{"id":1001,"date":"2017-10-09T12:46:29","date_gmt":"2017-10-09T10:46:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1001"},"modified":"2017-10-09T13:01:55","modified_gmt":"2017-10-09T11:01:55","slug":"che-guevara-di-destra-o-di-sinistra-basta-crepare-di-passato-il-presente-ha-bisogno-di-noi-meno-archeologi-e-piu-esploratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2017\/10\/09\/che-guevara-di-destra-o-di-sinistra-basta-crepare-di-passato-il-presente-ha-bisogno-di-noi-meno-archeologi-e-piu-esploratori\/","title":{"rendered":"Che Guevara di destra o di sinistra? Basta crepare di passato e banalit\u00e0! Il presente ha bisogno di noi: meno archeologi e pi\u00f9 esploratori"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/10\/22228471_10214388231488751_4935988372420030106_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1002\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/10\/22228471_10214388231488751_4935988372420030106_n-300x180.jpg\" alt=\"22228471_10214388231488751_4935988372420030106_n\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/10\/22228471_10214388231488751_4935988372420030106_n-300x180.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2017\/10\/22228471_10214388231488751_4935988372420030106_n.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>(IN FOTO: 2017. Silvana e Luigi dedicano un pensiero alla morte di Ernesto Guevara, avvenuta 50 anni fa esatti. &#8220;Degno&#8221; caso di non aderenza al presente)<\/strong><\/p>\n<p>La civilt\u00e0 del necrologio. Che guarda sempre l\u2019orologio, perch\u00e9 ha un pessimo rapporto col tempo. Tempo, che deve dare per forza qualcosa, qualche frutto tangibile (poco importa se maturo, fradicio o ancora acerbo), ora, velocemente: in fretta! La civilt\u00e0 del necrologio che vuole andare troppo avanti, su Plutone, non sa giocare al presente, &#8211; 5 milioni di poveri in Italia guardano in tv la sonda arrivare sul pianeta inesplorato -, e vive di lontani ricordi, come ultimo punto di ripristino utile, nel caso in cui, il troppo progresso, mandi in crash il computer.<br \/>\nL\u2019adorazione dei morti, che offre un macabro spettacolo e ci conferma che siamo vivi, quantomeno biologicamente. L\u2019adorazione dei trapassati, in ogni telegiornale che elenca cadaveri e negativit\u00e0 come missione giornalistica primaria, che sia nella cronaca della quotidianit\u00e0, dove un omicidio viene raccontato, con la famiglia riunita a tavola all\u2019ora di pranzo, senza filtri, dove il verbale di Polizia di uno stupro viene pubblicato senza la minima censura, e, al contempo, nel lato pi\u00f9 profondo della vita, dove ogni vecchio padre, torna in vita pur non volendone sapere, troppo spesso. E non nella direzione dell\u2019ossequio, ma nel citazionismo, nel nozionismo da social network, nella lavanda della coscienza di guerrigliero e militante, nel compitino per casa. Nella dimostrazione di conoscenza, nell\u2019esercizio di stile, e soprattutto, nel rimpiazzam\u00e9nto di un vuoto mai colmato di un ponte col presente.<\/p>\n<p>Litigare sulla paternit\u00e0 del messaggio e dell\u2019operato di Ernesto Guevara (di sinistra, da sempre; forse di destra, chiss\u00e0. Pi\u00f9 di destra che di sinistra, di sinestra, di sotto e di sopra), come del resto di molti altri paladini, \u00e8 un esercizio di stile lontano dalla realt\u00e0, inutile, incomprensibile ai pi\u00f9, che non filtra nessun significato utile a sfangarsela da questo momentaccio disgraziato. Non crea soldati, n\u00e9 rende giustizia a chi \u00e8 gi\u00e0 al fronte. Eppure la realt\u00e0 \u00e8 il terreno di confronto dell\u2019attualit\u00e0; per cambiare le regole del gioco, non ci si pu\u00f2 allontanare troppo da essa, rischiando di perderla di vista.