Un poliziotto. Anzi, un commissario di polizia. Un servitore dello Stato. Aggredito da una banda di africani, tra cui un ospite per “motivi umanitari”, in casa propria, a Catania, e ridotto a un bagno di sangue. Lui è Nuccio Garozzo e la sua storia è circolata sul web nei giorni scorsi.

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Eppure su di lui, a fronte delle prevedibili e giuste espressioni di vicinanza di una certa parte politica e dei suoi rappresentanti istituzionali, è calato un osceno e assordante silenzio da parte di quell’altra fazione politica. Sì, proprio quella. Quella pronta alle rumorose marce per i migranti della Diciotti, alle magliette rosse, al “restiamo umani”, agli strali lanciati dagli attici newyorkesi e dalle spiagge di Capalbio. Talmente umani che nel contempo hanno ignorato quasi totalmente la povera Pamela Mastropietro, fatta a pezzi e messa in una valigia da un altro migrante.

Tocca constatare come in questo Paese la solidarietà sia ormai solo vuota propaganda. Un rito destinato oggi esclusivamente al popolo eletto dei barconi. I signori del primato morale, del primato culturale, financo (secondo loro ovviamente) del primato intellettivo, insomma i signori di sinistra in questa Italia godono di ogni riflettore mediatico possibile quando si tratta di pubblicizzare le loro sceneggiate, le loro isteriche manifestazioni di indignazione sul nulla cosmico, ma nessuno che dica una sola parola per denunciare lo squallore di quella stessa categoria politica quando, per fare un esempio recente, questa rimuove il fresco ricordo di 43 italiani morti nel crollo di un ponte, deviando l’interesse dell’opinione pubblica sulle necessità “impellenti” di 177 africani vivi. O quando, come in questo caso, fa finta di nulla quando ad essere colpito è un uomo dello Stato. Quello stesso Stato che la medesima categoria politica ha governato per anni e dei cui servitori si ricorda solo quando fa comodo a certa pelosa propaganda legalitaria e giustizialista, ma che poi rappresenta come violenti nemici della libertà quando a rimetterci è qualche figlio di papà cresciuto a pane e centro sociale e che ha fumato una canna di troppo.

La verità è che questi signori, così presi dall’elevare ipocritamente a simbolo qualsiasi minoranza, sia essa sessuale, etnica o religiosa, odiano invece con profondo disgusto la maggioranza e chi la rappresenta, Forze dell’Ordine incluse. Disprezzano cioè il popolo italiano, il popolo da cui loro stessi provengono, additato di volta in volta di razzismo, fascismo, ignoranza, intolleranza, chiusura mentale, “bamboccioneria”. La moderna sinistra, insomma, schifa la propria gente e se ne fa vanto. Ma non può stupirsi se, allora, questa ricambia. Schifandola a sua volta.

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