{"id":475,"date":"2011-10-29T16:55:23","date_gmt":"2011-10-29T14:55:23","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=475"},"modified":"2011-10-29T16:55:23","modified_gmt":"2011-10-29T14:55:23","slug":"larticolo-18-per-i-privilegiati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/10\/29\/larticolo-18-per-i-privilegiati\/","title":{"rendered":"L&#8217;articolo 18? per i privilegiati"},"content":{"rendered":"<p>Vatti a fidare dell\u2019articolo 18. Quell\u2019articoletto dello Statuto dei lavoratori che obbliga le imprese a riprendersi in casa coloro che sono stati licenziati senza giusta causa. Un totem del nostro sistema produttivo. La bandiera che Berlusconi ha sbandierato in Europa e che dal 1994 \u00e8 stato un suo pallino. Ma che non \u00e8 mai riuscito a cancellare. E, per una volta, senza alcun dubbio, non certo per colpa sua.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo suo tentativo \u00e8 franato grazie al presidente della Repubblica, lo stesso a cui oggi l\u2019Europa si affida affinch\u00e9 il medesimo articolo sia modificato. E che di buon grado si fa garante affinch\u00e9 si realizzi una riforma che ieri aveva bocciato. Ironia della sorte. In effetti in questa legislatura, non cento anni fa, Berlusconi e Sacconi il colpo lo avevano messo a segno con la Finanziaria: si erano inventati la cosiddetta clausola compromissoria. La facciamo semplice: datore e lavoratore si accordavano sin dall\u2019assunzione di far decidere le eventuali loro controversie a un arbitro piuttosto che al giudice. L\u2019uovo di colombo, che il Quirinale bocci\u00f2 inesorabilmente rinviando la legge alle Camere. Ma il punto vero \u00e8 che la tutela del posto fisso oggi \u00e8 una tutela per una minoranza. Non si tratta di una posizione ideologica, ma della semplice lettura degli annuari dell\u2019Istat. Vediamo come stanno le cose. In Italia ci sono 4,4 milioni di imprese che danno lavoro a 17,5 milioni di persone. A queste converrebbe aggiungere un\u2019altra impresa, la pi\u00f9 grande del Paese e cio\u00e8 lo Stato, che impiega circa 3,5 milioni di dipendenti. Intoccabili. Ma andiamo sui privati che sono quelli che contano quando si parla di Statuto dei lavoratori e di produttivit\u00e0 del Paese. Ebbene di questi 17,5 milioni circa 10 milioni lavorano in aziende che non superano i 15 dipendenti. E ai quali dunque non si applicano le garanzie dell\u2019articolo 18. Restano pi\u00f9 di 7 milioni di addetti in imprese medio- grandi. Ma anche in questo caso non tutti sono tutelati. Nel calderone dei 7 milioni ci sono i contratti a tempo determinato ( in Italia ce ne sono pi\u00f9 di due milioni), apprendisti, i contratti di formazione lavoro, i cassa integrati, e i dirigenti.<\/p>\n<p>Possiamo ben dire che su circa 23 milioni di persone che oggi in Italia lavorano, sono tutelate efficacemente dall\u2019articolo 18 non pi\u00f9 di sei milioni di dipendenti privati. E siamo stati generosi.<\/p>\n<p>In Italia ci sono solo 3.700 (tremilasettecento, a prova di refuso) imprese che hanno pi\u00f9 di 250 dipendenti e impiegano circa 3,5 milioni di persone. Di che cosa stiamo parlando allora? Perch\u00e9 l\u2019Italia dovrebbe andare in piazza per protestare contro l\u2019abolizione dell\u2019articolo 18 o di una sua mitigazione? Ma ci rendiamo conto che il settore bancario (solo per citare un comparto che \u00e8 cos\u00ec odiato dagli indignati) impiega in Italia 380mila persone e che nei prossimi mesi ne dovr\u00e0 prepensionare o comunque estromettere almeno 30mila? Senza alcun problema di articolo 18 e compagnia cantante: \u00e8 sufficiente un piano di crisi.<\/p>\n<p>Insomma l\u2019articolo 18 \u00e8 una grande balla, riguarda una minoranza dei lavoratori italiani (i pi\u00f9 garantiti) e viene comunque aggirato dalle grandi imprese quando ne hanno necessit\u00e0. Viene allora da domandarsi per quale dannato motivo l\u2019Europa, Berlusconi, ora anche Napolitano, ci chiedano di cambiarlo, visto il suo effetto marginale.C\u2019\u00e8 una duplice ragione.<\/p>\n<p>Quando c\u2019\u00e8 una soglia punitiva (i 15 lavoratori per lo Statuto, le aliquote a scaglioni per le tasse) le imprese si organizzano per starne sotto.L\u2019efficienza della loro scelta deriva non gi\u00e0 da un ragionamento produttivo, ma da opportunismo burocratico. Questo \u00e8 il motivo, banalmente, per il quale un Paese cresce meno degli altri. Minore competitivit\u00e0 vuol dire anche organizzare un\u2019azienda non in funzione delle sue reali esigenze, ma in funzione di quelle pensate dal legislatore.<\/p>\n<p>Cancellare l\u2019articolo 18 avrebbe un altro effetto positivo: spingerebbe le imprese a decidere nuove assunzioni con maggiore leggerezza. Oggi per un\u2019impresa sopra i 15 dipendenti si tratta di un matrimonio: conviene pensarci bene prima di contrarlo. Inserire il divorzio anche nel mondo del lavoro darebbe una svolta alle nostre asfittiche relazioni industriali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Vatti a fidare dell\u2019articolo 18. Quell\u2019articoletto dello Statuto dei lavoratori che obbliga le imprese a riprendersi in casa coloro che sono stati licenziati senza giusta causa. Un totem del nostro sistema produttivo. La bandiera che Berlusconi ha sbandierato in Europa e che dal 1994 \u00e8 stato un suo pallino. Ma che non \u00e8 mai riuscito a cancellare. 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