{"id":724,"date":"2012-09-13T21:17:46","date_gmt":"2012-09-13T19:17:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=724"},"modified":"2012-09-13T21:17:46","modified_gmt":"2012-09-13T19:17:46","slug":"spread-e-grandi-imprese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2012\/09\/13\/spread-e-grandi-imprese\/","title":{"rendered":"Spread e Grandi Imprese"},"content":{"rendered":"<p>Anche i grandi soffrono. Con lo spread stabile da mesi so\u00adpra quota 400 anche le poche grandi imprese italiane soffrono. Il paradosso \u00e8 che in questo caso a goderne maggiormente sono gli stranieri. Colpa nostra certo, ma come vedremo tra poco la fac\u00adcenda \u00e8 davvero intricata. E pericolosa. Co\u00adme ha documentato bene Laura Serafini sulSole24ore le grandi e poche multina\u00adzionali italiane che chiedono prestiti, debbono pagare un differenziale rispet\u00adto ai loro competitor stranieri fino a due punti percentuali. Si tratta di un muc\u00adchio di quattrini. Pensate all\u2019Enel e ai suoi 43 miliardi di debito. Rispetto alle grandi multinazionali straniere del\u00adl\u2019energia ha un costo ben superiore. Ma anche rispetto al costo che sopportava essa stessa solo pochi anni fa (e con un debito che allora era addirittura superio\u00adre) il paragone \u00e8 drammatico: rispetto al\u00adla situazione precrisi del 2007 \u00e8 infatti co\u00adstretta a pagare inte\u00adressi aggiuntivi per il ri\u00adschio Italia superiore all\u2019astronomica cifra di 500 milioni. Insom\u00adma rispetto ai cugini francesi di Edf (meno indebitati certo e con rating favoloso) parte da meno cinquecento. Il caso pi\u00f9 eclatante \u00e8 quello di Unicre\u00addit. Si tratta del nostro gruppo bancario pi\u00f9 internazionalizzato. Semplificando si pu\u00f2 dire che Ghizzoni e i suoi prestano a famiglie e imprese 500 miliardi di euro. Circa 200 in Italia, altri 200 nell\u2019area ger\u00admanocentrica e i 100 che mancano nel re\u00adsto del mondo.<\/p>\n<p>Prendendo ad esempio la recente emissione obbligazionaria collocata in Italia lo scorso agosto, al momento del lancio aveva un rendimento del 4%. Le operazioni comparabili dicovered bond fatte da Ghizzoni sul mercato tedesco, con la stessa scadenza, sono state emes\u00adse con rendimenti pari a circa l\u20191 per cen\u00adto, facendo emergere un differenziale di rendimento (spread) pari a circa 3%.\u00c8 questo (300 basis point ) il differenziale minimo di costo del da\u00adnaro che si scarica sul\u00adle imprese italiane solo per effetto dello spread.Inoltre, per quanto ri\u00adguarda Unicredit, l\u2019aspetto interessante \u00e8 che nello stesso mo\u00admento il differenziale tra Btp e Bund sulla stessa scadenza era su\u00adperiore a 4%. Ci\u00f2 vuol dire che il costo della raccolta per la banca in Italia \u00e8 molto pi\u00f9 ele\u00advato di quello fatto dal\u00adla stessa banca in Ger\u00admania, anche se inferiore allo spread esi\u00adstente sui titoli di Stato. Ghizzoni non pu\u00f2 raccogliere soldi a buon prezzo in Germania e poi utilizzarli in Italia. Cosa che ovviamente sarebbe molto vantag\u00adgiosa. Superata l\u2019obiezione delle autori\u00adt\u00e0 finanziarie di Berlino che non amava\u00adno questo genere di pratiche, resta un in\u00adsormontabile scoglio fiscale. Semplifi\u00adcando: se Unicredit raccoglie all\u20191 per cento in Germania e al 4 in Italia e si az\u00adzarda a trasferire la liquidit\u00e0 da dove co\u00adsta meno a dove costa pi\u00f9, deve pagare su quel differenziale un monte di tasse.Gli effetti macroeconomici sono di tut\u00adta evidenza. Le banche italiane si approv\u00advigionano della loro merce (danaro) a tassi superiori ai competitor tedeschi e dunque debbono pre\u00adstarlo a tassi di molto superiori che in Germa\u00adnia. E chi, come Enel, Eni, Atlantia, si rivolge direttamente al merca\u00adto, incappa nella stes\u00adsa tagliola.Il paradosso di cui parlavamo all\u2019inizio della Zuppa \u00e8 che tutte queste enormi emissioni obbligazionarie fatte dai no\u00adstri big sono sottoscritte da stranieri, al\u00adlettati dai buoni rendimenti che assicu\u00adrano. Nel frattempo i conti economici e le quotazioni borsistiche nelle nostre grandi aziende languono proprio per il costo degli interessi. E le stesse diventa\u00adno oggetto del desiderio (per i loro prez\u00adzi scontati) dei concorrenti internazio\u00adnali. Oltre al danno la beffa. Emettono prestiti che grazie agli ottimi rendimenti si comprano gli stranieri, le quotazioni scendono anche per l\u2019entit\u00e0 del costo del loro debito pagato agli stranieri, e questi ultimi si trovano nell\u2019invidiabile condizione di potersele scalare con quat\u00adtro soldi. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Anche i grandi soffrono. Con lo spread stabile da mesi so\u00adpra quota 400 anche le poche grandi imprese italiane soffrono. Il paradosso \u00e8 che in questo caso a goderne maggiormente sono gli stranieri. Colpa nostra certo, ma come vedremo tra poco la fac\u00adcenda \u00e8 davvero intricata. E pericolosa. Co\u00adme ha documentato bene Laura Serafini sulSole24ore le grandi e poche multina\u00adzionali italiane che chiedono prestiti, debbono pagare un differenziale rispet\u00adto ai loro competitor stranieri fino a due punti percentuali. Si tratta di un muc\u00adchio di quattrini. Pensate all\u2019Enel e ai suoi 43 miliardi di debito. 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