{"id":1134,"date":"2018-02-08T10:13:55","date_gmt":"2018-02-08T09:13:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1134"},"modified":"2018-02-08T10:23:36","modified_gmt":"2018-02-08T09:23:36","slug":"anche-italo-in-mano-agli-stranieri-litalia-un-motel-per-prostitute-arrivi-paghi-godi-e-te-ne-vai-non-ci-resta-che-vendere-le-macerie-di-amatrice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2018\/02\/08\/anche-italo-in-mano-agli-stranieri-litalia-un-motel-per-prostitute-arrivi-paghi-godi-e-te-ne-vai-non-ci-resta-che-vendere-le-macerie-di-amatrice\/","title":{"rendered":"Anche Italo in mano agli stranieri. L\u2019Italia, un motel per prostitute. Arrivi, paghi, godi e te ne vai. Non ci resta che vendere le macerie di Amatrice."},"content":{"rendered":"<p>Solo alcune,\u00a0disarmate riflessioni&#8230;<\/p>\n<p>In piedi sulle macerie. Noi ci restiamo in piedi sulle macerie. Finch\u00e9 non venderemo anche quelle. E quelle, da Amatrice in gi\u00f9, ne abbiamo tante. E sono tutte ancora belle accatastate. Non ci resta, probabilmente, che tornare a fare quello che ci \u00e8 sempre riuscito meglio. I piccoli paraculi che venderebbero l\u2019aria in bottiglia, oppure speculare su Dio, vendendo reliquie.<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca in cui tutto si misura secondo il profitto, il tocco, e il bonifico \u00e8 la nuova versione dell\u2019esaltazione mistica del santo laico, in cui la forza si misura sul liberissimo mercato, l\u2019Italia rimane un\u2019espressione geroglifica, ovvero, criptata e incomprensibile.<\/p>\n<p>Cento anni dopo, passati per Olivetti, Esselunga, per Enrico Mattei, Bernardo Caprotti, e per tanti casi simili, il Piave torna a mormorare il nostro amor patrio. Al contrario: vendi tutto allo straniero.<\/p>\n<p>Insomma.<br \/>\nIn Italia si crea una grande azienda, la si riempie di debiti e la si vende, magari al 100%, agli stranieri.<br \/>\nCos\u00ec come Italo Treno passa agli USA. Al 100%. Quasi 2 miliardi per l&#8217;intero capitale sociale, compreso risanamento di 400milioni di debiti, e addio all&#8217;amor patrio.<\/p>\n<p>Tra manodopera straniera che prende meno, lavora il doppio e non rompe i coglioni (dal cantiere del paesino, fino al &#8220;<strong><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/interni\/made-italy-farinetti-operai-romeni-tre-euro-lora-1001998.html\" target=\"_blank\">caso Farinetti<\/a>&#8220;<\/strong>), lavori che gli italiani facevano gi\u00e0 benissimo, ora rinforzati anche da stranieri,<strong> <a href=\"http:\/\/www.tgcom24.mediaset.it\/cronaca\/i-migranti-di-macerata-per-vivere-siamo-costretti-a-spacciare-_3121799-201802a.shtml\" target=\"_blank\">come spacciare<\/a><\/strong>, tra svendite e fallimenti, per altro, guai a ripensare ad un salvataggio nazionale delle aziende, un aiutino di Stato. Se non si vuole essere tacciati, nello stesso istante, di fascismo, razzismo, satanismo e sodomia.<\/p>\n<p>Specie da parte dell\u2019altro versante delle \u201cidee\u201d, quello che ha reso una riserva di caccia del libero mercato e dei grandi capitani delle multinazionali, dei grandi investitori, degli speculatori, approfittatori, farisei, che hanno mandato in soffitta l\u2019etica nella finanza, per dirla con Ettore Gotti Tedeschi &#8211; evocando quella &#8220;degenerazione morale degli affari&#8221;, tutta italiana, dovuta, secondo un&#8217;interessante chiave di lettura, che va dal piccolo lavoratore, alla grande azienda, &#8220;a quel relativismo culturale che ha incrinato le basi della morale cattolica e che ci ha convinti che tutto \u00e8 lecito&#8221; -, questo Paesino in miezz &#8216;o Mediterraneo, tutto baffi neri, pizza, mandolino, e colonizzazione felice.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questo \u00e8: una colonizzazione felice. La nostra. Abbandonate le armi da fuoco, arrivano quelle da soldi, in Europa, a generare lentamente tante vittime. E non si capisce bene cosa sia il progresso, se non \u00e8 a dimensione d\u2019uomo. Addio cervelli, addio capitali. Siamo diventati una stazione, un parcheggio a ore. Nel peggiore dei casi, forse il pi\u00f9 realistico, un motel da mignotte, dove arrivi, prendi ci\u00f2 che vuoi pagando, godi e te ne vai. E poi si ricomincia.<\/p>\n<p>Il 2017 \u00e8 stato un altro anno nero per il made in Italy. Nonostante i fallimenti nei primi tre trimestri di quest&#8217;anno siano diminuiti rispetto allo stesso periodo del 2016 (1.396 in meno), secondo i dati <strong>Ocse<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Cribis<\/strong>\u00a0rielaborati dal Centro Studi Impresa e Lavoro in una ricerca pubblicata a novembre, c&#8217;\u00e8 poco da rallegrarsi: il 2017 infatti sar\u00e0 ricordato soprattutto per il tramonto di due grandi realt\u00e0 italiane,\u00a0Alitalia\u00a0e le\u00a0banche venete, e il fallimento di\u00a0Borsalino, lo storico marchio di cappelli. <strong><a href=\"https:\/\/www.panorama.it\/economia\/aziende\/tutte-le-aziende-fallite-o-vendute-allestero-nel-2017\/\" target=\"_blank\">Secondo Panorama.<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Cos\u00ec Fiat, Borsalino, Melegatti, Alitalia, banche venete. E ancora, negli anni, lentamente, come un\u2019erosione costante: Italcementi, Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli, Edison. E ancora Gucci, Bottega Veneta, Valentino, Gianfranco Ferr\u00e8, La Rinascente, Pomellato, Pirelli, Bertolli. E tante, tante altre aziende italiane, negli ultimi 15 anni, volate via. Tra le mani dello straniero, che sul Piave ha costruito un\u2019autostrada.