{"id":1247,"date":"2019-02-14T12:34:57","date_gmt":"2019-02-14T11:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=1247"},"modified":"2020-09-26T09:05:08","modified_gmt":"2020-09-26T07:05:08","slug":"venezuela-democrazia-agli-usa-interessa-il-petrolio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2019\/02\/14\/venezuela-democrazia-agli-usa-interessa-il-petrolio\/","title":{"rendered":"Venezuela: democrazia? Agli USA interessa il petrolio"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1248 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/02\/1549134370-lapresse-20190202200303-28347921-300x200.jpg\" alt=\"1549134370-lapresse-20190202200303-28347921\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/02\/1549134370-lapresse-20190202200303-28347921-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/02\/1549134370-lapresse-20190202200303-28347921-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/02\/1549134370-lapresse-20190202200303-28347921.jpg 1500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Che cosa vogliono realmente gli Stati Uniti dal Venezuela? Pi\u00f9 democrazia? Ovviamente, come l&#8217;esperienza recente dovrebbe aver insegnato, il problema non \u00e8 certamente questo. E non lo \u00e8 mai stato. Bisogna infatti iniziare col dire che il Venezuela \u00e8 il Paese pi\u00f9 ricco al mondo in termini di riserve petrolifere. Non il secondo, non il terzo, ma il primo Stato, davanti a colossali produttori come Arabia Saudita, Kuwait e via discorrendo.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 che il Venezuela non \u00e8 in grado, da un punto di vista tecnologico, di sfruttare le enormi ricchezze che racchiude nel sottosuolo. La crisi economica nel Paese sudamericano \u00e8 anche, in parte, da attribuirsi a questo problema, oltre che alla mancata diversificazione dell&#8217;economia, visto che dal petrolio, gestito attraverso la compagnia di Stato <em>PDVSA<\/em> (<em>Petroleos de Venezuela SA<\/em>) deriva il 97% delle entrate statali, quindi praticamente l&#8217;intero bilancio. Questo succede dal 1918, quando le prime riserve petrolifere furono scovate nella baia di Maracaibo, tramutando quella che era un&#8217;economia sostanzialmente agraria in un&#8217;economia basata sul petrolio<a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/il-petrolio-extrapesante-del-venezuela_%28Atlante-Geopolitico%29\/\">. E le possibilit\u00e0 sono tutt&#8217;ora immense: la fascia dell&#8217;Orinoco, 54mila chilometri quadrati attraversati dall&#8217;omonimo fiume, potrebbe addirittura contenere fino a 1300 miliardi di barili di petrolio. Si tratterebbe di una quantit\u00e0 sostanzialmente pari a tutte le riserve petrolifere mondiali<\/a>\u00a0(lo dice l&#8217;atlante geopolitico Treccani, non il Governo di Maduro..).<\/p>\n<p>Ebbene, in un&#8217;intervista del 28 gennaio 2019 su<em> Fox News<\/em>, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton ha espresso chiaramente e senza troppi giri di parole quale sia il primario interesse statunitense, con le seguenti affermazioni: &#8220;<em>Far\u00e0 una grande differenza per gli Stati Uniti, economicamente parlando, se le compagnie americane potessere investire e produrre idrocarburi in Venezuela<\/em>&#8220;. Pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec&#8230;<\/p>\n<p>D&#8217;altronde il Venezuela \u00e8 una spina nel fianco per gli Stati Uniti e per la geopolitica americana fin dal 1998, quando, con l&#8217;elezione del socialista bolivariano Hugo Chavez alla presidenza, il Paese usc\u00ec di fatto dalla sfera d&#8217;influenza statunitense e dall&#8217;ordine mondiale liberale angloamericano. Appartenenza che, peraltro, non aveva troppo giovato al benessere della popolazione venezuelana. <a href=\"https:\/\/www.globalresearch.ca\/venezuela-from-oil-proxy-to-the-bolivarian-movement-and-sabotage\/5667366\">Nel 1975, infatti, il Governo di Caracas aveva incaricato il professore canadese Michel Chossudovsky di stilare un report sulla situazione della povert\u00e0 nel Paese. Ne emerse un quadro sconcertante. <\/a>&#8220;<em>Pi\u00f9 del 70% della popolazione venezuelana &#8211; ha ricordato l&#8217;accademico &#8211; non soddisfaceva il fabbisogno calorico e proteico minimo, mentre circa il 45% soffriva di denutrizione estrema.Pi\u00f9 della met\u00e0 dei bambini venezuelani