{"id":1106,"date":"2018-01-03T20:34:01","date_gmt":"2018-01-03T19:34:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1106"},"modified":"2018-01-04T09:08:14","modified_gmt":"2018-01-04T08:08:14","slug":"cosi-hanno-cambiato-il-finale-della-carmen-di-bizet-per-combattere-il-femminicidio-il-politicamente-corretto-colpisce-ancora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2018\/01\/03\/cosi-hanno-cambiato-il-finale-della-carmen-di-bizet-per-combattere-il-femminicidio-il-politicamente-corretto-colpisce-ancora\/","title":{"rendered":"Cos\u00ec hanno cambiato il finale della Carmen di Bizet, per combattere il femminicidio. Il politicamente corretto colpisce ancora"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2018\/01\/\u05e8\u05d9\u05e0\u05ea_\u05d1\u05de\u05d5\u05e4\u05e2_\u05de\u05dc\u05d4\u05d9\u05d1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1107\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2018\/01\/\u05e8\u05d9\u05e0\u05ea_\u05d1\u05de\u05d5\u05e4\u05e2_\u05de\u05dc\u05d4\u05d9\u05d1-300x194.jpeg\" alt=\"\u05e8\u05d9\u05e0\u05ea_\u05d1\u05de\u05d5\u05e4\u05e2_\u05de\u05dc\u05d4\u05d9\u05d1\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2018\/01\/\u05e8\u05d9\u05e0\u05ea_\u05d1\u05de\u05d5\u05e4\u05e2_\u05de\u05dc\u05d4\u05d9\u05d1-300x194.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2018\/01\/\u05e8\u05d9\u05e0\u05ea_\u05d1\u05de\u05d5\u05e4\u05e2_\u05de\u05dc\u05d4\u05d9\u05d1.jpeg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Arte, povera puttana. Schiava sporca di questo nostro tempo, in cui nani proiettano le ombre dei giganti, per tentare l&#8217;eternit\u00e0 e infilarcisi dentro. Costi quel che costi, in termini di gusto. O di denaro (ne sa qualcosa il &#8220;nostro&#8221; Maurizio Cattelan, il cui <em>Him, <\/em>il piccolo Hitler penitente, \u00e8 stato\u00a0venduto a 17milioni di dollari).<\/p>\n<p>Allora ecco la nuova visione.<\/p>\n<p>Un campo rom, uno sgombero di abusivi, la polizia cattiva e una nomade pistolera che uccider\u00e0 il cattivo poliziotto. Una scena del far west quotidiano? No. La Carmen, opera immortale di Bizet. O meglio, lo scenario artistico della nuova Carmen, come concepita dal regista Leo Muscato, con un finale a sorpresa suggerito da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fondazione Maggio musicale fiorentino: la protagonista, Carmen, appunto, non muore. Ma sar\u00e0 lei ad uccidere il suo aguzzino, Don Jos\u00e9. Stravolgendo completamente l\u2019intento originario dell\u2019opera. Come mai? Perch\u00e9 sarebbe un femminicidio. L\u2019ennesimo insopportabile femminicidio. Non l\u2019omicidio di una donna. Proprio un femminicidio (<em>castigat ridendo mores&#8230;<\/em>)<\/p>\n<p>Tutto questo accadr\u00e0 davvero, il prossimo 7 gennaio al Teatro del Maggio Musicale fiorentino.<\/p>\n<p><strong>Alcune domande&#8230;<\/strong><\/p>\n<p>Ci s\u2019interroga spesso ad alta voce su quale funzione debba rivestire il presente nell\u2019arte, e non viceversa, per una volta. Arte che si cristallizza e diventa eredit\u00e0 di visioni e messaggi, suoni, figure, fantasie. Un po\u2019 come quei Santi ripudiati dalla Chiesa del progresso, col volto dei migranti, che verranno salvati dalla pittura, e consegnati, ancora una volta alla luce dell\u2019immortalit\u00e0. Come impronte. Ci si chiede, e si cerca di capire, quanto presente pu\u00f2 essere sciolto in arte senza avvelenarla, senza contaminarne i processi che garantiscono messaggi capaci di elevarsi al di sopra dei capricci di un\u2019era che alleva i difetti e li protrae in diritti.