{"id":669,"date":"2012-07-12T18:24:59","date_gmt":"2012-07-12T16:24:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=669"},"modified":"2012-07-12T18:24:59","modified_gmt":"2012-07-12T16:24:59","slug":"anche-la-concertazione-e-una-boiata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/07\/12\/anche-la-concertazione-e-una-boiata\/","title":{"rendered":"Anche la concertazione \u00e8 una boiata"},"content":{"rendered":"<p>Mario Monti ha avuto ieri il coraggio di dire ci\u00f2 che molti pensano, ma che pochi osano pubblicamente affermare: \u00abLa concertazione \u00e8 la causa di molti dei mali attuali\u00bb. Il paradosso \u00e8 che a smontare il mito della concertazione inventata venti anni fa da un tecnico come Ciampi sia un altro tecnico. Ha ragione Monti: l\u2019idea che anche il minimo dettaglio della politica economica di un Paese sia da contrattare con sindacati e organizzazioni imprenditoriali si \u00e8 rivelata un gigantesco errore. Perch\u00e9 la riforma delle pensioni, per citare un caso, votata dal Parlamento liberamente eletto avrebbe dovuto essere preventivamente contrattata con le parti sociali? Pu\u00f2 piacere o no. Questo non \u00e8 il punto. Ma per quale ragione (se non il recupero di qualche nostalgia corporativa e antidemocratica) le scelte economiche che riguarderanno le prossime generazioni debbono ottenere il preventivo assenso dei sindacati di oggi? Il Parlamento a che serve?<br \/>\nLa condivisione della politica economica con le parti sindacali negli ultimi vent\u2019anni ha prodotto pi\u00f9 tasse, pi\u00f9 spesa pubblica e meno sviluppo. Abbiamo assistito a una favolosa traslazione delle responsabilit\u00e0 per la quale i governi che si sono succeduti sono da condannare (e ce n\u2019\u00e8 ben donde), ma le parti sociali con cui hanno condiviso tutte le scelte sono ancora l\u00ec a dettare le ricette per uscire dall\u2019impasse. Il bilancino dei pesi ha sempre visto i sindacati come azionisti di maggioranza della concertazione. Le loro organizzazioni si reggono in gran parte proprio sui loro informali diritti di veto nelle questioni di politica economica. Berlusconi si \u00e8 scontrato nel \u201994, quando il suo governo aveva ancora velleit\u00e0 riformiste, proprio con il blocco sociale della concertazione. Poi \u00e8 sceso a patti. E si \u00e8 visto che fine ha fatto. Ma la concertazione si regge anche sulla gamba datoriale: dei padroni, come si sarebbe detto anni fa. Non \u00e8 un caso che ieri a criticare l\u2019uscita del presidente del Consiglio, oltre ai sindacati, sia emersa la voce (solitamente silente) del leader di Rete Imprese Italia, l\u2019artigiano Giorgio Guerrini. Le piccole imprese sono state massacrate dalla concertazione: fatta e tagliata per le grandi e per i pensionati. Ma il leader dei piccoli pi\u00f9 che alla sua pasticceria probabilmente pensa al suo futuro politico. Le nottate a Palazzo Chigi fanno dimenticare anche ai pi\u00f9 sani degli imprenditori la storia e le esigenze delle proprie botteghe. La concertazione ha ammazzato la separazione dei ruoli. Sindacati e imprenditori che pensano di fare i politici. Governi che non hanno il coraggio di adottare misure non condivise con i sindacati. E Parlamenti che votano norme gi\u00e0 contrattate altrove.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mario Monti ha avuto ieri il coraggio di dire ci\u00f2 che molti pensano, ma che pochi osano pubblicamente affermare: \u00abLa concertazione \u00e8 la causa di molti dei mali attuali\u00bb. Il paradosso \u00e8 che a smontare il mito della concertazione inventata venti anni fa da un tecnico come Ciampi sia un altro tecnico. Ha ragione Monti: l\u2019idea che anche il minimo dettaglio della politica economica di un Paese sia da contrattare con sindacati e organizzazioni imprenditoriali si \u00e8 rivelata un gigantesco errore. 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