<\/p>\n<p>Il presente, \u2018nnaggia a lui! Non veniteci a rompere le palle con la storia della storia che \u00e8 finita. Come quelli convinti che dopo i Beatles il nulla. Gli unici ad aver veramente fatto un\u2019orgia con le sette note ed aver procreato il nichilismo, anzich\u00e9 la Bellezza da cui trarre ispirazione. Ma per carit\u00e0!<br \/>\nL\u2019idea del negativismo spinto della filosofia, tanto di voga odiernamente, cos\u00ec stracciona e straccia vesti, fa venire l\u2019acidit\u00e0 di stomaco! La solita questione di punti di vista.<\/p>\n<p>Un mix letale a colazione, pranzo e cena, del non riuscire a stare al mondo. Nostalgia del presente, per dirla con Marcello Veneziani, sapendo di vivere il proprio tempo, ma di non sentirselo mai proprio del tutto, di non esserne possessore o partecipe, ma solo spettatore. Nel magma si plasma una pappa poco nutriente che ci porta ad osannare il mito di ieri, ma non quello\u00a0essenziale\u00a0dell\u2019altro ieri. Gustose cucchiaiate che ci fanno dimenticare, ad esempio, cosa sia stato il sacro fuoco &#8220;di Vesta&#8221;, a perpetuo rinnovamento di un&#8217;identit\u00e0 generatrice e ardente, il suo essere rimasto acceso per\u00a0anni e anni, superando l\u2019odio e l\u2019invidia, le mani sporche, corte o eroiche degli uomini che ebbero CURA di tenerlo vivo come archetipo, ma ci fa arrivare all\u2019orgasmo nel ricordo Ernesto Guevara, di cui oggi ricorrono i 50 anni dalla morte. Ci fa dimenticare facilmente la Grande Guerra, a cento anni esatti, e la fondazione viva della Patria, lo sforzo di una terra di diventare nazione, pi\u00f9 di sempre, forse, e ci fa vivere come essenziale il (rinnovato) mito del femminismo applicato, ad esempio, come frontiera di un\u2019irrinunciabile e giusta civilt\u00e0, tra il prestito di un utero e l\u2019ossessione della donna, non la sua splendida natura, da preservare, nel linguaggio, nella giustizia e nel cuore complessivo, come una marmotta in via d\u2019estinzione, non pi\u00f9 femmina, n\u00e9 madre, ma pretesto politico (quote rosa?!) e ideologico.<br \/>\nUn post, un santino, un ricordino, un pensierino, di ecclesiastica memoria, e si sciacqua la coscienza. Si pulisce il tempietto con la scopetta, come con le tombe dei nonni al cimitero, e si \u00e8 fatta cultura. Anche per oggi. Anche per oggi, abbiamo portato a casa il souvenir di un tempo che fu e che, francamente, oltre all\u2019ispirazione pi\u00f9 elevata, non ci aiuta neanche per il cacchio a uscire dalle complicatissime e schizofreniche trame del presente. Quello che \u00e8 ora. Hic et nunc.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, solo un pensiero che \u00e8 un\u2019evocazione. Nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>Riecco il pippero di servizio, obbligatorio, sull&#8217;attualit\u00e0 di Guevara, di Cristo, di Goffredo di Buglione, di Giordano Bruno, della mummia del Similaun, et similia. Chi ha scritto la storia \u00e8 sempre attuale, in qualche modo. Perch\u00e9 \u00e8 riuscito ad assurgere all\u2019Olimpo dell\u2019esempio. L\u2019esempio che \u00e8 traduzione di intenzioni, azioni, pensieri, ispirazioni, epicit\u00e0, magari, etica ed estetica. Conseguentemente capace di divenire universalit\u00e0. Non sempre, certo, ma la maggior parte della volte (un premio Nobel attribuito alla Mogherini, non sarebbe stata storia, ma lucida casualit\u00e0). Quanto ritorna d\u2019attualit\u00e0 l\u2019eroismo pragmatico, quasi divino, del\u00a0paladino Don Giovanni D\u2019Austria, sunto di uomo integro da consegnare al futuro, di coraggio eroico, capace di un gesto che ha aiutato la determinazione della civilt\u00e0 europea, anzich\u00e9 la sua sottomissione preventiva, proprio a due giorni\u00a0di distanza dalle celebrazioni della battaglia di Lepanto? Attualit\u00e0 piena, in uno dei tanti (ri)corsi vichiani in cui l\u2019Islam minaccia l\u2019Europa (semi)libera e autolesionista, ma pur sempre (semi)libera.