{"id":585,"date":"2012-03-23T00:07:42","date_gmt":"2012-03-22T22:07:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/03\/23\/una-riforma-luci-e-ombre\/"},"modified":"2012-03-23T00:07:42","modified_gmt":"2012-03-22T22:07:42","slug":"una-riforma-luci-e-ombre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/03\/23\/una-riforma-luci-e-ombre\/","title":{"rendered":"Una riforma luci e ombre"},"content":{"rendered":"<p>Mario Monti lo aveva detto: chiederemo a tutti di rinunciare a qualcosa. E in effetti la bozza di riforma del lavoro che circola non accontenta pienamente nessuno. Il Pd si spacca tra l\u2019ala sinistra (con la mezz\u2019ala Bersani) e i montiani: non va gi\u00f9, soprattutto pensando alle prossime campagne elettorali, la rottura del tab\u00f9 articolo 18.<\/p>\n<p>Il Pdl si dice soddisfatto, ma l\u2019anima pi\u00f9 tecnica e vicina all\u2019ex ministro Sacconi conosce bene alcune conseguenze pesanti che deriveranno per l\u2019elettorato moderato. Confindustria perde sui contratti flessibili, le piccole imprese sul costo del lavoro e i sindacati sulla loro centralit\u00e0. D\u2019altronde una riforma che accontenti tutti che riforma \u00e8?<\/p>\n<p>Cerchiamo, nei limiti di una bozza ancora da definire nei suoi aspetti tecnici, di fare un decalogo del nuovo lavoro in Italia. Ricordando che sono due le questioni affrontate dal governo: la licenziabilit\u00e0 per le imprese con pi\u00f9 di 15 dipendenti e la tutela dei disoccupati.<\/p>\n<p>Quattro aspetti positivi e altrettanti negativi. Partiamo dai primi.<br \/>\n1. Monti ha detto, come sa ben fare chi ha studiato dai gesuiti, che la concertazione \u00e8 finita. Inventata dal tecnico Ciampi, essa muore con il tecnico Monti. I sindacati si consultano, ma alla fine la decisione spetta al governo e al Parlamento. Questo \u00e8 il primo vero tab\u00f9 che si cancella. Non c\u2019\u00e8 un potere di veto dei sindacati e men che mai della Cgil. Rompere la concertazione vuole anche dire ridurre il ruolo politico di Sindacati e Confindustria. Se il loro giudizio ha solo valore consultivo sulla materia che pi\u00f9 riguarda loro (come appunto il lavoro) c\u2019\u00e8 da immaginarsi quanto poco peseranno sulle scelte di politica economica che il governo far\u00e0 in futuro. La politica debole cercava una stampella nelle forze sociali, un governo forte se ne pu\u00f2 infischiare.<\/p>\n<p>2. L\u2019articolo 18 era diventato un feticcio politico, al di l\u00e0 della sua reale efficacia. Il governo cancellando l\u2019obbligo di reintegro per quelle imprese che vogliano licenziare fino a 4 dipendenti per motivi economici, affonda la barca dello Statuto dei lavoratori. Si \u00e8 toccato un simbolo del centralismo sindacale e il combinato disposto con la fine della concertazione riequilibria i pesi dei poteri in Italia. In quale Paese al mondo una dichiarazione di un leader sindacale o di un leader confindustriale aveva l\u2019eco dell\u2019Italia? Nessuno. Ci avviamo anche noi per questa strada.<\/p>\n<p>3. Concretamente l\u2019articolo 18 si cambia davvero solo per i licenziamenti che riguardino motivi economici. In questi casi non ci sono giudici di mezzo e non ci sono lentezze burocratiche. L\u2019eventuale sanzione per un licenziamento che \u00e8 considerato illegittimo dal punto di vista economico (su ricorso del lavoratore) non \u00e8 pi\u00f9 il reintegro sul posto di lavoro, ma la corresponsione di un\u2019indennit\u00e0 all\u2019ex dipendente. Non c\u2019\u00e8 dubbio che per le medie e grandi imprese rappresenti un aiuto. Fino a ieri potevano fare solo licenziamenti collettivi. Da domani potranno intervenire con molta maggiore libert\u00e0. E solo se dovessero abusare di questa libert\u00e0 verrebbero sanzionati: ma solo economicamente. <\/p>\n<p>4. Il nuovo sistema di ammortizzatori sociali, tutto da vedere ancora nel dettaglio, parte da un principio sacrosanto e che la Fornero ha spiegato bene: non si intende difendere pi\u00f9 il posto di lavoro, ma il lavoratore. Insomma basta con aiuti che tengano in piedi posti di lavoro in aziende decotte e in prospettiva improduttive. La Fornero ha anche stabilito un altro principio di buon senso: al lavoratore sussidiato che non accetti un nuova soluzione di lavoro si toglieranno i benefici dell\u2019assistenza. Bene. L\u2019assegno passa (a regime) da un massimo di 4 anni a 1 anno (estendibile a 18 mesi) e da una platea di 4 milioni di lavoratori a una di 12 milioni. Una tutela unica e universalistica sembrerebbe in linea di principio pi\u00f9 moderna.