{"id":1868,"date":"2019-11-13T15:14:26","date_gmt":"2019-11-13T14:14:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=1868"},"modified":"2019-11-13T17:08:57","modified_gmt":"2019-11-13T16:08:57","slug":"30-anni-senza-muro-70-anni-di-nato-davvero-lalleanza-e-nata-in-funzione-anti-sovietica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2019\/11\/13\/30-anni-senza-muro-70-anni-di-nato-davvero-lalleanza-e-nata-in-funzione-anti-sovietica\/","title":{"rendered":"30 anni senza Muro, 70 anni di NATO. Davvero l&#8217;Alleanza \u00e8 nata in funzione anti-sovietica?"},"content":{"rendered":"<p>Pochi giorni fa, il 9 novembre, si \u00e8 celebrato il trentennale della caduta del Muro di Berlino. Ma il 2019 \u00e8 anche l\u2019anno in cui\u00a0cade il 70esimo anniversario dalla fondazione della <em>NATO<\/em>. Un\u2019alleanza militare nata, secondo le letture pi\u00f9 tradizionali, per contrastare il blocco sovietico ma che, appunto, trent\u2019anni dopo il disfacimento di quest\u2019ultimo, \u00e8 ancora ben presente e salda in Europa. Chi qui scrive ne ha allora approfittato per scambiare due chiacchiere con Roberto Motta Sosa, saggista, studioso di storia delle relazioni internazionali, membro d<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1870 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/11\/1384001863-muro-berlino-0-300x200.jpeg\" alt=\"1384001863-muro-berlino-0\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/11\/1384001863-muro-berlino-0-300x200.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/11\/1384001863-muro-berlino-0.jpeg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>el gruppo di analisti di \u201c<em>Geopolitica.info\u201d<\/em>, portale del Centro studi di Geopolitica e Relazioni Internazionali.<\/p>\n<p>Dunque davvero la NATO, come vuole una vulgata ricorrente, nacque esclusivamente in funzione antisovietica? O le sue origini risalgono a momenti e finalit\u00e0 sancite in precedenza?<\/p>\n<p><em>\u201cA uno sguardo retrospettivo che voglia considerare le origini della NATO<\/em> &#8211; spiega Motta Sosa &#8211;<em> sembrano offrirsi due letture, peraltro in parte complementari. La prima, rintracciandone gli antecedenti nel Trattato di Dunkirk siglato tra Regno Unito e Francia il 4 marzo 1947, inscrive gli eventi che tennero a battesimo l\u2019Alleanza Atlantica negli anni immediatamente seguenti la fine del Secondo conflitto mondiale. Richiamandosi al concetto di &#8216;sicurezza collettiva&#8217;, quel trattato era espressamente rivolto contro un ritorno della minaccia tedesca e concepito da francesi ed inglesi come potenzialmente estendibile ad altre potenze. Alcuni Stati europei centro-orientali, inclusi nell\u2019orbita sovietica, mostrarono interesse ad aderirvi ma, come illustrato dal ministro degli Esteri britannico Ernest Bevin in un discorso ai Comuni il 22 gennaio 1948, furono dissuasi da Mosca. Si pu\u00f2 ritenere che Stalin e Molotov avessero fiutato l\u2019ambiguit\u00e0 di un trattato che, fungendo da &#8216;cavallo di Troia&#8217;, avrebbe potuto sottrarre i Paesi dell\u2019Est all\u2019influenza sovietica. Bevin aggiunse sibillino che la Gran Bretagna fosse ancora consapevole di dovere giocare un ruolo chiave nel prevenire un nuovo conflitto in Occidente sia nel caso la minaccia dovesse provenire (nuovamente) dalla Germania o da altrove (&#8216;elsewhere&#8217;). \u00c8 superfluo aggiungere che, con quella formula, Bevin si riferisse, in ultima istanza, proprio all\u2019URSS, la quale dopo il \u201945 aveva accelerato il processo di consolidamento della propria sfera