{"id":2867,"date":"2025-05-05T11:07:04","date_gmt":"2025-05-05T09:07:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2867"},"modified":"2025-05-05T11:07:04","modified_gmt":"2025-05-05T09:07:04","slug":"rivolta-il-cav-aveva-capito-che-francia-e-germania-ci-escludevano-trump-ecco-cosa-vuole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2025\/05\/05\/rivolta-il-cav-aveva-capito-che-francia-e-germania-ci-escludevano-trump-ecco-cosa-vuole\/","title":{"rendered":"Rivolta: &#8220;Il Cav aveva capito che Francia e Germania ci escludevano. Trump? Ecco cosa vuole&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2868\" style=\"width: 265px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2025\/05\/Dario_Rivolta.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-2868\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-2868\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2025\/05\/Dario_Rivolta.jpg\" alt=\"\" width=\"255\" height=\"255\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2025\/05\/Dario_Rivolta.jpg 183w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2025\/05\/Dario_Rivolta-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-2868\" class=\"wp-caption-text\">Dario Rivolta<\/p><\/div>\n<p>Classe 1952, forzista della primissima ora (\u00e8 stato responsabile Esteri) e deputato per tre legislature (dal 1996 al 2008, eletto in quella Brianza dove risiedeva un certo Silvio Berlusconi, sul quale ha scritto una intervista-biografia con Eric Jozsef, recentemente<a href=\"https:\/\/www.faseditore.it\/prodotto\/al-fianco-di-berlusconi-da-cavaliere-a-presidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> rinnovata e ripubblicata per i tipi di FAS Editore<\/a>. Del Cavaliere fu anche capo dello staff in Fininvest, dove ha lavorato dal 1984 al 1991), membro della Commissione permanente Affari esteri e comunitari, di cui fu vicepresidente, Dario Rivolta ha iniziato a occuparsi di questioni internazionali ben prima della sua lunga avventura politica. Per anni, infatti, si \u00e8 occupato di export, mercati internazionali e geopolitica in diversi ruoli in ambito privato, pubblico e associativo. \u00c8 stato <em>visiting professor<\/em> di Politica internazionale nelle universit\u00e0 Bicocca di Milano e alla IESEG di Parigi e analista di geopolitica per svariate pubblicazioni. In una fase internazionale turbolenta e complessa, ci rivolgiamo a lui per capire quali conseguenze potr\u00e0 avere, per l\u2019Italia, la <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica-internazionale\/meloni-incontro-trump-zelensky-non-centravano-altri-leader-2472243.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">recente visita della premier Giorgia Meloni a Washington<\/a>, ma non solo.<\/p>\n<p><strong>Alla luce della sua lunga esperienza, come legge il recente viaggio della presidente del Consiglio alla Casa Bianca?<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;A Giorgia Meloni \u00e8 ben chiaro che l\u2019Italia non pu\u00f2 permettersi n\u00e9 di allontanarsi dall\u2019Europa n\u00e9 di farlo con gli Stati Uniti. L\u2019Unione Europea \u00e8 il nostro primo mercato di esportazione e gli Stati Uniti sono attualmente il secondo. Dazi doganali di Trump permettendo, il nostro surplus commerciale con gli USA \u00e8 attualmente di circa 40 miliardi di dollari mentre la sola Unione Europea rappresenta pi\u00f9 del 51% di tutto il nostro export. Dal punto di vista economico se il nostro Pese non facesse parte dell\u2019Unione in un mondo globalizzato saremmo soltanto un pesce piccolissimo, con ci\u00f2 che ne conseguirebbe. \u00c8 pur vero che la stessa Unione, mancando di unit\u00e0 politica, non conta molto politicamente, ma esserne fuori sarebbe ancora peggio. Degli Stati Uniti \u00e8 bene ricordare che, volenti o nolenti, essi sono, attualmente e tramite la NATO, la nostra unica e vera forza di difesa possibile. \u00a0Detto ci\u00f2, viste le difficolt\u00e0 politiche che Germania e Francia incontrano attualmente \u00e8 ovvio che noi italiani si cerchi di sopperirvi rioccupando un protagonismo che negli ultimi anni si era totalmente oscurato. Da qui il viaggio della Meloni che, non lo si pu\u00f2 negare, \u00e8 stato un successo politico e soprattutto di immagine. Quanto alle conseguenze economiche per noi e per l\u2019Unione Europea \u00e8 ancora tutto da vedere&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Avendolo conosciuto da molto vicino, si possono intravedere delle linee di continuit\u00e0 tra quella che era la politica estera di Silvio Berlusconi e quella dell\u2019attuale governo di centrodestra? In molti hanno posto l\u2019accento sulle differenze emerse, quando il Cavaliere era ancora in vita, in merito alla questione ucraina.