{"id":2515,"date":"2021-08-23T16:15:13","date_gmt":"2021-08-23T14:15:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2515"},"modified":"2021-08-25T17:27:17","modified_gmt":"2021-08-25T15:27:17","slug":"talassocrazia-il-dominio-dei-mari-e-la-geopolitica-anglo-statunitense","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2021\/08\/23\/talassocrazia-il-dominio-dei-mari-e-la-geopolitica-anglo-statunitense\/","title":{"rendered":"Talassocrazia: il dominio dei mari e la geopolitica anglo-statunitense"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-2516 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima-214x300.jpg 214w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima-732x1024.jpg 732w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima-768x1075.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima-1097x1536.jpg 1097w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima-1463x2048.jpg 1463w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Marco-Ghisetti-TALASSOCRAZIA-Prima.jpg 1772w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a>Nonostante quanto sta accadendo in Afghanistan abbia risvegliato le opinioni attestanti un loro supposto declino, gli Stati Uniti d\u2019America sono ancora, almeno al momento, l\u2019unica superpotenza mondiale, intendendo questa definizione nel senso classico. Un ruolo egemonico che gli Usa ereditarono, dopo le due guerre mondiali, dall&#8217;Impero Britannico. Entrambi evidentemente di cultura anglosassone, questi imperi condividono anche il medesimo destino geopolitico, quello che accomuna le potenze talassocratiche. Basate, cio\u00e8, sul dominio dei mari. Non \u00e8 forse azzardato sostenere che, senza una presa di coscienza di questa realt\u00e0, del suo retroterra teorico e delle sue implicazioni, tutt&#8217;altro che secondarie, sarebbe forse impossibile comprendere le logiche sottostanti alle scelte strategiche di Washington e Londra negli ultimi due secoli.<\/p>\n<p>Utile per dissezionare l&#8217;universo concettuale e strategico alla base delle mosse anglo-americane del presente e del passato pu\u00f2 essere, allora, un saggio di recente pubblicazione, opera di un brillante e giovane analista italiano, Marco Ghisetti ed edito da Anteo. Il titolo dell&#8217;opera, \u201c<a href=\"https:\/\/www.anteoedizioni.eu\/negozio\/classici\/talassocrazia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Talassocrazia. I fondamenti della geopolitica anglo-statunitense\u201d<\/em><\/a>, illustra gi\u00e0 in maniera chiara quali siano i suoi contorni.<\/p>\n<p><em>\u201cNon vi \u00e8 dubbio<\/em> \u2013 spiega l&#8217;autore &#8211; <em>che vi sia una forte continuit\u00e0 tra l\u2019Impero britannico e l\u2019Impero statunitense, tanto che si potrebbe dire che il secondo \u00e8 l\u2019erede legittimo del primo. Tale continuit\u00e0 \u00e8 data non solo dalla forma e dalla sostanza, ma anche dal filo rosso che lega le due esperienze imperiali: infatti, l\u2019impero statunitense si \u00e8 formato ereditando quello britannico. Ho detto nella forma e nella sostanza perch\u00e9 entrambe le esperienze imperiali si fondano e si mantengono sull\u2019azione e la volont\u00e0 di uno Stato-isola (il centro dell\u2019impero) che basa e promuove la propria egemonia per il tramite di un doppio movimento &#8211; si potrebbe dire di sistole e di diastole &#8211; di isolazionismo ed interventismo, ovvero di affermazione della propria insularit\u00e0 e di proiezione anche aggressiva della propria potenza marittima ed economico-finanziaria, oltre che da una particolare organizzazione e visione del mondo di tipo mercatistico e liberale. Inoltre, il loro pensarsi come uno Stato-isola che si affaccia a ridosso di un continente di dimensioni molto pi\u00f9 grandi rispetto a loro (l\u2019Europa per l\u2019Inghilterra, l\u2019Eurasia per gli Stati Uniti), pone loro in una condizione per la quale l\u2019eventuale unificazione ed organizzazione economico-politica di quel continente comporterebbe il definitivo tramonto della loro egeomonia, poich\u00e9 lo Stato-continente disporrebbe di una potenza di molto superiore rispetto a quella dell\u2019Isola. Per questa ragione, l\u2019imperativo strategico che accomuna sia Inghilterra che Stati Uniti \u00e8 di prevenire l\u2019unficazione di tale continente, giocando il ruolo di bilanciatore d\u2019oltreoceano ed inserendosi nelle delicate relazioni tra gli Stati continentali. Se l\u2019Inghilterra quindi si \u00e8 impegnata per tutto il periodo colombiano (XVI-XIX secoli) ad imporre e mantenere la propria egemonia marittima mentre giocava sulle divisioni continentali dell\u2019Europa, gli Stati Uniti nel periodo postcolombiano (XX secolo-oggi) mantengono la propria egemonia marittima e finanziaria mentre si impegnano a prevenire ogni tipo di coalizione o di unificazione continentale\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Il libro analizza, in maniera dettagliata, il pensiero di tre personaggi: l&#8217;ammiraglio Alfred Thayer Mahan (1840-1914), il geografo Halford John Mackinder (1861-1947) e lo studioso Nicholas John Spykman (1893-1943). Questi tre individui sono stati forse i principali teorici al servizio dell\u2019egemonia anglo-statunitense, influenzandola ancora oggi.