DSC5102-1024x683Una cena con migliaia di ospiti, a Milano, nel cuore produttivo della penisola italiana. L’evento che ha visto protagonista, la scorsa settimana, nel giorno di San Valentino, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, ha segnato uno spartiacque nello scenario della politica nazionale. Così, mentre la formazione scaturita da una costola del Popolo della Libertà nel 2012 sta per raggiungere e scavalcare il Movimento Cinque Stelle al terzo posto negli indici di gradimento dell’elettorato, anche in casa degli alleati della Lega devono forse iniziare a preoccuparsi.
Fratelli d’Italia cresce e aggrega amministratori su tutto il territorio nazionale. Amministratori per lo più in uscita da Forza Italia o da formazioni di destra minoritarie ma anche dalla Lega medesima. Il caso simbolo è quello di Magenta, dove qualche giorno fa la capogruppo leghista in Consiglio comunale, Stefania Bonfiglio, ha lasciato il partito salviniano ma non l’assise consiliare. Voci di corridoio la danno in partenza proprio in direzione della compagine meloniana.

La Lega degli ultimi tempi, quella della svolta moderata per sostituirsi, di fatto, a Forza Italia nel ruolo di partito perno della coalizione di centrodestra, la Lega che ipotizza un patto al centro con l’ex arcinemico Matteo Renzi per un Governo di scopo, non piace a tutti, come era prevedibile. Soprattutto non piace a chi sperava in un progetto autenticamente sovranista. Non solo. Non piace neppure più a quei militanti della destra più tradizionale che nel partito di via Bellerio avevano trovato un possibile contenitore dopo la diaspora ormai decennale seguita al tramonto di Alleanza Nazionale.

Purtroppo, però, la Lega si è dimostrata poco accogliente verso quel mondo, privilegiando i canali tradizionali della militanza leghista. Canali che, però, hanno tarpato le ali a chi voleva portare un po’ della propria storia e della propria cultura, seppellita invece da quella “meritocrazia delle salamelle” che ha costituito, dalle origini, l’ossatura del movimento leghista.

In questo scenario Fratelli d’Italia, ormai attestato sopra l’11% dei consensi, preme per il voto. “Capisco quanto dice Salviniha detto, per esempio, a proposito dell’ipotesi di un esecutivo “a tempo”, uno degli uomini simbolo di FdI, Ignazio La Russama non parteciperemmo mai a un esecutivo del genere, se si profilasse l’ ipotesi. Riteniamo, invece, che si possa andare a votare con l’ attuale legge elettorale, o con una modifica semplice, da fare in sette giorni, che aggiunga un premio di maggioranza a chi supera il 40% in modo da rendere sicuro il vincitore il giorno dopo il voto”.

Così, da un lato aprendosi al centro, alle forze produttive, all’Italia borghese e maggioritaria, dall’altro restando salda sulle parole d’ordine e l’immagine di una destra più tradizionale, Giorgia Meloni sta intelligentemente traghettando il movimento erede della fiamma tricolore verso una nuova fase. Una fase che può vederla protagonista assoluta della scena politica che si aprirà alla prima occasione elettorale utile. Che possa essere davvero lei la prima premier donna nella storia d’Italia? Chissà…

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