{"id":1023,"date":"2018-11-26T07:49:49","date_gmt":"2018-11-26T06:49:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=1023"},"modified":"2024-10-01T11:52:19","modified_gmt":"2024-10-01T09:52:19","slug":"storia-il-libro-che-il-mainstream-non-vi-farebbe-mai-leggere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2018\/11\/26\/storia-il-libro-che-il-mainstream-non-vi-farebbe-mai-leggere\/","title":{"rendered":"Storia: il libro che il mainstream non vi farebbe mai leggere"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 un libro da possedere assolutamente l&#8217;ultima fatica saggistica di Marco Pizzuti, &#8220;<em>Biografia non autorizzata della Seconda guerra mondiale<\/em>&#8220;, recentemente pubblicata da Mondadori. E non soltanto perch\u00e9 il suo autore (romano, classe 1971, ex ufficiale dell&#8217;Esercito italiano e dottore in Legge), autentico e appassionato ricercatore e storico indipendente, ha gi\u00e0 all&#8217;attivo una serie di titoli che hanno raggiunto un notevole successo editoriale (oltre 200mila copie vendute solo in Italia e otto volumi attualmente in pubblicazione in 19 Paesi del mondo), ma perch\u00e9 questo \u00e8 un lavoro che, senza scadere nel becero e facile complottismo o nella faziosit\u00e0 politica, ma anzi basandosi su una dettagliata analisi di fatti, documenti e coincidenze, \u00e8 destinato a cambiare, per chi avr\u00e0 la fortuna di leggerlo, la percezione di un periodo storico che, come tutte le guerre, \u00e8 spesso dipinto, specialmente nelle opere destinate al grande pubblico, come uno scontro di tipo manicheo tra buoni e cattivi, male e bene.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2355.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1025 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2355-195x300.jpg\" alt=\"IMG_2355\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2355-195x300.jpg 195w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2355-667x1024.jpg 667w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2355.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>Si tratta, insomma, del classico libro che il sistema <i>mainstream<\/i> non vi farebbe neppure sfogliare. E, proprio per questo, bisogna farlo. Perch\u00e9, a prescindere dall&#8217;idea che ciascuno si potr\u00e0 fare una volta girata l&#8217;ultima pagina, come sempre, la realt\u00e0 \u00e8 molto pi\u00f9 complessa delle semplificazioni e dello <i>storytelling<\/i> ufficiale. Ma anche perch\u00e9, come dice bene il titolo del penultimo capitoletto di questo interessante saggio, &#8220;<i>la prima vittima della guerra \u00e8 sempre la verit\u00e0<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>&#8220;<i>La storia<\/i> &#8211; spiega Pizzuti, raggiunto per un&#8217;intervista da chi qui vi scrive &#8211; <i>purtroppo non \u00e8 quasi mai oggettiva come si \u00e8 portati a credere nell\u2019immaginario collettivo, perch\u00e9 invece di limitarsi a descrivere i fatti per come sono andati realmente \u00e8 costretta a distorcerli ad uso e consumo delle convenzioni e delle interpretazioni imposte dall\u2019establishment di potere vigente. Ci\u00f2 \u00e8 particolarmente vero quando la ricostruzione storica verte sui conflitti pi\u00f9 recenti poich\u00e9 l\u2019interpretazione di tali eventi deve servire a legittimare lo status quo in modo da far apparire i vincitori come santi e gli sconfitti come demoni. Le fake news e le manipolazioni dunque ci sono sempre state e con ogni probabilit\u00e0 continueranno ad esserci, come espressione della natura ferina dell\u2019uomo e della legge del pi\u00f9 forte. Dopo la Seconda guerra mondiale ad esempio, i vincitori avevano interesse a nascondere i propri crimini per apparire solo come i liberatori dei popoli oppressi e cos\u00ec \u00e8 stato. Gli storici quindi, si sono dovuti attenere a quanto stabilito dal tribunale di Norimberga con una giuria formata da sovietici, americani, britannici e francesi in totale assenza di altre nazioni neutrali che avrebbero potuto garantire maggiore onest\u00e0 e imparzialit\u00e0 di giudizio&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2356.