{"id":1581,"date":"2019-07-03T13:30:09","date_gmt":"2019-07-03T11:30:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=1581"},"modified":"2019-07-03T13:30:58","modified_gmt":"2019-07-03T11:30:58","slug":"la-nuova-via-della-seta-e-leurasia-una-prospettiva-strategica-di-lungo-termine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2019\/07\/03\/la-nuova-via-della-seta-e-leurasia-una-prospettiva-strategica-di-lungo-termine\/","title":{"rendered":"La Nuova via della seta e l&#8217;Eurasia: una prospettiva strategica di lungo termine"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1583 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/07\/Copertina-3-2019-Fronte-212x300.jpg\" alt=\"Copertina-3-2019-Fronte\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/07\/Copertina-3-2019-Fronte-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/07\/Copertina-3-2019-Fronte-725x1024.jpg 725w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/07\/Copertina-3-2019-Fronte.jpg 2008w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/>Quello della Nuova via della seta (o <em>BRI \u2013 Belt and Road Initiative<\/em>) \u00e8 stato un tema molto affrontato dai media generalisti in occasione della visita, avvenuta in primavera, del presidente cinese Xi Jinping in Italia. <a href=\"https:\/\/www.eurasia-rivista.com\/negozio\/lv-la-nuova-via-della-seta\/\" target=\"_blank\">E proprio questo \u00e8 il tema di copertina del 55esimo numero di <em>Eurasia \u2013 Rivista di studi geopolitici<\/em>, appena uscito<\/a>. Peraltro, proprio in occasione della visita di Xi Jinping, l\u2019Italia ha aderito al progetto cinese siglando un protocollo d&#8217;intesa. In molti hanno sollevato criticit\u00e0 di natura commerciale, paventando possibili rischi per la sovranit\u00e0 e la sicurezza nazionali\u2026<\/p>\n<p>\u201c<em>Qualora la firma del protocollo d\u2019intesa programmatica con la Repubblica Popolare Cinese<\/em> \u2013 commenta il direttore di Eurasia, il professor Claudio Mutti, di tutt\u2019altra opinione &#8211; <em>avesse un seguito concreto (eventualit\u00e0 sulla quale pesa come un macigno la disapprovazione statunitense), l\u2019Italia verrebbe a disporre di una straordinaria possibilit\u00e0 per incrementare il suo sviluppo economico: le imprese italiane potrebbero partecipare ai grandi investimenti in tutti i paesi eurasiatici toccati dai corridoi della nuova Via della Seta, come fanno altri paesi europei. D\u2019altronde diverse compagnie cinesi hanno gi\u00e0 acquisito partecipazioni importanti nei porti dell\u2019Europa, da Amburgo e da Rotterdam fino a Marsiglia e a Valencia. Ora, siccome per contare sullo scacchiere internazionale sarebbe necessario che l\u2019Europa imparasse a muoversi in modo unitario, l\u2019accordo di Roma con Pechino potrebbe rappresentare il primo passo per un accordo complessivo tra l\u2019Unione Europea e la Repubblica Popolare Cinese. E il vantaggio non sarebbe solo economico, perch\u00e9 la cooperazione con la Cina, lungi dal comportare una minaccia alle sovranit\u00e0 nazionali, \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 per il recupero di una sovranit\u00e0 reale ed effettiva da parte dell\u2019Europa intera. La Cina infatti, cos\u00ec come la Russia ed altri paesi realmente sovrani del Continente eurasiatico, rappresenta un\u2019alternativa al sistema di alleanze che gli USA utilizzano per mantenere l\u2019Italia e gli altri paesi europei in condizioni di sottomissione politica e militare\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La BRI pu\u00f2 dunque essere uno strumento per svincolare l&#8217;Italia dalla ormai pluridecennale sottomissione alle logiche geopolitiche atlantiche, visto che il rapporto con Pechino risale indietro di secoli?