d\u2019influenza in Europa centro-orientale. Bevin espresse anche l\u2019auspicio che i contenuti del Tratto di Dunkirk fossero estesi al Benelux. Cos\u00ec fu infatti, con la firma, il 17 marzo \u201948, del Patto di Bruxelles. Dal canto suo, il Primo Ministro belga, Paul-Henri Spaak, il 28 settembre \u201948 all\u2019ONU tenne il \u201cdiscorso della paura\u201d con cui difese il Patto di Bruxelles e denunci\u00f2 apertamente l\u2019imperialismo sovietico, aggiungendo come l\u2019URSS fosse l\u2019unica potenza, tra quelle vincitrici del conflitto mondiale, che avesse accresciuto i propri confini attraverso conquiste territoriali. Era stato proprio Spaak, nel gennaio \u201948, ad affermare che, considerata la situazione della Germania, il progetto di un\u2019Unione Occidentale a scopo difensivo proposto da inglesi e francesi non avrebbe avuto senso se, \u2018in pectore\u2019, non fosse stato concepito contro l\u2019URSS e non avesse incluso gli Stati Uniti. Preceduti dai colloqui segreti intercorsi al Pentagono dal 22 marzo al 1aprile tra Canada, Stati Uniti e Regno Unito, nel luglio \u201948 presero cos\u00ec avvio a Washington gli \u2018Exploratory Talks on Security\u2019 per la negoziazione del Trattato Nordatlantico, che venne infine firmato nella capitale statunitense il 4 aprile 1949. Queste circostanze diedero origine ad un famoso adagio attribuito a Lord Ismay (primo Segretario Generale della NATO) secondo cui l\u2019Alleanza sarebbe nata per tenere \u2018fuori i russi, dentro gli americani e sotto i tedeschi\u2019. Una seconda tesi, che qui indichiamo brevemente, chiama in causa quella \u2018relazione speciale\u2019 esistente tra le due sponde anglosassoni dell\u2019Atlantico che, riscontrabile a livello embrionale negli anni in cui veniva concepita ed enunciata la Dottrina Monroe, fu rinvigorita all\u2019indomani della Prima guerra mondiale attraverso think tank creati \u2018ad hoc\u2019 quali il British Institute of International Affairs (oggi Chatham House) e il Council on Foreign Relations. All\u2019interno di questi \u2018inner circles\u2019 sarebbero state discusse le basi su cui fondare il lungo e non sempre consensuale passaggio dall\u2019egemonia britannica a quella statunitense. Secondo questa lettura, la nascita della NATO nel \u201949 avrebbe rappresentato il suggello a tale disegno, sancendo l\u2019inizio della \u2018pax americana\u2019\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Una lettura, quest&#8217;ultima, certamente interessante. Poich\u00e9 aprirebbe una nuova prospettiva sul significato dell&#8217;Alleanza Atlantica.\u00a0Come\u00a0sul fatto che,\u00a0nonostante la celebre frase che il segretario di Stato USA, James Baker, rivolse a Gorbaciov il 9 febbraio 1990 (&#8220;<a href=\"https:\/\/it.sputniknews.com\/opinioni\/201802045609183-gorbaciov-promesse-marinaio-nato\/\" target=\"_blank\"><em>La NATO non si espander\u00e0 ad est nemmeno di un centimetro<\/em>&#8220;<\/a>), la sua espansione da allora \u00e8 proseguita quasi inarrestabile. L\u2019ultima novit\u00e0 \u00e8 il possibile prossimo ingresso dell\u2019Ucraina. Si pone dunque la questione dello scopo della <em>NATO:<\/em>\u00a0difensivo o aggressivo? E quanto questo strumento, che sembra sempre di pi\u00f9 avere lo scopo di evitare la saldatura strategica tra alcuni Paesi europei e la Federazione Russa, contrasta con i reali interessi geopolitici dell\u2019Europa?