{"id":1927,"date":"2019-12-11T13:54:21","date_gmt":"2019-12-11T12:54:21","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=1927"},"modified":"2019-12-11T17:11:08","modified_gmt":"2019-12-11T16:11:08","slug":"prospettive-geopolitiche-per-comprendere-una-materia-complessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2019\/12\/11\/prospettive-geopolitiche-per-comprendere-una-materia-complessa\/","title":{"rendered":"Prospettive geopolitiche per comprendere una materia complessa"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1929 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/12\/prospettive-geopolitiche-200x300.jpg\" alt=\"prospettive-geopolitiche\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/12\/prospettive-geopolitiche-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/12\/prospettive-geopolitiche.jpg 321w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Si tratta di un libro di poco pi\u00f9 di ottanta pagine. Eppure \u201c<a href=\"https:\/\/www.nonsolostoria.it\/storia-titoli-vari\/7326-prospettive-geopolitiche.html\" target=\"_blank\"><em>Prospettive geopolitiche<\/em><\/a>\u201d, opera di Claudio Mutti, direttore della rivista di studi geopolitici <a href=\"https:\/\/www.eurasia-rivista.com\/\" target=\"_blank\"><em>Eurasia<\/em><\/a>, edito da Effepi, \u00e8 uno di quei testi da possedere assolutamente. Da possedere ma, naturalmente, anche e soprattutto da leggere. Condensata in poche pagine di saggio \u00e8 infatti una spiegazione di cosa sia realmente la geopolitica, di cui tanto oggi si parla (e straparla) e quali siano gli orizzonti del mondo contemporaneo, attraversato da una crescente complessit\u00e0 connessa, in parte, con lo stagliarsi all\u2019orizzonte di una prospettiva multipolare. Un testo per esperti ma anche per neofiti della materia, utilissimo per iniziare a comprendere il tema cos\u00ec come per districarsi nelle tante informazioni che i media generalisti propinano sull&#8217;argomento.<\/p>\n<p><em><strong>\u201c<\/strong>Prescindendo dall\u2019uso e dall\u2019abuso che da un quarto di secolo viene fatto del termine \u2018geopolitica\u2019<\/em> \u2013 spiega Mutti &#8211; <em>spesso applicato sic et simpliciter alle relazioni internazionali, alla politica estera, alla geostrategia e prendendo invece in considerazione le definizioni fornite dagli studiosi, possiamo definire la geopolitica come lo studio delle relazioni internazionali in una prospettiva spaziale che consideri l\u2019influenza esercitata dal fattore geografico sulla politica estera degli Stati. La nascita di questa disciplina pu\u00f2 essere collocata tra la fine del XIX e l\u2019inizio del XX secolo, quando, col dirompente ingresso della nascente potenza statunitense sulla scena mondiale, fu avvertita la necessit\u00e0 di studiare le concrete possibilit\u00e0 di un nuovo \u2018nomos della terra\u2019, dal momento che gli orizzonti si erano allargati rispetto alla prospettiva europea. Per lo pi\u00f9 vengono indicati, come \u2018padri fondatori\u2019 della geopolitica, il geografo ed etnologo tedesco Friedrich Ratzel (1844-1904) e il geografo, politologo e sociologo svedese Rudolf Kjell\u00e9n (1864-1922), al quale viene attribuito il primo impiego del termine \u2018geopolitica\u2019. Seguirono l\u2019inglese Halford John Mackinder (1861-1947) e il tedesco Karl Haushofer (1869-1946), i quali diedero risalto al dualismo terra-mare, focalizzando la loro attenzione sul conflitto che contrappone un centro di potere continentale ed uno talassocratico\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Ma, nel suo saggio, il professor Mutti spiega anche la relazione tra la geopolitica e una visione del mondo religiosa. Che non \u00e8 assolutamente campato per aria.<\/p>\n<p><em>\u201cIl concetto di genius loci<\/em> \u2013 prosegue l\u2019autore &#8211;<em> residuo fossile di un aspetto dell\u2019antica religione romana che un commentatore dell\u2019Eneide riassumeva con la frase \u2018Nullus locus sine genio\u2019, ha a che fare con quella che Ren\u00e9 Gu\u00e9non chiamava &#8216;geografia sacra&#8217;. In uno dei saggi contenuti in Prospettive geopolitiche mi sono posto la questione se non sia possibile applicare alla geopolitica l\u2019affermazione di Carl Schmitt secondo cui \u201ctutti i concetti pi\u00f9 pregnanti della moderna dottrina dello Stato sono concetti teologici secolarizzati\u201d, affermazione che riecheggia questa stupefacente frase di Proudhon: \u2018Il est surprenant qu\u2019au fond de notre politique nous trouvions toujours la th\u00e9ologie\u2019. Ora, la geopolitica non \u00e8 n\u00e9 \u2018geografia sacra\u2019, n\u00e9 teologia, n\u00e9 tanto meno metafisica; quello che a mio parere si pu\u00f2 dire \u00e8 che, come la geografia ha fornito tutta una serie di elementi al simbolismo tradizionale, cos\u00ec alcune caratteristiche nozioni geopolitiche hanno custodito la traccia evidente di una visione religiosa del mondo\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Un altro tema affrontato, di grande attualit\u00e0, \u00e8 quello delle migrazioni, croce e delizia del dibattito politico.