<br \/>\nCi\u00f2 che mi preoccupa \u00e8 che per i miei coetanei <strong>archeologi la porta per l&#8217;attualit\u00e0 sia (troppo spesso) il passato<\/strong>. Il presente sia sempre una rilettura, difficilmente una lettura nuova.<br \/>\nCome molti altri, Jan Palach ed Ernesto \u201cChe\u201d Guevara, ad esempio. Simboli che possono nutrire l&#8217;ispirazione. Che ci hanno sfamato (i miti, in senso lato. Per quanto, francamente, con Guevara non abbia mai mangiato allo stesso tavolo, n\u00e9 mai lo farei!). Ma io imploro la mia generazione di prendersi il proprio tempo, di scrivere il suo testamento, di interpretare il presente, di lasciare eredit\u00e0 che parli di se stessa ai prossimi, che non sia, solo, la trasmissione museale di un pacchetto di riferimenti, quasi giunti a scadenza come lo yogurt in fondo al frigo, da consegnarsi pieni di polvere. Alcuni necessari, altri meno. Certamente attuali, ma non unici ed essenziali. Non abbiamo, forse, ispirazione del nostro essere storia viva, hic et nunc. Non abbiamo, forse, colonne del presente da osservare, custodire, da seguire e rendere di pubblico dominio quale ispirazione fondamentale, quel plotone di soldati che salver\u00e0 questa civilt\u00e0, spenglerianamente parlando?<\/p>\n<p>Nell&#8217;abitudine alla hall of fames s&#8217;impigrisce la battaglia all&#8217;epoca, si giustifica ogni assenza al fronte, s&#8217;accende il mito e si spegne il tempo, la continuit\u00e0, la contestazione. Si perdono gli anticorpi generazionali al disordine, che poi, trabocca (necessariamente?) in una nuova volont\u00e0 e fase di creazione.<br \/>\nQuanto \u00e8 alto il rischio di ritrovarci voyeur poco coraggiosi, sacerdoti di un temp(i)o che fu? Pare normale e del tutto sano, riuscire a ricomporre il tempo che abbiamo davanti rileggendo i tasselli di un mosaico di autori, pensieri, ispirazioni, filosofie, gi\u00e0 composto prima di noi. Tutto ci\u00f2 ci aiuta a\u00a0ricostruire l\u2019oggi e di capire il suo modo burbero di entrarci dentro ogni volta. Eppure, per\u00f2, bisogna sforzarsi altrettanto, di trovare nella contemporaneit\u00e0 dei riferimenti accettabili e non fugaci, che abbiano lo stesso compito ma con la dignit\u00e0 di essere presenti, e rintracciabili, per non vivere la voglia di farcela di ieri, che non si riesce ad applicare oggi. In un bagno di distacco dalla realt\u00e0 e dal tempo, di frustrazione ed evasione.<\/p>\n<p>E nella fretta della celebrazione antica, l&#8217;eco di un Dominique Venner si spegne vergognosamente nella miserabile giovane senilit\u00e0 o nel vizietto di sciacquarsi la coscienza del presente nello specchio del passato. Come anche, forse, quello di un\u00a0Avram Noam Chomsky, per essere oggettivi.<\/p>\n<p><strong>Mi chiudo nel sogno di trovare meno archeologi e pi\u00f9 esploratori!<\/strong><\/p>\n<p>Solo uno slancio, una suggestione. Nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>(IN FOTO: 2017. Silvana e Luigi dedicano un pensiero alla morte di Ernesto Guevara, avvenuta 50 anni fa esatti. &#8220;Degno&#8221; caso di non aderenza al presente) La civilt\u00e0 del necrologio. Che guarda sempre l\u2019orologio, perch\u00e9 ha un pessimo rapporto col tempo. Tempo, che deve dare per forza qualcosa, qualche frutto tangibile (poco importa se maturo, fradicio o ancora acerbo), ora, velocemente: in fretta! 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