{"id":860,"date":"2013-02-06T17:12:39","date_gmt":"2013-02-06T16:12:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=860"},"modified":"2013-03-01T12:50:56","modified_gmt":"2013-03-01T11:50:56","slug":"i-veri-conti-delle-banche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/02\/06\/i-veri-conti-delle-banche\/","title":{"rendered":"I veri conti delle Banche"},"content":{"rendered":"<p>Per capire qual \u00e8 lo stato di salute delle banche italiane conviene fare un passo indietro. E andare al cuore dei loro affari, cio\u00e8 i prestiti alle famiglie e alle imprese. Insomma cerchiamo di non perderci nei derivati (che pure possono fare molto male), sui ratio (cio\u00e8 quei famosi parametri sintetici con i quali si misura la solidit\u00e0 di una banca) o sulle quotazioni di Borsa. La banca tradizionale raccoglie i nostri quattrini e li impiega nell\u2019economia sotto forma di prestiti. Abbiamo preso le nove istituzioni finanziarie pi\u00f9 importanti dell\u2019Italia. E abbiamo cercato di leggere il loro vero stato di salute. Senza tanti fronzoli. Analisti e tecnici inorridiranno. In fondo il caso Mps (che si alimenta di scandali, derivati, manager pasticcioni) nasce da un errore grande come una casa: aver pagato 10 miliardi qualcosa che, nel migliore dei mondi, valeva 6. Neanche Mazinga Zeta (e Mussari e Mps tali non erano) si sarebbe ripreso con le sue sole forze.<br \/>\nRitorniamo alle nostre nove stelle (Unicredit, Intesa, Mps, Ubi, Banco Popolare, Banca po Emilia Romagna, Mediobanca, Bpm e Credem). Ebbene queste nostre signore del credito (che rappresentano poco pi\u00f9 della met\u00e0 del mondo bancario italiano) hanno prestato a famiglie (con i mutui) e a imprese la bellezza di 1.400 miliardi di euro. Si tratta quasi di due terzi dell\u2019intera ricchezza prodotta in un anno dagli italiani. Non sempre questi soldi vengono restituiti alle banche: in un momento di crisi famiglie e imprese talvolta non pagano i loro conti. Secondo i nostri calcoli (basati sui bilanci e le stime del 2012) i crediti problematici ammontano a 208 miliardi di euro. Sintetizzando, prestano 1.400 miliardi, ma ne hanno 208 a forte rischio. Ogni anno dunque le banche accantonano una bella cifretta allo scopo di coprirsi da queste potenziali perdite. Nel 2012 le svalutazioni su crediti sono arrivate a 82 miliardi di euro. Non bastano, ci sono 126 miliardi di crediti dubbi ancora non coperti. Molti di questi prestiti sono stati assistiti da ipoteche: quando il debitore non dovesse pagare, la banca potrebbe ritornare in possesso dei beni posti a garanzia. Ma il processo \u00e8 lungo e incerto. E soprattutto nessuno sa con esattezza quanto valgano davvero le garanzie. Il valore degli immobili, ad esempio, \u00e8 crollato. C\u2019\u00e8 un numeretto magico che si chiama tasso di \u00abcopertura dei crediti problematici\u00bb. Secondo la nostra ricerca la copertura per le nove principali banche italiane \u00e8 al 40 per cento: frutto di 82 miliardi di crediti svalutati su 208 miliardi di crediti dubbi.<br \/>\nLa risposta alla domanda da cui siamo partiti (qual \u00e8 il vero stato di salute delle nostre banche) non \u00e8 semplice. Ci\u00f2 che si nota \u00e8 che la massa di crediti dubbi (incagliati, in sofferenza, ristrutturati, in ritardo di pagamento) \u00e8 decisamente elevata. E solo per il 40 per cento \u00e8 stata svalutata. Si nota inoltre che le due principali banche italiane (Unicredit e Intesa) hanno coperto pi\u00f9 di tutte le altre i loro prestiti incagliati. La pi\u00f9 prudente e sana \u00e8 stata Mediobanca, anche se non \u00e8 esattamente una banca commerciale come tutte le altre. Al contrario il Banco Popolare e l\u2019Ubi hanno una situazione che appare molto pi\u00f9 rischiosa: solo un quarto dei loro crediti a rischio coperti dagli appositi fondi. Il Monte dei Paschi di Siena, oggi al centro della bagarre giudiziaria, sembra in una posizione di mezzo, ma comunque non drammatica rispetto ai suoi concorrenti.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un grande rischio che per\u00f2 nel complesso corrono tutte queste banche. \u00c8 che la Banca d\u2019Italia sollecitata dal caso Mps e dall\u2019attenzione degli ispettori del Fondo monetario internazionale, pretenda una maggiore copertura dei crediti dubbi. Se via Nazionale, che da novembre sta facendo ispezioni a tappeto in tutte le banche italiane, dovesse alzare il sopracciglio sulle coperture dei crediti dubbi, il nostro sistema bancario azzererebbe gli utili e in gran parte sarebbe costretto a pesanti aumenti di capitale.<br \/>\nLa valutazione dei crediti in sofferenza pi\u00f9 che un esercizio contabile \u00e8 un\u2019arte. Solo i banchieri, o meglio i loro funzionari, sanno davvero quali sono le vere partite inesigibili. Inoltre nella casella contabile \u00abcrediti dubbi\u00bb ci sono diverse interpretazioni internazionali. Gli spagnoli, che sono nei guai, hanno ad esempio sempre finto di essere pi\u00f9 prudenti degli italiani. Sulla carta avevano bilanci migliori proprio perch\u00e9 non consideravano incerti prestiti da buttare nel cestino: alla fine del 2011 sembrava che le loro banche avessero coperto quasi il 60 per cento dei crediti dubbi. Si \u00e8 poi scoperto che molte sofferenze non erano state considerate tali e che dunque gli accantonamenti fatti ai rischi fossero inferiori al 20 per cento. Quando i tassi sono saliti, le banche sono saltate.<br \/>\nIn buona sintesi le principali banche italiane stanno rischiando grosso. Alcune (Ubi e Banco Popolare) sembrano pi\u00f9 a rischio di altre. Ma tutto dipender\u00e0 dalla Banca d\u2019Italia e dal dilemma in cui si trova. Se vorr\u00e0 essere rigorosa (ipotesi improbabile) obbligher\u00e0 le nostre banche ad anni di lacrime e sangue a cui peraltro non sono sottoposti i nostri concorrenti internazionali; se chiuder\u00e0 un occhio (ipotesi realistica) rischia di trovarsi qualcuna delle sue vigilate con buchi nei conti economici che oggi sembrano inattesi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per capire qual \u00e8 lo stato di salute delle banche italiane conviene fare un passo indietro. E andare al cuore dei loro affari, cio\u00e8 i prestiti alle famiglie e alle imprese. Insomma cerchiamo di non perderci nei derivati (che pure possono fare molto male), sui ratio (cio\u00e8 quei famosi parametri sintetici con i quali si misura la solidit\u00e0 di una banca) o sulle quotazioni di Borsa. La banca tradizionale raccoglie i nostri quattrini e li impiega nell\u2019economia sotto forma di prestiti. Abbiamo preso le nove istituzioni finanziarie pi\u00f9 importanti dell\u2019Italia. 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