<\/p>\n<div id=\"attachment_2517\" style=\"width: 209px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Portrait_of_Alfred_Thayer_Mahan.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-2517\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2517 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Portrait_of_Alfred_Thayer_Mahan-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Portrait_of_Alfred_Thayer_Mahan-199x300.jpg 199w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Portrait_of_Alfred_Thayer_Mahan.jpg 507w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2517\" class=\"wp-caption-text\">Alfred Thayer Mahan (1840-1914)<\/p><\/div>\n<div id=\"attachment_2518\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Halford_Mackinder_1.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-2518\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2518 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Halford_Mackinder_1-210x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Halford_Mackinder_1-210x300.jpg 210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/Halford_Mackinder_1.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2518\" class=\"wp-caption-text\">Halford Mackinder (1861-1947)<\/p><\/div>\n<p><em>\u201cIl loro pensiero<\/em> \u2013 spiega Ghisetti &#8211; <em>influenza enormemente sia le considerazioni strategiche che l\u2019orizzonte di senso con cui Inghilterra e Stati Uniti si muovono nel mondo internazionale. Innanzitutto, \u00e8 proprio loro l\u2019idea secondo la quale Stati Uniti (Mahan, Spykman) e Inghilterra (Mackinder) siano delle isole a ridosso di un grande continente (l\u2019Europa per l\u2019Inghilterra, l\u2019Eurasia per gli Stati Uniti); continente, questo, che si caratterizza per una forte divisione politica ma che se unificato ed organizzato da un attore locale disporrebbe di una potenza tale da poter facilmente sconfiggere l\u2019isola egemone. Per questa ragione, la strategia primaria che \u00e8 derivata da questa osservazione e sistematizzata, pur tra alcune differenze nei dettagli, dai tre padri della geopolitica anglo-statunitense consiste in un doppio movimento: da una parte affermare la propria insularit\u00e0 (cio\u00e8 distanza dal continente) per il tramite di una politica isolazionista e di dominio egemonico degli oceani e, dall\u2019altra, di intervenire attivamente sul continente nell\u2019ottica di mantenerlo in un neutralizzante equilibrio, quando non addirittura favorire la diffusione del potere (cio\u00e8 il frazionamento degli Stati). L\u2019affermazione della propria insularit\u00e0 ed il bisogno di dominare gli oceani per il tramite della propria marina implica anche una forte spinta al dominio commerciale e finanziario e, inoltre, una spinta a promuovere la caratterizzazione in chiave liberale, economicista ed individualista della propria ed altrui cultura. Lo sviluppo dottrinale, le riflessioni e le azioni che hanno caratterizzato Inghilterra e Stati Uniti hanno queste idee come nucleo centrale, le eventuali differenze essendo non altro che le proposte pratiche sul modo in cui sarebbe meglio promuovere i propri interessi. Vi sono certamente delle eccezioni, ma, appunto, rimangono eccezioni, ma i portatori di queste idee vengono solitamente esclusi dalle stanze dei bottoni. Per esempio, Mahan \u00e8 piuttosto fiducioso circa la superiorit\u00e0 del potere marittimo su quello terrestre; Mackinder, al contrario, ritiene che il potere terrestre ha raggiunto, nell\u2019epoca contemporanea, una tangibile superiorit\u00e0 rispetto a quello marittimo, mentre Spykman si pone a met\u00e0 tra i due. Ma tutti e tre reputano il proprio Stato una isola che deve svilupparsi in senso marittimo, liberale e che deve prevenire l\u2019unificazione del continente. Si prenda Brzezinski, in quanto autore pi\u00f9 recente rispetto ai tre padri, come esempio. Anche egli afferma senza riserve che gli Stati Uniti sono un\u2019isola circondata dall\u2019enorme continente eurasiatico e che l\u2019interesse permanente degli Stati Uniti sia quindi di mantenere tale continente in una situazione di mancata