{"id":70,"date":"2018-05-14T13:31:42","date_gmt":"2018-05-14T11:31:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/?p=70"},"modified":"2018-05-15T08:24:41","modified_gmt":"2018-05-15T06:24:41","slug":"i-70-anni-di-israele-gerusalemme-e-quel-conflitto-mediorientale-che-dura-da-un-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/2018\/05\/14\/i-70-anni-di-israele-gerusalemme-e-quel-conflitto-mediorientale-che-dura-da-un-secolo\/","title":{"rendered":"I 70 anni di Israele, Gerusalemme e quel conflitto mediorientale che dura da un secolo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-72 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/05\/untitled.png\" alt=\"untitled\" width=\"253\" height=\"199\" \/>Cade oggi il settantesimo anniversario della fondazione dello stato di Israele,\u00a0proclamata ufficialmente il 14 maggio del 1948. Un anniversario concomitante con lo spostamento dell&#8217;Ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, che aprir\u00e0 una nuova fase per gli equilibri politici di quel Medio Oriente che continua a essere, geopoliticamente e militarmente parlando, l&#8217;area pi\u00f9 calda del globo. Ma dove e quando nasce la questione mediorientale? Quando nasce il rapporto privilegiato dello stato ebraico con il mondo anglosassone, quella <em>special relationship<\/em> che Donald Trump sembra voler ravvivare a costo di alienarsi i rapporti con l&#8217;<em>establishment<\/em> europeo, contrario alla rescissione dell&#8217;accordo sul nucleare iraniano? Una risposta a questi quesiti si pu\u00f2 trovare in un brillante saggio dello storico ed analista Roberto Motta Sosa, recentemente edito da Historica Edizioni: &#8220;<em>Medio Oriente conteso: turchi, arabi e sionisti in un conflitto lungo un secolo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 stato pubblicato nel 2017, in occasione del centenario della famosa dichiarazione Balfour, ossia il documento ufficiale dell&#8217;allora ministro degli Esteri inglese, Arthur Balfour, indirizzato, il 2 novembre del 1917, a lord Walter Rothschild in qualit\u00e0 di massimo rappresentate della comunit\u00e0 ebraica e sionista britannica. Nella missiva si prometteva la costituzione, al termine del primo conflitto mondiale allora in corso, di un &#8220;<em>focolare nazionale ebraico<\/em>&#8221; in Palestina. Fu da quella promessa che si avvi\u00f2 il percorso verso la costituzione dell&#8217;attuale stato israeliano, stato che, in prospettiva, rivestiva per i britannici un interesse strategico anche perch\u00e9 posizionato in prossimit\u00e0 del Canale di Suez, completato nel 1871.<\/p>\n<p>Alla dichiarazione Balfour e alle sue conseguenze \u00e8 dedicata un&#8217;attenta analisi all&#8217;interno del volume, che prende le mosse dalla<img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-71 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/05\/9788894870626_0_0_0_75-212x300.jpg\" alt=\"9788894870626_0_0_0_75\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/05\/9788894870626_0_0_0_75-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/puglisi\/files\/2018\/05\/9788894870626_0_0_0_75.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/> Grande guerra e dal collasso dell&#8217;immenso Impero Ottomano (definito all&#8217;epoca &#8220;<em>il grande malato d&#8217;Europa<\/em>&#8221; per gli enormi problemi finanziari), cos\u00ec come all&#8217;accordo Sykes-Picot del 1916, un patto segreto anglo-franco-russo volto alla spartizione dei territori mesopotamici dell&#8217;impero turco al termine del conflitto. Un patto nel quale entrarono in seguito anche gli italiani. Alla diplomazia non solo istituzionale ma anche economica italiana \u00e8 dedicata una parte interessante del libro, che nasce dall&#8217;analisi delle carte di Bernardino Nogara, all&#8217;epoca amministratore delegato della Societ\u00e0 Commerciale d&#8217;Oriente (COMOR), emanazione della Banca Commerciale Italiana e membro del consiglio di amministrazione del Debito Pubblico Ottomano.