{"id":966,"date":"2013-04-21T18:50:46","date_gmt":"2013-04-21T16:50:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=966"},"modified":"2013-04-21T18:50:46","modified_gmt":"2013-04-21T16:50:46","slug":"la-dittatura-della-rete-ha-sostituito-quella-del-proletariato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/04\/21\/la-dittatura-della-rete-ha-sostituito-quella-del-proletariato\/","title":{"rendered":"La dittatura della Rete ha sostituito quella del proletariato"},"content":{"rendered":"<p>La sinistra \u00e8 passata dalla dittatura del proletariato a quella dei follower. Dalla definizione di coloro che seguono un qualsiasi leader su Twitter, la nuova piazza urlante della politica italiana. E la novit\u00e0 non \u00e8 affatto positiva.<br \/>\nAbbiamo sostituito la \u00abgente\u00bb, il \u00abpopolo\u00bb, le \u00abpiazze\u00bb con Twitter. La cosa, significativa dal punto di vista del costume, sarebbe comunque irrilevante se tutto filasse per il verso giusto. Il leader si apre un account (un profilo) sulla bacheca elettronica. Scrive le sue frasette da massimo 140 caratteri. E un gruppo di persone pi\u00f9 o meno interessate lo segue, gli scrive, lo incalza. Ma qua si \u00e8 ribaltato tutto. <strong>Come ha dimostrato lo psicodramma del Pd per l\u2019elezione del presidente della Repubblica, i leader sono diventati follower e i follower sono diventati leader<\/strong>. Un ribaltamento completo dei ruoli. Che ha la sgradevole conseguenza di autoalimentarsi. Pi\u00f9 i seguaci (chiamiamoli cos\u00ec all\u2019italiana) diventano dominus della politica, pi\u00f9 i leader diventano marionette in balia dell\u2019onda del momento. C\u2019\u00e8 una pericolosa, pericolosissima tendenza (si chiama cos\u00ec anche nella rete) a formare un\u2019equazione: pensiero dei follower, urla della rete uguale democrazia. Dobbiamo cambiare tutti pusher: inteso come spacciatore di sostanze psicotrope. La rete, Twitter, non ha nulla a che vedere con la democrazia e non ne \u00e8 neanche una sua pallida approssimazione. Ci\u00f2 non vuol dire che essa non sia importante, che non si debba ascoltare, farsene dominare per\u00f2 \u00e8 da fuori di testa. \u00abMa avete visto cosa scrivono su Twitter?\u00bb diceva un parlamentare di peso nei giorni scorsi in occasione del tentativo Marini. Sono forse suoi iscritti, o elettori? No, solo follower che sono l\u00ec, in alcuni casi, proprio per condizionarlo senza pagare alcun prezzo di iscrizione al club. <strong>Non sono uomini in carne e ossa: sono Avatar di un mondo perfetto in cui non esiste un second best, ma solo l\u2019ottimo. Alcune volte sono perfetti idioti che spiegano a Bersani come Marini sia un vecchio arnese della politica, mentre Prodi o Rodot\u00e0 siano due volti nuovi.<\/strong> Non \u00e8 importante la ragionevolezza del loro pensiero, ma i retwitt (rilanci) che ottengono; l\u2019onda sulla rete che trasfigura un leader debole in un vinto follower.<br \/>\nCi stiamo facendo condizionare (il discorso vale per tutti) dall\u2019umore mutevole e immediato che si riscontra sui social network. \u00c8 come se la politica degli anni \u201970 si fosse fatta dettare la linea solo (una parte per la verit\u00e0 lo ha fatto) dai Boia chi molla o dai Kossiga scritti sui muri. Con il piccolo particolare che i graffiti elettronici avvengono in tempo reale. Non sono punibili (grazie al cielo, anche se la libert\u00e0 d\u2019insulto non si capisce perch\u00e9 sia lecita se intermediata da un pc) e danno l\u2019impressione di essere numerosi. I numerosi gradassi dei social network sono simili a quegli automobilisti incazzosi che vi insultano da lontano. Sono tutti leoni quando sono protetti e chiusi al calduccio dell\u2019involucro di metallo e vetro: un tempo facevano gestacci, oggi urlano e insultano. E anche la rete d\u00e0 quella tiepida e vigliacca sensazione di poter insultare liberamente un terzo con la certezza di non guardarlo mai dritto negli occhi, senza alcuna possibilit\u00e0 di replica. Con il pensierino irresistibile per il quale la rete \u00e8 democratica, disinteressata, numerosa, giusta e sempre libera.<br \/>\nMa fateci il piacere. Se ci fosse stato Twitter la Thatcher sarebbe stata sommersa di pernacchie. Cos\u00ec come la Signora di ferro se ne sarebbe bellamente infischiata. I nostri leader che diventano follower sono l\u2019incubo di una democrazia. \u00c8 il grande fratello degli eterodiretti.<br \/>\n<em>ps In italia ci sono 20 milioni di cittadini che non hanno una connessione internet e ce ne sono 29 milioni che si collegano una volta al mese. In Italia ci sono 4 milioni di utenti twitter (comprese duplicazioni e falsi). <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/48388\" title=\"Statistiche Istat su Italia digitale\" target=\"_blank\">Il 96 per cento delle famiglie italiane dispone di una Tv, il 92 per cento un cellulare, il 67 per cento un decoder, un 63 per cento un dvd e solo il 58 per cento un computer<\/a>. <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La sinistra \u00e8 passata dalla dittatura del proletariato a quella dei follower. Dalla definizione di coloro che seguono un qualsiasi leader su Twitter, la nuova piazza urlante della politica italiana. E la novit\u00e0 non \u00e8 affatto positiva. Abbiamo sostituito la \u00abgente\u00bb, il \u00abpopolo\u00bb, le \u00abpiazze\u00bb con Twitter. La cosa, significativa dal punto di vista del costume, sarebbe comunque irrilevante se tutto filasse per il verso giusto. Il leader si apre un account (un profilo) sulla bacheca elettronica. Scrive le sue frasette da massimo 140 caratteri. E un gruppo di persone pi\u00f9 o meno interessate lo segue, gli scrive, lo incalza. [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/04\/21\/la-dittatura-della-rete-ha-sostituito-quella-del-proletariato\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/966"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=966"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/966\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":967,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/966\/revisions\/967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}