<\/p>\n<p>Come ricostruire la Basilica di Norcia devastata dal terremoto dello scorso agosto 2016? Esattamente com\u2019era, tributandola, o secondo i criteri della modernit\u00e0, innovandola? Concependone una funzione sacra che dialoghi col territorio o con la storia (a tal proposito suggerisco la meravigliosa lettura di Costruito da Dio, di Angelo Crespi per Johan &amp; Levi, fresco di stampa. Da un lato le chiese contemporanee, anche quelle progettate da celebri architetti, sono spesso un inno al brutto, spaesanti, prive di quella dimensione trascendente a cui la tradizione ci aveva abituati, dall\u2019altro i musei, soprattutto i musei del contemporaneo, sono edifici magniloquenti che a livello simbolico hanno sostituito nelle citt\u00e0 le antiche cattedrali. Le chiese del contemporaneo sembrano edifici pagani, i musei edifici religiosi)? Ampliare un eco precedente, o generarne uno nuovo? Scrivendo noi la nostra storia, in questo esatto momento, non abbiamo una chiave di lettura certa. Di sicuro, bisogna entrare nell\u2019arte piano, piano. Come in un santuario dedicato alla Madonna, come in un tempio: il nostro. Ossequiosi, una volta addentrati, si pu\u00f2 commentare il sublime, osservarne lo scempio o il capolavoro; a meno che, non sia la prorompente prepotenza, la superficialit\u00e0 irrispettosa di un regime, che castra, brucia, censura, cambia. Di un\u2019istituzione ideologica indelicata, che il presente lo vive, meramente come transito per giungere al futuro. Per cui gli uomini sono un mezzo, non un fine. Arrogandosi il diritto di imporre il pensare, di suggerire il parlare, di sfocare il guardare. Persino di cambiare l\u2019arte. Come ormai accade spesso, la correttezza politica, che altro non \u00e8 che una serie di sintomi psicosociali applicati ad un\u2019impostazione politica; un\u2019eterna adolescenza, un\u2019ossessione, una fragilit\u00e0 endemica che porta ad autoannullarsi, ad autoescludersi, in un costante senso di inferiorit\u00e0, detta legge. E lo fa anche in arte, portale per l\u2019antico futuro, connessione, angulus in cui rifugiarsi, otium e preghiera, spazio di ragionamento pieno di ossigeno, puro.<\/p>\n<p>Fresco.<\/p>\n<p>Come una vetta.<\/p>\n<p>Una vetta civile, una vetta spirituale. La vetta della civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Cos\u00ec su Facebook si censurano le opere d\u2019arte, ma di farlo con i culi non se ne parla; sul web si castrano parole, opere, ma poi si trovano centinaia e centinaia di foto e video di minori nude intente a praticare la propria maliziosa ingenuit\u00e0; negli States si abbatte la crociata contro le statue di Colombo, il bastardo conquistatore bianco, il quadro di Balthus si toglie dal museo perch\u00e9 peccaminosamente pericoloso, e in realt\u00e0 candidamente ingenuo, tocca anche all\u2019Opera subire una modifica. Netta, ideologica. Inutile. Sinceramente non necessaria. Il finale della Carmen di Bizet, opera unica, celebre in tutto il mondo civilizzato, cambia lo storico finale originale: non sar\u00e0 pi\u00f9 lei a soccombere sotto i colpi del suo aguzzino, Don Jos\u00e9, ma sar\u00e0 Carmen ad ammazzare lui (con un colpo di pistola e per legittima difesa, s&#8217;intende&#8230;).<br \/>\nIl tutto ambientato in un campo rom, negli anni \u201980, e non pi\u00f9 in Spagna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono poliziotti violenti in tenuta antisommossa e sgomberi (scommettiamo di sempiterni innocenti) di occupazioni abusive. C\u2019\u00e8 una donna che \u00e8 protagonista, Carmen, e, al contempo un &#8220;oggetto sessuale&#8221;, una vittima, e che dopo tante aggressioni subite col manganello dal poliziotto cattivo, il nuovo Don Jos\u00e9, s\u2019impossessa di una pistola e decide di fargliela pagare: sparandogli. E poi c\u2019\u00e8 la domanda: \u00abNel momento in cui la nostra societ\u00e0 \u00e8 piagata dal femminicidio, come possiamo osare di applaudire l&#8217;uccisione di una donna?\u00bb, parola di \u00a0Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fondazione Maggio musicale fiorentino, ascoltato da Repubblica. Altra met\u00e0 del cielo, con Leo Muscato, regista, che porter\u00e0 in scena la nuova Carmen, ripulita secondo i crismi del politicamente corretto, con l\u2019accusa di femminicidio, gi\u00e0 approvata dal Savonarola. L\u2019opera debutter\u00e0 il prossimo 7 gennaio al Teatro del Maggio Musicale fiorentino. Numerose le polemiche gi\u00e0 in atto, e l\u2019attenzione della stampa mondiale, dal Telegraph al Times.