{"id":499,"date":"2011-11-24T19:32:28","date_gmt":"2011-11-24T17:32:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=499"},"modified":"2011-11-24T19:32:28","modified_gmt":"2011-11-24T17:32:28","slug":"fregati-dalla-merkel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2011\/11\/24\/fregati-dalla-merkel\/","title":{"rendered":"Fregati dalla Merkel"},"content":{"rendered":"<p>Circola un\u2019idea tanto diffusa quanto falsa sui vantaggi che l\u2019Italia avrebbe grazie alla sua indisciplina fiscale. E di come la sobria Germania paghi il conto di questo nostro lassismo. Dimostreremo con i numeri come sia esattamente il contrario.<br \/>\nIn buona sostanza i tedeschi stanno guadagnando un mucchio di quattrini, grazie alla tempesta finanziaria che \u00e8 in corso. Si tratta di almeno 50 miliardi di euro l\u2019anno. E ieri l\u2019asta andata a male dei Bund tedeschi ha fatto suonare il primo campanello d\u2019allarme: il cancelliere Merkel non pu\u00f2 continuare per questa strada. I titoli dei giornali (oggi un po\u2019 meno grazie al silenziatore Monti) parlano di spread dell\u2019Italia che viaggia intorno alla quota stellare del 5 per cento. Lo spread \u00e8 un differenziale. Si tratta di una semplice sottrazione. Un titolo di Stato italiano a dieci anni viene venduto dal Tesoro al 7 per cento, un titolo di pari durata emesso da Berlino rende il due per<br \/>\ncento: la differenza \u00e8 appunto del 5 per cento. Un costo in pi\u00f9 che le casse dello Stato italiano devono sopportare per finanziare il proprio debito.<\/p>\n<p>Ma i differenziali si calcolano su due valori: il tasso italiano che sale, ma anche quello tedesco che scende. Quando un mercato come quello finanziario si trova nella bufera, gli investitori si affrettano a comprare la merce pi\u00f9 sicura, cio\u00e8 quella tedesca. La sicurezza \u00e8 dovuta al grado pi\u00f9 o meno alto che l\u2019emittente Berlino alla scadenza ripaghi il suo debito. Itecnicichiamanoquestofenomeno flight to quality. I tedeschi sonotalmentesicuridipoterpiazzare la propria merce a buon prezzo che ieri hanno messo in piedi un\u2019asta che non \u00e8 stata del tutto sottoscritta. Il motivo \u00e8 semplice.<\/p>\n<p>Pretendevano di vendere titoli di Stato che per dieci anni rendessero meno del2percento.Quandotuttal\u2019Europadeve riconoscere almeno il doppio o il triplo. L\u2019altra faccia della medaglia \u00e8 che, grazie alla bufera che si \u00e8 incentrata sull\u2019Italia,e al rinnovato interesse per i titoli tedeschi, la Germania si trova oggi nella fortunata condizione di pagare il proprio debito circa dieci miliardi in meno all\u2019anno rispetto a quanto, in condizioni di mercato normale, dovrebbe fare. La morale \u00e8 che l\u2019Italia dovr\u00e0 fare una manovra aggiuntiva in pi\u00f9, e i tedeschi avranno un tesoretto da custodire con cura. Il calcolo dei dieci miliardi \u00e8 presto fatto.Il titolo a cinque anni tedesco da giugno ad oggi ha guadagnato circa il 6-7 per cento e dunque ridotto il suo rendimento. E siccome i tedeschi debbono rinnovare ogni anno circa 200 miliardi di euro di titoli pubblici (parliamo solo delle scadenze duecinque- dieci anni) arriviamo al risparmio di almeno una decina di miliardil\u2019anno.Luned\u00ecilsettimanale Der Spiegel , quello che faceva la copertina con la P38 nel piatto di spaghetti, scriveva: \u00abSotto certi aspetti, i conti dell\u2019Italia godono di una salute decisamente migliore\u00bb e ricordava