{"id":1238,"date":"2019-02-08T16:23:46","date_gmt":"2019-02-08T15:23:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1238"},"modified":"2019-02-08T16:43:54","modified_gmt":"2019-02-08T15:43:54","slug":"foibe-chi-se-ne-fotte-dellanpi-un-fumetto-e-un-film-per-ripartire-dalla-memoria-e-dalle-scuole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2019\/02\/08\/foibe-chi-se-ne-fotte-dellanpi-un-fumetto-e-un-film-per-ripartire-dalla-memoria-e-dalle-scuole\/","title":{"rendered":"Foibe. Chi se ne fotte dell&#8217;Anpi. Un fumetto e un film per ripartire dalla memoria e dalle scuole"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ogni anno bisogna scongelare il presidente Mattarella<\/strong>, sperando che dica qualcosa di pienamente sentito e rappresentativo per l\u2019occasione. Come ogni anno, bisogna sperare che il parlamento italiano ricordi di aver varato, nella sue galeoniche movenze, una legge nazionale nel 2004 che tutela e riconosce un giorno di celebrazione comune delle \u201cvittime delle foibe, dell&#8217;esodo degli istriani, dei fiumani e dei dalmati italiani dalle loro terre durante la seconda guerra mondiale e nell&#8217;immediato secondo dopoguerra (1943-1945)\u201d. Ogni anno bisogna sperare che la pacchiana italianit\u00e0, ancor pi\u00f9 maleodorantemente virtuale, ci eviti la gara a chi ce l\u2019ha pi\u00f9 grosso, a quali morti pesano di pi\u00f9, come se la morte di una madre per mano di un assassino, valga di meno di quella di un\u2019altra. Come ogni anno, bisogna sperare che una pagina Facebook realizzi meno meme dell\u2019anno precedente, colta dalla consueta frigidit\u00e0 digitale che intercorre, caprona e banale, tra i Mar\u00f2, le foibe e il Duce appiccato per le gambe. Di anno in anno, bisogna sperare che qualche studente di terza media sia riuscito a sentir pronunciare, anche solo per sbaglio, la parola \u201cfoiba\u201d. Anno dopo anno, bisogna constatare che l\u2019Anpi continua a manifestare la propria inutilit\u00e0 alla crescita del Paese, <strong><a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/emiliaromagna\/notizie\/2019\/02\/04\/foibe-salvini-rivedere-fondi-allanpi_c70b93e7-0c2a-452f-8843-181afcfb10b0.html\" target=\"_blank\">pur gradendone i fondi per la sussistenza, ora in discussione<\/a><\/strong>, anteponendo la direttiva di una continua resistenza, anche in assenza di fascismo storico e tangibile \u2013 poich\u00e9 chiamare fascisti i leghisti non corrisponde, di certo, a reale minaccia per l\u2019incolumit\u00e0 del Paese, n\u00e9 a una forma di accrescimento e superiorit\u00e0 culturale -, come di partigiani comunisti, socialisti e democristiani, ormai mobilia polverosa di una stanza del museo di ci\u00f2 che fummo, al rispetto della memoria collettiva. L\u2019Anpi che, proprio di anno in anno, dopo anno, annualmente, come ogni anno, non perde occasione per dare prova della propria trinariciutesca volont\u00e0 di ferro di dimostrarsi forzatamente rispettosa del Giorno del Ricordo, ma zitta, zitta, prova a instillare nel sistema, insinuazioni di negazionismo (le foibe sono un\u2019invenzione, vedasi Basovizza), giustificazionismo (i massacri delle foibe furono una reazione a vent\u2019anni di regime fascista), relativizzando, sminuendo, o circoscrivendo le urla di dolore dei morti ammazzati, violentati, torturati, e poi infoibati, che fossero italiani, fascisti, antifascisti, serbi o croati. Per verificare questo, occorre solo fare una ricerca su google, o poco pi\u00f9. Non ultima l\u2019Anpi di Rovigo, secondo cui le foibe sono un\u2019invenzione (dei fascisti). Santa resistenza martire, unica e assoluta patrona della democrazia in Italia, culto sostitutivo laico di Stato. Tutto il resto \u00e8 fandonia.