unificazione. Il modo pratico per farlo dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica e con un\u2019Europa colonizzata dagli Stati Uniti, secondo Brzezinski, \u00e8 di frazionare gli imperi continentali, imporre le forze statunitensi nelle zone di congiuntura e di collegamento eurasiatico e prevenire il formarsi di un\u2019alleanza anti-egemonica tra Russia, Iran e Cina. Insomma, il nucleo del suo pensiero \u00e8 ancora quello sistematizzato da Mahan, Mackinder e Spykman. La medesima cosa vale per le nuove strategie di politica estera che Inghilterra e Stati Uniti hanno appena pubblicato: entrambe si muovono ancora nel solco tracciato dall\u2019opera dei tre autori\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Esistono oggi le prospettive per un cambio di paradigma? La tellurocrazia (cio\u00e8 il dominio della terra) pu\u00f2 sfidare il potere del mare?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/USS_Nimitz_Nov._3_2003.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2520 size-medium alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/USS_Nimitz_Nov._3_2003-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/USS_Nimitz_Nov._3_2003-214x300.jpg 214w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2021\/08\/USS_Nimitz_Nov._3_2003.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u201cPer rispondere a questa domanda<\/em> \u2013 afferma ancora Ghisetti &#8211; <em>bisogna innanzitutto capire quanto assoluta sia la diarchia tra talassocrazia, o potere marittimo, e tellurocrazia, o potere terrestre. \u00c8 una domanda importante a cui la letteratura ha dato non solo risposte, ma anche interpretazioni diverse della domanda. Mahan, per esempio, mostra una forte sicurezza circa la prospettiva secondo cui la vera sede del potere mondiale sia l\u2019\u201coceano unito\u201d, ovvero nell\u2019unit\u00e0 degli oceani raggiunta ed imposta dalla potenza navale e commerciale di uno Stato egemone. Quindi, le sfide che gli Stati Uniti dovranno eventualmente affrontare, non possono che venire da quegli attori che, dotati di una sufficiente profondit\u00e0 territoriale e capacit\u00e0 organizzativa, sfideranno la potenza marittima egemone sul mare, cercando ovvero di strappare l\u2019egemonia talassocratica agli Stati Uniti. La Germania imperiale dell\u2019anteguerra, la quale si mostr\u00f2 in grado di organizzare intorno a s\u00e9 l\u2019Europa e di creare un\u2019alleanza persino con l\u2019Impero ottomano costitu\u00ec infatti uno sfidante maggiore, secondo Mahan. Ma anche dall\u2019Asia si pu\u00f2 ergere uno sfidante, il quale sar\u00e0 quello Stato che riuscir\u00e0 ad organizzare la profondit\u00e0 terrestre asiatica e, quindi, sfruttare l\u2019arricchimento economico ottenuto con il commercio marittimo per costruire una flotta in grado di sfidare quella statunitense. Detto altrimenti, la talassocrazia anglo-statunitense, secondo Mahan, pu\u00f2 essere sfidata solo da un\u2019altra talassocrazia. \u00c8 significativo, in questo senso, che l\u2019attuale Presidente della Repubblica popolare cinese abbia dichiarato che i cinesi devono abbandonare la loro tradizionale visione tellurica del mondo per \u201cdonarsi al mare\u201d e che le accademia militari e le universit\u00e0 cinesi leggano sempre pi\u00f9 avidamente l\u2019opera di Mahan. Gli enormi progetti di costruzione navale oltre che l\u2019insistenza cinesi sul fatto che secondo loro il mediterraneo asiatico (cio\u00e8 il Mar cinese meridionale ed orientale) costituisce un lago interno cinese mostra l\u2019intenzione cinese di trasformare quelle acque in un mare interno (n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quanto fecero gli statunitensi con il mediterraneo americano, cio\u00e8 il Mar Caraibico e del Messico nel Novecento) da cui, in un secondo momento, proiettarsi, per il tramite della marina, su tutto il mondo costituisce precisamente una delle sfide all\u2019egemonia talassocratica statunitense che Mahan temeva. Si potrebbe in effetti dire che gli statunitensi, dopo aver raggiunto l\u2019egemonia oceanica grazie all\u2019opera di Mahan, sono ora sfidati dai cinesi, i quali li sfidano proprio grazie all\u2019opera dello stesso Mahan. Le cose cambiano invece con Mackinder, il quale ritiene invece che la tellurocrazia, ovvero una potenza terrestre, sia effettivamente in grado di sconfiggere la talassocrazia poich\u00e9 l\u2019eventuale organizzazione di un territorio ricco e dotato di profondit\u00e0 territoriale &#8211; quali ad esempio alcune regione del continente eurasiatico &#8211; comporterebbe la messa a frutto di un potenziale di potenza che da solo sarebbe in grado di superare quello marittimo, con