{"id":968,"date":"2013-04-27T16:15:45","date_gmt":"2013-04-27T14:15:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=968"},"modified":"2013-04-27T16:15:45","modified_gmt":"2013-04-27T14:15:45","slug":"letta-e-la-fortuna-sugli-spread","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/04\/27\/letta-e-la-fortuna-sugli-spread\/","title":{"rendered":"Letta e la fortuna sugli spread"},"content":{"rendered":"<p>Nelle sale operative della nostra miniCity finanziaria ci si interroga sulle conseguenze di mercato per l\u2019arrivo di Letta&amp;Co al governo. Il presidente incaricato conosce bene il mondo degli affari e una delle sue sentinelle, il deputato Francesco Boccia, ha le idee molto chiare. Fu il giovane parlamentare pugliese, ad esempio, a fare fuoco e fiamme, anche contro il parere del suo partito, contro l\u2019introduzione della Tobin tax &gt;all\u2019italiana. Un\u2019imposta che non d\u00e0 gettito e che contribuisce a distruggere quel poco di finanza che ancora resiste a Milano. Nelle settimane scorse Magnus Wilberg (economista al ministero delle Finanze svedese) sul Financial Times ammoniva: \u00abNoi la Tobin tax l\u2019abbiamo provata. E non funziona\u00bb.<br \/>\nIl tema fondamentale \u00e8 ovviamente quello che riguarda il rinnovo del nostro debito pubblico, gli spread sui titoli tedeschi e l\u2019atteggiamento da tenere in Europa.<br \/>\nL\u2019idea di fondo \u00e8 che l\u2019Italia oggi si trovi finanziariamente meno isolata. \u00c8 di tutta evidenza, nelle sale operative, che il vero guaio d\u2019Europa siano oggi i conti della Francia e le pulizie delle banche tedesche. Il conflitto tra falchi e colombe da sotterraneo \u00e8 diventato palese. E un\u2019attivit\u00e0 di lobbying antiausterit\u00e0 a Bruxelles oggi \u00e8 ben pi\u00f9 facile di ieri. Il prossimo governo sa bene di poter godere di una luna di miele con i mercati che non dipende da esso, ma dalla congiuntura internazionale. Ci sono tre elementi positivi che non si possono perdere:<br \/>\n1. Siamo in una situazione di risk ON mondiale. \u00c8 aumentato l\u2019appetito per attivit\u00e0 a rischio. Quest\u2019anno i titoli spazzatura americani (quelli a breve rendono intorno al 6 per cento) garantiscono tassi inferiori rispetto a cinque anni fa. Il mondo dei risparmiatori \u00e8 alla disperata ricerca di rendimenti, che oggi non riescono a trovare sul mercato.<br \/>\n2. La liquidit\u00e0 mondiale \u00e8 salita a livelli inimmaginabili solo pochi mesi fa. Le recenti mosse espansive della Banca del Giappone (che seguono quelle della Fed) hanno creato (direttamente e indirettamente) una bolla di cash che si sta riversando in Europa. Hsbc la calcola vicina ai mille miliardi di dollari.<br \/>\n3. Il combinato disposto delle prime due situazioni sta comportando un rimescolamento mondiale degli investimenti. Se fino a pochi mesi fa i tedeschi compravano solo carta tedesca e cos\u00ec per le grandi nazioni, oggi si inizia a diversificare geograficamente, alla ricerca di affari.<br \/>\nSi tratta di una tempesta perfetta. O meglio, di una bonaccia perfetta per l\u2019Italia. Le sue basi sono economicamente fragili (stampare moneta non \u00e8 la soluzione reale del problema), ma gli operatori ragionano sull\u2019oggi. Nel lungo periodo saremo tutti morti diceva quell\u2019economista.<br \/>\nA ci\u00f2 si aggiunga che anche le aspettative non sono pessime. Parliamo di attese finanziarie e non di crescita reale (che \u00e8 un altro discorso). Prendiamo ad esempio i nostri titolucci di Stato. E dividiamo il discorso in due.<br \/>\nUn tedesco oggi si porta a casa un rendimento pari a zero sulle scadenze brevi. Ma se mettesse un po\u2019 di liquidit\u00e0 nei Bot a sei mesi, avrebbe una cedola di circa lo 0,5 per cento. Con la certezza che la Banca centrale europea e il suo programma varato da Draghi pongono un ombrello di protezione su questo genere di titoli pubblici.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 un secondo elemento che tiene il rendimento dei nostri titoli di Stato pi\u00f9 alto dei suoi concorrenti, ma tutto sommato calmierato, e cio\u00e8 l\u2019impegno diretto del bilancio della Bce sul nostro debito pubblico. Semplificando, e di molto, si pu\u00f2 dire che circa un quarto della nostra carta \u00e8 in mano a Francoforte. E se saltiamo noi, salta dunque l\u2019euro. Il conto \u00e8 presto fatto. Dal bilancio della Bce si vede come nei suoi conti ci siano gi\u00e0 circa 105 miliardi di euro di Btp. A questi si possono, con un po\u2019 di disinvoltura, sommare i 270 miliardi di euro che la Banca centrale europea ha fatto arrivare ai nostri istituti di credito e che questi hanno investito in titoli pubblici. \u00c8 una ragnatela per la quale se prima l\u2019Italia era too big to fail (come si diceva per salvare le banche a stelle e strisce durante la crisi di mutui) ora lo \u00e8 ancora di pi\u00f9.<br \/>\nQuesta congiuntura economica fatta di enorme liquidit\u00e0 ed Europa compromessa con il nostro debito rappresenta un\u2019arma negoziale fenomenale per il prossimo governo. Non sar\u00e0 facile sprecarla. Anche se non impossibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nelle sale operative della nostra miniCity finanziaria ci si interroga sulle conseguenze di mercato per l\u2019arrivo di Letta&amp;Co al governo. Il presidente incaricato conosce bene il mondo degli affari e una delle sue sentinelle, il deputato Francesco Boccia, ha le idee molto chiare. 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