{"id":593,"date":"2012-04-11T19:51:56","date_gmt":"2012-04-11T17:51:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=593"},"modified":"2012-04-11T19:51:56","modified_gmt":"2012-04-11T17:51:56","slug":"i-mercati-sempre-pazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/04\/11\/i-mercati-sempre-pazzi\/","title":{"rendered":"I mercati sempre pazzi"},"content":{"rendered":"<p>Ci risiamo. Marted\u00ec i mercati finanziari hanno dato una botta che si far\u00e0 sentire anche nei pros\u00adsimi giorni. Le Borse europee so\u00adno crollate. Quella italiana ha fat\u00adto peggio di tutte, con un calo del 5 per cento. \u00c8 fisiologico: poich\u00e9 il nostro indice azionario \u00e8 compo\u00adsto per lo pi\u00f9 da azioni bancarie. E proprio sugli istituti di credito \u00e8 iniziata la bufera. I titoli di Stato dei Paesi mediterranei hanno fat\u00adto segnare un forte rialzo dei loro tassi di interesse. Il che, come ormai sap\u00adpiamo, \u00e8 un brutto se\u00adgnale. Pi\u00f9 rendono, pi\u00f9 la febbre \u00e8 alta. Ie\u00adri un titolo a dieci an\u00adni spagnolo rendeva il 5,95 per cento, uno italiano il 5,67. Nel frattempo gli investi\u00adtori si sono affrettati a mettere i loro rispar\u00admi in un rifugio consi\u00adderato sicuro come il Bund tedesco, che ie\u00adri \u00e8 sceso a un tasso di interesse ridicolo (e inferiore all\u2019inflazio\u00adne) dell\u20191,64 per cento. Qualcuno un giorno si chieder\u00e0 che follia \u00e8 prestare alla Merkel i propri quat\u00adtrini per dieci anni a un tasso cos\u00ec basso. Ma questo \u00e8 un altro discor\u00adso. La conseguenza \u00e8 che i cosid\u00addetti spread ( quello che ci interes\u00adsa \u00e8 il differenziale tra decennali italiani e tedeschi) sono risaliti al 4 per cento.<\/p>\n<p>Per carit\u00e0 di patria sorvoliamo sugli ultimi aggiornamenti dello scenario economico. Dalla disoc\u00adcupazione americana che non scende, alla ricchezza cinese che non sale come dovrebbe. Il punto che a noi interessa \u00e8 tutto euro\u00adpeo.<\/p>\n<p>Una prima considerazione deci\u00ads\u00adamente sbagliata e piuttosto tifo\u00adsa che si potrebbe ora fare \u00e8 attri\u00adbuire le responsabilit\u00e0 al governo Monti. \u00c8 ci\u00f2 che ieri ha provato a fare il governatore della Banca centrale spagnola attribuendo al premier italiano e alla sua presun\u00adta debolezza (tale a nostro avviso comunque resta) nel riformare il mercato del lavoro, la colpa del marted\u00ec nero.<\/p>\n<p>Sono tutte palle. Di\u00adverso il ragionamen\u00adto di Renato Brunetta fatto su queste colon\u00adne proprio ieri. Esso aveva a che vedere con le propriet\u00e0 salvi\u00adfi\u00adche che si attribuiva\u00adno a qualsiasi mossa il governo Monti fa\u00adcesse. Insomma an\u00addare a incistarsi sulle faccende della no\u00adstra bassa cucina poli\u00adtica per comprende\u00adre\u00adquello che sta avve\u00adnendo sui mercati \u00e8 fuorviante. Chiunque sia l\u00ec fuori, davanti ai movimenti repentini schematizzati negli schermi dei computer, vi dice che \u00e8 in corso l\u2019ennesimo attacco all\u2019euro e alla sua costruzione. Importa relativa\u00admente poco quale sia il fronte del\u00ad\u00adl\u2019attacco: prima il greco, poi l\u2019ita\u00adliano e ora lo spagnolo. E ancora prima quello irlandese. Quel che conta \u00e8 l\u2019attacco. Negli ultimi me\u00adsi abbiamo resistito grazie alle ar\u00admi non convenzionali della Ban\u00adca centrale europea: ha pompato, come mai nella sua breve storia, tonnellate di liquidit\u00e0 nel sistema bancario.