{"id":2153,"date":"2020-07-31T09:10:31","date_gmt":"2020-07-31T07:10:31","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2153"},"modified":"2020-07-31T09:10:31","modified_gmt":"2020-07-31T07:10:31","slug":"recovery-fund-come-funziona-e-quali-sono-i-punti-oscuri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/07\/31\/recovery-fund-come-funziona-e-quali-sono-i-punti-oscuri\/","title":{"rendered":"Recovery Fund. Come funziona? E quali sono i punti oscuri?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/07\/CommissioneUE.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2154 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/07\/CommissioneUE-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/07\/CommissioneUE-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/07\/CommissioneUE-768x513.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/07\/CommissioneUE.jpg 957w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Che cos&#8217;\u00e8 il <em>Recovery Fund<\/em>? E davvero qualche Paese, come l&#8217;Italia, rischia di perderci? Gli interrogativi, in seguito all&#8217;approvazione dell&#8217;accordo da parte del Consiglio Europeo della scorsa settimana, sotto la presidenza del belga Charles Michel, sono ancora moltissimi. In realt\u00e0 bisogna cominciare con il dire che l&#8217;accordo raggiunto riguardava due punti differenti<a href=\"https:\/\/www.agi.it\/economia\/news\/2020-07-22\/tutto-quello-che-bisogna-sapere-sul-recovery-fund-9222143\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">: da un lato il consueto bilancio pluriennale dell&#8217;Unione Europea dal 2021 al 2027, che sar\u00e0 pari a 1074 miliardi di euro, finanziato attraverso i contributi netti degli Stati membri, dall&#8217;altro il piano &#8220;<em>Next Generation EU&#8221;,<\/em> un&#8217;integrazione straordinaria del bilancio comunitario del valore complessivo di 750 miliardi, che \u00e8 poi l&#8217;accordo noto come &#8220;<em>Recovery Fund<\/em>&#8220;<\/a>. Quest&#8217;ultimo, voluto per contrastare le conseguenze socio-economiche della pandemia da Coronavirus, sar\u00e0 finanziato, per la prima volta nella storia della costruzione comunitaria, con una condivisione del debito: questo dovr\u00e0 essere ripagato dall&#8217;UE entro il 2058. Con la condivisione, la Commissione diventer\u00e0 di fatto l&#8217;attore principale della politica finanziaria dell&#8217;Unione.<\/p>\n<p>Se, dal punto di vista dell&#8217;integrazione politica, il Recovery Fund \u00e8 sicuramente un passo avanti, va detto che, rispetto all&#8217;iniziale proposta del presidente di turno, Michel, che prevedeva un <em>&#8220;Next Generation EU<\/em>&#8221; composto da 500 miliardi di sussidi (quindi che gli stati membri non devono restitutire) e 250 di prestiti, su pressione dei cosiddetti &#8220;Paesi frugali&#8221;, si \u00e8, nella versione finale, arrivati a 390 miliardi di sussidi e 360 di prestiti. Un enorme passo indietro se si considera inoltre l&#8217;iniziale proposta italiana, che prevedeva un Recovery Fund da 1500 miliardi composto in prevalenza da erogazioni a fondo perduto.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i sussidi approvati, questi arrivano in massima parte dal fondo denominato <em>Recovery and Resilience Facility (RRF),<\/em> per una cifra pari a 312,5 miliardi e per 77,5 miliardi da fondi destinati a piani di sviluppo specifici (sostenibilit\u00e0, green economy, digitalizzazione). I prestiti, invece, saranno tutti erogati attraverso il fondo RRF. L&#8217;accordo sui fondi, prima di essere considerato definitivo, deve ancora essere approvato in sede di Parlamento europeo e, successivamente, ratificato dai vari parlamenti nazionali dei Paesi membri.<\/p>\n<p><strong>IL LUNGO ITER DI APPROVAZIONE DEI PIANI NAZIONALI &#8220;DI RIPRESA E RESILIENZA&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Questi, per accedere ai fondi, che saranno erogati a partire dal 2021, dovranno presentare un &#8220;<em>Piano nazionale di ripresa e resilienza&#8221;<\/em> di durata triennale (2021-2023). I piani presentati dai singoli stati dovranno essere sottoposti alla Commissione che li valuter\u00e0 entro due mesi dalla presentazione, in base soprattutto a due criteri. Il primo, e qui iniziano le note pi\u00f9 dolenti, \u00e8 la cossiddetta &#8220;condizionalit\u00e0&#8221;, vale a dire la coerenza con le Raccomandazioni specifiche per paese <em>(CSR, Country Specific Recommendations)<\/em> emesse dalla Commissione, che attualmente si rifanno ancora a quelle del 2019, prevedendo la riduzione della spesa pubblica primaria in termini nominale (cio\u00e8 maggiore austerit\u00e0&#8230;) e riduzione del peso delle pensioni sulla spesa pubblica. Il secondo criterio sar\u00e0 l&#8217;efficacia nel contribuire alla transizione verde e digitale.<\/p>\n<p>Una volta approvati dalla Commissione, i piani nazionali dovranno essere approvati, entro quattro settimane, anche dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata. Durante l&#8217;iter i piani saranno inoltre sottoposti a una valutazione da parte del Comitato economico e finanziario. In questa sede, se anche un solo Paese avr\u00e0 dei dubbi sul rispetto degli obiettivi da parte di un&#8217;altro Stato membro, potr\u00e0 chiedere che questi vengano sottoposti al Consiglio europeo, bloccando di fatto l&#8217;erogazione fino a un periodo massimo di tre mesi. Una misura, questa del <em>&#8220;freno di emergenza&#8221;<\/em>, chiesta dai Paesi frugali capitanati dall&#8217;Olanda, cos\u00ec come lo sconto sul loro contributo al bilancio comunitario (<em>rebate<\/em>), che dovr\u00e0 essere saldato dagli altri, tra cui l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Posto che ancora non si sa a quale tasso di interesse i fondi saranno raccolti sui mercati finanziari, quest&#8217;ultima, considerando solo la sua parte dei sussidi (e non dei prestiti) del <em>Recovery Fund<\/em>, dovrebbe ricevere ogni anno un contributo netto in termini di trasferimenti di 4,2 miliardi di euro. A questi, <a href=\"https:\/\/threadreaderapp.com\/thread\/1285538863776178176.html\">secondo una proiezione di Silvia Merler, analista del fondo di investimenti <em>Algebris<\/em><\/a>, andrebbero sottrati i 3,8 miliardi di euro che l&#8217;Italia versa in media annualmente come contributo netto al bilancio UE e 1,5 miliardi di contributo allo sconto per i &#8220;frugali&#8221;. Ebbene, secondo questa proiezione, l&#8217;Italia, senza considerare la quota prestiti del <em>Recovery Fund<\/em>, sarebbe cos\u00ec comunque &#8220;in passivo&#8221; di 1,1 miliardi l&#8217;anno.<\/p>\n<p>Bisogna ammettere che, affidandosi a questi dati, la prospettiva, almeno per il bel Paese, non sembrerebbe molto esaltante, al contrario di Spagna e Polonia, gli altri due maggiori beneficiari del Recovery Fund, che godrebbero invece di una sovvenzione netta di 8,1 e 12,9 miliardi rispettivamente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Che cos&#8217;\u00e8 il Recovery Fund? E davvero qualche Paese, come l&#8217;Italia, rischia di perderci? Gli interrogativi, in seguito all&#8217;approvazione dell&#8217;accordo da parte del Consiglio Europeo della scorsa settimana, sotto la presidenza del belga Charles Michel, sono ancora moltissimi. 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