{"id":620,"date":"2012-05-09T12:56:20","date_gmt":"2012-05-09T10:56:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=620"},"modified":"2012-05-09T12:56:20","modified_gmt":"2012-05-09T10:56:20","slug":"la-rete-di-grillo-e-le-tv-del-cav","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/05\/09\/la-rete-di-grillo-e-le-tv-del-cav\/","title":{"rendered":"La rete di Grillo e le Tv del Cav"},"content":{"rendered":"<p>Ma vi ricordate quando ridicolizzavano la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994? Con il kit del candidato, le mentine, le convention e gli spot in tv? Poi, dopo, dissero che era tutta colpa della televisione. E Bobbio (tocca scomodarlo) ci spieg\u00f2 che non era l\u2019elettrodomestico in s\u00e9, non era stato il conflitto di interessi di quegli ultimi mesi a far vincere il Cav; ma vent\u2019anni di tv commerciale (ovviamente lo diceva in modo negativo) digerita dagli italiani aveva permesso il berlusconismo. Aveva creato il substrato culturale per il quale Berlusconi, diceva snobisticamente Bobbio, non poteva non vincere.<br \/>\nEcco. E ora nessuno che si scomodi a pensare che uno degli strumenti chiave per la vittoria di Grillo si chiama Internet. Tutti i leader di partito hanno il loro tablet, il telefonino multifunzione e si sono affacciati sulla Rete. Ma non sono nativi. Utilizzano internet come un aborigeno potrebbe cavalcare una Ducati: con una certa goffaggine. O come un politico della prima Repubblica avrebbe usato le tv: al massimo con una tribuna politica.<br \/>\nIl movimento di Grillo, al contrario, ha sfruttato appieno la Rete. L\u2019ha cavalcata, ne ha capito gli umori, l\u2019ha indirizzata. S\u00ec, \u00e8 possibile, nonostante la retorica della massima libert\u00e0 e trasparenza del web. La Rete \u00e8 anche un gigantesco pozzo di liquami: chi \u00e8 pi\u00f9 bravo nasconde i suoi e scoperchia quelli altrui. Sia chiaro non \u00e8 la Rete come mezzo che fa vincere le elezioni, ma la Rete \u00e8 un preciso termometro di una certa opinione pubblica che deve essere intercettata.<br \/>\nGrillo e i grillini hanno abilmente saputo mischiare gli ingredienti del miglior marketing politico, proprio grazie ad Internet. Se uno studioso avesse voglia e tempo non faticherebbe a mettere in relazione l\u2019affermazione del Movimento 5 Stelle con la penetrazione geografica della Rete in Italia. I grillini sfondano dove la Rete e i computer sono pi\u00f9 presenti. I suoi candidati e i suoi elettori sono nativi di Internet. Lo usano, lo maneggiano e lo consumano come un tempo la casalinga di Voghera guardava le soap opera.<br \/>\nPer una parte della politica, Internet semplicemente non esiste. Eppure la piazza virtuale a marzo ha raccolto 27 milioni, di cui 13 milioni nel giorno medio. Questi signori stanno davanti al computer un bel po\u2019. Secondo i dati Audiweb ci trascorrono la bellezza di 1 ora e 18 minuti, scartabellandosi 147 pagine elettroniche. C\u2019\u00e8 molto gioco, intrattenimento, cazzeggio, ma anche informazione e propaganda. E la stragrande maggioranza sono giovani sotto i 34 anni.<br \/>\nGrillo ha utilizzato la Rete in modo sapiente. I suoi candidati non sono legati da uno Statuto, che non c\u2019\u00e8, o da una sezione, che non esiste, ma da alcune parole d\u2019ordine che nascono e si sviluppano solo sulla rete. Sono come, sia detto senza irriverenza, tanti terminali di un server centrale (Grillo appunto). Davvero pensiamo che il problema dell\u2019acqua pubblica (peraltro dopo un referendum gi\u00e0 stravinto) sia il tema fondante di queste ore? Ovviamente no.<br \/>\nEppure \u00e8 una delle parole d\u2019ordine dei grillini, che alimentano attraverso la suggestione di questa battaglia (facile e demagogica) una comunit\u00e0 collaudata. Non hanno Turati e De Gasperi, non hanno Marx o Friedman, sono semplicemente su un altro piano: quello della Rete. Guai a prendere sotto gamba questo fenomeno. Sono tanti, sono svegli, hanno voglia di cambiare. Semplicemente il loro ribellismo non utilizza pi\u00f9 i canoni della protesta dell\u2019altro secolo. E grazie al cielo.<br \/>\nSono nativi della Rete, ma non per questo poco impegnati. Attenzione a non confondere il mezzo con il contenuto. <a href=\"http:\/\/www.newyorker.com\/reporting\/2010\/10\/04\/101004fa_fact_gladwell\">Il New Yorker in una lunga inchiesta<\/a> si interrogava mesi fa sulla rivoluzioni arabe e sul ruolo della Rete. E sosteneva che essa fosse stata largamente sopravvalutata dai media tradizionali. Ricordava, il New Yorker, le grandi battaglie dei neri americani contro il segregazionismo e la loro capacit\u00e0 di diffusione virale per il Paese, anche senza telefoni e computer. Insomma Internet e la Rete sono uno strumento, come lo era la televisione, formidabile. Ma i cambiamenti nascono dagli uomini, da coloro che riescono a utilizzare meglio gli strumenti di comunicazione che hanno a disposizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ma vi ricordate quando ridicolizzavano la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994? Con il kit del candidato, le mentine, le convention e gli spot in tv? Poi, dopo, dissero che era tutta colpa della televisione. E Bobbio (tocca scomodarlo) ci spieg\u00f2 che non era l\u2019elettrodomestico in s\u00e9, non era stato il conflitto di interessi di quegli ultimi mesi a far vincere il Cav; ma vent\u2019anni di tv commerciale (ovviamente lo diceva in modo negativo) digerita dagli italiani aveva permesso il berlusconismo. Aveva creato il substrato culturale per il quale Berlusconi, diceva snobisticamente Bobbio, non poteva non vincere. Ecco. 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