Di biografie di Benito Mussolini ne sono state scritte diverse. Quella tracciata da Marco Pizzuti, divulgatore controcorrente con all’attivo saggi tradotti in tutto il mondo, nel suo “M – Biografia non Autorizzata di Benito Mussolini. I segreti del regime fascista dall’ascesa alla morte del Duce”, edito da Uno Editori, è però un’opera che, con le sue 560 pagine, si candida a indagare gli aspetti meno noti della vita del fondatore del fascismo. La cui ricostruzione è ben lungi dall’essere un capitolo chiuso.

“Purtroppo – spiega Pizzuti – è proprio così. Mussolini è uno dei personaggi su cui, a livello mondiale, si è parlato e scritto di più ma ciononostante, ancora non è mai stata mai raccontata la verità, dall’inizio alla fine. Ovviamente, quando accadono dei fatti simili, c’è sempre un buon motivo e ora, dopo quasi un secolo di menzogne di comodo, possiamo finalmente ricostruire cosa è accaduto realmente durante l’Italia fascista e spiegare il motivo per cui Mussolini è stato ucciso senza un regolare processo in cui, da accusato sarebbe potuto divenire accusatore. Mussolini è stato indubbiamente un dittatore come Hitler e Stalin e anche se è stato più tollerante e meno sanguinario degli altri, ha avuto comunque molte colpe per avere conquistato il consenso con la violenza, avere approvato le leggi razziali contro gli ebrei e altro ancora. Nessuno quindi intende fare di lui un santo ma la storia ufficiale è stata scritta dalle potenze vincitrici a cui ha fatto molto comodo ingigantire le responsabilità di Mussolini sulla guerra per nascondere le proprie. Ciò che ho fatto quindi, è stato separare la storia dal giudizio politico e non dare peso alle conseguenze perché fino ad ora anche i grandi storici più obiettivi come Renzo De Felice, non hanno potuto scavare troppo proprio per non essere screditati con infamanti accuse di carattere politico. Voglio infatti ricordare che quando De Felice pubblicò il primo volume della sua monumentale biografia di Mussolini, dovette subire pesanti attacchi personali perché chiunque provi a contraddire l’interpretazione storiografica prevalente del fascismo, di Mussolini e della guerra di liberazione, si espone a forti critiche e pesanti polemiche di natura ideologica che non hanno niente a che vedere con la storia. De Felice però, seppur con molta discrezione, ha lasciato delle porte aperte sulla verità storica esprimendo dubbi, incertezze e misteri su tutti gli eventi chiave più insabbiati e mistificati che riguardano Mussolini e il fascismo. E se per tutta la sua carriera ha affermato ad esempio che i famosi carteggi con Churchill erano una leggenda, pochi sanno che negli ultimi anni della sua vita ha ammesso il contrario. Ho quindi ripercorso i suoi studi e colto gli indizi da cui si è aperto il vaso di Pandora”.

Quando si parla di Mussolini e della cattiva fama che lo ha accompagnato non si può non pensare al delitto Matteotti. Liquidato spesso come responsabilità esclusiva del regime e di Mussolini, quell’efferato omicidio, però, nel tempo, ha aperto numerosi e inquietanti interrogativi…

“Mussolini – prosegue l’autore – era stato direttore dell’Avanti e il più apprezzato esponente del socialismo rivoluzionario e posso dimostrare che quando venne brutalmente assassinato Matteotti, Mussolini stava preparando un governo di coalizione con i socialisti per ricucire i rapporti con i suoi ex-compagni. Questa sua intenzione però era indigesta a molti gerarchi, ai reali e a buona parte del capitalismo italiano che avevano tutto l’interesse a rendere impossibile qualsiasi tipo di riavvicinamento con la sinistra. Matteotti inoltre stava per pubblicare un dossier scandaloso sulla corruzione dei gerarchi che sarebbe arrivato a coinvolgere lo stesso re. Eliminarlo, faceva comodo a molti personaggi potenti ma non certo a Mussolini che si ritrovò subito additato come il mandante dell’omicidio e il capo del fascismo non era certamente uno stupido. Il suo principale accusatore Carlo Silvestri infatti, capì che era stato incastrato e tornò sui suoi passi scagionandolo completamente così come hanno fatto la vedova e lo stesso figlio della vittima che ha continuato ad indagare anche nel dopoguerra”.

Anche sulla morte dello stesso Duce, del resto, ci sono opinioni contrastanti. In passato già Giorgio Pisanò si era spinto a raccontarne una versione ben diversa da quella contenuta sui libri di testo scolastici.