<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;Berlusconi aveva capito che l\u2019abbraccio Francia-Germania tendeva a escluderci o farci giocare un ruolo secondario. Per questo si \u00e8 avvicinato alla Gran Bretagna e, contemporaneamente, alla Russia e agli USA. Anche grazie alla sua capacit\u00e0 di intessere buoni rapporti personali con Bush e Putin l\u2019operazione gli riusc\u00ec, suscitando tuttavia il risentimento di Parigi e Berlino che non gradivano il protagonismo dell\u2019Italia. Il cambio di presidente negli Stati Uniti, l\u2019azione congiunta di francesi e tedeschi e la guerra continua contro Berlusconi fatta dalle sinistre italiane ed europee hanno dato poi inizio alle sue difficolt\u00e0. Considerato che alcune condizioni geopolitiche sono mutate, il Governo Meloni cerca di perseguire la politica di Berlusconi con i necessari cambiamenti che tengono conto dei nuovi equilibri. Quanto alla guerra in Ucraina Berlusconi, a mio giudizio, aveva ragione quando si \u00e8 espresso come si sa, ma per non fare la fine di Berlusconi, Meloni e la sua maggioranza hanno deciso di appoggiare la guerra dell\u2019Occidente contro la Russia. Molti politologi sono portati a pensare che, se avesse avuto un atteggiamento differente, sarebbe stato improbabile vederla ancora l\u00ec come presidente del Consiglio&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Inevitabile parlare di Trump. Dai dazi annunciati e poi sospesi fino alla stessa Ucraina, sembra che la posizione della sua amministrazione e quella degli alleati pi\u00f9 tradizionali degli USA, a volte, sia difficilmente conciliabile. A cosa sta puntando realmente il presidente americano con queste mosse?<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;Come ho gi\u00e0 avuto modo di affermare <a href=\"https:\/\/www.notiziegeopolitiche.net\/trump-non-e-il-pazzo-che-pensano-a-bruxelles\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">e scrivere<\/a>, credo che gli obiettivi di Trump siano due, pur legati tra loro, uno economico e l\u2019altro politico. Occorre partire dal fatto che la bilancia commerciale degli USA \u00e8 da qualche decennio fortemente deficitaria e il disavanzo sta aumentando vertiginosamente. Con la minaccia (in parte gi\u00e0 esecutiva su alcuni prodotti) di un aumento dei dazi Trump punta ad obbligare i Paesi con un surplus nel loro commercio con gli USA a riequilibrare gli scambi. In altre parole, o ci si mette d\u2019accordo nell\u2019aumentare le importazioni dagli Stati Uniti o le esportazioni di quei Paesi saranno penalizzate da alti tassi doganali che li renderanno non pi\u00f9 competitivi verso la produzione locale. Dal punto di vista politico le cose sono molto pi\u00f9 pericolose per noi europei. Nel suo primo mandato aveva sposata la politica tradizionale americana del dopo guerra fredda e cio\u00e8, utilizzando il racconto di una lotta contro le potenze autocratiche per garantire la sicurezza delle democrazie, aveva cercato di agire per impedire che la supremazia americana nel mondo fosse insidiata da potenze considerate &#8216;aggressive&#8217; quali la Russia e la Cina. In questo secondo mandato ha cambiato rotta e ora ha deciso di convincerle a lavorare con lui per gestire l\u2019ordine internazionale. \u00c8 possibile che si sia reso conto, a torto o a ragione, che la prima impostazione non sarebbe stata vincente e che ci\u00f2 che serve adesso sarebbe una nuova Yalta. Non \u00e8 un caso che dopo la sua telefonata con Putin rifer\u00ec: &#8216;\u2026Ognuno di noi ha parlato dei punti di forza delle nostre rispettive nazioni e del grande beneficio che un giorno avremo nel lavorare insieme&#8217;. Il suo inviato