soffriva di un certo grado di malnutrizione. La mortalit\u00e0 infantile era estremamente alta. Il 23% della popolazione venezuelana era analfabeta. Il tasso di analfabetismo funzionale era dell&#8217;ordine del 42%. Un bambino su quattro era totalmente emarginato dal sistema scolastico (nemmeno iscritto al primo grado della scuola primaria). Pi\u00f9 della met\u00e0 dei bambini in et\u00e0 scolare non era mai entrata al liceo. La maggioranza della popolazione aveva avuto poco o nessun accesso ai servizi di assistenza sanitaria. La met\u00e0 della popolazione urbana non aveva avuto accesso a un adeguato sistema di acqua corrente all&#8217;interno della propria casa. La disoccupazione era dilagante. Oltre il 30% della forza lavoro totale era disoccupato o sottoccupato, mentre il 67% delle persone occupate in attivit\u00e0 non agricole riceveva uno stipendio che non consentiva loro di soddisfare i bisogni umani di base, come cibo, salute o vestiario. Tre quarti della forza lavoro stavano ricevendo introiti inferiori al salario minimo di sussistenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Dovrei menzionare<\/em> &#8211; ha aggiunto il professore, oggi uno dei maggiori pensatori anti-imperialisti al mondo, in un&#8217;intervista radiofonica al giornalista Bonnie Faulkner &#8211; <em>che molti dei nostri dati erano basati sugli anni &#8217;70, ma gli anni &#8217;80 erano molto peggiori, perch\u00e9 allora nel 1989 avvenne quello che si chiamava El Caracazo, un processo di collasso economico e sociale. \u00c8 stato istigato dal Fondo Monerario Internazionale. Ha portato all&#8217;iperinflazione, quindi \u00e8 stata una sorta di classico intervento neo-liberista con una forte &#8216;terapia d&#8217;urto&#8217;. \u00c8 successo nel 1989<\/em>&#8220;. Si trattava, insomma, delle solite politiche di austerit\u00e0. Dunque, se oggi il Venezuela \u00e8 in crisi, all&#8217;epoca, quando, secondo l&#8217;odierno <em>storytelling<\/em> statunitense, si trovava ancora nel <em>club<\/em> dei &#8220;Paesi liberi&#8221;, la situazione era devastante. Inutile sottolineare che buona parte delle colpe fosse nella mancata redistribuzione degli utili dell&#8217;oro nero.<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 successo in seguito? Con l&#8217;avvento di Hugo Chavez alla presidenza, nel 1998, le riforme socialiste introdotte dal <em>leader<\/em> bolivariano hanno, pur in quadro di difficolt\u00e0 e sottosviluppo e pur tra fenomeni eclatanti di corruzione e inefficienza, ridotto la povert\u00e0 in maniera sostanziale, redistribuendo quella ricchezza che, in precedenza, era concentrata in pochissime mani. <a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-il_venezuela_ha_ridotto_la_povert_estrema_del_44_nonostante_la_guerra_economica\/5694_26710\/\">Basti pensare che la povert\u00e0 estrema, nel Paese, si aggirava alla fine del 2018 intorno a un tasso del 4,4%, come ha recentemente spiegato all&#8217;ONU il vicepresidente con delega alla Pianificazione, Ricardo Men\u00e9ndez, mentre prima della presidenza Chavez viaggiava sul 12%. <\/a>Inoltre il coefficiente di Gini, indice che misura il livello di disuguaglianza nei Paesi e che va da un minimo di zero a un massimo di uno, era pari, sempre a fine 2018, a 0,38, mentre prima della rivoluzione viaggiava sullo 0,49. Non solo.Tra il 1999 e il 2013, il tasso di disoccupazione del Venezuela si dimezza, il reddito pro capite raddoppia e calano tutti gli indicatori negativi, incluso quello sulla mortalit\u00e0 infantile.<\/p>\n<p>Chavez fu sempre malvisto dagli Stati Uniti, sfuggendo anche a un tentativo di colpo di Stato, nel 2002 (<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-il_curriculum_dellinviato_usa_in_venezuela_golpe_contro_chavez_nel_2002_guerra_alliraq_2003_scandalo_irancontra_appoggio_ai_dittatori_di_hounduras_salvador_guatemala\/82_26880\/\">orchestrato dal diplomatico <em>USA<\/em> Elliot Abrams, appena nominato inviato statunitense ufficiale per la crisi venezuelana&#8230;)<\/a>. Non riusc\u00ec per\u00f2 a sfuggire al tumore, che lo port\u00f2 alla morte nel 2013. L&#8217;erede, Nicolas Maduro, non si \u00e8 dimostrato all&#8217;altezza della sfida quanto il predecessore, non essendo stato in grado di far compiere al Paese\u00a0bolivariano il passo successivo: quello, appunto, della diversificazione