l\u2019aggiunta che questa eventuale potenza tellurocratica sarebbe in grado, qualora lo volesse e grazie alla propria superiorit\u00e0 di risorse rispetto alla potenza marittima, di costruire una flotta talmente grande da sconfiggere quelle di qualsiasi altra potenza. Il Grande partenariato russo e la Nuova via della seta cinese sono i due principali progetti di integrazione continentale che, attualmente, spaventano i mackinderiani. Spykman, invece, si pone in una via intermedia rispetto a Mahan e Mackinder, ritenendo invece che le potenze veramente pi\u00f9 pericolose per il dominio anglo-statunitense siano quelle anfibie e collocate ai margini del continente eurasiatico, quali ad esempio una Germania europea e la Cina. Queste potenze sono infatti in grado sia di sfruttare la profondit\u00e0 territoriale e le ricchezze del continente eurasiatico sia di lanciare una strategia marittima, oltre che di beneficiare molto facilmente del commercio mondiale, il quale avviene principalmente sulle grandi rotte degli oceani del mondo. L\u2019esempio pi\u00f9 lampante che viene in mente nella politica mondiale attuale circa questa eventualit\u00e0 \u00e8 proprio la doppia dimensione terrestre e marittima che forma la Nuova via della seta cinese, la quale sta sempre maggiormente bussando alle porte dell\u2019Europa. Vi sono certamente sia similitudini sia differenze nel pensiero di questi tre autori, e l\u2019accumulazione del bagaglio dottrinale del pensiero internazionale e strategico anglo-statunitense si \u00e8 pressoch\u00e9 completamente sviluppato lungo le linee da loro tracciate e mostra una notevole costanza, le uniche vere differenze essendo quelle gi\u00e0 presenti nel pensiero dei tre padri della dottrina geopolitica talassocratica. Si pu\u00f2 certamente discutere sull\u2019eventualit\u00e0 della vittoria della tellurocrazia sulla talassocrazia; la domanda \u00e8 aperta e bisogna innanzitutto decidere cosa si intende con questa diarchia, e nel libro mi sono impegnato di sviscerare le varie declinazioni proposte dalla letteratura accademica e dalle riflessioni e azioni strategiche dei principali attori politici mondiali, offrendo al lettore la possibilit\u00e0 di farsi un\u2019idea autonomamente e di decidere con la sua testa quale sia la migliore definizione e declinazione dei termini. Quello che \u00e8 certo, tuttavia, \u00e8 che attualmente vi sono tutte le condizioni affinch\u00e9 si registri un cambio di paradigma, ovvero un profondo cambiamento nell\u2019ordine mondiale, gi\u00e0 nel medio termine. Tale cambiamento consiste nella nascita, solidificazione e cementificazione dell\u2019ordine mondiale multipolare, che modificherebbe enormemente l\u2019ordine mondiale unipolare nato con il crollo dell\u2019Unione Sovietica. \u00c8 infatti opportuno sottolineare che sono proprio le pi\u00f9 recenti dottrine strategiche anglo-statunitensi, appena pubblicate, a sottolineare che il decennio nel quale ci troviamo sar\u00e0 decisivo per decidere la bilancia di potere mondiale che il mondo assumer\u00e0 per tutto il resto del secolo. Ed esse sottolineano altres\u00ec che i pericoli posti all\u2019egemonia statunitense consistono proprio nel tentativo di alcuni attori internazionali (principalmente Cina, Russia ed Iran) di organizzare la massa eurasiatica a proprio favore (tellurocrazia) e di costruire una flotta sufficientemente forte (talassocrazia) nell\u2019ottica di estromettere la potenza anglo-statunitense da alcune regioni di grande importanza strategica; estromissione, questa, che potrebbe comportare lo spezzarsi del dominio che gli Stati Uniti esercitano sull\u2019oceano unito e sulle terre di confine eurasiatiche e, quindi, la drastica diminuzione dello strapotere statunitense, con la possibile conseguenza che potremmo assistere, in questo decennio, al venir meno dello strapotere statunitense. Se poi il mondo sar\u00e0 caratterizzato per un paradigma di dominio o di ordine di tipo talassocratico, tellurocratico o una via di mezzo sar\u00e0 da vedere\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nonostante quanto sta accadendo in Afghanistan abbia risvegliato le opinioni attestanti un loro supposto declino, gli Stati Uniti d\u2019America sono ancora, almeno al momento, l\u2019unica superpotenza mondiale, intendendo questa definizione nel senso classico. Un ruolo egemonico che gli Usa ereditarono, dopo le due guerre mondiali, dall&#8217;Impero Britannico. Entrambi evidentemente di cultura anglosassone, questi imperi condividono anche il medesimo destino geopolitico, quello che accomuna le potenze talassocratiche. Basate, cio\u00e8, sul dominio dei mari. 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