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-1027 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2356.jpg\" alt=\"IMG_2356\" width=\"210\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2356.jpg 210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/11\/IMG_2356-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gi\u00e0, i vincitori. Vincitori che, si apprende dal saggio di Pizzuti, potrebbero non essere stati poi cos\u00ec estranei ai vinti. Notevole e coraggioso, in proposito, il capitolo sui rapporti tra sionismo e fascismi, cos\u00ec come quello sulle relazioni tra le <i>corporation<\/i> statunitensi e il Terzo Reich.<\/p>\n<p>&#8220;<i>Al pari di molti altri avvenimenti sistematicamente censurati fino ad oggi <\/i>&#8211; continua l&#8217;autore &#8211; <i>gli accordi di collaborazione tra ebrei sionisti e nazifascisti sono stati finalmente resi pubblici dal pi\u00f9 grande editore italiano che con questo saggio ha finalmente &#8216;sdoganato&#8217; uno degli episodi pi\u00f9 nascosti ed imbarazzanti dell\u2019ultimo conflitto mondiale. Peraltro, quando si intende ricostruire fedelmente la storia dell\u2019ascesa del partito nazista, del suo F\u00fchrer e della sua macchina da guerra non si pu\u00f2 pi\u00f9 far finta di non sapere che l\u2019\u00e9lite finanziaria internazionale e la grande industria americana sono stati i veri responsabili dello scoppio del conflit<\/i>to<i>. I documenti da me raccolti a tal proposito sono schiaccianti: L\u2019IBM, la General Motors, la Ford, l\u2019ITT, la DuPont, la Standard Oil e molte altre corporation USA collaborarono pienamente con il regime nazista cambiando semplicemente nome alle loro sussidiarie tedesche per mantenere attiva la produzione anche durante gli eventi bellici. Senza il denaro fornito dalle grandi banche d\u2019affari e i mezzi (motori, cingolati, automezzi, carburante, etc.) assicurati dalle fabbriche americane, la Germania non avrebbe mai potuto scatenare un conflitto mondiale. Hitler infatti, per poter muovere le sue armate aveva assolutamente bisogno di petrolio e il colosso chimico della Farben ricevette la licenza per ricavare carburante sintetico dalle miniere di carbone dalla Standard Oil dei Rockefeller. Il fatto pi\u00f9 scandaloso \u00e8 che Wall Street esercit\u00f2 pressioni sui comandi militari alleati per impedirgli di bombardare le fabbriche americane della Germania che stavano sostenendo lo sforzo bellico nazista. Cos\u00ec quando i soldati americani sbarcarono in Normandia rimasero esterrefatti nello scoprire che molti dei mezzi tedeschi erano di produzione statunitense e non poterono credere ai loro occhi quando trovarono lo stabilimento della Ford di Colonia totalmente integro e perfettamente funzionante in una citt\u00e0 completamente rasa al suolo dai loro bombardieri. Non va poi dimenticato che in quelle fabbriche americane sul suolo tedesco, veniva sfruttata la manodopera a bassissimo costo dei prigionieri di guerra tedeschi e degli ebrei dei lager<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Ma chiaramente sono tanti altri gli aspetti oscuri della guerra, che Pizzuti racconta e documenta in maniera dettagliata e con stile intrigante.<\/p>\n<p>&#8220;<i>I fatti<\/i> &#8211; sostiene ancora Pizzuti &#8211; <i>dimostrano che la Germania perse la guerra proprio a causa di Hitler. La prima volta fu nel 1940, durante la famosa battaglia di Dunkerque quando il dittatore ferm\u00f2 l\u2019operazione a tenaglia dei suoi panzer prima che potessero chiudere tutto il contingente alleato all\u2019interno di una sacca. La Francia era gi\u00e0 sconfitta mentre la Gran Bretagna sarebbe stata costretta alla resa incondizionata e immediata. Gli storici invece hanno scritto che Hitler ferm\u00f2 i carri perch\u00e9 avevano assoluto bisogno di riorganizzarsi e che gli anglofrancesi si salvarono eroicamente. Niente di pi\u00f9 falso e per dimostrarlo nel saggio ho riportato le dichiarazioni dei generali tedeschi che cercarono con ogni mezzo possibile di evadere il folle ordine di Hitler. L\u2019attacco contro la Russia invece si rese necessario, perch\u00e9 i documenti desecretati di recente hanno rivelato che contrariamente alla versione ufficiale, Stalin aveva mobilitato segretamente 240 divisioni (5.000.0000 di uomini e 10.000 carri armati) e si stava preparando ad attaccare la Germania alle spalle con l\u2019operazione Groza (tempesta) mentre era impegnata contro la Gran Bretagna. Hitler lo anticip\u00f2 di 2 settimane e per questo motivo l\u2019operazione Barbarossa fu un grande successo. Le truppe sovietiche infatti si stavano ammassando sul fronte per una attacco di massa e i tedeschi riuscirono facilmente a circondarli e a chiuderli in delle sacche. Inoltre, Hitler aveva costituito dei rapporti sotterranei di amicizia con l\u2019elite britannica, in particolare con il casato reale, (<\/i>tesi peraltro non troppo dissimile da quella paventata dal professor Giorgio Galli, nel suo capolavoro &#8220;<i>Hitler e il nazismo magico<\/i>&#8220;, nda)<i> e ci\u00f2 fu la rovina per la Germania&#8221;.