{"id":1207,"date":"2018-10-20T17:23:05","date_gmt":"2018-10-20T15:23:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1207"},"modified":"2018-10-20T17:23:05","modified_gmt":"2018-10-20T15:23:05","slug":"litalia-e-una-anche-di-una-ragazza-nera-purche-sia-nel-tricolore-litalia-non-e-di-chi-vuole-distruggerla-per-convenienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2018\/10\/20\/litalia-e-una-anche-di-una-ragazza-nera-purche-sia-nel-tricolore-litalia-non-e-di-chi-vuole-distruggerla-per-convenienza\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italia \u00e8 una, anche di una ragazza nera, purch\u00e9 sia nel tricolore. L\u2019Italia non \u00e8 di chi vuole distruggerla per convenienza"},"content":{"rendered":"<p>Peccato. La Serbia strappa il mondiale a una temeraria nazionale di Pallavolo. Alcuni, invece, hanno strappato, come sempre, la rabbia nazional-popolare. Quella specie di piccola malizia\u00a0di taluni che subito hanno festeggiato l\u2019Italia giunta in finale postando, come Roberto Saviano o Alessia Morani, la foto della nostra atleta nera, Paola Egonu, come a voler escludere il resto. Un resto scomodo, per loro, esistente. Come quando Saviano non manc\u00f2 di benedire il suo\u00a0breve mondo ideale, creduto villaggio globale, e in occasione dell\u2019oro italiano nella 4\u00d7400 dello scorso luglio pubblic\u00f2 un post con le nostre atlete nere vittoriose scrivendo: \u201cl\u2019Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano non verr\u00e0 fermata\u201d. E non \u00e8 una cosa di poco conto, non un \u201cghiribizzo\u201d, come lo definirebbe un cronista di Leonardo, Matteo Bandello, trattando di una masturbazione mentale sciatta e indefinibile, ma una cronica volont\u00e0 di esaltazione del multiculturalismo spinto, sostitutivo, definitivo. Infilato a forza ovunque, come una manifesta superiorit\u00e0 \u201cdella razza\u201d da chi ci fa la morale quotidiana sul razzismo mentre ascende il nonsenso come la notte.<\/p>\n<p>Ebbene, non pu\u00f2 dar\u00a0noia\u00a0una ragazza nera che serve la mia Patria.<\/p>\n<p>Trovo, invece, vomitevole e razzista, non nel senso dell\u2019esaltazione di un\u2019etnia, ma nella degradazione forzata dell\u2019altra, chi ideologizza ogni cosa si muova, che respiri o meno, che sia un gesto, un individuo, finanche un\u2019intenzione, e che pretende che la mia Patria, sentendosi sempre, inspiegabilmente colpevole di qualcosa, serva una ragazza nera, ma per propria opportunit\u00e0 di visibilit\u00e0 commerciale o elettorale, o, magari, per zittire le sirene ululanti della propria, prossima estinzione.<br \/>\nBramando\u00a0nella frantumazione l\u2019esatto opposto di ci\u00f2 che tiene unita una gente, ovvero il cemento con cui sanare le crepe di un popolo in difficolt\u00e0, che difficilmente sa riconoscersi, e molto pi\u00f9 facilmente riesce a osteggiarsi, nonostante necessiti di integrarsi con s\u00e9, ancora, prima di sognare la meta esotica della fusione con civilt\u00e0 lontane. Di un popolo colto dall\u2019Alzheimer, che non ricorda di avere\u00a0la stessa missione, la stessa genesi, la stessa storia, capace solo di percepire la piacevole sensazione di ci\u00f2 che fu, come un gradevole godere strappato, distorto, lontano, non pi\u00f9 vivente. Esistito vivere, non pi\u00f9 esistente.<\/p>\n<p>Cento anni dopo la vittoria della Grande Guerra, \u00a0dopo il momento fondativo della Patria, la continuit\u00e0 necessaria, la lezione da tenere a mente, la preghiera della maturit\u00e0, la necessaria eredit\u00e0 per essere non una postilla pensierosa nel cuore d\u2019Europa, ma una nazione nel contesto di una colla di trattati \u00e8 che l&#8217;Italia \u00e8 una.<br \/>\nL&#8217;Italia \u00e8 anche una ragazza nera, purch\u00e9 sia nel tricolore, purch\u00e9 sia il tricolore.<br \/>\nL&#8217;Italia non \u00e8, invece, chi la vuole distruggere.\u00a0Non \u00e8 di chi contribuisce a distorcerne l\u2019immagine per la propria convenienza.<\/p>\n<p>Non \u00e8 dei nemici della Patria. Accortisi del fatto che l\u2019Italia \u00e8 una nazione su chiamata. Quando lo sport azzurro chiama, specie la Nazionale di calcio, esso si unisce, copula nei sentimenti, si attorciglia nel tricolore. Tanto valeva, per loro, infestare anche quell\u2019ultimo misero baluardo di coesione nazionale esistente, lo sport, perch\u00e9 sia un\u2019iniezione psicologica continua, la loro.<\/p>\n<p>Una volta per tutte, perch\u00e9 sia un monito definitivo che interrompa l\u2019eterno loop provocazione-risposta, infrangendo la narrazione, per tornare alla realt\u00e0. Un giro deleterio che non va ignorato, ma che non ci merita mentre\u00a0abbiamo urgenza di capire la direzione del nostro tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Peccato. La Serbia strappa il mondiale a una temeraria nazionale di Pallavolo. Alcuni, invece, hanno strappato, come sempre, la rabbia nazional-popolare. Quella specie di piccola malizia\u00a0di taluni che subito hanno festeggiato l\u2019Italia giunta in finale postando, come Roberto Saviano o Alessia Morani, la foto della nostra atleta nera, Paola Egonu, come a voler escludere il resto. Un resto scomodo, per loro, esistente. 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