{"id":2936,"date":"2019-09-25T08:22:09","date_gmt":"2019-09-25T06:22:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=2936"},"modified":"2025-08-28T11:52:49","modified_gmt":"2025-08-28T09:52:49","slug":"la-cultura-in-italia-non-e-piu-un-valore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2019\/09\/25\/la-cultura-in-italia-non-e-piu-un-valore\/","title":{"rendered":"La cultura? In Italia non \u00e8 pi\u00f9 un valore"},"content":{"rendered":"<p>Lo dicono i dati, lo dice l&#8217;evidenza empirica. E allora bisogna iniziare a parlare fuori dai denti. E affermarlo senza falsi timori. Affermare cosa? Che la cultura, in Italia, non serve pi\u00f9 a una mazza! Dimenticate quello che vi raccontavano da bambini, cio\u00e8 che chi studia, chi approfondisce, chi pi\u00f9 sa poi ottiene una ricompensa: \u00e8 tutto falso! Chi lo sostiene? L&#8217;autore di questo<em> blog<\/em>? No, i numeri. Basti dire infatti che, in questo momento, il libro pi\u00f9 letto e il film pi\u00f9 visto dagli italiani sarebbero, rispettivamente, <em>&#8220;Le corna stanno bene su tutte. Ma io stavo meglio senza&#8221;<\/em>, di tal Giulia De Lellis, di professione <em>influencer<\/em> e che ha in passato pacificamente affermato di non aver mai aperto un libro in vita propria e &#8220;<em>Unposted<\/em>&#8220;, documentario sulla vita di un&#8217;altra <em>influencer<\/em>, Chiara Ferragni, nota per la relazione con il <em>rapper<\/em> Fedez.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/09\/monkey-3554261_960_720.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-1739 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/09\/monkey-3554261_960_720-300x173.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/09\/monkey-3554261_960_720-300x173.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2019\/09\/monkey-3554261_960_720.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 da stupirsi? No. Secondo un recente studio Infodata, l&#8217;Italia \u00e8 infatti il quarto Paese al mondo per numero di analfabeti funzionali, il 28% della popolazione totale. Di chi si tratta? Sono persone in grado di leggere e scrivere ma che non sanno sviluppare un pensiero critico e che, pur riuscendo a leggerli, faticano a comprendere testi semplici, come, per fare un esempio, le istruzioni per il montaggio di un oggetto. Si sta parlando, per capirsi, di quelli che condividono indignati <em>meme<\/em> palesemente falsi su Facebook (i classici &#8220;<em>la sorella della Boldrini che guadagna 80mila euro al mese&#8221;<\/em> e via discorrendo), poich\u00e9 non sono in grado di distinguere la satira dalla denuncia. E, purtroppo, gli analfabeti funzionali lo sono anche &#8220;di ritorno&#8221;. A volte si tratta di gente anche laureata che, dopo anni trascorsi senza pi\u00f9 leggere, inizia a perdere colpi. L&#8217;Italia, del resto, \u00e8 anche il peggior Paese in Europa per numero di lettori: il 60% della popolazione legge meno di un libro all&#8217;anno!<\/p>\n<p>E la scuola? Il dato drammatico \u00e8 che l&#8217;abbandono scolastico \u00e8 elevatissimo: nel 2018 ha abbandonato precocemente la scuola in Italia un totale di 600mila ragazzi, vale a dire il 14,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Giovani che ora, in un mercato del lavoro a crescente specializzazione e complessit\u00e0, hanno per le mani un titolo di scuola media inferiore&#8230; Per non parlare dei dati Invalsi pi\u00f9 recenti, che ci dicono che in cinque regioni del Sud i rendimenti in lettura sono insufficienti per il 40% degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado! Si tratta, quasi sicuramente, di futuri migranti economici, costretti a fuggire per