{"id":640,"date":"2012-06-06T16:44:13","date_gmt":"2012-06-06T14:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=640"},"modified":"2012-06-06T16:44:13","modified_gmt":"2012-06-06T14:44:13","slug":"le-tasse-di-laffer-e-quelle-di-monti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/06\/06\/le-tasse-di-laffer-e-quelle-di-monti\/","title":{"rendered":"Le tasse di Laffer e quelle di Monti"},"content":{"rendered":"<p>Quaranta anni fa, il trentenne economista americano Arthur Laffer si trov\u00f2 al ristorante Two Continents di Washington, con due politici che poi fecero una grande carriera: Donald Rumsfeld e Dick Cheney. Erano gli uomini forti dell\u2019amministrazione Ford. Siamo in pieni anni \u201970. Un periodo di forte inflazione. Il presidente degli Stati Uniti aveva un\u2019ideona per risolvere la situazione: aumentare le tasse. A quel punto il giovane economista non ci pens\u00f2 su due volte e per dimostrare l\u2019assurdit\u00e0 della proposta prese un tovagliolo di carta e segn\u00f2 due assi cartesiani. Su uno si registrava il gettito fiscale dello Stato e sull\u2019altro l\u2019aliquota fiscale. La curva disegnata era molto chiara e netta. All\u2019aumentare delle aliquote, gli incassi per lo Stato andavano scemando. Ovviamente l\u2019amministrazione Ford stracci\u00f2 il tovagliolo e l\u2019idea che esso conteneva. Non altrettanto fece l\u2019amministrazione di Ronald Reagan.<br \/>\nInsomma la morale \u00e8 chiara e semplice: di troppe tasse si muore. A soccombere sono prima i consumatori e le imprese e poi inevitabilmente e a ruota le casse dello Stato. Le imposte non crescono sui banani, ma grazie alla voglia di fare e alla ricchezza prodotta dai cittadini.<br \/>\nIl punto di non ritorno della curva di Laffer (cio\u00e8 il momento in cui ogni tassa in pi\u00f9 non produce il gettito sperato) in Italia \u00e8 stata superata da tempo.<br \/>\nIeri la ragioneria dello Stato ha comunicato i dati sul gettito fiscale dei primi quattro mesi del 2012. Rispetto a quanto previsto mancano circa 3,5 miliardi. Per inciso si tratta in termini assoluti di quanto lo Stato si attende dal gettito dell\u2019Imu sulla prima casa. Flop, volatilizzati. Nonostante gli aumenti delle imposte sui redditi (le addizionali dei comuni e regioni sono aumentate), nonostante l\u2019incremento di un punto dell\u2019Iva, nonostante in un anno il prelievo sulla benzina sia salito di 20 centesimi al litro, nonostante bolli e nuove tasse su risparmio e rendite finanziarie, nonostante tutto ci\u00f2 il Tesoro ha incassato meno di quanto previsto in un documento ufficiale di un solo mese fa.<br \/>\nIn termini percentuali si tratta di un calo del 3 per cento delle entrate. Tre volte pi\u00f9 di quanto sia, per colpa della crisi, diminuito il nostro reddito (misurato dal Pil). Per farla breve l\u2019andamento del gettito fiscale \u00e8 tre volte peggiore di quanto la crisi ci racconta.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 semplice e tremenda (dal punto di vista della tenuta dei conti pubblici): il gettito cala perch\u00e9 le tasse stanno ammazzando redditi, consumi e imprese. Il Pil frena anche a causa dell\u2019imposizione.<br \/>\nFacciamo due esempi facili.<br \/>\n1. Il governo si \u00e8 inventato un superbollo per le auto cosiddette di lusso (sopra i 185 cavalli fiscali). Si attende un gettito di 168 milioni. L\u2019Unrae (associazione costruttori) ha gi\u00e0 stabilito che il Tesoro nella migliore delle ipotesi sta perdendo pi\u00f9 di 110 milioni in mancata Iva, imposta provinciale e bollo, grazie al fatto che si sono polverizzate le vendite di auto nuove sopra quei cavalli fiscali. Siccome parliamo dell\u20191 per cento del parco auto in Italia, parliamo di una fascia di popolazione abbiente, meno colpita dalla crisi. Ma che non ha alcuna voglia di farsi fermare ogni tre secondi dalla Finanza e di essere vessata con il superbollo. Su 210mila auto cosiddette di lusso gi\u00e0 immatricolate, 40mila hanno gi\u00e0 preso il largo verso Paesi stranieri. E anche in questo caso si tratta di manutenzione, ricambi, bolli che non frutteranno pi\u00f9 un centesimo al nostro erario. Una somma difficile da quantificare e che rende il bilancio del superbollo negativo per le casse del Tesoro. Bel colpo.<br \/>\n2. Nell\u2019ultimo anno i governi che si sono succeduti hanno aumentato il prelievo fiscale sulla benzina di 20 centesimi: oggi su 1,850 euro di costo medio, pi\u00f9 di un euro se ne va in tasse. Sapete qual \u00e8 la morale? Che i consumi nei primi quattro mesi dell\u2019anno sono crollati del 10 per cento. Come dice il centro studi Promotor, nonostante l\u2019incremento delle imposte, alla fine dell\u2019anno il Tesoro rischia di incassare meno di quanto portato a casa nel 2011 (e pari a 32,5 miliardi).<br \/>\nIn Italia le tasse galoppano per stare alle calcagna delle spese. Negli ultimi 8 anni (dati Cgia di Mestre) il costo dei dipendenti pubblici \u00e8 aumentato del 30 per cento. Alzi la mano quale privato pu\u00f2 vantare una simile performance. Il comune di Milano (che pure fa bene a vendersi i gioielli di famiglia) nel 2012 aumenter\u00e0 le tasse di 250 milioni e le spese degli assessorati di 215. Se fosse stato semplicemente fermo avrebbe fatto un favore a tutti.<br \/>\nL\u2019abitudine \u00e8 un potente isolante, solo per questo motivo in Italia siamo rassegnati nel concedere allo Stato pi\u00f9 della met\u00e0 nel nostro reddito. Ma come dimostra la curva di Laffer, si arriva ad un punto in cui il meccanismo si rompe. Ci siamo arrivati da un pezzo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quaranta anni fa, il trentenne economista americano Arthur Laffer si trov\u00f2 al ristorante Two Continents di Washington, con due politici che poi fecero una grande carriera: Donald Rumsfeld e Dick Cheney. Erano gli uomini forti dell\u2019amministrazione Ford. Siamo in pieni anni \u201970. Un periodo di forte inflazione. Il presidente degli Stati Uniti aveva un\u2019ideona per risolvere la situazione: aumentare le tasse. A quel punto il giovane economista non ci pens\u00f2 su due volte e per dimostrare l\u2019assurdit\u00e0 della proposta prese un tovagliolo di carta e segn\u00f2 due assi cartesiani. Su uno si registrava il gettito fiscale dello Stato e sull\u2019altro [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/06\/06\/le-tasse-di-laffer-e-quelle-di-monti\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[6749],"tags":[7179,12460,12462,12461,3167,12459,102],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/640"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=640"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/640\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":641,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/640\/revisions\/641"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=640"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=640"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=640"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}