Lo ha detto Giancarlo Giorgetti, l’uomo di establishment del Carroccio. Lo ha confermato anchMario Draghi in conferenza stampa sulla politica monetaria dell'Eurozonae Matteo Salvini. Sì, la Lega, il partito sovranista per eccellenza vuole il Governo Draghi. Così, mentre l’esperienza a Palazzo Chigi di “Giuseppi” Conte sembra sempre più in bilico, tra scandali e scandaletti che sembrano essere stati piazzati ad arte come ostacoli da un grande e sapiente architetto, al fine di renderne la vita politica più breve, all’orizzonte si staglia l’ennesima manovra di palazzo.

Una manovra già scritta, già prevista, forse. Perché di Draghi premier (o, addirittura, come erede di Mattarella al Colle) se ne parlava da mesi. Il fatto che il suo nome sia risbucato così prepotentemente ora che l’ex governatore della BCE ha esaurito il suo mandato non è un caso. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”, direbbe il Virgilio dipinto da Dante nella Commedia. Come a dire che anche il partito di via Bellerio, dopo i frequenti inchini agli Stati Uniti è ora pronto a inchinarsi anche alle gerarchie eurocratiche.

E a una commedia (con la minuscola) la politica italiana al tempo dei social ci somiglia davvero sempre di più. Perché le giravolte sono all’ordine non del giorno, ma del secondo. Dell’istante. I contenitori non divorano contenuti, ma li masticano per poi sputarli.

Così, se la maschera del Movimento Cinque Stelle era definitivamente crollata con l’accordo con il Partito Democratico, quella leghista rischia ora di cadere con questo endorsement all’ex nemico giurato, quello che governava l’emissione della “maledetta moneta comune (tutti ricorderanno le magliette di Salvini con l’inequivocabile dicitura “No Euro”). E, allora, è pronto un altro giro di valzer. Se Draghi ascenderà a Palazzo Chigi, benedetto dai soliti e mai troppo identificati “poteri forti” e sostenuto da partiti che fino al giorno prima si lanciavano missili, servirà un nuovo cast per dare un volto agli anti-sistema. Agli oppositori di successo.

In buona posizione, soprattutto, c’è Giorgia Meloni. Che, dal canto suo, ha mostrato tutta la sua intelligenza politica (la dimostra giorno dopo giorno) attaccando il leader leghista e parlando, mentre quest’ultimo lisciava il pelo al banchiere Draghi, dell’”anomalia della Banca d’Italia”, dove i controllori (le banche privatissime azioniste) sono anche i controllati. La speranza, l’ultima a morire, è che, nonostante le dichiarazioni, la sceneggiatura preveda comunque un finale diverso. Un piatto alternativo alla solita “minestra” che il Capitano ha affermato di voler cucinare “con gli ingredienti che ha”. Primo fra tutti, il senso per la poltrona di tanti parlamentari, soprattutto “dem” e grillini. Che di rischiare il posto alle urne proprio non hanno voglia…

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