019altro che finita. Cos\u00ec come l\u2019accordo politico tra Merkel e Sarkozy \u00e8 tutto da verificare: chi mette i quattrini, quanti ne mette e con quale proporzione. Attenzione dunque a pensare che la bufera sia finita. Ci sonoper\u00f2 almeno quattro buone ragioni per le quali nell\u2019ultima settimana \u00e8 tornato il sereno.<\/p>\n<p>Prima di farlo occorre dire chiaramente cosa sta succedendo. Negli ultimi cinque anni (fonte Bloomberg) non si era mai vista una tale massa di azioni prese a prestito: il livello \u00e8 dell\u201911,6 per cento. Gli investitori si procurano sulla carta titoli per poi poterli vendere allo scoperto. Si tratta della misura pi\u00f9 chiara di quanta sfiducia ci sia in giro. Se la scommessa \u00e8 sbagliata \u00e8 per\u00f2 necessario ricoprirsi immediatamente. E cio\u00e8 ritornare sul mercato e comprare quelle azioni che in realt\u00e0 non si hanno. \u00c8 quello che \u00e8 avvenuto nelle ultime quattro sedute di Borsa. Ieri Unicredit ha chiuso con un pi\u00f9 12 per cento.<\/p>\n<p>Il mercato in questo momento \u00e8 come una molla compressa (dalle vendite) e basta qualche buona notizia per far s\u00ec che la tenacia dei pessimisti svanisca. Vediamo dunque quali sono le (relativamente) buone notizie che hanno fatto cambiare idea ai nostri mercanti finanziari.<\/p>\n<p>1. Presupposto delle vendite \u00e8 che stiamo per affrontare un fallimento di molte banche europee. Dexia, il colosso franco belga \u00e8 stato recentemente nazionalizzato. Ieri c\u2019erano timori per una banca austriaca. Diversi organismi internazionali sostengono che sia necessario ricapitalizzare le banche europee per 200 miliardi. Nessuno si fida pi\u00f9 dei cosiddetti stress test fatti a luglio: Dexia li aveva superati alla grande. Ma, \u00e8 questa la scommessa delle ultime ore, sembra che tedeschi e francesi non vogliano lasciare nessuno per strada. Tanto pi\u00f9 \u00e8 credibile questa presa di posizione, quanto pi\u00f9 il mercato rimbalzer\u00e0.<\/p>\n<p>2 . Le banche non si fidano pi\u00f9 delle altre: non si prestano quattrini. La banca X deposita le proprie risorse presso l\u2019affidabilissima Banca centrale europea e in cambio si porta una misera remunerazione dello 0.5 per cento. Mai era stato raggiunto uno stock di depositi presso la Bce cos\u00ec alto. Nel contempo le medesime banche prendono a prestito (dietro garanzia di titoli pubblici) quattrini alla Bce all\u20191,5 per cento. Le sole banche italiane hanno sfruttato questo canale a settembre per 20 miliardi in pi\u00f9. Le stesse potrebbero (e talune lo fanno) impiegare i medesimi quattrini nel sottoscrivere nuovo debito pubblico italiano che al momento rende circa il 4 per cento. Un buon affare, a patto che il sistema regga. Pessimo (come dimostra il caso greco) se lo Stato e il suo debito dovessero saltare. La tenuta dei bilanci delle banche dipende oggi da questi umori.<\/p>\n<p>3. Questa estate si \u00e8 pensato che stessimo per affrontare una crisi economica da brivido. Qualche recente dato macroeconomico d\u00e0 pi\u00f9 di un conforto. Gli americani poco spiegabilmente continuano a spendere: a settembre i consumi sono saliti del 5,5%. Ieri il New York Times si azzardava a dire che la recessione \u00e8 semplicemente finita. Ma anche l\u2019Italia, che viene descritta sull\u2019orlo del burrone, ha dato qualche segnale di vita. La produzione industriale di agosto ha fatto segnare un balzo monstre del 4,7% e i consumi elettrici ( che denotano la vitalit\u00e0 di famiglie e imprese, nonostante i condizionatori accesi a settembre) hanno fatto un balzo del 5.Non siamo morti.C\u2019\u00e8 materia per mettere paura ai ribassisti che hanno venduto allo scoperto.<\/p>\n<p>4. Infine l\u2019euro: in due mesi \u00e8 passato da 1.45 a 1.35 con il dollaro. Un deprezzamento che aiuta le nostre imprese. Ma anche un segnale. In un mondo just in time , in cui le aziende non fanno magazzino, la discesa dell\u2019euro pu\u00f2 aver creato quei balzi della produzione gi\u00e0 descritti. Si potr\u00e0 rivelare un fuoco di paglia.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione. I grandi investitori sono molto esposti sulle vendite: credono che il mondo piomber\u00e0 in una nera recessione e che la politica europea sar\u00e0 divisa nell\u2019affrontarla. Ogni segnale che vada contro questo mantra, fa scattare acquisti di azioni e titoli. Per un gestore, per un investitore perdere soldi \u00e8 grave; ma non farli, quando il mercato sale, lo \u00e8 altrettanto. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il ministro degli Esteri Franco Frattini si lamenta del rinnovato asse tra tedeschi e francesi. Ha ovviamente tutte le ragioni diplomatiche di questo mondo. Ma ai mercati interessa poco la preoccupazione italiana. Anzi. 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