<\/i><\/p>\n<p>La zona d&#8217;ombra della guerra lambisce, nel libro, anche la vicenda di Pearl Harbour, il cui mito drammatico \u00e8 stato in anni recenti rinfocolato dall&#8217;omonimo capolavoro cinematografico.<\/p>\n<p>&#8220;<i>Per quanto scarsamente noto<\/i> &#8211; prosegue lo scrittore &#8211;<i> il presidente Roosevelt proveniva da una grande famiglia di banchieri e di industriali di Wall Street. In pratica, era un esponente di spicco dello stesso complesso finanziario industriale che aveva sostenuto Hitler e la sua macchina bellica. Per Wall Street insomma, l\u2019entrata in guerra dell\u2019America era un ghiotto affare ma la Costituzione USA vietava qualsiasi tipo di azione militare offensiva e Roosevelt non poteva entrare in guerra senza un casus belli che lo giustificasse. Per questo motivo ordin\u00f2 ai suoi ammiragli di provocare il Giappone con il Piano McCollum e lasci\u00f2 una piccola flotta a Pearl Harbor come esca. Prima del bombardamento giapponese sulla base hawaiana infatti, la popolazione americana era fortemente contraria a un coinvolgimento diretto degli USA nel conflitto e il massacro di americani con il &#8216;vile attacco a sorpresa&#8217; dei giapponesi era esattamente ci\u00f2 che gli serviva per far cambiare idea all\u2019opinione pubblica. Quando i giapponesi decisero di reagire alle provocazioni (continui sconfinamenti di navi militari USA in assetto di guerra), i servizi segreti americani avevano gi\u00e0 intercettato numerosi messaggi sui loro piani e conoscevano perfettamente il giorno e il luogo dell\u2019attacco ma non allertarono la base di Pearl Harbor. Secondo la versione ufficiale emersa dalle commissioni d\u2019inchiesta conclusesi in dei clamorosi insabbiamenti, Roosevelt non venne mai a conoscenza del piano di provocazione ma di fatto \u00e8 esattamente ci\u00f2 che fece la flotta USA del Pacifico e le sue impronte digitali sono state trovate su ogni pagina del documento. Numerosi alti ufficiali hanno anche testimoniato la sua insistenza nel voler provocare il Giappone con ogni mezzo affinch\u00e9 compisse il primo atto di guerra. Le prove del suo coinvolgimento sono schiaccianti ma per ovvie ragioni di Stato, le istituzioni USA non potranno mai ammettere quanto realmente avvenuto<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Sono questi argomenti e sono queste tesi che, solo fino a pochi anni fa, sarebbe stato impensabile rinvenire in un libro pubblicato da una delle principali case editrici italiane. Non \u00e8 infatti semplice affrontare argomenti cos\u00ec &#8220;scomodi&#8221;. Eppure qualcosa sta cambiando.<\/p>\n<p>&#8220;<i>Con mia grande soddisfazione<\/i> &#8211; dice infatti Pizzuti &#8211; <i>devo ammettere che la situazione \u00e8 cambiata in senso favorevole perch\u00e9 non avrei mai immaginato di arrivare a scrivere per la Mondadori o di essere intervistato dai grandi giornali. Quando iniziai a occuparmi di saggistica infatti, certi argomenti erano ancora completamente tab\u00f9 ma grazie all\u2019inaspettato successo di lettori credo di avere contribuito enormemente alla creazione di un nuovo filone di pensiero italiano. Purtroppo i saggi hanno un grosso limite perch\u00e9 sono destinati a una ristretta elite intellettuale (qualche centinaio di migliaia di persone contro decine di milioni) con i capelli bianchi e non bastano a coinvolgere le grandi masse su certe tematiche. Credo infatti che questo sia il motivo per cui vengo tollerato e non mi viene impedito di scrivere. In televisione invece, \u00e8 ancora molto difficile riuscire a parlare liberamente sugli argomenti di geopolitica ed economia che toccano nel vivo gli interessi delle superpotenze e dell\u2019elite finanziaria. Pertanto, \u00e8 chiaro che pi\u00f9 cresce il pubblico a cui si \u00e8 