{"id":2098,"date":"2020-05-23T11:41:44","date_gmt":"2020-05-23T09:41:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2098"},"modified":"2020-05-23T11:41:44","modified_gmt":"2020-05-23T09:41:44","slug":"il-recovery-fund-e-la-suggestiva-immagine-di-uneuropa-a-tre-teste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/05\/23\/il-recovery-fund-e-la-suggestiva-immagine-di-uneuropa-a-tre-teste\/","title":{"rendered":"Il Recovery Fund e la suggestiva immagine di un&#8217;Europa a tre teste"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2099 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/05\/kerberos-4857603_960_720-300x200.jpg\" alt=\"kerberos-4857603_960_720\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/05\/kerberos-4857603_960_720-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/05\/kerberos-4857603_960_720.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ci voleva probabilmente una pandemia per far comprendere ai vertici della politica tedesca che il MES &#8211; Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, concepito in altri tempi e con rigore ideologico neoliberista, non poteva essere lo strumento adatto a fronteggiare le sfide poste da un cataclisma sociale ed economico di vasta portata,\u00a0quello frutto del Covid-19. Cos\u00ec anche Angela Merkel \u00e8 stata costretta ad ammettere che &#8220;<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/recovery-fund-la-tattica-tedesca-sullindustria-che-torna-buona-per-litalia\/2025820\/\" target=\"_blank\"><em>Lo Stato nazionale non ha futuro, la Germania star\u00e0 bene solo se l\u2019Europa star\u00e0 bene<\/em><\/a>&#8220;, nel presentare l&#8217;accordo sul <em>Recovery Fund<\/em> proposto dall'&#8221;aquila bicipite&#8221; franco-tedesca, che dopo qualche tempo \u00e8 tornata a farsi sentire indirizzando le linee di un&#8217;Unione Europea seriamente a rischio di deragliare per la rigidit\u00e0 dei cosiddetti &#8220;falchi&#8221;, i\u00a0 Paesi\u00a0austeristi\u00a0del nord (Svezia, Danimarca e Olanda in primis), sulle misure di contrasto alle conseguenze socio-economiche della pandemia.<\/p>\n<p>Gli stessi &#8220;falchi&#8221; che ora, con l&#8217;Austria, si oppongono a questo accordo che prevede l&#8217;emissione di 500 o 1000 miliardi di euro in titoli comuni, per finanziare un rilancio economico senza prestiti, come invece, come noto, prevederebbe il ricorso al MES. Certo, permangono alcune criticit\u00e0 e alcune zone d&#8217;ombra. <a href=\"https:\/\/www.ilparagone.it\/attualita\/recovery-fund-un-mes-sotto-mentite-spoglie\/\" target=\"_blank\">Secondo Thomas Fazi, che fa riferimento soprattutto alla situazione italiana, per esempio<\/a>, <em>&#8220;l\u2019emissione di titoli comuni non rappresenta di per s\u00e9 un\u2019innovazione rivoluzionaria: gi\u00e0 lo fa il Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (MES), per intenderci. Per quanto riguarda la questione dei \u201ctrasferimenti a fondo perduto\u201d, \u00e8 presto per cantare vittoria. Se \u00e8 vero, infatti, che i singoli Stati non saranno chiamati a rimborsare individualmente le somme ricevute, \u00e8 altrettanto vero che per\u00f2 tutti gli Stati membri saranno chiamati a rimborsare (in base al PIL) il debito comune emesso dalla Commissione. E questo comporter\u00e0 ovviamente trasferimenti significativi da parte dei maggiori Stati della UE, inclusa l\u2019Italia, attraverso un maggiore prelievo fiscale. Dunque alla fine, come vale oggi per il bilancio europeo, a determinare se un paese ci avr\u00e0 guadagnato o meno dal Recovery Fund sar\u00e0 il saldo finale tra la somma che avr\u00e0 ricevuto dal fondo in questione e la somma che invece sar\u00e0 chiamato a metterci dentro. Tanto per capirci: anche oggi l\u2019Italia riceve finanziamenti &#8216;a fondo perduto&#8217; dalla UE, ma il suo saldo complessivo \u00e8 negativo, il che vuol dire che l\u2019Italia versa pi\u00f9 soldi di quanti ne riceva dall\u2019Europa&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie, tuttavia, che lo sforzo di Germania e Francia per &#8220;gettare il cuore oltre l&#8217;ostacolo&#8221; (si consenta questa banale figura retorica) sia stato determinante per superare un impasse\u00a0che poteva davvero minare alla stessa sopravvivenza di un&#8217;Unione tragicamente divisa, anche in un momento drammatico come quello generato dal Coronavirus. E, se \u00e8 pur vero che alcune critiche al <em>Recovery Fund<\/em> sono comprensibili da parte dei sovranisti italiani, dato che l&#8217;Italia da comunque annualmente al bilancio europeo pi\u00f9 di quanto ne riceva indietro, non si pu\u00f2 ignorare che, <a href=\"https:\/\/it.sputniknews.com\/italia\/202005229114485-conte-sul-recovery-fund-una-svolta-epocale-il-mes-non-serve\/\" target=\"_blank\">come ha affermato lo stesso<em> premier<\/em> italiano Giuseppe Conte<\/a>, si tratti di una svolta storica poich\u00e9 la Germania, per la prima volta, <em>&#8220;accetta la logica del debito comune europeo e addirittura accetta la proposta condivisa con la Francia, che ci siano contributi a fondo perduto sino a 500 miliardi&#8221;.