<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019Alleanza (al pari delle installazioni militari dei Paesi membri ad essa correlate)<\/em> \u2013 prosegue l\u2019analista &#8211; <em>ha, sin dalle sue origini, finalit\u00e0 dichiaratamente difensive come del resto indicato nel Preambolo e negli articoli 1 e 2 del Trattato Nordatlantico. In quanto struttura di difesa e sicurezza collettiva ovvero regionale, nel trattato che la istitu\u00ec non viene menzionato alcun nemico specifico. L\u2019unica deroga, peraltro tutt\u2019ora oggetto di dibattito circa i suoi aspetti giuridico-internazionali, fu rappresentata dall\u2019operazione \u2018Allied Force\u2019 condotta nel 1999 contro la Repubblica Federale di Yugoslavia senza manifesta copertura dell\u2019ONU e motivata sulla base del principio di \u2018intervento umanitario\u2019. Bisogna inoltre ricordare che nel corso degli anni Novanta la NATO procedette ad una sorta di trasformazione, adeguando il proprio concetto strategico e le sue strutture a compiti \u2018full range\u2019 concernenti anche missioni \u2018non articolo-5&#8242; di \u2018peace support\u2019 e \u2018other crisis-response operations\u2019. Vi \u00e8 poi la situazione concernente quelle che l\u2019Alleanza ritiene siano minacce attuali alla sicurezza connesse all\u2019acuirsi della crisi ucraina (2014) con espresso riferimento alla postura della Federazione Russa, identificata come rischiosamente asservita. A tal proposito, nel suo discorso del 7 novembre scorso, il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, parlando da Berlino, ha ribadito che l\u2019occupazione (definita illegale) della Crimea e la violazione (imputata alla Russia) del Trattato INF rappresentino elementi di grave turbamento dell\u2019ordine internazionale. Dal canto suo, Mosca, partner (ma) oramai quiescente della NATO, mediante la questione della cosiddetta \u2018broken promise\u2019 continua ad eccepire la violazione di garanzie (che sarebbero state) fornite alla leadership sovietica negli anni Novanta dagli Stati Uniti in merito al non allargamento ad Est dell\u2019Alleanza Atlantica. Sarebbe tuttavia azzardato sostenere se e quanto gli obiettivi della NATO, intesa come comunit\u00e0 Euro-atlantica, siano ovvero appaiano in contrasto con i singoli interessi geoeconomici dei suoi membri europei, poich\u00e9 se tali impedimenti fossero comprovabili risulterebbero non conformi al principio contenuto nell\u2019articolo 2 del Trattato Nordatlantico secondo cui ciascun Stato membro deve sforzarsi di eliminare ogni ostacolo nell\u2019ambito delle politiche economiche internazionali favorendo la cooperazione. Si pu\u00f2 quindi forse ritenere che, almeno rispetto alle tematiche economiche, le problematiche siano riconducibili alla dimensione delle relazioni bilaterali, piuttosto che ad una contrapposizione NATO\/Russia\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Recentemente il presidente francese Macron, tra i pi\u00f9 ferventi sostenitori di una difesa europea, ha affermato (presto criticato dalla cancelliera tedesca Merkel) che la<em> NATO<\/em> sarebbe in stato di morte celebrale. La Francia vuole recuperare quel progetto di un\u2019Europa \u201cterza forza\u201d tra<em> USA<\/em> e\u00a0URSS (oggi il blocco eurasiatico) che gi\u00e0 De Gaulle prospettava? E l\u2019Europa pu\u00f2 davvero &#8220;liberarsi&#8221; della <em>NATO<\/em>?