{"id":606,"date":"2012-04-26T17:40:25","date_gmt":"2012-04-26T15:40:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=606"},"modified":"2012-04-26T17:40:25","modified_gmt":"2012-04-26T15:40:25","slug":"le-auto-blu-non-fanno-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/04\/26\/le-auto-blu-non-fanno-crescita\/","title":{"rendered":"Le auto blu non fanno crescita"},"content":{"rendered":"<p>Tutti, ma proprio tutti, invocano la crescita. La cosa singolare \u00e8 che a invocarla con maggiore forza sono proprio coloro che la bloccano. La crescita economica nasce dall\u2019aumento dei consumi o da quello degli investimenti. Si consuma di pi\u00f9 se si hanno due spiccioli in tasca (il cosiddetto reddito disponibile); e si investe con maggiore forza se si ha la consapevolezza di poter avere un buon profitto negli anni a venire. I privati sono il motore della crescita economica: mica Babbo Natale. Sono loro che spendendo creano ricchezza e investendo rendono le proprie imprese pi\u00f9 competitive e vincenti sui mercati.<br \/>\nSe non si hanno ben chiari questi elementari principi, di buon senso pi\u00f9 che di economia, si fa solo demagogia. Se la politica e i governi fossero conseguenti al loro invito alla crescita, dovrebbero semplicemente fare un passo indietro. Al contrario fanno un passo avanti. Il governo ha deciso di spendere dieci milioni per comprare 400 auto blu: avr\u00e0 i suoi buoni motivi tecnico-organizzativi. Ma nel contempo ha stabilito pi\u00f9 di tre miliardi di stretta fiscale sulle auto (dal bollo alla benzina, dalla detraibilit\u00e0 alle tasse locali) utilizzate dai privati. \u00c8 un governo che proclama come suo obiettivo la crescita, ma riduce il reddito disponibile e gli investimenti attraverso la leva fiscale. Il gioco non \u00e8 a somma zero. Abbiamo la presunzione di pensare che un euro speso da un privato sia pi\u00f9 produttivo di quello speso dal pubblico che non ha alcun incentivo a efficienza e competitivit\u00e0, semplicemente perch\u00e9 opera al di fuori del mercato.<br \/>\nLa Regione Sicilia ha deciso nei giorni scorsi di stabilizzare 22mila precari (all\u2019interno articolo di Mariateresa Conti). Lavoratori del pubblico che spesso mandano avanti da anni gli enti locali. Sono stati, spesso per motivi elettorali, ingannati. Ma nel frattempo decine di migliaia di imprese non sopravviveranno alla nuova tassa immobiliare che il governo ha posto anche sulle botteghe e le aziende agricole. Decine di migliaia di italiani perderanno il lavoro per questo motivo. La selezione, troppo spesso, non \u00e8 fatta dall\u2019incapacit\u00e0 di questi settori di competere sul mercato, ma dall\u2019impossibilit\u00e0 di resistere con un tasso di fiscalit\u00e0 decisamente superiore rispetto ai competitor internazionali. Con queste mosse si riducono consumi e investimenti privati e si pagano i redditi del pubblico impiego. Il gioco non \u00e8 a somma zero, \u00e8 ancora una volta negativo.<br \/>\nIl governo ha varato un pacchetto di liberalizzazioni e semplificazioni che, secondo le prime dichiarazioni di Monti, avrebbe incrementato il nostro Pil del 10 per cento in dieci anni. Solo nei giorni scorsi abbiamo visto i numeri veri: ci porter\u00e0 un misero 2,4 per cento nei prossimi nove (stime del Def, tabella II.14). Poco, troppo poco, per compensare la pi\u00f9 grande barriera all\u2019entrata che esista nell\u2019economia italiana: la fiscalit\u00e0 espropriativa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tutti, ma proprio tutti, invocano la crescita. La cosa singolare \u00e8 che a invocarla con maggiore forza sono proprio coloro che la bloccano. La crescita economica nasce dall\u2019aumento dei consumi o da quello degli investimenti. 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