È politicamente opportuno che un parlamentare eletto occupi contemporaneamente gli scranni rispettivamente di presidente e vicepresidente di ben due organi assembleari di interesse nazionale, peraltro interessati da finanziamenti pubblici? È da ritenersi normale tutto questo? Secondo Cosimo Sibilia, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti (LND), vale a dire l’ente che sovrintende all’organizzazione di tutti i campionati di calcio maschili italiani fino alla Serie D e di quelli femminili fino alla Serie C, oltre agli eventi del calcio a cinque e del beach soccer, nonché vicepresidente vicario della potente FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio), che negli ultimi 11 anni, ha ricevuto dallo Stato italiano oltre 750 milioni, sì, tutto questo è normale. Nessun problema.

Il Sibilia, peraltro, risulta componente della Giunta per la Campania del CONI e presidente di Federcalcio Servizi Srl, società partecipata al 100% dalla stessa FIGC… Il motivo per cui il numero uno della LND ha dovuto prendere posizione sull’argomento è stato un esposto, rivolto all’Autorità Nazionale Anti Corruzione, del CODACONS (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori). Secondo l’associazione, “sembrerebbe – così recita l’esposto – che le cariche ricoperte dal deputato on.Sibilia in ruoli sportivi all’interno della LND (…), del CONI (…), della FIGC e della Federcalcio Servizi contrastino con specifiche norme di legge”.

Nella fattispecie, due sono le leggi citate: da un lato l’articolo 2 della legge 60 del 1953, che dice che “Fuori dei casi previsti nel primo comma dell’articolo 1, i membri del Parlamento non possono ricoprire cariche, né esercitare funzioni di amministratore, presidente, liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale, consulente legale o amministrativo con prestazioni di carattere permanente, in associazioni o enti che gestiscano servizi di qualunque genere per conto dello Stato o della pubblica Amministrazione, o ai quali lo Stato contribuisca in via ordinaria, direttamente o indirettamente. (…)”; dall’altro l’articolo 12, comma 2 del decreto legislativo 39 del 2013, per cui “gli incarichi dirigenziali, interni e esterni, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico di livello nazionale, regionale e locale sono incompatibili con l’assunzione, nel corso dell’incarico, della carica di Presidente del Consiglio dei ministri, Ministro, Vice Ministro, sottosegretario di Stato e commissario straordinario del Governo di cui all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, o di parlamentare”.

Ebbene, a tutto questo il diretto interessato ha risposto con le seguenti parole: “Apprendoha detto Sibilia – che diversi siti e qualche agenzia di stampa stanno rilanciando l’iniziativa di una Associazione dei Consumatori che, invocando una Legge del 1953, ipotizza una mia presunta incompatibilità tra il ruolo di deputato e l’incarico di Presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Non voglio annoiare con approfondimenti giuridici, che peraltro interessano a pochi, tuttavia faccio notare che, per l’appunto, dal 1953 ad oggi, numerosi sono i presidenti non solo di associazioni di diritto privato come le Leghe, ma di Federazioni Sportive Nazionali e di Enti di Promozione che sono stati e sono ancora oggi in carica pur servendo il Paese come parlamentari e nessuno ha mai eccepito una cosa del genere”.

Dunque, se nessuno eccepisce, significa che non ci sono problemi… Certo, a decidere saranno gli organi competenti, nel caso. Ma questa affermazione è utile, anzi, utilissima per comprendere la siderale distanza dal mondo reale che circola in determinati ambienti. Gli ambienti di quelle stanze del potere che alla politica sono contigue, ma che, a differenza di quest’ultima, non sono esposte al sentiment dell’opinione pubblica, permettendo la costruzione di sistemi di potere inscalfibili. Si consideri che il calcio, per citare il caso specifico, è una realtà che, nel 2017, ha prodotto un impatto sul PIL nazionale pari allo 0,19%, con una contribuzione fiscale e previdenziale aggregata per circa 1,2 miliardi di euro e che lo stesso Sibilia fu inserito dal settimanale “L’Economia” tra le 25 personalità più potenti del Sud Italia, in compagnia di manager, banchieri, capitani d’azienda capaci di esercitare influenza anche politica. Una parte costitutiva, insomma, del “Deep State” italiano.

Che figure come questa possano ricoprire, allo stesso tempo, anche il ruolo di parlamentari, di rappresentanti, cioè e in teoria, del popolo italiano, è la plastica rappresentazione della deriva oligarchica da tempo imboccata dalla politica del belpaese.

Una nota che può far sorridere è che, nella veste di ministro dello Sport, mentre accade tutto questo, c’è un esponente del Movimento Cinque Stelle. Di quella parte politica, cioè, che diceva “tutti a casa” e “basta casta”. Ebbene il ministro in questione, Vincenzo Spadafora, sul caso, sebbene siano passati diversi giorni, ancora non si è espresso. Come cambiano i tempi…

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