{"id":995,"date":"2013-05-20T12:35:38","date_gmt":"2013-05-20T10:35:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/?p=995"},"modified":"2013-05-20T12:35:38","modified_gmt":"2013-05-20T10:35:38","slug":"un-elettrochoc-alleconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/porro\/2013\/05\/20\/un-elettrochoc-alleconomia\/","title":{"rendered":"Un elettrochoc all&#8217;economia"},"content":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 che una scossa \u00e8 necessario un elettrochoc. Gli economisti, che non le azzeccano proprio tutte, possono passare mesi a discutere come rivitalizzare l\u2019economia, facendo girare i loro modelli macroeconomici. Meglio intervenire per stimolare i consumi (meno tasse sulle persone fisiche) o pi\u00f9 incentivi ai produttori? Due solidissimi scienziati nei mesi scorsi ci avevano raccontato le virt\u00f9 dell\u2019austerity ma, dopo poco, si scopr\u00ec che avevano sbagliato a inserire le cifre nella loro tabella excel (la copertina di Linus di ogni accademico delle scienze sociali che si rispetti).<br \/>\nCi troviamo in una trappola. Da una parte siamo rattrappiti in una crisi di fiducia e di speranza mostruosa. Dall\u2019altra viviamo ancora con aspettative che la finanza pubblica e la globalizzazione (un mix micidiale contro i nostri vizi) non rendono pi\u00f9 realizzabili.<br \/>\nIl sistema economico gira se qualcuno \u00e8 in grado di produrre merci e qualcun altro ha i quattrini per comprarle. In Italia siamo arrivati al paradosso che su 60 milioni di persone, una minoranza, circa sette milioni, produce qualcosa per il mercato. Il resto della popolazione o non lavora o \u00e8 ancillare alla produzione (l\u2019impiego statale, ma non solo, ne \u00e8 il tipico esempio). Ecco perch\u00e9 ci vuole un elettrochoc. I brodini lasciamoli agli influenzati.<br \/>\nIn queste ore il governo ha deciso di sospendere una rata dell\u2019Imu, con un beneficio per il privato di circa due miliardi di euro. E per di pi\u00f9 non ha dato alcuna sicurezza sulla tenuta della manovra. A settembre si vedr\u00e0. E ci\u00f2 che toglie con una mano, rischia di riprenderselo con l\u2019altra (maggiori imposte, spalmare la riduzione fiscale sulle case considerate dei ricchi). Capiamo le difficolt\u00e0 del governo, le regole europee, i tempi per l\u2019uscita dalla procedura di deficit eccessivo, e tutti i bla bla bla. Una riduzione fiscale che possa avere un senso deve per\u00f2 essere certa e immediata. Senza queste due condizioni nessuno si azzarda a spendere ci\u00f2 che domani gli potr\u00e0 essere tolto con gli interessi. Rifinanziare la cassa integrazione in deroga \u00e8 un altro brodino. S\u00ec, certo, andatelo a dire a chi non avrebbe un reddito altrimenti. Ma dal punto di vista macro non ci rende pi\u00f9 competitivi, non spinge all\u2019innovazione, non cambia la struttura della nostra impresa: \u00e8 una flebo per tenerci in vita.<br \/>\nPer dare uno slancio alla nostra economia si deve dare fiducia ai consumatori, dare una prospettiva alle imprese. \u00c8 facile scriverlo, difficile governarlo. Ma \u00e8 serio ricordare che la crisi che stiamo vivendo non \u00e8 tanto la crisi dell\u2019oggi, ma la cappa funerea che sta terremotando i sogni del nostro domani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pi\u00f9 che una scossa \u00e8 necessario un elettrochoc. Gli economisti, che non le azzeccano proprio tutte, possono passare mesi a discutere come rivitalizzare l\u2019economia, facendo girare i loro modelli macroeconomici. Meglio intervenire per stimolare i consumi (meno tasse sulle persone fisiche) o pi\u00f9 incentivi ai produttori? 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