speciale a Mosca, Witkoff, \u00e8 stato anche pi\u00f9 preciso: &#8216;\u2026Condividere le rotte marittime, forse inviare gas in Europa insieme, forse collaborare insieme sull\u2019intelligenza artificiale&#8217;. Nel disegno di Trump, una volta ottenuto un accordo con Mosca, il prossimo passo sar\u00e0 di fare la stessa cosa con la Cina. In altre parole, l\u2019obiettivo \u00e8 di creare un nuovo ordine mondiale guidato dalle tre grandi potenze sulla base dei comuni interessi di lotta contro i \u201cnemici interni\u201d: immigrati clandestini, terroristi islamici, progressisti vari, filosofie gender e woke. E, naturalmente, la garanzia reciproca che ognuno far\u00e0 ci\u00f2 che vuole nelle rispettive aree d\u2019influenza. E i piccoli Paesi? E l\u2019Europa? Dovranno accettare ci\u00f2 che decidono i &#8216;grandi&#8217;, mancando ai &#8216;piccoli&#8217; la forza di avere una voce che riesca a farsi sentire. \u00c8 ovvio che il mondo, cos\u00ec interconnesso e con nuove realt\u00e0 economiche importanti, non \u00e8 pi\u00f9 quello del dopoguerra e la riuscita del progetto di Trump \u00e8 tutt\u2019altro che garantita&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Come si inserisce, in tale contesto, la lenta ma apparentemente progressiva de-dollarizzazione degli scambi globali?<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;La dollarizzazione dell\u2019economia globale \u00e8 ci\u00f2 che ha consentito fino ad oggi agli Stati Uniti di continuare a stampare valuta senza subire gli effetti inflattivi di un eccesso di moneta circolante. La conseguenza pi\u00f9 immediata \u00e8 che, nonostante un debito pubblico enorme, i Buoni del Tesoro americani continuano a essere richiesti sul mercato internazionale. Oltre a ci\u00f2, il controllo sul meccanismo mondiale interbancario SWIFT consente a Washington di consentire, o negare, a qualunque Paese di effettuare pagamenti interstatali senza l\u2019accordo americano. Come si \u00e8 visto, questa facolt\u00e0 \u00e8 molto applicata nel caso di sanzioni verso Paesi considerati &#8216;nemici&#8217;. \u00c8 per reagire a queste situazioni che, da almeno qualche decennio, alcuni Stati stanno cercando di superare l\u2019uso del dollaro come valuta usata negli scambi e hanno cominciato a creare un meccanismo alternativo allo SWIFT. In realt\u00e0, alcuni scambi tra certi Paesi oggi sono effettuati con pagamenti nelle valute locali e perfino l\u2019Arabia Saudita ha accettato di vendere il proprio petrolio alla Cina in cambio della valuta cinese. Contemporaneamente, gli stessi cinesi e i russi stanno facendo esperimenti con una propria valuta digitale ancorata rispettivamente allo Yuan e al Rublo. Tuttavia, nonostante il valore degli scambi internazionali pagati in dollari sia in diminuzione, il dollaro continua e continuer\u00e0 ancora per diversi anni a rimanere la valuta dominante. Ci\u00f2 perch\u00e9 nessuna altra valuta \u00e8 considerata sufficientemente &#8216;sicura&#8217; (o negoziabile liberamente) e anche un &#8216;paniere di monete&#8217; a cui si \u00e8 pensato come riferimento alternativo non sembra godere di credibilit\u00e0 diffusa. C\u2019\u00e8 poi da considerare che se il dollaro smettesse di essere cos\u00ec dominante com\u2019\u00e8 ora, ci\u00f2 implicherebbe una sua veloce svalutazione e questo nuocerebbe soprattutto a quei Paesi che hanno acquistato enormi quantit\u00e0 di BOT americani. Tra questi proprio la Cina che \u00e8 il secondo detentore mondiale dopo il Giappone di tali titoli. Paradossalmente, poich\u00e9 gli investimenti esteri delle aziende a stelle e strisce sono superiori agli investimenti stranieri negli USA, un dollaro molto debole penalizzerebbe chi ha investito negli USA e premierebbe proprio gli americani che hanno investito all\u2019estero poich\u00e9 vedrebbero rivalutarsi il loro investimento&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019Unione Europea, come anticipato, ha assunto una postura piuttosto conflittuale. Solo questioni politico-ideologiche (\u201csovranismo\u201d contro \u201cglobalismo\u201d, come direbbero i sostenitori del movimento MAGA) oppure c\u2019\u00e8 dell\u2019altro? E quale pu\u00f2 essere il ruolo della Gran Bretagna che, con la Francia, ha \u201cbenedetto\u201d la cosiddetta \u201cCoalizione dei volenterosi\u201d?