{"id":2933,"date":"2019-02-08T08:48:37","date_gmt":"2019-02-08T07:48:37","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2933"},"modified":"2025-08-28T11:18:26","modified_gmt":"2025-08-28T09:18:26","slug":"la-grande-menzogna-della-meritocrazia-chi-e-povero-resta-povero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2019\/02\/08\/la-grande-menzogna-della-meritocrazia-chi-e-povero-resta-povero\/","title":{"rendered":"La grande menzogna della meritocrazia. Chi \u00e8 povero resta povero"},"content":{"rendered":"<p><em>&#8220;Se ci si impegna si arriva dove si vuole<\/em>&#8220;. &#8220;<em>Tutto \u00e8 possibile, basta crederci e lottare&#8221;<\/em>. Frasi come queste, nell&#8217;odierna societ\u00e0 capitalista, sono state assimilate come valori condivisi. Sono la base di quel concetto chiamato &#8220;meritocrazia&#8221;, per il quale, nella contemporaneit\u00e0 liberale, priva di caste e rigide divisioni gerarchiche, i meritevoli ottengono sempre un risultato. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Se sicuramente questa idea \u00e8 stata realistica nel dopoguerra, quando le economie miste dell&#8217;Europa occidentale offrivano a tutti una possibilit\u00e0 di crescita dopo le miserie del conflitto e il <em>boom<\/em> economico guidava lo sviluppo di un benessere diffuso, oggi, nella societ\u00e0 del liberismo assoluto, che produce una concentrazione della ricchezza verso l&#8217;alto, i dati sembrano riferire una realt\u00e0 diversa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/06\/man-937665_960_720.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1534 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/06\/man-937665_960_720-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/06\/man-937665_960_720-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/06\/man-937665_960_720.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Secondo l&#8217;OCSE, in un Paese sviluppato (si parla proprio del nostro idolatrato Occidente: Italia ma anche Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna&#8230;), per un bambino nato all&#8217;interno di una famiglia a basso reddito, sono oggi necessarie mediamente ben cinque generazioni prima che un suo erede possa entrare nella cosiddetta classe media. Cinque generazioni. In termini di tempo si tratta, all&#8217;incirca, di un secolo e mezzo. Un&#8217;infinit\u00e0 di tempo. E no, non \u00e8 sempre stato cos\u00ec. Perch\u00e9 sono i medesimi dati OCSE a spiegare come, per i nati tra il 1955 e il 1975, l&#8217;ascensore sociale fosse pi\u00f9 che una bella favola. E non \u00e8 finita qui. Gi\u00e0, perch\u00e9 anche la cultura tende a essere ereditaria. Cosa che, peraltro, non deve stupire visti i costi di un&#8217;istruzione universitaria di buon livello. Si pensi che, in Italia, due terzi dei figli di genitori a basso reddito non conseguono una laurea. E nel resto dei Paesi occidentali non va tanto meglio, la media \u00e8 comunque di circa uno su due. Va beh, dir\u00e0 qui qualcuno, ma c&#8217;\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 di emergere grazie al lavoro, migliorando cos\u00ec, se non le finanze personali, almeno la propria posizione.\u00a0 Macch\u00e9. Secondo dati ISTAT, in Italia tra i giovani tra i 15 e i 35 anni che trovano un impiego, ben quattro su 10 lo trovano grazie alla segnalazione di parenti, amici e conoscenti. Con una disoccupazione giovanile al 40% da anni \u00e8 abbastanza semplice intuire che chi possiede relazioni in grado di procurare un lavoro le abbia grazie alla posizione sociale che (gi\u00e0) occupa. E se si pensa che il problema riguardi solo l&#8217;Italia si \u00e8 fuori strada. In sintesi, piove sempre e solo sul bagnato. Fa soldi chi ha soldi per farli, lavora in posti di prestigio chi ha le conoscenze o il potere per arrivarci. Punto. Il resto sono solo favole per tenere buoni gli &#8220;incazzati&#8221;. Eppure non c&#8217;\u00e8 giorno in cui qualcuno non magnifichi la &#8220;meritocrazia&#8221;. Che, allo stato attuale, \u00e8 pi\u00f9 che altro uno strumento ideologico, un meccanismo di difesa di un sistema che si \u00e8 ormai completamente incartato, ma che rifiuta di ammetterlo, urlando contro provvedimenti come il reddito di cittadinanza, perch\u00e9 sarebbero &#8220;anti-meritocratici&#8221;. Uno strumento ideologico, la meritocrazia, che in questo sistema economico in cui l&#8217;1% della popolazione mondiale detiene l&#8217;82% della ricchezza del pianeta non pu\u00f2 che essere una splendida (ma del tutto inesistente) utopia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&#8220;Se ci si impegna si arriva dove si vuole&#8220;. &#8220;Tutto \u00e8 possibile, basta crederci e lottare&#8221;. Frasi come queste, nell&#8217;odierna societ\u00e0 capitalista, sono state assimilate come valori condivisi. 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