<\/p>\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 pace. Prendiamoci la pace. E non prendiamoci in giro:<\/strong> l\u2019Italia non ha affatto memoria delle vittime delle foibe. Ancora no, o, quantomeno, non sufficiente. Troppi sono, infatti, coloro i quali vorrebbero relegare quei morti a una dimensione privata. A una cappella in fondo al cimitero. Vorrebbero scrivere col sangue una frase da poster con cui arredare il nostro ghetto. Il nostro, poi, di chi? Che pretenderebbero di ridimensionare la storia a una questione ideologica di parte. E questo accade perch\u00e9 pur essendosi invertita la rotta politica di questo Paese, almeno al momento e almeno in apparenza, la strada della generazione della cultura di massa \u00e8 pienamente tortuosa, primato dell\u2019egemonia pensante che fa capo alla sinistra. La prima generazione al governo, anticonformista rispetto alla sinistra, gett\u00f2 le basi per il riconoscimento ufficiale del dramma delle foibe; la seconda, ora, ha il dovere di cristallizzare la memoria.<\/p>\n<p>Per questo ogni strillo di dolore, ogni pianto disgraziato di Norma Cossetto tenuta ferma e stuprata dai suoi aguzzini slavi (poi costretti a vegliare la salma, una volta catturati, fino ad impazzire), e poi buttata in una foiba, si sentono ancora poco. I nostri giovani sentono ancora poco, i nostri studenti, gli italiani. Sordi, ciechi.<\/p>\n<p><strong>Per questo bisogna esultare di ogni vittoria della memoria<\/strong> e smettere di inseguire la rabbia e la vilt\u00e0 della negazione, della riduzione, del disturbo alla storia, agendo in via istituzionale affinch\u00e9 esso non si ripeta. Ma il cuore del Paese, deve pensare ad altro. Far festa, nella solennit\u00e0, contribuendo a costruire la memoria civile di questa terra puttana &#8211; che \u00e8 contemporaneamente edificazione della maturit\u00e0 nazionale nella trista constatazione di una \u201cpacificazione\u201d impossibile -, ancora fortemente rinchiusa nella propria pustolosa adolescenza. Scansare, rifiutare come droghe in discoteca, le avances decostruttive, la ansie giustificazioniste, le paranoie negazioniste, la riduzione della grande storia, i calci alla memoria degli uomini, delle donne, dei bambini, crepati nelle foibe.<\/p>\n<p><strong>NO! Preferisco andare avanti e ignorare<\/strong> quello sguardo di sospetto, le scritte sui muri inneggianti all\u2019odio, le targhe distrutte, i monumenti per ricordare il dramma imbrattati, l\u2019abitudine alla circostanza, la superficialit\u00e0 di certi italiani, che dovrebbero essere miei fratelli, nel dire: \u201cdopo la Shoah, anche voi (ma voi chi?) volevate la vostra ricorrenza, vero? E ti pareva\u2026\u201d. Preferisco ignorare, per non impazzire da solo nella mia stanza, chiunque giustifichi oltre diecimila morti e trecentocinquanta mila esuli, con ventanni di fascismo. Sempre loro, abituati a dire che l\u2019infrazione della legge \u00e8 ben accetta se in nome di un ordine ideologico superiore. Superiore a cosa? Sub Lege Libertas. Come quella 30 marzo 2004, n.92. La legge \u00e8 inferiore allo spirito fintanto che non li tange.