<\/p>\n<p>Le sole banche ita\u00adliane ne hanno fatto una scorpacciata su\u00adperiore ai cento miliardi. Gran parte (54 miliardi) sono stati utilizzati per compra\u00adre merce pubblica: i titoli di Stato. Ma, e questo avrebbe dovuto farci pensare nei mesi scorsi,alle aste dei Bot c\u2019erano prati\u00adcamente solo acquirenti italiani. Analo\u00adgo scenario per quelle spagnole e in misu\u00adra ridotta per quelle francesi. Nessuno si fida degli altri e per di pi\u00f9 le poche risorse che si hanno a disposizione si utilizzano per far pulizia in casa. In barba al mercato unico e alla libera circolazione delle mer\u00adci che avrebbe dovuto garantire la Ue e la moneta unica. La realt\u00e0, \u00e8 ci\u00f2 su cui specu\u00adla il mercato, \u00e8 che l\u2019Europa ha s\u00ec una mo\u00adneta unica, ma mercati del debito pubbli\u00adco, affidabilit\u00e0 delle politiche economi\u00adche, capacit\u00e0 di crescita, molto diverse tra Stato e Stato. Queste differenze sono registrate dai diversi tassi di interesse na\u00adzionali, ma denominate con una unica unit\u00e0 di misura:l\u2019euro. Il mercato (se pre\u00adferite gli speculatori, ma sono la stessa co\u00adsa) ritengono che questo stato di cose non possa continuare a lungo. La valvola di sfogo si chiama tassi di interesse: al di\u00adminuire della fiducia in uno Stato, essi au\u00admentano. Ma oltre un certo limite non possono andare. Come ben sappiamo ol\u00adtre una soglia le\u00adcasse pubbliche saltereb\u00adbero per il costo a cui dovrebbero servire i propri debiti. Ecco che si punta alla rottu\u00adra della diga: all\u2019apertura della valvola del\u00adle valvole. La moneta. \u00c8 questo il premio finale della speculazione. \u00c8 il lato debole dell\u2019Europa. Mettiamocelo bene in testa.<\/p>\n<p>Ieri in un commento al Wall Street Jour\u00adnal compariva una breve nota, nascosta nell\u2019ampiezza della rete, del premio No\u00adbel Vernon Smith che diceva: \u00abGrecia, probabilmente Portogallo e Spagna, e ag\u00adgiungi l\u2019Italia sono di fatto fallite. I salva\u00adtaggi preserveranno la loro struttura, ma al costo di una prolungata e davvero pe\u00adsante recessione. Al contrario di Paesi (Islanda e Polonia) che non sono inchio\u00addati all\u2019euro\u00bb.<\/p>\n<p>Forse l\u2019economista americano ha la fred\u00addezza per giudicare le cose da un punto di vista pi\u00f9 distaccato rispetto al nostro. Ma una via d\u2019uscita alternativa ci potrebbe es\u00adsere. \u00c8 altrettanto dolorosa, ma forse pi\u00f9 efficace. E non a caso solo poche settima\u00adne fa l\u2019ha indicata Mario Draghi: dobbia\u00admo rinunciare allo Stato sociale come lo abbiamo avuto nel Novecento. Ridurre il peso dello Stato, azzannare la spesa pub\u00adblica, abbattere le aliquote fiscali e rifor\u00admare radicalmente le nostre strutture di produzione. E farlo in modo coordinato in tutta Europa. Il tempo che ha comprato la Bce (attraverso i suoi prestiti a tassi age\u00advolati e durata di tre anni) non verrebbe cos\u00ec vanificato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci risiamo. Marted\u00ec i mercati finanziari hanno dato una botta che si far\u00e0 sentire anche nei pros\u00adsimi giorni. Le Borse europee so\u00adno crollate. Quella italiana ha fat\u00adto peggio di tutte, con un calo del 5 per cento. \u00c8 fisiologico: poich\u00e9 il nostro indice azionario \u00e8 compo\u00adsto per lo pi\u00f9 da azioni bancarie. E proprio sugli istituti di credito \u00e8 iniziata la bufera. I titoli di Stato dei Paesi mediterranei hanno fat\u00adto segnare un forte rialzo dei loro tassi di interesse. Il che, come ormai sap\u00adpiamo, \u00e8 un brutto se\u00adgnale. Pi\u00f9 rendono, pi\u00f9 la febbre \u00e8 alta. 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