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il fenomeno migratorio<\/em> \u2013 argomenta Mutti &#8211; <em>\u00e8 cos\u00ec vario, multiforme, complesso ed esteso, che negli ultimi anni ho avvertito la necessit\u00e0 di dedicare ad esso, in qualit\u00e0 di direttore, tre o quattro numeri della rivista di studi geopolitici \u2018Eurasia\u2019. Nelle pagine di Prospettive geopolitiche in cui viene affrontato questo argomento, mi sono limitato ad abbozzare una tipologia della migrazione sulla base delle diverse definizioni e classificazioni di tale fenomeno. Per quanto concerne le cause dei flussi migratori che investono l\u2019Europa, le cause che possono essere indicate sono molteplici. I flussi migratori provenienti dal Vicino Oriente sono dovuti per lo pi\u00f9 alla destabilizzazione che le aggressioni occidentali hanno causata in quell\u2019area; come ha detto il presidente siriano nella recente intervista censurata dalla RAI, \u2018milioni di persone non potevano vivere qui, quindi hanno dovuto lasciare la Siria\u2019. Nel caso dei flussi di provenienza africana, al saccheggio del continente da parte delle multinazionali si \u00e8 aggiunta la distruzione della Giamahiria Libica, commissionata dagli USA ai collaborazionisti di Parigi e Londra. Infine, non devono essere trascurate quelle che Kelly M. Greenhill (gi\u00e0 assistente del senatore John Kerry e consulente del Pentagono) definisce in un suo celebre studio \u2018migrazioni coatte progettate\u2019 (coercive engineered migrations). Le centrali \u2018spirituali\u2019 e le organizzazioni \u2018filantropiche\u2019 coinvolte in queste operazioni sono fin troppo note\u201d. \u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Nel suo saggio Mutti affronta anche un tema molto affascinante. Quello della \u201cgeopolitica delle lingue\u201d. In tempi di anglofonia dominante e pervasiva anche questo necessita di essere analizzato in profondit\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u201cNel rapporto tra lo spazio fisico e lo spazio politico<\/em> \u2013 spiega il direttore di Eurasia &#8211;<em> il fattore linguistico svolge un ruolo che non pu\u00f2 essere ignorato dalla geopolitica. Per illustrare il carattere multiforme del nesso che lega egemonia linguistica ed egemonia politico-militare, non sar\u00e0 superfluo ricordare i punti di vista espressi da alcune eminenti personalit\u00e0 politiche e militari. Il Maresciallo di Francia Louis Lyautey defin\u00ec la lingua come \u2018un dialetto che ha un esercito e una marina\u2019; un altro Maresciallo, Iosif Vissarionovi\u010d Stalin, nei suoi scritti di linguistica inquadra il rapporto fra le lingue in una cornice conflittuale, affermando che \u2018vi possono essere soltanto lingue vincitrici e lingue sconfitte\u2019. Infine, ecco una considerazione estremamente esplicita e realistica fatta da Sir Winston Churchill nel 1943: \u2018Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gl\u2019imperi del futuro sono quelli della mente\u2019. Quindi, se \u00e8 vero che l\u2019importanza di una lingua dipende spesso dalla potenza politica, militare ed economica del paese che la parla e la impone e se \u00e8 vero che le sconfitte geopolitiche comportano quelle linguistiche, \u00e8 anche vero che la diffusione internazionale di una lingua aumenta il prestigio, l\u2019influenza culturale e quella politica del paese corrispondente. La colonizzazione linguistica dell\u2019Europa da parte della lingua inglese illustra tutto ci\u00f2 nella maniera pi\u00f9 tragica\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Si tratta di un libro di poco pi\u00f9 di ottanta pagine. Eppure \u201cProspettive geopolitiche\u201d, opera di Claudio Mutti, direttore della rivista di studi geopolitici Eurasia, edito da Effepi, \u00e8 uno di quei testi da possedere assolutamente. Da possedere ma, naturalmente, anche e soprattutto da leggere. 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