{"id":1139,"date":"2018-12-31T16:16:51","date_gmt":"2018-12-31T15:16:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=1139"},"modified":"2019-01-02T15:47:28","modified_gmt":"2019-01-02T14:47:28","slug":"il-ritiro-usa-dalla-siria-non-mette-fine-allimperialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2018\/12\/31\/il-ritiro-usa-dalla-siria-non-mette-fine-allimperialismo\/","title":{"rendered":"Il ritiro USA dalla Siria? Non mette fine all&#8217;imperialismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/12\/IMG_3450.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-1140 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/12\/IMG_3450-300x256.jpg\" alt=\"IMG_3450\" width=\"300\" height=\"256\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/12\/IMG_3450-300x256.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/12\/IMG_3450.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il 2018 si chiude con la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ritirare le truppe dal teatro siriano e parzialmente (si parla di 7mila soldati sui 14mila attualmente presenti) anche dall&#8217;Afghanistan. La notizia \u00e8 cosa nota. Ma cosa significa davvero? Il <i>tycoon<\/i> newyorkese ha davvero vinto, come in molti si sono affrettati a sostenere, la sua personale guerra con il <i>deep state<\/i>? E davvero sta tentando di porre fine all&#8217;imperialismo, come qualcuno pensa?<\/p>\n<p>Difficile. Certamente Trump ha vinto una battaglia nei confronti dell&#8217;<i>establishment<\/i> globalista che gli era ostile, riuscendo a imporre, insieme al suo gruppo di fiducia, un parziale (e bisogner\u00e0 vedere quanto effettivo) ritiro dal contesto mediorientale, nell&#8217;ottica di un piano di cessione di responsabilit\u00e0 nei confronti degli alleati regionali (Arabia Saudita, Israele e la Turchia, cui i <i>partners<\/i> occidentali hanno appena accordato la vendita, dopo l&#8217;acquisto da parte di Ankara degli S400 russi, anche dei Patriot americani) d&#8217;altronde gi\u00e0 abbozzato nell&#8217;era Obama e che doveva portare a compimento il progetto per una <i>NATO<\/i>\u00a0araba \u00a0(l&#8217;alleanza <i>MESA<\/i>), variante del piano che per\u00f2, al momento, sembra essersi arenata sullo scoglio della rivalit\u00e0 tra sauditi da un lato e qatarioti (e turchi) dall&#8217;altro. Rivalit\u00e0 che ha prodotto, come principale <i>spin-off<\/i>, la vicenda Khashoggi.<\/p>\n<p>Comunque sia il ritiro statunitense dalla Siria e le pubbliche manifestazioni di dispiacere di noti esponenti delle <i>elites<\/i> globaliste (come il presidente francese Macron, che vede definitivamente svanire qualsiasi possibilit\u00e0 di influire sull&#8217;ex colonia) certificano probabilmente in via definitiva la sconfitta del progetto di <i>regime change<\/i> caldeggiato dagli occidentali dall&#8217;inizio della crisi siriana, sancendo altres\u00ec la vittoria diplomatica di Assad, del Cremlino e di Teheran.<\/p>\n<p>La vittoria di una battaglia personale di Trump contro determinati circoli di potere non significa per\u00f2 l&#8217;abbandono, da parte degli <i>USA<\/i>, di una politica imperialista. <a href=\"https:\/\/it.businessinsider.com\/dietro-laddio-trump-dalla-siria-ci-sarebbe-la-dottrina-cebrowski-il-ritorno-in-america-latina-bersagli-venezuela-e-nicaragua\/\">Nota infatti acutamente Mauro Bottarelli su <i>Business Insider<\/i><\/a> che l&#8217;amministrazione guidata dal magnate rivolger\u00e0 ora le attenzioni al cortile di casa degli Stati Uniti: l&#8217;America latina, dove invece le cose per Washington sembrano andare decisamente meglio rispetto al Medio Oriente, con la vittoria in Brasile di Jair Bolsonaro (fresco di gita in Israele dove ha promesso, sulle orme di Trump, lo spostamento dell&#8217;ambasciata brasiliana a Gerusalemme), che ha seguito di due anni quella argentina di Mauricio Macri, senza dimenticare la Colombia. Le destre liberiste e filo-atlantiche, insomma, saranno il perno per proseguire quello che Bottarelli correttamente identifica come il piano