<\/p>\n<p>Ormai bisogna limare l\u2019attenzione su nulla che non esca dai canoni imposti. Ma allora a cosa serve il sublime delirio dell\u2019arte? E soprattutto perch\u00e9 i sacerdoti del politicamente corretto entrano nel suo tempio urlando? E cosa se ne deve fare il teatro di una platea di ottusi applaudenti e gaudenti, come specifica Giulia Pompili sul <em>Foglio<\/em>. Nel frattempo, a cuor leggero, Chiarot, ispiratore di questo cambiamento inedito, ritiene \u00abche si possa rimanere fedeli allo spirito di un&#8217;opera prendendosi libert\u00e0 etiche\u00bb. Etiche, ben detto, ma non ideologiche. Dov\u2019\u00e8 il confine? \u00c8 labile, talvolta, per questo \u00e8 difficile mettere mano al genio virtuoso dei maestri, come Bizet. Per questo l\u2019umilt\u00e0 impone un esame di coscienza.<\/p>\n<p>In ginocchio non pi\u00f9 davanti a Dio, o al sudore dell\u2019uomo, ma di fronte al politicamente corretto, capace, nella sua infinita incapacit\u00e0 di gestire e leggere il presente, nella propria cocente stupidit\u00e0, di ribaltare i vizi di questo nostro mondo, non di eliminarli, maturamente. Razzismo al contrario? Ebbene, anche da queste colonne si \u00e8 gridata giustizia per quelle povere donne ridotte a straccio dalla pochezza di taluni; ma mai si \u00e8 sfiorato il ridicolo, affibbiando la parolina magica ad un truce omicidio, celebrandola come possibile, e magari salvando la povera Carmen da quegli uomini bastardi che poi, in questa nuova riedizione: \u00abMuscato si permette di maltrattare i personaggi maschili dell&#8217;opera. Nessuno escluso\u00bb, commenta l\u2019articolista Fulvio Paloscia, a cui risponde Muscato: \u00abAnche Escamillo muore, ucciso da un toro. \u00c8 stata la rilettura della novella di M\u00e9rim\u00e9e, che ha ispirato Bizet, a convincermi. In epigrafe, lo scrittore ha posto i versi di un poeta della Grecia antica, Pallada: &#8221; Ogni donna \u00e8 fiele; non concede che due ore di letizia: una sul suo letto nuziale, e una sul suo letto di morte&#8221;. Parole terribili che introducono a un racconto che cerca di assolvere Don Jos\u00e9. Non \u00e8 la strada seguita da Bizet: anche lui ha commesso un tradimento etico\u00bb<\/p>\n<p>Il vizio, di questo tempo, di sentirsi Dio, di superarlo. Di annichilirlo e in un angolo incastrarlo. Cos\u00ec come quegli uomini casuali che fino a poco fa ci hanno governato sfiorarono la presunzione di modificare la Costituzione per un personale assestamento politico, cos\u00ec altri, dello stesso stile, non distinguono se stessi dalle stelle che in cielo esplodono di luce non percependo, per\u00f2, neanche per un attimo, la distanza che li separa, da un&#8217;interpretazione del tempo che \u00e8 destinata a sgretolarsi finiti i capricci, terminato il pianto politico, all&#8217;anticamera della condanna della storia alla dimenticanza.<\/p>\n<p>E se il pubblico contester\u00e0? \u00abcalare l&#8217;opera in anni a noi vicini in un campo nomadi che io racconto con un approccio pasoliniano alla realt\u00e0, alla verit\u00e0. Non solo furti e malavita, dunque, ma la fatica di vivere, l&#8217;invecchiamento precoce di chi trascorre la propria esistenza sulla strada, la dignit\u00e0 di un popolo che accetta la propria vita come la migliore possibile [\u2026]\u00abL&#8217;intrattenimento \u00e8 la morte dell&#8217;arte. La lirica deve scuotere a prescindere dalla bellezza, aprire dibattiti al suo interno su temi che creano tensione nel presente. Sul palco ci saranno anche 70 bambini. Molti di loro forse non avranno mai sentito parlare di femminicidio e, grazie a questo spettacolo, si sentiranno responsabilizzati sul tema. Magari, in futuro, ci saranno meno Don Jos\u00e9\u00bb<\/p>\n<p>Nuova etica, nuova lingua, nuovi occhi, a caso. Da infilare un po\u2019ovunque. Eppure, come ammette lo stesso Muscato: \u00abIl destino di morte di Carmen \u00e8 il motore dell&#8217;opera, perch\u00e9 ribaltarlo?\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Arte, povera puttana. 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