diretti e pi\u00f9 cresce anche la difficolt\u00e0 a parlarne. Tuttavia, continuo a nutrire la speranza di riuscire a diventare autore di un programma televisivo d\u2019informazione senza censure destinato al grande pubblico. Sono certo che sarebbe un grande successo e che cambierebbero molte cose ma sono anche perfettamente consapevole del fatto che ci\u00f2 costituisce il principale ostacolo alla sua realizzazione<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Insomma, oggi la ricerca di verit\u00e0 alternative a quelle della narrativa ufficiale, su temi sia di attualit\u00e0 (Siria, Libia) che storici, sta riscuotendo un discreto successo. E, in tal senso, senza nulla togliere ad altri valenti ricercatori, Marco Pizzuti pu\u00f2 essere definito un pioniere e un precursore di quello che potremmo definire un approccio critico.<\/p>\n<p>&#8220;<i>Milioni di persone<\/i> &#8211; spiega &#8211; <i>si sono accorte (le eccezioni confermano la regola) che nonostante l\u2019esistenza di numerosi canali d\u2019informazione mainstream, la versione dei fatti divulgata a livello ufficiale \u00e8 sempre una sola e senza alcuna possibilit\u00e0 di critica. Ci\u00f2 in una vera democrazia \u00e8 un fatto anomalo e la pluralit\u00e0 dei mezzi di divulgazione non costituisce garanzia di pluralismo di contenuti e chi non ne pu\u00f2 pi\u00f9 del pensiero unico \u00e8 costretto a cercare informazioni altrove. Il conflitto in Siria \u00e8 un caso emblematico di questa situazione e quando mesi fa ho pubblicato un post sulla mia pagina Facebook in cui ho riportato le rivelazioni di Robert Kennedy sulle vere cause della guerra (Assad si \u00e8 opposto al passaggio di una pipeline del Qatar che avrebbe leso gli interessi economici del suo alleato Russo a favore degli USA), il mio scritto ha raggiunto due milioni di contatti. Ci\u00f2 dimostra come la puerile retorica dei buoni che intervengono contro i cattivi per salvare il mondo, ha fatto il suo tempo. Molta gente ormai ha capito che dietro ogni conflitto c\u2019\u00e8 sempre un interesse economico o geopolitico di notevole importanza che viene giustificato di fronte all\u2019opinione pubblica mediante la creazione di nemici malvagi da abbattere ad ogni costo per salvare i diritti umani (vedi Saddam Hussein, Gheddafi, Assad eccetera). Non so tuttavia quanto io abbia contribuito a questo processo di maturazione collettiva, ma sicuramente sono tra i primi che hanno fatto la loro parte in tal senso e ho ancora molto da scrivere<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>E, vista la qualit\u00e0 e il coraggio dei suoi lavori, c&#8217;\u00e8 da sperare che lo faccia. Per molto e molto tempo ancora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 un libro da possedere assolutamente l&#8217;ultima fatica saggistica di Marco Pizzuti, &#8220;Biografia non autorizzata della Seconda guerra mondiale&#8220;, recentemente pubblicata da Mondadori. E non soltanto perch\u00e9 il suo autore (romano, classe 1971, ex ufficiale dell&#8217;Esercito italiano e dottore in Legge), autentico e appassionato ricercatore e storico indipendente, ha gi\u00e0 all&#8217;attivo una serie di titoli che hanno raggiunto un notevole successo editoriale (oltre 200mila copie vendute solo in Italia e otto volumi attualmente in pubblicazione in 19 Paesi del mondo), ma perch\u00e9 questo \u00e8 un lavoro che, senza scadere nel becero e facile complottismo o nella faziosit\u00e0 politica, ma anzi [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2018\/11\/26\/storia-il-libro-che-il-mainstream-non-vi-farebbe-mai-leggere\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1106,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[47],"tags":[317419,52817,38634,15909,85],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1023"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1106"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1023"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1023\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2754,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1023\/revisions\/2754"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1023"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1023"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1023"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}