Cebrowski-Barnett, <a href=\"http:\/\/www.voltairenet.org\/article204399.html?fbclid=IwAR2y1wdVyJ1xrapEtdqBkhVfb1d3MuaVzrsk9-7c9lxT10fFB9KVy-T474s\">di cui ha compiutamente parlato anche il ricercatore francese Thierry Meyssan<\/a>: si tratta, in estrema sintesi, di un piano che sosteneva la destabilizzazione di quei Paesi magari ricchi di risorse, ma soprattutto non integrabili all&#8217;interno del sistema liberal-capitalista globale. Una lista che, oltre alla Siria, alla Libia, all&#8217;Iraq e all&#8217;Iran includeva dal principio (si parla dei primi anni 2000) anche il Venezuela bolivariano, la Cuba castrista e, dal 2007, il Nicaragua di Ortega. Una triade di nazioni recentemente definite la &#8220;<i>troika della tirannia<\/i>&#8221; dal Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton. Fallito (solo in parte, in realt\u00e0) il tentativo in Medio Oriente, attuato con il coinvolgimento, nel tempo, dei Fratelli Musulmani e di vari gruppi jihadisti, \u00e8 chiaro che ora l&#8217;inquilino dello &#8220;studio ovale&#8221; dovr\u00e0 concentrarsi sull&#8217;America Latina.<\/p>\n<p><b>GLI USA SPOSTANO LO SCONTRO VERSO LA CINA<\/b><\/p>\n<p>Tale strategia non prelude ovviamente soltanto a una necessit\u00e0 americana di ridimensionare la propria presenza a livello internazionale ma anche a un pi\u00f9 diretto scontro, pi\u00f9 che con la Federazione Russa, con l&#8217;altra testa dell&#8217;aquila bicipite eurasiatica: la Cina, che peraltro proprio in Sud America ha diversi interessi finanziari. A spiegare che il cambio di strategia sia dovuto a questo <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-la_cina_motivo_del_ritiro_degli_stati_uniti_dalla_siria_e_dallafghanistan\/82_26576\/\">\u00e8 stato direttamente anche l&#8217;ex <i>chief strategist<\/i> della Casa Bianca, Steven Bannon, senza troppi giri di parol<\/a>e. E non a caso Mike Pompeo, altro falco di Trump, ha acclamato il neo presidente brasiliano Bolsonaro come un combattente per la &#8220;<i>libert\u00e0<\/i>&#8221; <a href=\"https:\/\/oglobo.globo.com\/mundo\/eua-saudam-bolsonaro-por-se-contrapor-china-a-tiranos-de-cuba-venezuela-23333553\">contro la Cina e il modello socialista di (ancora) Cuba, Nicaragua e Venezuela&#8230;<\/a><\/p>\n<p>Dunque, se il 2018 chiude per certi aspetti una fase dell&#8217;eterna Guerra Fredda tra Mosca e Washington (anche se bisogner\u00e0 continuare a tenere d&#8217;occhio l&#8217;Ucraina&#8230;), il 2019 ne apre una nuova tra Stati Uniti e Pechino, \u00a0che si inserisce nel contesto delle difficili trattative per porre fine alla &#8220;guerra commerciale&#8221;. Il quadro, comunque, non muta, perch\u00e9 al centro c&#8217;\u00e8 sempre il perenne contrasto tra Eurasia e Occidente, di cui si \u00e8 gi\u00e0 avuto modo di parlare su questo <i>blog<\/i>.<\/p>\n<p>Nonostante le apparenze, insomma, il mondo che entra nell&#8217;anno nuovo si trova ancora in una situazione di equilibrio precario. E la tendenza, inaugurata dagli <i>USA<\/i>, ad abbandonare il multilateralismo (<a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/2018\/dec\/26\/japan-confirms-it-will-quit-iwc-to-resume-commercial-whaling\">l&#8217;ultimo esempio \u00e8 forse l&#8217;addio dato dal Giappone all&#8217;<i>IWC<\/i>, l&#8217;organo di controllo sulla caccia alla balene<\/a>) \u00e8 destinata a portare il pianeta e i rapporti di forza tra Stati su un terreno decisamente inesplorato. E, proprio per questo, pericoloso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 2018 si chiude con la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ritirare le truppe dal teatro siriano e parzialmente (si parla di 7mila soldati sui 14mila attualmente presenti) anche dall&#8217;Afghanistan. La notizia \u00e8 cosa nota. Ma cosa significa davvero? Il tycoon newyorkese ha davvero vinto, come in molti si sono affrettati a sostenere, la sua personale guerra con il deep state? E davvero sta tentando di porre fine all&#8217;imperialismo, come qualcuno pensa? Difficile. 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