{"id":2209,"date":"2020-09-12T11:21:43","date_gmt":"2020-09-12T09:21:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2209"},"modified":"2020-10-20T08:38:27","modified_gmt":"2020-10-20T06:38:27","slug":"terre-rare-cobalto-e-impero-mondiale-della-finanza-cosa-si-muove-davvero-dietro-hi-tech-e-green-economy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/09\/12\/terre-rare-cobalto-e-impero-mondiale-della-finanza-cosa-si-muove-davvero-dietro-hi-tech-e-green-economy\/","title":{"rendered":"Terre rare, cobalto e impero mondiale della finanza. Cosa si muove davvero dietro hi-tech e &#8220;green economy&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/09\/fotovoltaico.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2210 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/09\/fotovoltaico-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/09\/fotovoltaico-300x158.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/09\/fotovoltaico-1024x538.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/09\/fotovoltaico-768x403.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2020\/09\/fotovoltaico.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sulla <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/06\/29\/sinofobia-e-nuova-guerra-fredda-il-virus-acceleratore-nellultimo-numero-di-eurasia\/\">nuova guerra fredda silenziosa tra l&#8217;Occidente americano e l&#8217;Eurasia che guarda a Pechino<\/a>, si staglia, minacciosa, l&#8217;ombra dell&#8217;impero globale che valica i confini dei singoli attori statuali in causa. Si tratta dell&#8217;impero mondiale della tecno-finanza, frutto del saldamento strategico tra i colossi dell&#8217;<em>hi-tech<\/em> e quelli del denaro, tutti con radici saldamente impiantate negli Stati Uniti d&#8217;America, il cuore del capitalismo globale e globalista, ma con una visione di fondo che,<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/07\/16\/blm-e-trump-il-ruolo-cosmetico-della-destra-nellordine-mondiale-liberale\/\"> a differenza di quella proposta da Donald Trump e dal suo <em>entourage<\/em>, non ha bisogno, pur essendosi probabilmente comunque servito, a livello tattico, dell&#8217;ostilit\u00e0 anti-cinese di questi ultimi, di affermare la supremazia statunitense in termini statuali o nazionali<\/a>. Perch\u00e9 l&#8217;impero, in realt\u00e0, sa bene che la sua<a href=\"https:\/\/www.globalresearch.ca\/full-spectrum-dominance-totalitarian-democracy-in-the-new-world-order\/14046\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> <em>full spectrum dominance <\/em><\/a>(&#8220;<em>egemonia ad ampio spettro&#8221;<\/em>)\u00a0si basa su altro.<\/p>\n<p>E, per far comprendere la complessit\u00e0 della situazione e l&#8217;estensione davvero planetaria di questo dominio totalitario, non c&#8217;\u00e8 forse tema migliore rispetto a quello delle cosiddette \u201cterre rare\u201d, un argomento davvero poco conosciuto al di fuori degli ambienti degli addetti ai lavori degli studi strategici. Questo termine, conosciuto con la sigla<em> REE (Rare Earth Elements<\/em>) deriva dalla scoperta, fatta sul finire del XVIII secolo, dal chimico e militare svedese Carl Axel Arrhenius. Questi, in una cava, scopr\u00ec un minerale, la gadolinite, da cui poteva essere sintetizzato un ossido non comune (da cui l&#8217;aggettivo \u201c<em>rare<\/em>\u201d): il gadolinio. Era la prima delle \u201cterre rare\u201d. Le altre 16 vennero scoperte nel tempo e andarono a riempire le caselle vuote della tavola periodica. Sono tutti metalli lantanidi: lutezio, scandio, itterbio, lantanio, cerio, olmio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, disprosio, europio, terbio, erbio, tulio e ittrio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questi minerali sono cos\u00ec importanti? La risposta \u00e8 semplice. Senza le \u201cterre rare\u201d l&#8217;industria oggi predominante, quella tecnologica, non potrebbe praticamente esistere. Con questi 17 elementi vengono prodotti infatti quegli oggetti che sono entrati nella quotidianit\u00e0 degli esseri umani e senza i