un posto da manovale chiss\u00e0 dove. Ignorantoni presenti e futuri che fanno la fortuna di <em>influencer,<\/em> <em>blogger<\/em> di moda ed esperti di <em>marketing<\/em>. Che, nella maggior parte dei casi, pi\u00f9 che colti sono furbi e bravi a sfruttare la situazione. Ma a trarre vantaggio da questo tipo di societ\u00e0 sono anche i politici, che hanno vita facile a propinare contenuti banali e immediati. E che, rappresentando una popolazione siffatta, ne sono, purtroppo, il degno prodotto. E, del resto, se una volta i <em>leader<\/em> di partito indicavano una via, giusta o sbagliata che fosse, oggi si limitano a seguire l&#8217;umore del popolo dei <em>social<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Ma come ha potuto il Paese di Dante, Leonardo e D&#8217;Annunzio ridursi in questo stato? Come \u00e8 stato possibile un simile scempio? Qui non c&#8217;entrano gli investimenti pubblici. Non c&#8217;entrano i discorsi sulla mancata valorizzazione dell&#8217;universit\u00e0 e della ricerca, perch\u00e9 parliamo di un atteggiamento generalizzato di indifferenza quando non di ostilit\u00e0 verso la cultura. La verit\u00e0 \u00e8 che la colpa \u00e8 dei &#8220;cattivi maestri&#8221;. Che non sono solo in televisione ma anche e soprattutto a casa, a scuola, sul posto di lavoro. La colpa \u00e8 di una societ\u00e0 che esalta il denaro sopra ogni cosa e indipendentemente dai mezzi con cui lo si \u00e8 ottenuto. La colpa \u00e8 dei bambini che ascoltano i padri competere con gli altri per chi ha il Suv pi\u00f9 grosso, quasi fosse un&#8217;estensione del proprio fallo e come se quello fosse l&#8217;unico obiettivo da raggiungere nella vita. La colpa \u00e8 delle madri che invitano le figlie a partecipare ai concorsi di moda o alle competizioni canore, perch\u00e9 il successo nel mondo dello spettacolo \u00e8 visto come un viatico verso quel benessere che il lavoro, soprattutto dipendente, non pu\u00f2 pi\u00f9 consentire. La colpa, per\u00f2, \u00e8 anche di quella che il filosofo Alain Deneault chiama &#8220;mediocrazia&#8221;: ossia il fatto che oggi, per fare carriera nelle societ\u00e0 capitaliste (e quindi per ottenere quel denaro tanto idolatrato), sia meglio essere degli ubbidienti mediocri, piuttosto che dei brillanti critici. Perch\u00e9 chi viene premiato \u00e8 chi sgobba senza mettere in discussione la realt\u00e0 in cui si muove, il sistema. E questo pu\u00f2 accadere in due casi: se si evita di farlo per astuzia (cio\u00e8 se si finge di essere meno intelligenti e colti di quanto si sia in realt\u00e0) o, pi\u00f9 frequentemente, perch\u00e9 non si \u00e8 semplicemente in grado di farlo. E cos\u00ec nelle aziende fa carriera chi svolge il proprio compitino senza mai discutere le decisioni della dirigenza, nei partiti si scala la gerarchia se si ubbidisce fedelmente a un capo sposandone acriticamente la linea e via discorrendo. Logico che, in un simile contesto, la cultura (che, attenzione, non va confusa con il titolo di studio) e il senso critico non solo non possano pi\u00f9 essere un valore, ma siano addirittura un peso. Un terribile fastidio. Un intralcio da eliminare. Con tutto ci\u00f2 che ne consegue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Lo dicono i dati, lo dice l&#8217;evidenza empirica. E allora bisogna iniziare a parlare fuori dai denti. E affermarlo senza falsi timori. Affermare cosa? Che la cultura, in Italia, non serve pi\u00f9 a una mazza! Dimenticate quello che vi raccontavano da bambini, cio\u00e8 che chi studia, chi approfondisce, chi pi\u00f9 sa poi ottiene una ricompensa: \u00e8 tutto falso! Chi lo sostiene? 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