1516869023-7173792Secondo il Presidente della Camera Roberto Fico le situazioni di degrado e criminalità si risolverebbero con “più amore“. Ebbene, senza andare a cercare situazioni al limite come quella in cui ha perso la vita la povera Desiree Mariottini, per capire a cosa abbia portato la cornice totalizzante del buonismo “peace and love” basta prendere ad esempio un mondo teoricamente più rassicurante, quello della scuola, assai importante perché legato all’educazione e quindi alla formazione dei giovani cittadini più che alla repressione di quelli che hanno già smarrito la via. Si pensi, ad esempio, a quanto accaduto questo lunedì all’istituto secondario superiore “Floriani” di Vimercate, tra Monza e Milano, dove un’insegnante 55enne si è vista tirare addosso una sedia da parte dei suoi indisciplinati (è un eufemismo, ovviamente) alunni.1536851537-bullismo-getty

Hanno spento la luce, la classe è piuttosto buia: ero di spalle, quindi non ho visto chi ha scagliato le sedie contro di me“, ha detto la professoressa, poi trasportata al pronto soccorso dell’ospedale cittadino, dove è stata medicata per una contusione alla spalla e dimessa con diversi giorni di prognosi. Sì, perchè gli alunni della classe, autori di questa geniale bravata si sarebbero coperti a vicenda, rifiutando di rivelare subito il nome degli autori dell’aggressione. Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, ha già espresso la volontà di agire con fermezza.

Si tratta di un caso limite certo. Ma tutt’altro che isolato. Secondo Tuttoscuola sarebbero almeno 40 solo nell’ultimo anno le violenze contro gli insegnanti nelle scuole italiane. E sono solo quelle riportate dalle cronache nazionali. Un bello spaccato di un mondo, quello dell’istruzione, devastato dal liberal-progressismo sessantottino elevato a modello (dis)educativo e di società. Che fare dunque? Sicuramente è necessario intervenire duramente nel caso specifico, questo non ci piove. Ma, altresì, è bene ipotizzare un protocollo standard affinchè soggetti di questo tipo, prodotti marci e cagosi di una società dove si esaltano i “Ferragnez” e invece si umilia professionalmente e moralmente chi deve accudire le nuove generazioni, i docenti appunto, siano raddrizzati da qualche sana vergata. Morale, s’intende. E per favore si eviti di parlare di “bullismo” e di tutti gli altri “ismi” neolinguistici annessi. Questi sono delinquenti, da rimettere al proprio posto con durezza, la più spietata possibile.

Sospensioni? Acqua fresca. Per gente siffatta uno o più giorni di scuola saltati sarebbero motivo di giubilo. Volontariato sociale? Anche no, il volontariato è per i buoni di cuore non per i dementi. Sanzioni pecuniarie? Nulla di più diseducativo, eco di un’etica da mercanti in cui tutto si può comprare, anche il diritto all’inciviltà. Meglio, molto meglio, che si stabiliscano protocolli con le amministrazioni pubbliche, carcerarie e militari per condurre per mano questi scemi di guerra in tempo di pace a capire che lo Stato non ha solo il volto accomodante dei professori, ma anche quello duro e severo della legge e dell’ordine. Accompagnati da un rigoroso tutore, bene sarebbe destinarli fino alla fine dell’anno scolastico (bocciatura immediata inclusa) o a un servizio militare extra-ordinario o a lavori obbligatori per la comunità: alle cucine o alle pulizie delle latrine del carcere più vicino, per esempio. O anche al servizio delle amministrazioni comunali, per pulire quei graffiti che imbecilli come loro disseminano su edifici pubblici e privati. O, meglio ancora, per raccogliere le deiezioni canine che vengono lasciate sui marciapiedi da qualche padrone “distratto”. Insomma, punire e umiliare (nel senso di ricondurre all’umiltà, chiaramente…). E via andare di calci nel deretano. Altro che pace, amore e comprensione.
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