{"id":657,"date":"2012-06-24T19:41:19","date_gmt":"2012-06-24T17:41:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=657"},"modified":"2012-06-24T19:41:20","modified_gmt":"2012-06-24T17:41:20","slug":"lassurda-tobin-tax","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/06\/24\/lassurda-tobin-tax\/","title":{"rendered":"L&#8217;assurda Tobin Tax"},"content":{"rendered":"<p>Le cattive idee davvero non muoiono mai. E una di esse ci perseguita da pi\u00f9 di un secolo. Si chiama tassa sulle transazioni finanziarie. Praticamente tutti la attribuiscono al Nobel per l&#8217;economia, Tobin. Questa tassa \u00e8 tra le pi\u00f9 assurde che ci si possa immaginare. Tanto per servire l\u2019antipasto diciamo subito che il suo massimo successo equivale alla sua morte. La Tobin tax, ideona che hanno spolverato i quattro dell\u2019Ave Maria nel vertice di Roma, \u00e8 infatti un\u2019imposta etica. Essa viene per lo pi\u00f9 propagandata e proposta per colpire l\u2019orribile speculazione, i banchieri che la alimentano, e i commercianti finanziari che ne godono. \u00c8 una sorta di tassa sulla prostituzione finanziaria. Bene. Anzi male. Essa si applicherebbe (le formule come le fantasie erotiche sono molteplici) a tutte le transazioni finanziarie: allo 0,1 per cento su azioni e obbligazioni e allo 0,001 sui derivati, secondo alcune vecchie proposte europee. Dicevamo che \u00e8 un\u2019imposta suicida. Il suo massimo successo, debellare l\u2019orribile speculazione, ne ucciderebbe il gettito. Trovate un\u2019imposta simile, e vincerete un premio: mica si tassano i consumi e i redditi per farli sparire.<br \/>\nOltre a questa contraddizione metodologica (\u00e8 imposta finanziaria o regola morale?), essa \u00e8 del tutto inutile. \u00c8 da almeno cento anni che lo sappiamo. Alla fine del \u2019900 gli americani si inventarono una tassa sulla compravendita dell\u2019oro, per bloccarne la speculazione: il prezzo del metallo and\u00f2 alle stelle. La Francia a inizio secolo introdusse il droit de transmission: le societ\u00e0 scapparono dal suo mercato borsistico. Gli esempi possono continuare, ma la sostanza resta. Vediamola.<br \/>\nPensare di tassare la finanza in un\u2019area geografica definita \u00e8 irrazionale. Le transazioni si sposterebbero verso quelle piazze finanziarie che avrebbero tutto il vantaggio di fare concorrenza fiscale. Londra ha gi\u00e0 detto (da quelle parti oggi si fa il 36 per cento del mercato all\u2019ingrosso) di non pensarci un istante alla tassa. Come spesso avviene in questi casi, l\u2019effetto paradossale di una Tobin tax continentale sarebbe quello di pizzicare solo i patrimoni pi\u00f9 sottili, che avrebbero inizialmente maggiori costi di transazione nell\u2019andare in piazze fiscalmente a loro pi\u00f9 convenienti. Da tassa sui ricchi speculatori assumerebbe i contorni di imposta sul risparmio dei pi\u00f9 poveri.<br \/>\nL\u2019alternativa, oggi meno probabile per la diffusione della tecnologia, sarebbe paradossale. Lo Stato di New York nel 1905 introdusse una piccola tassa sulle transazioni azionarie. I trader nel giro di un anno decuplicarono le loro operazioni finanziarie. Il motivo era semplice: per mantenere il livello di commissioni dovettero aumentare i volumi speculati. Si ottenne il risultato opposto a quello per cui era stata pensata la tassa. Dubito che ci\u00f2 avverrebbe oggi, sarebbe pi\u00f9 semplice andare a fare affari dove costa meno.<br \/>\nMa perch\u00e9 i politici di mezzo mondo insistono allora su questa tassa per loro miracolosa, ma concretamente assurda? Non sono pazzi, sono furbi. L\u2019indice di popolarit\u00e0 della Tobin tax \u00e8 direttamente proporzionale alla crisi della politica. \u00c8 il modo migliore per attribuire ad altri colpe proprie. Gli altri sono sempre gli speculatori, i banchieri, i trader e baggianate del genere. Non che non abbiano le loro colpe. Ma le regole le fa la politica. E l\u2019introduzione di una tassa che li vada a colpire \u00e8 il modo pi\u00f9 semplice per individuare un nemico, colpirlo e lavarsi cos\u00ec la propria cattiva coscienza. L\u2019America di Obama ha accarezzato la Tobin tax quando i ragazzi di Occupy si presentavano, oltre che al lussuoso Bowery hotel, anche a Wall Street. E l\u2019Europa la rispolvera quando \u00e8 costretta a salvare se stessa e le banche. Un\u2019ultima modesta obiezione. Come pensate si possano distinguere le transazioni fatte dal vostro fondo comune di investimento o dal vostro gestore da quelle di Gordon Gekko?<br \/>\nSemplice, non si distinguono: tassate entrambe. Quando quattro politici si mettono intorno a un tavolo e pensano che l\u2019unica soluzione ai nostri problemi sia un po\u2019 di spesa pubblica in pi\u00f9 e una tassa nuova, \u00e8 il momento di preoccuparsi: non hanno un\u2019idea in croce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le cattive idee davvero non muoiono mai. E una di esse ci perseguita da pi\u00f9 di un secolo. Si chiama tassa sulle transazioni finanziarie. Praticamente tutti la attribuiscono al Nobel per l&#8217;economia, Tobin. Questa tassa \u00e8 tra le pi\u00f9 assurde che ci si possa immaginare. Tanto per servire l\u2019antipasto diciamo subito che il suo massimo successo equivale alla sua morte. La Tobin tax, ideona che hanno spolverato i quattro dell\u2019Ave Maria nel vertice di Roma, \u00e8 infatti un\u2019imposta etica. 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