come mentre a Roma si chieda rigore nei conti, a Berlino stiano aumentando la spesa pubblica. A Natale verr\u00e0 ripristinato un bonus per i dipendenti pubblici che ha un costo di 500 milioni di euro. Chiaro il concetto? Noi abbiamo un avanzo primario doppio rispetto a quello tedesco, ma un deficit pi\u00f9 forte per il costo del nostro debito pubblico. E grazie alla rigidit\u00e0 degli stessi tedeschi che non vogliono Eurobond e interventi massicci della Bce, questo costo non solo \u00e8 destinato ad aumentarepernoi, masoprattuttoadiminuire per loro. E con questi dieci miliardidiminoricostisullorodebito aumentano la spesa pubblica. Favoloso.<\/p>\n<p>Ma non basta. Gli effetti sulla finanza pubblica sono poca cosa rispetto a quelli che questa tempesta finanziaria, che non viene curata, ha sulle imprese italiane. Secondo gli ultimi dati Abi lebancheitalianehannoprestatoalle imprese non finanziarie e alla famiglie la bellezza di 1.700 miliardi di euro (pari al nostro Pil). Pi\u00f9 della met\u00e0 di questi prestiti (circa mille miliardi di euro) \u00e8 erogato a favore delle imprese per le quali il danaro a credito \u00e8 un costo. L\u2019aumento dei tassi di interesse diventa per il nostro sistema produttivo deflagrante. Le ultime rilevazioni parlano di un tasso medio del 4,2 per cento.<br \/>\nPer le imprese la situazione oggi \u00e8 molto peggiore: \u00e8 gi\u00e0 un risultato l\u2019ottenimentodiunprestitoe,quando \u00e8 ottenuto, i tassi girano intorno a quota 6-7 per cento. Rispetto al 2,5 per cento dei tassi medi per le imprese tedesche, si crea un altro spread (ben pi\u00f9 importante di quello pubblico sempre pubblicizzato sui giornali) che nelle pi\u00f9 ottimistiche delle visioni \u00e8 di quattro punti. Il differenziale di tassi rispetto ai tedeschi costa dunque al sistema delle imprese italiane la bellezza di 40 miliardi di euro l\u2019anno. Per farla semplice un produttore italiano rispetto ad un concorrente tedesco non solo ha unaburocraziapeggiore, infrastrutture meno adeguate, tasse pi\u00f9 alte, ma ora anche costi per interessi decisamente pi\u00f9 sostenuti. In sostanza competiamo non con una, ma con entrambe, le braccia dietro alla schiena. Il rischio di beccarsi schiaffi dai concorrenti di Berlino \u00e8 diventata una certezza. La grande crisi finanziaria ci vede danneggiati molto pi\u00f9 di quanto lo siano i tedeschi, che anzi stanno traendo un grande vantaggiovendendoilpropriodebito (quando ci riescono) a tassi impossibili in condizioni normali, e le cui imprese hanno costi decisamente inferiori alle nostre. Per i conti pubblici e privati della signora Merkel questa crisi fa bene. Molto bene. Ma deve stare attenta: come dimostra l\u2019asta dei Bund di ieri, la corda si pu\u00f2 spezzare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Circola un\u2019idea tanto diffusa quanto falsa sui vantaggi che l\u2019Italia avrebbe grazie alla sua indisciplina fiscale. E di come la sobria Germania paghi il conto di questo nostro lassismo. Dimostreremo con i numeri come sia esattamente il contrario. In buona sostanza i tedeschi stanno guadagnando un mucchio di quattrini, grazie alla tempesta finanziaria che \u00e8 in corso. Si tratta di almeno 50 miliardi di euro l\u2019anno. E ieri l\u2019asta andata a male dei Bund tedeschi ha fatto suonare il primo campanello d\u2019allarme: il cancelliere Merkel non pu\u00f2 continuare per questa strada. 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