<\/p>\n<p>\u201c<em>Macron<\/em> \u2013 conclude Motta Sosa &#8211;<em> si riferiva soprattutto al vecchio e ricorrente tema della difesa comune europea che il 25 giugno 2018, su impulso francese, ha assunto la forma della \u201cInitiative europ\u00e9enne d&#8217;intervention\u201d (IEI), a cui sino ad oggi hanno dichiarato di volere aderire, insieme alla Francia, dodici Stati europei membri (ad eccezione della Svezia, che non aderisce dell\u2019Alleanza Atlantica, e della Norvegia, che non \u00e8 membro UE) sia della NATO che dell\u2019UE. L\u2019Italia ha comunicato la sua adesione il 19 settembre scorso. Il Presidente francese ha posto due questioni in particolare: la necessit\u00e0, dopo la fine della stagione bipolare, di un adeguamento dello &#8216;scopo sociale&#8217; della NATO e l\u2019idea che si possa costruire quella che egli ha definito l\u2019&#8217;autonomie strat\u00e9gique europ\u00e9ene&#8217;, in antitesi alla visione di un\u2019Europa progettata come &#8216;junior partner des Am\u00e9ricains&#8217;. A ci\u00f2 si possono verosimilmente accostare le mai sopite ambizioni francesi ovvero golliste, che Macron ha lasciato trasparire affermando che in caso di Brexit la Francia resterebbe l\u2019unica potenza nucleare nell\u2019UE. Quest\u2019ultimo passaggio rischia tuttavia di entrare in contraddizione con quanto da lui stesso sostenuto circa il fatto che il lungo periodo di stabilit\u00e0 osservato in Europa dopo il \u201945 sia stato il frutto di \u2018une \u00e9quation politique sans h\u00e9g\u00e9monie qui [a permis] la paix\u2019. Sembra inoltre di capire che per Macron, la \u2018mort c\u00e9r\u00e9bral\u2019 della NATO riguarderebbe soprattutto le modalit\u00e0 dell\u2019intervento turco in Siria (definito \u201cagression\u201d) e i rischi connessi all\u2019articolo 5 dell\u2019Alleanza Atlantica ossia le possibili conseguenze derivanti dall\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Alleanza e dei suoi membri europei di evitare che gli opposti obiettivi di Ankara e Damasco entrino militarmente in contatto nel teatro siriano. Quanto alla \u2018liberazione europea dalla NATO\u2019 nessun membro europeo sino ad oggi ha manifestato l\u2019intenzione di uscire dall\u2019Alleanza. Unicamente la Francia, come noto, si distacc\u00f2 dal solo comando militare integrato nel 1966 rientrandovi per\u00f2 nel 2009. Se nessun alleato europeo ha sino ad oggi palesato ovvero formalizzato una simile istanza \u00e8 plausibile ipotizzare due cose: o la NATO, a tutt\u2019oggi, continua, tutto sommato, a rispondere alle esigenze dei suoi membri, oppure non si \u00e8 ancora trovata una valida alternativa ad essa. Si consideri che il Trattato Nordatlantico contiene strumenti che potrebbero fornire una soluzione a tale dilemma. L\u2019articolo 13 prevede infatti che, trascorsi vent\u2019anni dalla firma del trattato, un membro possa cessare di farne parte trascorso un anno dal deposito della sua notifica di denuncia presso il governo degli Stati Uniti. L\u2019articolo 12 contempla altres\u00ec l\u2019eventualit\u00e0 che, dopo dieci anni dall\u2019entrata in vigore del trattato, in qualsiasi momento le parti contraenti, su richiesta di una di esse, possano consultarsi per sottoporlo a revisione. Dai contenuti dell\u2019intervista rilasciata da Macron all\u2019\u2019Economist\u2019 il 7 novembre scorso sembra di potere prudentemente dedurre che l\u2019IEI possa affiancarsi, anzich\u00e9 sostituirsi, alla NATO quale braccio operativo dei suoi membri europei nel teatro mediterraneo-mediorientale&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Una questione che balza all\u2019occhio, visto il protagonismo proprio di Macron ma anche della stessa Merkel pone la questione di chi, in ipotesi, potrebbe rappresentare in futuro la potenza egemone di un\u2019Europa \u201cpost-NATO\u201d. Ma la questione fondamentale, soprattutto, \u00e8 se un\u2019Europa simile sia possibile.