quali, forse, l&#8217;economia mondiale per come oggi la conosciamo si fermerebbe: dagli <em>smartphone<\/em> ai <em>tablet<\/em>, dai<em> computer<\/em> ai<em> monitor<\/em>, passando per schede madri, stampanti, televisori, magneti, catalizzatori, laser e fibre ottiche. Ma le \u201cterre rare\u201d sono fondamentali anche in vista di quella \u201crivoluzione verde\u201d che il capitale globale sostiene a spada tratta nell&#8217;ottica di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/08\/30\/la-teoria-del-grande-reset-globale-laccusa-il-lockdown-favorito-dai-potenti-della-terra\/\">quello che il <em>World Economic Forum<\/em> di Davos ha recentemente definito \u201c<em>Grande Reset Globale\u201d<\/em><\/a>: turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e batterie per veicoli elettrici sarebbero impossibili da produrre senza questi minerali. Infine la tecnologia militare: anche i missili Cruise vengono realizzati grazie alle \u201cterre rare\u201d.<\/p>\n<p><strong>PRODUZIONE ED ESTRAZIONE DI &#8220;TERRE RARE&#8221; E COBALTO: IL VANTAGGIO SEMBRA NETTAMENTE CINESE&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Ebbene apparir\u00e0 subito chiaro come chi possieda cospicue riserve di questi materiali abbia, sostanzialmente, in mano i destini dell&#8217;umanit\u00e0. Quello che spesso si racconta, nelle poche volte in cui anche sui media cosiddetti \u201cgeneralisti\u201d viene affrontato il tema, \u00e8 che a possedere questo vantaggio competitivo (per usare un eufemismo) sia la Repubblica Popolare Cinese. Il che, in linea di massima, \u00e8 assolutamente corretto.<\/p>\n<p>La Cina possiede riserve di terre rare per 44 milioni di tonnellate, le pi\u00f9 vaste della Terra se si pensa che il Brasile e il Vietnam (al secondo posto a pari merito in questa particolare classifica) ne detengono solamente la met\u00e0, 22 milioni. Seguono la Russia, con 12 milioni, l&#8217;India con sei, l&#8217;Australia con tre e gli Stati Uniti d&#8217;America con \u201cappena\u201d 1,4 milioni di tonnellate. Tuttavia, un conto sono le riserve, un altro la capacit\u00e0 produttiva. Anche qui, per\u00f2, la Cina domina il mercato, producendo 120mila tonnellate l&#8217;anno. Seguono, in questa ulteriore graduatoria, l&#8217;Australia con 20mila tonnellate, gli Stati Uniti con 15mila tonnellate e la Birmania con 5mila.<\/p>\n<p>Stante questa situazione, attualmente, circa l&#8217;80% dei metalli di questo tipo utilizzati dagli Stati Uniti vengono importati dalla Cina. Questo dato, oltre a spiegare ulteriormente la natura delle guerre commerciali che in anni recenti hanno visto opposte Pechino e Washington, danno l&#8217;idea di come la partita sia stata gi\u00e0 ampiamente vinta dalla prima piuttosto che dalla seconda. Per essere pi\u00f9 chiari,<a href=\"https:\/\/it.euronews.com\/2019\/08\/16\/terre-rare-cosa-sono-e-perche-sono-fondamentali-nella-disputa-usa-cina\"> citando l&#8217;agenzia stampa europea<em> Euronews<\/em>,<\/a> <em>\u201csecondo i dati del governo degli Stati Uniti, la Cina ospita circa il 36,7% delle riserve mondiali di terre rare ed \u00e8 responsabile del 70,6% della produzione globale totale di questi metalli\u201d<\/em>. E, nella medesima situazione degli Stati Uniti, si trovano altre realt\u00e0, come l&#8217;Europa e il Giappone.<\/p>\n<p>Si aggiunga a queste considerazioni che, oltre alle \u201cterre rare\u201d per supportare la produzione degli oggetti elettronici prima citati, servono altri materiali. Tra tutti, uno dei pi\u00f9 importanti \u00e8 il cobalto. Ebbene, questo minerale si trova stipato in grandi quantit\u00e0 in Africa, per la precisione soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, fornitore, nel 2017 per quasi il 70% della domanda globale complessiva. Numeri da capogiro, destinati ad aumentare. Riporta un <a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/terre-rare-tecnologie-schiavismo-e-padroni-del-mondo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">articolo di inchiesta, datato 2018, di Saverio Pipitone<\/a> che il prezzo del cobalto \u201c<em>da gennaio 2016 a luglio 2018 \u00e8 triplicato passando da 10 a 32 dollari la libbra, con ingenti guadagni che in Congo vanno a vantaggio di governanti o signori della guerra in combutta a corporation straniere e a svantaggio di almeno 100.000 lavoratori, di cui 40.000 bambini \u2013 dato UNICEF del 2014 \u2013 che lo estraggono a mano o con strumenti rudimentali per 12 ore al giorno alla misera paga di 2 dollari\u201d<\/em>. Tuttavia anche in questa nuova \u201ccorsa all&#8217;oro\u201d per il cobalto africano e, nella fattispecie, congolese, la Cina sembra primeggiare e, attraverso societ\u00e0 come il colosso China Molybdenum, che ha recentemente acquisito la miniera di Tenke, proprio in Congo, per la cifra di 2,6 miliardi di dollari, o la Zhejiang Huayou Cobalt, punta con decisione all&#8217;egemonia sul mercato.<\/p>\n<p><strong>&#8230; MA DIETRO LE QUINTE SI MUOVE LA SOLITA FINANZA AMERICANA, CHE SPINGE PER L&#8217;ECONOMIA &#8220;VERDE&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8, tuttavia, un grosso \u201cma\u201d da posporre a quanto appena scritto. Perch\u00e9, anche dietro le quinte di questi colossi cinesi, si muovono i fili dei burattinai della finanza internazionale. Cio\u00e8 occidentale. Cio\u00e8 americana. <a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/terre-rare-tecnologie-schiavismo-e-padroni-del-mondo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">S\u00ec, perch\u00e9 tutte le principali aziende cinesi (e non solo) coinvolte nel business dell&#8217;estrazione hanno in comune la presenza massiva, nel proprio capitale azionario, dei grandi fondi di investimento. Si tratta di realt\u00e0 come <em>Vanguard Group<\/em><\/a>, di fatto il pi\u00f9 grande gruppo mondiale del risparmio gestito, con un ammontare complessivo di 5mila miliardi di dollari, che ha sede in Pennsylvania, ma anche di <em>BlackRock<\/em>, un fondo di <em>private equity<\/em> che, oggi, gestisce investimenti per 6mila miliardi di dollari,<a href=\"https:\/\/www.financialexpress.com\/economy\/british-public-debt-tops-2-trillion-pounds-for-first-time\/2061795\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> tre volte l&#8217;ammontare del debito pubblico di una nazione come la Gran Bretagna<\/a>. Ma, nella partita, ci sono altre realt\u00e0, come<em> Fidelity Investments<\/em>. Gruppi, tutti americani, che hanno scommesso sull&#8217;economia <em>green<\/em>. E che,<a href=\"https:\/\/www.woodmac.com\/news\/opinion\/The-greening-of-BlackRock-What-it-means-for-energy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> dopo essere stati accusati pesantemente di investire nelle attivit\u00e0 pi\u00f9 anti-ecologiche (come appunto l&#8217;estrazione di minerali) appaiono molto preoccupati dalla sostenibilit\u00e0 ambientale dei propri investimenti.<\/a> Tanto che lo stesso fondatore e<em> CEO<\/em> di<em> BlackRock<\/em>, Larry Fink ha spiegato le motivazioni per cui la sua azienda \u00e8 stata tra quelle che hanno dato vita alla <em>\u201cTask Force on Climate-related Financial Disclosures\u201d (TCFD<\/em>): &#8220;<em>Per la valutazione e la rendicontazione dei rischi legati al clima, nonch\u00e9 le relative questioni di governance che sono essenziali per gestirli, il TCFD fornisce un quadro prezioso&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>IL NODO DEI GIUDICI DELLA SOSTENIBILITA&#8217;<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.globalresearch.ca\/real-money-behind-new-green-agenda\/5702027\">Spiega al proposito l&#8217;analista William F.Engdahl che il TCFD<\/a> \u201c<em>\u00e8 stato creato nel 2015 dalla Bank for International Settlements, presieduto dal collega e membro del consiglio di amministrazione di Davos e capo della Bank of England Mark Carney. Nel 2016 il TCFD insieme alla City of London Corporation e al governo del Regno Unito ha creato la Green Finance Initiative, con l&#8217;obiettivo di incanalare trilioni di dollari in investimenti &#8216;verdi&#8217;. I banchieri centrali dell&#8217;Financial Stabilty Board hanno nominato 31 persone per formare il TCFD. Presieduto dal miliardario Michael Bloomberg, include oltre a BlackRock, JP MorganChase; Barclays Bank; HSBC; Swiss Re, la seconda pi\u00f9 grande agenzia di riassicurazione al mondo; Banca ICBC; Tata Steel, ENI, Dow Chemical, il gigante minerario BHP e David Blood di Al Gore\u2019s Generation Investment LLC\u201d.