“Le indagini di Pisanò – aggiunge Pizzuti – erano nella giusta direzione e sono giunte molto vicino alla verità anche se non è riuscito a rimettere insieme tutte le tessere del puzzle. Il suo contributo è stato comunque notevole per ricostruire l’epilogo di Mussolini e oggi disponiamo delle perizie scientifiche con cui è stato dimostrato in modo inconfutabile che il capo del fascismo venne ucciso prima della fucilazione farsa (senza testimoni) di Villa Belmonte, dove giunse già cadavere. Il suo corpo infatti, presentava fori di arma da fuoco che non corrispondevano a quelli sugli abiti colpiti dai proiettili di mitragliatrice del pomeriggio del 28 aprile perché in realtà venne ucciso prima, nella mattina dello stesso giorno, quando era ancora in canottiera. Ad ucciderlo furono gli uomini dell’intelligence britannica che lo stavano braccando su mandato di Churchill e l’intera vicenda venne poi insabbiata come un regolamento di conti interno tra italiani. Tutti i partigiani che avevano saputo la verità e che avrebbero voluto processare Mussolini, furono trucidati affinché non parlassero. Sappiamo poi per certo dagli archivi britannici che l’intelligence di Londra gestiva un fondo per il finanziamento di centinaia di giornalisti, deputati, intellettuali, alti prelati e personaggi influenti della società, allo scopo di dirigere i governi italiani su posizioni filoinglesi. Ora chiunque può leggere i loro nomi e negli ultimi anni, sono persino saltati fuori i documenti che dimostrano come Londra nel 1976 stesse progettando un colpo di Stato in Italia (due anni dopo si verificò l’omicidio di Aldo Moro). Tra le personalità considerate una minaccia c’era anche Enrico Mattei (assassinato con una bomba sul suo aereo), reo di avere seguito una politica petrolifera troppo indipendente dagli interessi Britannici. E fu sempre sul Panfilo Britannia della corona inglese che nel 1992 furono assunte le decisioni più importanti che riguardavano lo smantellamento economico dell’Italia, iniziato con una grande campagna di privatizzazioni (nel 1987 il nostro paese era diventato la quarta potenza mondiale, lasciandosi dietro la Gran Bretagna)”.

Prima della guerra, i rapporti dell’Italia di Mussolini con Francia e Inghilterra non erano tesi come ci si potrebbe immaginare. Anzi. Neppure il rapporto con Hitler era così saldo come potrebbe lasciar pensare la frequentemente utilizzata locuzione di “nazifascismo”.

“Prima del conflitto – spiega ancora Pizzuti – Mussolini godeva di grande stima sia negli USA che in Francia e in Gran Bretagna. Nonostante fosse una dittatura, spesso l’Italia fascista, venne addirittura indicata dalla stampa estera come un paese modello e Churchill espresse pubblicamente grande ammirazione per Mussolini. E anche se nella sua biografia ufficiale è stato opportunisticamente censurato, il premier britannico volle recarsi a Roma per conoscere personalmente il duce con il quale, oltre a stabilire cordialissimi rapporti, concluse anche un proficuo contratto editoriale. I rapporti con Hitler invece, erano tutt’altro che rosei perché Mussolini vedeva l’imperialismo tedesco come una minaccia e aveva fatto dispiegare le migliori divisioni italiane sul Brennero. Il suo obiettivo quindi, era quello di fungere da mediatore per la pace in Europa facendo da ago della bilancia nel braccio di ferro tra Berlino, Londra e Parigi in modo da prendere tempo e portare l’Italia allo stesso livello delle altre potenze (non aveva ancora i mezzi per affrontare un conflitto alla pari). Sapeva però che Hitler non avrebbe accettato a lungo la neutralità dell’Italia e prima di stringere l’alleanza, tenne in piedi un pericoloso doppio gioco con Francia e Gran Bretagna a cui propose persino la vendita di forniture belliche da usare contro la Germania. Alla luce della vulgata ufficiale tutto ciò può apparire assurdo ma ho raccolto tutte le prove e i documenti ufficiali che lo dimostrano. Infine, quando la Francia era già stata militarmente annientata, gli alleati chiesero a Mussolini di partecipare alle trattative per un armistizio con Hitler e moderare le sue pretese in cambio di concessioni nel mediterraneo. Il presidente americano Roosevelt si propose come garante del patto ma Mussolini replicò che se si fosse seduto al tavolo dei negoziati su semplice invito anglo francese e nessuna parte in causa, non avrebbe potuto esercitare alcuna reale pressione su Hitler. Mussolini affermò che l’unico modo per avere voce in capitolo durante le trattative di pace, era parteciparvi in veste di belligerante. Il suo intervento in guerra quindi doveva essere un conflitto di facciata contro gli alleati. Quando però il corso degli eventi prese un’altra piega e le truppe britanniche riuscirono a evacuare da Dunkerque e a mettersi in salvo, Churchill, pensò di non avere più bisogno di Mussolini perché nel frattempo, stavano arrivando gli aiuti americani e Hitler doveva occuparsi anche di Stalin. L’Italia insomma, era da lui considerata il ‘ventre molle’ della fortezza europea nazista e concluse che era meglio averla come reale nemico per indebolire la Germania, piuttosto che come debole alleato che non avrebbe potuto resistere più di due settimane a una invasione tedesca. Tutta la vulgata storica ufficiale è stata scritta ad uso e consumo della Gran Bretagna e dei paesi vincitori ma adesso è giunto il momento di fare chiarezza anche sui ‘misteri’ del 25 luglio, della fuga del re, della ‘liberazione’ dal Gran Sasso, della fucilazione di Ciano e molto altro ancora. Si tratta della verità che gli italiani aspettano di sapere dal 28 aprile 1945”.

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