<\/p>\n<p><strong>E allora sappiate che questa sera<\/strong>, su Rai 3, andr\u00e0 in onda il film di Maximiliano Hernando Bruno, Red Land. Rosso Istria, sulla storia di Norma Cossetto \u2013 <strong><a href=\"https:\/\/www.iltempo.it\/politica\/2018\/03\/21\/news\/ancora-censurato-il-ricordo-delle-foibe-1056923\/\" target=\"_blank\">il cui nome ancora non si pu\u00f2 dire senza\u00a0sprofondare nella censura<\/a><\/strong> -, ventitrenne istriana torturata, stuprata e infoibata dai partigiani rossi del Maresciallo Broz nell\u2019ottobre del 1943, medaglia d\u2019oro al valor civile, dal 2005, dopo sessant\u2019anni dalla sua morte. Un film definito, addirittura, \u00abun&#8217;iniziativa propagandistica del governo gialloverde\u00bb dal presidente dell&#8217;Anpi di Napoli. E sappiate che nelle scuole secondarie di primo grado del Veneto, grazie a un\u2019iniziativa ufficiale della Regione e all\u2019assessore alla Scuola, Elena Donazzan &#8211; in collaborazione con l\u2019Ufficio scolastico regionale, l\u2019associazione Venezia Giulia e Dalmazia e la federazione delle associazioni degli esuli -, verr\u00e0 distribuito agli studenti il fumetto \u201cFoiba Rossa. Norma Cossetto, storia di un\u2019italiana\u201d (Ferrogallico), scritto da Emanuele Merlino, con disegni di Beniamino Delvecchio, che racconta con delicatezza e onest\u00e0 storiografica la vita e il martirio della povera studentessa. Stuprata due volte, dai titini e dalla storia recente che ne vuole negare il nome e la fine, ella viene presa per mano e condotta nella verginit\u00e0 della vita nuova dell\u2019esempio, tra le pagine di una graphic novel che \u00e8 candore, giustizia e verit\u00e0. Non un passo di pi\u00f9. Un fumetto che, ad oggi, \u00e8 stato stampato in pi\u00f9 di quaranta mila copie. Come il film di Bruno, che da settimane, \u00e8 proiettato nei cinema di tutta Italia. Un\u2019iniziativa, quella della Regione Veneto, che dovrebbe essere replicata anche in altre regioni italiane, cos\u00ec come ci auguriamo, lanciando un appello che \u00e8 stato gi\u00e0 confermato anche da Gianni Plinio, portavoce di Casa Pound Italia Genova, e Andrea Lombardi, editore e agitatore culturale, per la Regione Liguria, e perch\u00e9 possa svilupparsi in tutto il Paese.<\/p>\n<p><strong>Dal cinema, al fumetto. L\u2019arte, come pulsione ulteriore della vita<\/strong>, sta scegliendo di costruire la memoria nazionale, senza timore alcuno, senza alcun senso di inferiorit\u00e0, come un antidoto alla negazione, come un dinamismo che parli un linguaggio universale, capace di cristallizzare ed elevare il ricordo, generando eredit\u00e0. Che sia nei versi del goriziano Marco Martinolli, o in quelli di Armando Bettozzi (\u201c<em>C\u00e0rsici b\u00e0ratri profondi e scuri custodi involontari di abominevoli vergogne e di voluti silenzi decennali [\u2026] Qual \u00e8 la differenza, deh! -se mai sapete tra un pozzo\u2026 ed un forno?\u201d<\/em>), negli sforzi eroici, avamposti di purezza, della cultura popolare; che sia nelle impressioni del dramma scolpite da Paolo Menon<em>,\u00a0<\/em>nel trittico di Rocco Cerchiara e Andrea Cardia, \u201cFoibe\u201d, o nelle pennellate scure, gotiche e opprimenti di \u00a0Renzo Gentili ne <em>Il supplizio di Norma Cossetto<\/em>. Cos\u00ec, nell\u2019epoca dell\u2019adolescenza antifascista, i racconti d\u2019onest\u00e0 di grandi artisti come Gino Paoli, \u2013 \u00abparte della famiglia di mia madre mor\u00ec infoibata.\u00a0I miei parenti non erano\u00a0 fascisti. Ma la caccia all\u2019italiano faceva parte della strategia di Tito. I partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani, vennero a prenderli di notte [\u2026] senza lasciare dietro di s\u00e9 un corpo, una tomba, una memoria. Peggio: una memoria negata\u00bb \u2013 o Umberto Smaila, Nino Benvenuti e molti altri. La miniserie <em>Il cuore nel pozzo<\/em>, o il film <em>Rosso Istria<\/em>. Le pagine de <em>Sul ciglio della foiba<\/em> (Ed. Il Borghese, pp.220, Euro 18) di Lorenzo Salimbeni, o de <em>L\u2019esodo<\/em> (Mondadori, pp.202, 10 Euro) di Arrigo Petacco, che porta lo stesso nome del\u00a0 nuovo spettacolo di Simone Cristicchi (<em>L\u2019esodo \u2013 Racconto per voce, parole e immagini<\/em>, ndr), gi\u00e0 autore di <em>Magazzino 18 \u2013\u00a0<\/em>ispirato al libro<em>\u00a0\u201cCi chiamavano fascisti. Eravamo italiani. Istriani, fiumani e dalmati: storie di esuli e rimasti\u201d\u00a0<\/em>di Jan Bernas<em>\u00a0<\/em>(Mursia, pp.192, 16 Euro) \u00a0che porta a teatro il pellegrinaggio e la sofferenza degli\u00a0esuli istriani, fiumani e dalmati -, tra le tante. Opere che rafforzano la coscienza di un popolo a cui fa male la memoria. E la lista potrebbe continuare a lungo.