<\/p>\n<p><em>\u201cIl proficuo perseguimento<\/em> \u2013 conclude Motta Sosa &#8211;<em> di una geopolitica coerente con i propri interessi nazionali \u00e8 soprattutto il frutto di un efficace mix di \u2018hard\u2019 e \u2018soft power\u2019. La questione \u00e8 se ci\u00f2 possa avvenire anche per un agglomerato di Stati eterogenei quale \u00e8 l\u2019UE. Durante la Guerra Fredda l\u2019Europa, perch\u00e9 stremata da due guerre mondiali combattute nell\u2019arco di trent\u2019anni, aveva delegato giocoforza buona parte del suo \u2018hard power\u2019 alla NATO ovvero ai processi decisionali facenti capo al corpo politico e militare dell\u2019Alleanza. Piaccia o no, di fatto, per settant\u2019anni l\u2019\u2019esercito comune europeo\u2019 \u00e8 stata rappresentato dalla NATO. Nei decenni, questa circostanza ha apportato dei vantaggi: dalla fine della Seconda guerra mondiale all\u2019insorgere delle guerre jugoslave (1991) l\u2019Europa ha vissuto una seconda \u2018belle \u00e9poque\u2019, grazie anche all\u2019ombrello fornitole dall\u2019Alleanza Atlantica. Considerate queste premesse, porsi la questione di una leadership europea incarnata da un singolo Stato appare anacronistica, perch\u00e9 riproporrebbe forse lo scenario di una corsa per l\u2019egemonia che nei primi quattro decenni del Novecento era gi\u00e0 stata risolta chiamando in causa e accettando un egemone extraeuropeo, gli Stati Uniti. Macron, nella sua recente intervista, ha affermato di volere la Germania \u2018avec nous\u2019. Tuttavia la cancelliera e il ministro degli Esteri tedesco hanno ritenuto di censurare il giudizio del capo dell\u2019Eliseo sulla NATO, sostanzialmente allineandosi alla \u201cdifesa d\u2019ufficio\u201d pronunziata da Stoltenberg. Sino ad oggi ogni residua competizione franco-tedesca \u00e8 stata risolta mediante la sintesi rappresentata dalla, effettiva, \u2018due diligence\u2019 di Parigi e Berlino sui principali temi inerenti al funzionamento della comunit\u00e0 europea. Va da s\u00e9 che mentre la Francia pu\u00f2 oggi rivendicare un primato militare sull\u2019antico nemico, dal canto suo, la Germania rappresenta un importante anello di congiunzione tra l\u2019Europa occidentale e la Russia, come, ad esempio, testimoniano le questioni energetiche connesse al gasdotto Nord Stream (sgradito agli Stati Uniti). Peraltro, la storia del Novecento ha gi\u00e0 assistito ad una alleanza europea guidata dalla Francia: nel primo dopoguerra Parigi fu patrocinatrice del sistema della Piccola Intesa, che raggruppava Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania. Nel 1933 tale alleanza divenne un\u2019organizzazione internazionale con un Consiglio permanente, un Segretario e un Consiglio economico. Nata per contenere soprattutto il revisionismo ungherese, nell\u2019agosto del \u201938 quell\u2019alleanza fin\u00ec invece per stringere patti che consentirono a Budapest di riarmarsi (Accordi di Bled) esaurendosi infine nel corso di quello stesso anno a Monaco a causa della condotta delle potenze occidentali intervenute nella gestione della crisi cecoslovacca\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pochi giorni fa, il 9 novembre, si \u00e8 celebrato il trentennale della caduta del Muro di Berlino. Ma il 2019 \u00e8 anche l\u2019anno in cui\u00a0cade il 70esimo anniversario dalla fondazione della NATO. Un\u2019alleanza militare nata, secondo le letture pi\u00f9 tradizionali, per contrastare il blocco sovietico ma che, appunto, trent\u2019anni dopo il disfacimento di quest\u2019ultimo, \u00e8 ancora ben presente e salda in Europa. 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