<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;altra realt\u00e0 che valuta l&#8217;azione delle multinazionali relativamente alla sostenibilit\u00e0 ambientale. Si tratta del <em>Sustainability Accounting Standards Board (SASB)<\/em>, un&#8217;organizzazione no-profit che fornisce standard contabili di sostenibilit\u00e0. \u201c<em>Questo<\/em> \u2013 spiega per\u00f2 ancora Engdahl &#8211; <em>appare rassicurante fino a quando non guardiamo a chi siano i membri del SASB che dar\u00e0 l&#8217;imprimatur favorevole al clima. I membri includono, oltre ovviamente a BlackRock, Vanguard Funds, Fidelity Investments, Goldman Sachs, State Street Global, Carlyle Group, Rockefeller Capital Management e numerose banche importanti come Bank of America-ML e UBS. Cosa sta facendo questo gruppo quadro? Secondo il loro sito web, &#8216;Dal 2011 lavoriamo per un obiettivo ambizioso di sviluppare e mantenere standard contabili di sostenibilit\u00e0 per 77 settori&#8217;. Quindi gli stessi gruppi finanziari che oggi dirigono i flussi di capitale globali verso importanti progetti minerari e di carbone e petrolio da decenni diventeranno ora gli arbitri\u201d<\/em> della sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il futuro dell&#8217;economia mondiale, di quello che viene definito \u201c<em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/08\/30\/la-teoria-del-grande-reset-globale-laccusa-il-lockdown-favorito-dai-potenti-della-terra\/\">Grande Reset Globale\u201d<\/a>,<\/em> insomma, appare, alla luce di quanto detto sopra, saldamente nelle mani dei colossi della finanza occidentale. Non \u00e8 dunque eccessivo affermare che questi stessi colossi, detenendo investimenti in attivit\u00e0 industriali quali l&#8217;estrazione dei minerali che servono a produrre tutto ci\u00f2 che, al giorno d&#8217;oggi, \u00e8 divenuto indispensabile, detengono, di fatto, un potere quasi assoluto sull&#8217;umanit\u00e0. Una situazione che \u00e8 impossibile non ritenere terrificante e distopica. Ma, del resto, di questo si tratta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sulla nuova guerra fredda silenziosa tra l&#8217;Occidente americano e l&#8217;Eurasia che guarda a Pechino, si staglia, minacciosa, l&#8217;ombra dell&#8217;impero globale che valica i confini dei singoli attori statuali in causa. Si tratta dell&#8217;impero mondiale della tecno-finanza, frutto del saldamento strategico tra i colossi dell&#8217;hi-tech e quelli del denaro, tutti con radici saldamente impiantate negli Stati Uniti d&#8217;America, il cuore del capitalismo globale e globalista, ma con una visione di fondo che, a differenza di quella proposta da Donald Trump e dal suo entourage, non ha bisogno, pur essendosi probabilmente comunque servito, a livello tattico, dell&#8217;ostilit\u00e0 anti-cinese di questi ultimi, di [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2020\/09\/12\/terre-rare-cobalto-e-impero-mondiale-della-finanza-cosa-si-muove-davvero-dietro-hi-tech-e-green-economy\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1106,"featured_media":2210,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[20879],"tags":[58,25,192036,22,34523,19200],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2209"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1106"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2209"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2209\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2338,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2209\/revisions\/2338"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2210"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2209"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2209"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2209"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}