<\/p>\n<p><strong>Ripartire dalle scuole<\/strong>. La sinistra d\u2019ogni porzione di modernit\u00e0 insegna il senso della costruzione del sentire comune, dell\u2019accettazione del pubblico sentire, di temi e idee, della strutturazione della cultura di massa. E che i suoi adepti, discepoli e santi, in ogni forma, fossero tanti o pochi in quel momento storico, fossero capaci di trainare o meno, di vincere o di perdere le elezioni, comprendono, comunque, bene la necessit\u00e0 di continuare a contaminare la storiografia ufficiale, di coltivare \u2013 genesi della parola cultura \u2013 il consenso in fasce. Di farlo per eternarsi. Nel sottoscala preparano le rivoluzioni. Non sul palcoscenico. Per questo, come vedete, la battaglia politica di contrasto all&#8217;ideologizzazione del reale, da parte dell&#8217;egemonia culturale imperante e sinistra, \u00e8 in atto. E al momento vincente. Ma culturalmente la societ\u00e0 italiana risente ancora troppo dei suoi influssi, come passaporto necessario per la civilt\u00e0. Vietato pensare, vietato dissentire, vietato raziocinare se si vuole vedere riconosciuto lo status di \u201cumani\u201d, e non di barbari. E dunque, la memoria trovi forma nella sensibilizzazione degli uomini futuri, proprio nel percorso di costruzione della loro cultura, da intendersi come coltivazione di se stessi, capace, tramite lo studio, la conoscenza, e il ragionamento sopra le cose, via via in sviluppo, di edificare il pensiero critico con cui leggere il reale, e saper distinguere il reale dalla sua narrazione.<\/p>\n<p><strong>Solo cos\u00ec la memoria sar\u00e0 iniziativa primordiale ed essenziale di continuit\u00e0<\/strong>, e non continua iniziativa necessaria a non dimenticare. \u00a0Il ruolo delle scuole viene, per altro, sottolineato dal Ministro dell\u2019Istruzione, Bussetti, che afferma che parlare di foibe negli istituti, \u00abnon \u00e8 propaganda\u00bb, aggiungendo che \u00abIl negazionismo va sempre rigettato. Nel caso delle foibe e delle persecuzioni anti-italiane sul confine orientale, abbiamo il dovere di ricordare una vicenda particolarmente dolorosa e cruenta del Novecento. Migliaia di persone furono uccise in quanto italiane, senza colpa. Per lo stesso motivo, centinaia di migliaia di uomini e di donne hanno dovuto abbandonare quelle terre e tutto quello che avevano per rifugiarsi all\u2019interno dei nuovi confini nazionali. Una catastrofe. Cancellare o minimizzare questa vicenda storica significa oltraggiare nuovamente le vittime di allora e i loro discendenti. Non sarebbe giusto\u00bb.<\/p>\n<p>Che si fotta il resto: esultiamo della costruzione della memoria, per quanto inspiegabilmente faticosa in un Paese che celebra\u00a0 e ricorda, per legge, le vittime di un assassino decorato dallo Stato, come Josip Tito Broz, dal 1969, Cavaliere di Gran Croce dell&#8217;Ordine al Merito della Repubblica Italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ogni anno bisogna scongelare il presidente Mattarella, sperando che dica qualcosa di pienamente sentito e rappresentativo per l\u2019occasione. 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