<\/p>\n<p>Ampio spazio nel saggio \u00e8 poi dedicato al mondo arabo, in particolare a quella dinastia hashemita tutt&#8217;ora regnante in Giordania, che fu convinta dalla diplomazia britannica (lo scritto di Motta Sosa non dimentica di citare l&#8217;importante ruolo svolto da Lawrence d&#8217;Arabia) a prestare i propri servigi alla causa della coalizione alleata e all&#8217;acquiescenza alle condizioni della dichiarazione Balfour (in base all&#8217;accordo Faysal-Weizmann del 1919), in cambio della sovranit\u00e0 su un futuro stato unitario arabo che\u00a0sarebbe dovuto sorgere dal Regno dell&#8217;Hegiaz. Patto poi tradito sia per la nascita di vari protettorati francesi e inglesi, sia perch\u00e9 l&#8217;emergente dinastia rivale degli Al Saud, protettori di quell&#8217;islam wahhabita oggi tristemente noto per il suo ruolo nell&#8217;ambito del fondamentalismo jihadista e delle sue filiazioni, conquist\u00f2 l&#8217;Hegiaz, distruggendo i sogni di gloria degli hashemiti e avvalendosi tra l&#8217;altro della collaborazione di Harry Saint John Philby, un funzionario dei servizi segreti britannici convertitosi al wahhabismo. Proprio Philby ebbe un ruolo non secondario nell&#8217;origine di un&#8217;altra relazione speciale coltivata dall&#8217;erede materiale dell&#8217;impero britannico quale entit\u00e0 leader delle liberaldemocrazie occidentali, gli Stati Uniti: quella con l&#8217;Arabia Saudita, oggi insieme ad Israele sempre pi\u00f9 un fondamentale alleato regionale di Washington. Un&#8217;alleanza che nasce con le concessioni petrolifere, da parte saudita, alla <em>Standard Oil<\/em> dei Rockfeller, concessioni all&#8217;origine di quella <em>Arabian American Oil Company<\/em> (<em>ARAMCO<\/em>) ancora oggi principale motore dell&#8217;economia nazionale del regno degli Al Saud.<\/p>\n<p>Per i pi\u00f9 curiosi, nel volume vi sono poi degli echi, scevri da qualsiasi semplificazione o tentazione complottista ma anzi originati da un&#8217;appassionata ed erudita analisi documentale, di\u00a0una sorta di diplomazia parallela svolta dalle organizzazioni massoniche in quelle delicate fasi di spartizione degli ex domini ottomani. Spartizione che, oltre a costituire, con i suoi confini disegnati geometricamente, l&#8217;origine di molti di quei conflitti ancora vivi nelle cronache d&#8217;attualit\u00e0, si intrecciava a una molteplicit\u00e0 di interessi particolari di natura finanziaria, strategica e anche energetica. L&#8217;autore infatti non manca di sottolineare come l&#8217;interesse per l&#8217;oro nero del Medio Oriente inizi\u00f2 a emergere in concomitanza con la necessit\u00e0 di sostituire, da parte della <em>Royal Navy<\/em> britannica, il carbone quale fonte di carburante per la propria flotta. Oggi come ieri petrolio, religione e finanza costituiscono il miscuglio esplosivo del Medio Oriente. Un intricato sistema di interessi che, per essere meglio compreso, va studiato fin dalle sue radici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cade oggi il settantesimo anniversario della fondazione dello stato di Israele,\u00a0proclamata ufficialmente il 14 maggio del 1948. Un anniversario concomitante con lo spostamento dell&#8217;Ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, che aprir\u00e0 una nuova fase per gli equilibri politici di quel Medio Oriente che continua a essere, geopoliticamente e militarmente parlando, l&#8217;area pi\u00f9 calda del globo. 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