<\/p>\n<p>A questi aspetti decisamente positivi se ne contrappongono per\u00f2 altrettanti potenzialmente molto negativi.<br \/>\n1. Il primo \u00e8, per cos\u00ec dire, ideologico. La Fornero (ma Monti \u00e8 d\u2019accordo?) ha sostenuto che il suo modello di riferimento \u00e8 il lavoro subordinato e a tempo indeterminato. In un Paese che \u00e8 fatto da milioni di piccole imprese, da autonomi e rapporti di lavoro inevitabilmente flessibili, l\u2019affermazione \u00e8 decisiva. Insomma il modello che ha in testa la Fornero \u00e8 pi\u00f9 simile alla Torino operaista (ben mantenuta e modernizzata) che all\u2019America delle newco. In un Paese in cui un giovane su tre \u00e8 disoccupato e il tasso di attivit\u00e0 \u00e8 di dieci punti inferiore al resto d\u2019Europa (meno persone che cercano occupazione) forse sarebbe stato meglio pensare a come migliorare la flessibilit\u00e0 e non a come trasformarla con una camicia di forza in nuova rigidit\u00e0.<\/p>\n<p>2. Conseguenza inevitabile di questo approccio ideologico \u00e8 la riduzione e l\u2019irrigidimento di tutte quelle forme contrattuali pensate dalla legge Biagi. Per colpire gli abusi si fa un passo indietro nella flessibilit\u00e0 contrattuale. Le norme sembrano scritte pi\u00f9 da un ispettore del lavoro che da un economista attento alla creazione di nuove opportunit\u00e0 di impiego. Maggiori controlli, pi\u00f9 oneri burocratici, limitazioni pi\u00f9 stringenti per tutti i contratti flessibili. Con il paradosso che sar\u00e0 pi\u00f9 facile licenziare, ma i nuovi licenziati avranno maggiore difficolt\u00e0 a trovare una soluzione temporanea o flessibile, che \u00e8 il tipico cuscinetto dopo la fuoriuscita dal mondo delle imprese.<\/p>\n<p>3. Se una riforma del lavoro si fa, il motivo \u00e8 rendere il mercato pi\u00f9 funzionante: far incontrare meglio domanda e offerta.<\/p>\n<p>Ridurre i bassi tassi di occupazione. Ebbene: una delle chiavi della nostra arretratezza risiede nella differenza tra quanto un lavoratore prende (poco) in busta paga e quanto il suo principale paga (tanto) e cio\u00e8 il cosiddetto cuneo fiscale. La riforma Fornero aumenta contributi e costi per i datori di lavoro. I contratti flessibili saranno pi\u00f9 onerosi. I precari invece di essere pagati di pi\u00f9, costeranno di pi\u00f9: una follia che ridurr\u00e0 forse il numero dei precari, ma incrementer\u00e0 il lavoro nero. Invece di ridurre il cuneo fiscale lo si aumenta.<\/p>\n<p>4. Il mondo delle piccole imprese (artigiani e commercianti) pagher\u00e0 il conto. Verranno smontati i loro sistemi di welfare (i cosiddetti enti bilaterali che venivano pagati dagli autonomi) a beneficio del nuovo assegno di disoccupazione. Centralismo statuale e democratico. Ma molto poco adatto al nostro variegato tessuto di pmi: la tutela della disoccupazione se la sono sempre pagata con i loro contratti collettivi. Perch\u00e9 buttare a mare questa sussidiariet\u00e0 virtuosa? A ci\u00f2 si aggiunga che queste imprese non avranno alcun vantaggio dallo spacchettamento dell\u2019articolo 18: potranno licenziare cos\u00ec come hanno sempre fatto (con giudizio) nel passato. E non potranno farlo per licenziamenti discriminatori esattamente come avviene dal 1990.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di tutti questi aspetti, ci\u00f2 che insegna il diritto del lavoro dallo Statuto in poi, \u00e8 che la prassi \u00e8 quel che conta. Se, ad esempio, non ci fossero stati i pretori del lavoro degli anni \u201970 e \u201980, probabilmente oggi l\u2019articolo 18 sarebbe molto meno potente. Solo con il tempo capiremo dove pender\u00e0 al bilancia: verso pi\u00f9 regole, rigidit\u00e0 e tasse o verso meno cavilli, flessibilit\u00e0 e oneri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mario Monti lo aveva detto: chiederemo a tutti di rinunciare a qualcosa. E in effetti la bozza di riforma del lavoro che circola non accontenta pienamente nessuno. Il Pd si spacca tra l\u2019ala sinistra (con la mezz\u2019ala Bersani) e i montiani: non va gi\u00f9, soprattutto pensando alle prossime campagne elettorali, la rottura del tab\u00f9 articolo 18. Il Pdl si dice soddisfatto, ma l\u2019anima pi\u00f9 tecnica e vicina all\u2019ex ministro Sacconi conosce bene alcune conseguenze pesanti che deriveranno per l\u2019elettorato moderato. 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