dell&#8217;economia. A corollare un nuovo periodo di difficolt\u00e0 scatenato dall&#8217;improvviso deprezzamento, dovuto alla non certo disinteressata speculazione sui mercati azionari, del bolivar, la moneta nazionale, che \u00e8 stata inghiottita da una spirale di inflazione a tre zeri, le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dalla presidenza Trump nel 2017. Il documento ha impedito ai cittadini e alle banche statunitensi di comprare e vendere nuove obbligazioni emesse dal governo venezuelano e dalla compagnia petrolifera statale <em>PDVSA<\/em>. Un colpo durissimo per un&#8217;economia interamente basata sull&#8217;oro nero (e che inoltre \u00e8 il quarto esportatore di petrolio sul mercato americano). Eppure, sempre nel 2017, curiosit\u00e0, la banca d&#8217;affari americana <em>Goldman Sachs<\/em> acquist\u00f2 circa 2,8 miliardi di dollari (a 31 centesimi di dollaro l&#8217;una) di obbligazioni emesse da<em> PDVSA<\/em> nel 2014, secondo il Wall Street Journal. &#8220;<em>Queste obbligazioni raddoppiano di valore se Maduro se ne va<\/em>&#8220;, disse in proposito a <em>Forbes<\/em> Jan Dehn, capo della ricerca presso il Gruppo Ashmore ed esperto di finanza internazionale&#8230;<\/p>\n<p>Per rispondere all&#8217;attacco economico, il presidente Maduro var\u00f2, lanciandola a novembre 2018, una criptomoneta con cui vendere il petrolio venezuelano e bypassare le sanzioni, il <em>petro-coin<\/em>. Una scelta, quella di vendere il petrolio in riserve diverse dal dollaro, che in passato aveva, per usare un eufemismo, portato &#8220;sfortuna&#8221; a personalit\u00e0 quali Saddam Hussein o Mu&#8217;ammar Gheddafi. Contemporaneamente Maduro intratteneva rapporti con la Turchia (sempre per bypassare le sanzioni attraverso l&#8217;utilizzo delle riserve auree nazionali), mentre arrivavano a Caracas (dicembre 2018) i bombardieri russi Tupolev Tu 160 per esercitazioni militari congiunte.<\/p>\n<p>In quel preciso istante ha fatto la sua comparsa sulla scena Juan Guaido: 35enne, era fino a pochi mesi prima sostanzialmente uno sconosciuto. Addirittura, secondo un sondaggio, sconosciuto all&#8217;81% della stessa popolazione venezuelana. Peraltro, Guaido non era nemmeno un membro di alto rango all&#8217;interno del suo stesso partito, il movimento socialdemocratico <em>Volont\u00e0 popolare.<\/em> Eppure, all&#8217;inizio di gennaio, \u00e8 stato scelto come presidente dell&#8217;Assemblea nazionale, il parlamento unicamerale del Venezuela, in mano alle opposizioni. Inoltre, come scrive Daniele Perra su <em>Eurasia<\/em>, &#8220;<a href=\"https:\/\/www.eurasia-rivista.com\/attacco-al-venezuela\/\"><em>gi\u00e0 nel febbraio dell\u2019anno passato, l\u2019ammiraglio Kurt W. Tidd, Comandante in capo dello United States Southern Command, propose un piano dall\u2019emblematico nome in codice Plan to overthrow the Venezuelan Dictatorship \u2013 Masterstroke. In esso, oltre alle dichiarazioni di rito sulla necessit\u00e0 di rovesciare una dittatura sinistrorsa che infetta l\u2019intero continente sudamericano e sull\u2019efficacia che una simile azione potrebbe avere nel procacciare consensi interni ed internazionali all\u2019amministrazione Trump, veniva presentata nel dettaglio la strategia da utilizzare per incrementare fino ad un livello critico l\u2019instabilit\u00e0 nel Paese caraibico. Cos\u00ec l\u2019ammiraglio Tidd sottolineava l\u2019esigenza di incoraggiare il malcontento popolare attraverso la scarsit\u00e0 dei beni di prima necessit\u00e0 (in primo luogo cibo e medicine) e di intensificare la denuncia del governo Maduro come illegittimo, criminale e usurpatore attraverso un sapiente utilizzo dei canali di propaganda<\/em><\/a>&#8220;. Guarda caso \u00e8 quello che \u00e8 poi effettivamente accaduto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Che cosa vogliono realmente gli Stati Uniti dal Venezuela? Pi\u00f9 democrazia? Ovviamente, come l&#8217;esperienza recente dovrebbe aver insegnato, il problema non \u00e8 certamente questo. E non lo \u00e8 mai stato. Bisogna infatti iniziare col dire che il Venezuela \u00e8 il Paese pi\u00f9 ricco al mondo in termini di riserve petrolifere. Non il secondo, non il terzo, ma il primo Stato, davanti a colossali produttori come Arabia Saudita, Kuwait e via discorrendo. 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