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E chiss\u00e0 che questa svolta, seppur parzialmente soddisfacente, non possa essere un passo verso la costruzione di una cabina di regia europea non pi\u00f9 &#8220;carolingia&#8221; (<a href=\"https:\/\/www.eurasia-rivista.com\/le-aspirazioni-neocarolingie-di-francia-e-germania\/\" target=\"_blank\">cio\u00e8 quella condivisa da Berlino e Parigi, cementata simbolicamente dal Patto di Aquisgrana del gennaio 2019<\/a>) ma, <a href=\"https:\/\/www.agi.it\/politica\/news\/2020-05-20\/ue-recovery-fund-paesi-nord-8665718\/\" target=\"_blank\">come la ha\u00a0efficacemente definita Nicola Graziani in un articolo di analisi su <em>Agi.it<\/em><\/a>, &#8220;lotaringia&#8221;. Costituita, cio\u00e8, da Germania, Francia e Italia. &#8220;<em>\u00c8 che la mossa franco-tedesca &#8211; scrive Graziani &#8211; che di fatto viene in aiuto all\u2019Italia, riporta l\u2019Unione ai vecchi equilibri, che non sono solo quelli del 1957. Sono molto, molto pi\u00f9 antichi. Sono retaggi medievali, cio\u00e8 cose appena accadute. Se fossero pi\u00f9 antiche, sarebbero addirittura archetipi. Non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 indelebile di un archetipo. Con l\u2019intesa fra Merkel e Macron (&#8230;) rinasce\u00a0l\u2019Europa Lotaringica, quella disegnata dalla spartizione del Sacro Romano Impero tra i tre figli di Ludovico il Pio. Si noti l\u2019originale divisione dei confini: Germania di qua, Francia di l\u00e0 e in mezzo, per l\u2019appunto, la Lotaringia cui spettava il titolo imperiale. E cos\u2019era la Lotaringia? La striscia di terra che correva lungo il Reno e calava gi\u00f9, superando le Alpi e scendendo fino al Marchesato della Tuscia. In altre parole: l\u2019Italia, legata politicamente e persino territorialmente, a dispetto delle stesse sue montagne, all\u2019Europa del Nord. Ora, \u00e8 di questo che non possono avere che paura Scandinavi e Osterlicchi (gli osterlicchi sono gli austriaci secondo Dante: \u00e8 a lui che devono la loro prima citazione storica). Un\u2019Europa con un tale asse che va da nord a sud li condanna alla marginalit\u00e0&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Un&#8217;originale\u00a0rilettura delle vicende del continente e un&#8217;immagine potentemente suggestiva che, per\u00f2, trova fondamento nel suo considerare l&#8217;Italia come parte integrante del cuore d&#8217;Europa, di quel centro &#8220;imperiale&#8221; che, del resto, la penisola porta nel suo patrimonio genetico. Perch\u00e9, non bisogna dimenticarlo, proprio dallo &#8220;stivale&#8221; part\u00ec la costruzione del primo impero europeo della storia: quello di Roma. Ora, non basta certamente il <em>Recovery Fund<\/em> per fantasticare sulla riscoperta di una centralit\u00e0 europea in uno scenario globale che non \u00e8 certamente quello dell&#8217;Alto Medioevo. Tuttavia, con gli Stati Uniti di Trump da un lato e l&#8217;espansionismo asiatico (ovvero cinese) dall&#8217;altro, se l&#8217;Europa deve trovare la propria autonomia sono questi i passi necessari. Con il rigore e i prestiti al limite dell&#8217;usura (circoscritti, peraltro, a interventi per il solo comparto sanitario&#8230;) che erano stati proposti dai tecnocrati al comando a Bruxelles, purtroppo, il futuro sembrava molto meno roseo.\u00a0Ci hanno dovuto pensare Berlino, Parigi e Roma. Bene cos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci voleva probabilmente una pandemia per far comprendere ai vertici della politica tedesca che il MES &#8211; Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0, concepito in altri tempi e con rigore ideologico neoliberista, non poteva essere lo strumento adatto a fronteggiare le sfide poste da un cataclisma sociale ed economico di vasta portata,\u00a0quello frutto del Covid-19. 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