<\/p>\n<p>Tutto qui migra, in entrata e in uscita, in cerca non si sa bene di che cosa, dato che non siamo una delle economie pi\u00f9 forti d\u2019Occidente, e abbiamo grosse falle nel mercato del lavoro, nella giustizia e nell\u2019ambito sociale, culturale e assistenziale, necessitanti di integrarci ancora tra di noi, magari tra nord e sud del Paese. Dopo i cervelli in fuga, ora i capitali. Dal grande al piccolo; dall\u2019azienda importante, al rumeno o al cinese che lavora in Italia e spedisce il grosso ai familiari nel suo Paese.<\/p>\n<p>Un albero di bacche. Prima rigoglioso di frutti, poi, spelacchiato, piccolo e triste, che si sforza di dare nutrimento alla creature che ad esso si nutrono.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ci vantiamo del made in Italy, quasi come unica esclusiva di fama, di fame, rispetto ed esistenza in questo mondo dedito al culto estremo della materia, dove se non sai far di conto, puoi avere tutti i Rinascimenti, i\u00a0 Dante, i Verdi, i\u00a0Caravaggio e le Costiere Amalfitane che vuoi. Il turismo, suo alfiere, raro oro italiano (dato in crescita secondo il Ministero\u00a0 dei beni e delle attivit\u00e0 culturali e del turismo), incontra problemi di diverso carattere. Alcune citt\u00e0 scoppiano e non riescono a sostenere il peso della mole di turisti, altre, magari vicinissime alle principali mete, sono praticamente ignorate. Non riuscendo cos\u00ec a garantire una perfetta capillarizzazione culturale ed economica. Insieme a vari fattori su cui ragionare. \u201cSiamo ancora al mordi e fuggi in citt\u00e0 d\u2019arte affollate, dove i benefici sono compensati da disagi. E abbiamo ancora regioni che vanno in ordine sparso. Da qui nascono le proteste e le richieste di numeri chiusi\u201d, <strong><a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2017\/07\/08\/italia-2017-le-citta-hanno-ragione-a-protestare-contro-questo-turismo\/34844\/\" target=\"_blank\">scrive Fabrizio Patti su Linkiesta<\/a><\/strong>\u00a0in un interessante riflessione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec oltre al turismo comandato, forse la pi\u00f9 alta forma di made in Italy, capace di proteggere il profitto e di estendere una visuale migliore, colta e pi\u00f9 dignitosa di questa terra, funziona ove comandato (tipo quei Musei Vaticani che impongono spesso il Lazio primo nelle classifiche \u201cturistiche\u201d, di visite ai musei) ma nella maggior parte dei casi, va a cozzare con la mentalit\u00e0 provinciale, che \u00e8 iperprotettiva e inadatta a cogliere i benefici di un\u2019apertura al mondo, controllata e fruttuosa, culturalmente ed economicamente, che gli impedisce di essere la primissima e certa risorsa di questo Paese. Mentalit\u00e0 provinciale che, in Italia, fa sprecare carta, denari, tempi e talenti. Un&#8217;incrostazione dell&#8217;Italia moralista vintage che chiude ermeticamente nelle mura. Magari a pochi passi dal turismo di massa internazionale. E, quindi, dai grandi soldi.<\/p>\n<p>Amici economisti, oltre al pastificio di Marino e Giovanna, e al tabaccaio di Giulione, ci rimane qualcos&#8217;altro di italiano? Magari di leggermente competitivo?<\/p>\n<p>Non si fa in tempo ad avere mezza virt\u00fa, che gi\u00e0 l&#8217;Italia non esiste pi\u00f9&#8230;<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/emaricucci\/\" target=\"_blank\">(SEGUIMI SU FACEBOOK)<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Solo alcune,\u00a0disarmate riflessioni&#8230; In piedi sulle macerie. Noi ci restiamo in piedi sulle macerie. Finch\u00e9 non venderemo anche quelle. E quelle, da Amatrice in gi\u00f9, ne abbiamo tante. E sono tutte ancora belle accatastate. Non ci resta, probabilmente, che tornare a fare quello che ci \u00e8 sempre riuscito meglio. I piccoli paraculi che venderebbero l\u2019aria in bottiglia, oppure speculare su Dio, vendendo reliquie. Nell\u2019epoca in cui tutto si misura secondo il profitto, il tocco, e il bonifico \u00e8 la nuova versione dell\u2019esaltazione mistica del santo laico, in cui la forza si misura sul liberissimo mercato, l\u2019Italia rimane un\u2019espressione geroglifica, ovvero, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2018\/02\/08\/anche-italo-in-mano-agli-stranieri-litalia-un-motel-per-prostitute-arrivi-paghi-godi-e-te-ne-vai-non-ci-resta-che-vendere-le-macerie-di-amatrice\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1066,"featured_media":1135,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480],"tags":[26,262878,29595,290931,35932],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1134"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1066"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1134"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1134\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1137,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1134\/revisions\/1137"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1135"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1134"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1134"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1134"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}