<\/p>\n<p>\u201c<em>Come \u00e8 spiegato anche in questo numero di Eurasia<\/em> \u2013 prosegue Mutti &#8211; <em>lo scopo del progetto cinese consiste nel connettere nuovamente, come all\u2019epoca delle carovane e dei mercanti veneziani, le membra costitutive dell\u2019unico corpo continentale eurasiatico; e questo non soltanto sotto il profilo commerciale, ma \u2018abbattendo finalmente quel muro invisibile che, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, divide la parte occidentale dell\u2019Eurasia da quella orientale, contrapponendole a vantaggio della talassocrazia americana\u2019. \u00c8 vero, Pechino vuole rilanciare traffici e commerci sulle rotte marittime e sui tracciati terrestri che fin dai tempi dell\u2019Impero Romano e del Celeste Impero mettevano in relazione le due estremit\u00e0 della massa eurasiatica. Ma siccome oggi la Via della Seta attraversa alcune delle aree di crisi fra le pi\u00f9 delicate al mondo, per la Cina diventa necessario garantire pace e stabilit\u00e0 agli Stati coinvolti in tale iniziativa. Il fatto che gli Stati Uniti d\u2019America e i circoli atlantisti in Europa e in Italia considerino il progetto cinese con evidente preoccupazione conferma che esso rappresenta una straordinaria opportunit\u00e0 se si vuole liberare il Continente eurasiatico dall\u2019intrusione nordamericana\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0, ma quale \u00e8 la prospettiva geopolitica cinese nel lungo termine? Quale pu\u00f2 essere, in tale prospettiva, il suo rapporto con la Federazione Russa? E con gli Stati Uniti?<\/p>\n<p><em>\u201cLa Cina<\/em> &#8211;\u00a0conclude Mutti &#8211; <em>\u00e8 una potenza storicamente priva di vocazione espansionista, tant\u2019\u00e8 vero che i suoi confini sono rimasti praticamente gli stessi nel corso dei secoli. Ancora oggi, per quanto concerne le linee ispiratrici della sua politica estera, la Repubblica Popolare Cinese rimane sostanzialmente fedele ai principi della Conferenza di Bandung, la quale nel 1955 dichiar\u00f2 necessaria la cooperazione tra paesi diversi, indipendentemente dalle differenze di ordinamento politico, e proclam\u00f2 la necessit\u00e0 di difendere la sovranit\u00e0 degli Stati contro le intromissioni imperialiste. Essendo convinta che il principio dell\u2019equilibrio possa garantire una tendenziale parit\u00e0 nelle relazioni internazionali e possa assicurare una certa stabilit\u00e0, la Cina respinge il tentativo statunitense di costruire un ordine unipolare e sostiene invece la necessit\u00e0 di un ordine multipolare fondato sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra Stati sovrani. Dovendo fare i conti con le mire degli USA, i quali hanno eletto l\u2019area Asia-Pacifico come zona cruciale per i futuri equilibri internazionali e vi hanno dispiegato un massiccio schieramento di forze in funzione anticinese, Pechino ha stabilito con Mosca un\u2019intesa strategica. Particolarmente rilevante \u00e8 la cooperazione russo-cinese in Asia centrale, dove la Repubblica Popolare Cinese e la Federazione Russa sono riuscite ad arrestare la penetrazione statunitense verso il mackinderiano Heartland. Il professor Gilbert Rozman, autore di uno studio sull\u2019attuale pensiero strategico cinese, ha messo in luce alcune ragioni strutturali che sembrano conferire un carattere duraturo al processo di integrazione dei rapporti politici, economici e diplomatici tra Mosca e Pechino. Le due potenze stringono relazioni reciproche per fronteggiare le attuali minacce esterne e si attestano su posizioni analoghe sul piano internazionale, schierandosi dalla stessa parte nei principali conflitti globali\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quello della Nuova via della seta (o BRI \u2013 Belt and Road Initiative) \u00e8 stato un tema molto affrontato dai media generalisti in occasione della visita, avvenuta in primavera, del presidente cinese Xi Jinping in Italia. E proprio questo \u00e8 il tema di copertina del 55esimo numero di Eurasia \u2013 Rivista di studi geopolitici, appena uscito. Peraltro, proprio in occasione della visita di Xi Jinping, l\u2019Italia ha aderito al progetto cinese siglando un protocollo d&#8217;intesa. 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