<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;Francia e Gran Bretagna si sentono i maggiori sconfitti dal nuovo atteggiamento dell\u2019Amministrazione americana e questo spiega il loro atteggiamento fortemente conflittuale. Sull\u2019Ucraina \u00e8 chiaro che un accordo diretto tra Putin e Trump, magari anche economico, renderebbe del tutto ininfluenti e insignificanti i due Paesi e l\u2019Europa intera. Anche chi si aspettava di poter partecipare alla torta della ricostruzione del dopo-guerra non potr\u00e0 che accontentarsi delle briciole, e forse nemmeno di quelle. A ci\u00f2 si aggiunge che quei paesi europei che vantano un attuale surplus commerciale con gli USA potranno essere pesantemente colpiti nelle proprie economie dall\u2019entrata in vigore di dazi doganali penalizzanti. Detto ci\u00f2, l\u2019idea di inviare truppe europee in Ucraina durante la guerra in corso o \u00e8 un semplice bluff o un atto molto pericoloso che potrebbe davvero condurci verso una nuova guerra mondiale&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>Torniamo all\u2019Italia e guardiamo avanti di qualche decina d\u2019anni: alla luce di quello che ci siamo detti, quale deve essere la nostra strategia geopolitica per garantirci un futuro in un mondo che vive una fase di enormi scossoni?<\/strong><\/p>\n<p><em>&#8220;Se dovessi rispondere sulla base di cosa mi piacerebbe si facesse direi che mi piacerebbe che nei Paesi pi\u00f9 importanti dell\u2019Europa ci fossero dei leader lungimiranti e coraggiosi che ci sappiano portare verso una vera Unione politica organizzata su basi democratiche. Occorrerebbero ancora dei De Gasperi, degli Schumann, degli Adenauer. Oppure anche soltanto dei Delors o Giscard d\u2019Estaing o Helmut Schmidt. Purtroppo, ci troviamo dei politici che non sanno guardare al domani e non hanno il coraggio di rompere gli schemi entro i quali si sono formati e sono cresciuti politicamente. Tutti sono soltanto dei piccoli &#8216;sovranisti&#8217; da strapazzo. Anche Macron, che appena eletto fece un discorso bellissimo e lungimirante sul necessario sviluppo dell\u2019Europa verso un futuro di forte unit\u00e0, ha totalmente cambiato strada ed \u00e8 tornato ad essere un piccolo chauvin francese. Occorre per\u00f2 dire che di fronte a lui c\u2019era una &#8216;piccolissima&#8217; Merkel che pensava semplicemente alla sua popolarit\u00e0 immediata e, invece di immaginare una Germania europea, si limitava ad auspicare una Europa tedesca. Come poi ha lasciato la Germania lo stiamo vedendo ora. \u00a0Visto che la situazione \u00e8 questa, credo che faccia bene la Meloni a mantenere quel poco di Europa commerciale che esiste e stringere il pi\u00f9 possibile rapporti bilaterali con gli USA e con altri Paesi, come l\u2019India e la Turchia, che sono almeno una potenzialit\u00e0 per le nostre aziende esportatrici. Purtroppo, se l\u2019Europa non diventer\u00e0 una realt\u00e0 politica oltre che economica, non vedo un buon futuro, non solo per il nostro peso nel mondo che andr\u00e0 certamente diminuendo, ma anche per il futuro stesso dell\u2019attuale Unione. Infatti, con il calare del ruolo economico e politico internazionale del nostro continente, si andranno accentuando gli egoismi nazionali e non escludo nemmeno qualche deleterio passo indietro di ci\u00f2 che si era andato costruendo in Europa dagli anni Cinquanta a oggi&#8221;.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Classe 1952, forzista della primissima ora (\u00e8 stato responsabile Esteri) e deputato per tre legislature (dal 1996 al 2008, eletto in quella Brianza dove risiedeva un certo Silvio Berlusconi, sul quale ha scritto una intervista-biografia con Eric Jozsef, recentemente rinnovata e ripubblicata per i tipi di FAS Editore. Del Cavaliere fu anche capo dello staff in Fininvest, dove ha lavorato dal 1984 al 1991), membro della Commissione permanente Affari esteri e comunitari, di cui fu vicepresidente, Dario Rivolta ha iniziato a occuparsi di questioni internazionali ben prima della sua lunga avventura politica. 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