IMG_3777Solo pochi giorni fa, l’ex segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, aveva parlato della necessità di fondare un “fronte repubblicano“, aperto anche a esperienze diverse da quella del suo partito, per contrastare l’emergente asse populista tra Lega e Movimento 5 Stelle. Chi si aspettava però una qualche forma di redenzione per la sinistra istituzionale di fronte all’ennesima e bruciante sconfitta, ha ben presto dovuto ricredersi. Gli esilaranti attacchi al nuovo esecutivo partoriti dagli accoliti di via del Nazareno e dai loro intellò di riferimento hanno infatti dimostrato quanto il termine “siderale” sia ormai un eufemismo per descrivere la distanza dell’universo “dem” da quella fetta di società italiana che non frequenta i salotti bene nei centri storici delle grandi città o che non manda i figli in Erasmus in prestigiosi atenei londinesi o americani. Già giovedì sera, il giorno prima del giuramento, i principali eletti e intellettuali di riferimento del progressismo italico erano sui social e nei salotti televisivi a vomitare con irrazionale aggressività la propria rabbia verso la squadra di Giuseppe Conte. L’analisi, anzichè sui pur criticabili contenuti del contratto programmatico tra le due forze di maggioranza, si è infatti e come sempre concentrata sulla sempiterna minaccia fascista. Si è andati così dalle parole di Matteo Orfini, allarmato dal sostegno dei “neofascisti di tutta Europa” ai nuovi inquilini dei banchi governativi, ai “fascisti al potere” di Vittorio Zucconi, passando per le accuse di “maschilismo” di Laura Boldrini e il Salvini “squadrista” di Elsa Fornero. Non poteva ovviamente mancare un’artista gauchiste come Asia Argento, che ha addirittura parlato di Governo di stampo “neonazista“.

Poche ore dopo l’insediamento di Conte e dei suoi ministri, è poi scoppiato il caso Lorenzo Fontana. Il neo titolare del dicastero della Famiglia si è “permesso” di esprimere un’evidente ovvietà, cioè che, per legge, nel nostro Paese le famiglie gay non esistono. Apriti cielo. Poteva la sinistra salottiera farsi scappare una simile occasione? Certo che no. E subito si è infatti attivato ilZucconi cannoneggiamento del mondo “open minded“, con le scontate e isteriche accuse di “omofobia“. Il Partito Democratico ha, per tutta risposta, pubblicato sulla propria pagina Facebook ufficiale un poster, contenente l’immagine di una donna anziana presentata come “Tina, 92 anni, partigiana” abbracciata a una bimba, “Viola, 3 annifiglia di due mamme“. Sotto la foto una frase: “Caro Fontana, la storia ci insegna a resistere, l’amore ad esistere“. Il tutto condito dagli immancabili patrocini di associazioni arcobaleno. Tra queste i circoli intitolati a Mario Mieli, il padre del movimento della sinistra omosessualista in Italia, che nelle sue “opere” esaltava pratiche come la coprofagia e la pedofilia.

A questa paccottiglia è andato aggiungendosi anche un curioso culto della persona che ha interessato il premier tecnico (mancato) Carlo Cottarelli. Un culto che ricorda moltissimo lo stato di estasi mistica che sette anni fa precedette l’avvento di Mario Monti, il santone in loden benedetto dalle borse e venuto per purgare in un’orgia di austerità i fasti “al di sopra delle nostre possibilità” dell’era berlusconiana. “Che signore“, “che gentiluomo” e altre adoranti affermazioni di questa tipologia sono andate fortissimo in tutti i salotti televisivi, in riferimento all’ex dirigente del Fondo Monetario Internazionale. La stampa “seria e istituzionale” si è subito premurata di far notare come il già presidente del Consiglio incaricato si fosse recato alle consultazioni con il trolley a mano, quasi a volerne far risaltare l’animo “globe-trotter“. In contrasto con il brutto e cattivo provincialismo salviniano, ovviamente. Un meraviglioso effluvio di idiote banalità, che segnala ancora una volta l’intrinseca avversione di taluni per la volontà popolare, quando non per il popolo tout court.

Insomma, con buona pace di Renzi, questa sinistra, non paga delle sconfitte del 1994, del 2001, del 2008 e del 2018, continua imperterrita a ripetere con determinato masochismo gli stessi errori, ostaggio di una forma mentis inestirpabile. Non è un caso che ad attaccare nel modo più veemente questo Governo siano in buona parte gli stessi volti che, negli anni dei governi Berlusconi, hanno fustigato i colpevoli elettori italiani  (colpevoli di non votare a sinistra, chiaramente) con i loro sermoni moralisti sulle feste e sulle battute del Cavaliere. A distanza di anni sono sempre loro. Quelli che parlano di “destre” e “mafie” al plurale, per infondere un tono di drammaticità. Quelli per cui l’Italia è piena di evasori e corrotti, ma solo tra i piccoli imprenditori e gli artigiani, che le grandi multinazionali sono invece aperte e belle. Quelli che sono contro la guerra, ma solo quando non c’è da esportare la democrazia. Quelli dello spread come faro del destino, anche se magari non sanno neppure cosa sia.1527078754-fico

L’unica differenza è che ai volti di un tempo se ne sono aggiunti altri della medesima genia. Volti e voci tristi e perdenti, incapaci di farsi amare da un popolo, quello italiano, che non comprendono e che in fondo, da esterofili terminali quali sono, disprezzano perché “unfit” (l’inglese, idioma adorato dai globalisti di ogni latitudine, pare d’obbligo). Sempre pronti, pur di punirlo, a schierarsi con i maestrini dotati di penna rossa provenienti dal resto del mondo, indipendentemente che si tratti di burocrati europei, di giornali statunitensi o di “filantropi” alla George Soros. E, infatti, in giorni in cui l’Italia ha subito le più assurde e vergognose accuse dall’estero, gli esponenti “dem” si sono subito avventati a sminuire o addirittura difendere dichiarazioni inaccettabili come la tristemente nota “i mercati insegneranno agli italiani come votare“. Un viatico sicuro verso l’impopolarità.

Già, l’impopolarità. Sembra proprio questo l’eterno destino di una sinistra vuota di contenuti che non siano quelli buoni per una conversazione in sala da tè, incapace di parlare a un’Italia che ha voglia di riscatto, di un solare e pugnace avvenire e che ne ha piene le scatole delle femminee e ridicole lagnanze sul fascismo, sul razzismo, sull’omofobia, e su tutti gli altri “ismi” e “fobie” neolinguistiche possibili e immaginabili, frutto della fantasia di questi signori perennemente indignati per il nulla cosmico. Una situazione destinata a ripetersi periodicamente nella vita politica nazionale. Possono volerci mesi o anni perché gli elettori se ne ricordino, ma con l’antifascismo, l’antirazzismo e i cortei arcobaleno non si pagano le bollette, non si garantisce la sicurezza ai cittadini, non si fa la spesa e non si pagano gli stipendi e le tasse. Di questa ineludibile realtà, sebbene bombardati da un sistema mediatico connivente e ideologizzato, gli italiani sono ciclicamente ma inesorabilmente costretti a prendere atto. E, altrettanto ciclicamente, consegnano con il voto la sinistra italiana, nelle sue varie incarnazioni, “Ulivo”o “fronte repubblicano” poco importa, alla storia. Se Renzi, Calenda, Martina e soci puntano a questo, sono già su una buona strada.

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