{"id":1371,"date":"2020-06-18T15:37:41","date_gmt":"2020-06-18T13:37:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1371"},"modified":"2020-06-18T15:37:41","modified_gmt":"2020-06-18T13:37:41","slug":"sostituiamo-linno-ditalia-con-una-canzone-di-jovanotti-firma-la-petizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2020\/06\/18\/sostituiamo-linno-ditalia-con-una-canzone-di-jovanotti-firma-la-petizione\/","title":{"rendered":"Sostituiamo l&#8217;inno d&#8217;Italia con una canzone di Jovanotti. Firma la petizione"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 per il Sylvestre della finale di Coppa Coca Cola, ma per l\u2019ennesima testimonianza, ben manifesta, che dell\u2019inno nazionale italiano, altrimenti detto <em>Il canto degli italiani<\/em>, frega ormai a pochi, anche perch\u00e9 \u201cl\u2019Italia \u00e8 \u2018na cosa antica\u201d, direbbero dalla segreteria del PD. E se \u201cl\u2019Italia \u00e8 \u2018na cosa antica\u201d, dunque, riserviamole la cura che si ha per le cose antiche, musealizziamola con tutti i fanti, i Novaro, i Mazzini e i Garibaldi, i Giulio Cesare e i Cristoforo Colombo, schiavisti colonialisti, gli Enrico Mattei e i Guglielmo Marconi, i Dante e razzisti affini, i Monteverdi e i Raffaello, affinch\u00e9 non se ne perda il ricordo e se ne possa apprezzare la pi\u00f9 profonda virt\u00f9. Andiamo a visitare l\u2019Italia antica come le tombe etrusche di Tarquinia, prima che l\u2019indolenza, l\u2019incoscienza, la pigrizia, l\u2019isteria, la burocrazia la rendano cenere, almeno sappiamo dove trovarla, almeno sappiamo che esiste ancora ed \u00e8 protetta da quel fascino, da quell\u2019intangibilit\u00e0 che si dedica alle cose antiche.<\/p>\n<p>Polvere di stelle.<\/p>\n<p>L\u2019inno. Quella volta che Fico tenne le mani in tasca durante la sua esecuzione. L\u2019altra volta, quando durante il Ferrari Day di Daytona la cantanta dimentic\u00f2 le sue parole e ne storpi\u00f2 goffamente senso e frasi; l\u2019altra volta ancora, quando vollero cambiare le parole da \u201csiam pronti alla morte\u201d a \u201csiam pronti alla vita\u201d, in occasione dell\u2019apertura dell\u2019Expo; per tutte le volte che avrebbero voluto sostituirlo con Va pensiero, Bella Ciao, Azzurro, l\u2019Inno a Roma, la Marcia Reale, Serenata per archi di Dvo\u0159\u00e1k, M\u2019hanno scomunicato dei San Culamo, Sunshine, lollipop and rainbows di Lesley Gore; infine, la nuova volta, l\u2019ultima in ordine temporale, in cui Sergio Sylvestre lo ha brutalmente macchiato di fantasie erotiche politicamente corrette, facendo agli italiani la cortesia di ricordarsene almeno un pezzo, per poi brutalizzarlo.<\/p>\n<p>Balconato, mutilato, stereotipato, inventato, umiliato.<\/p>\n<p>Fardelli d\u2019Italia, l\u2019Italia s\u2019appresta, a gettar patrioti gi\u00f9 dalla finestra, o ad utilizzare l\u2019elmo di Scipio come pitale.<\/p>\n<p>Non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 senso del presente capace di incarnare la storia, viene a cadere il simbolo che costituisce l\u2019identit\u00e0. Identit\u00e0 scollata, non corrispondente, n\u00e9 corrisposta agli italiani dell\u2019oggi, curiose bestie schiacciate dalle faglie sempre in movimento dell\u2019Africa che avanza da sud e dagli interessi globalisti e progressisti, della colonizzazione commerciale da nord, est e ovest. Non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente di sacro (cos\u00ec come si legge sul cartello che introduce alla vista del fiume Piave) intorno all\u2019inno, non v\u2019\u00e8 riunione, n\u00e9 meditazione, non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 comunit\u00e0 unita dallo stesso destino, dalla stessa storia millenaria, n\u00e9 dallo stesso volto dei padri, tra cui spiccava lucente quello del giovane Mameli o quello di Novaro. I padri sono sempre pi\u00f9 giovani di noi. Non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente che lega gli italiani a qualcosa di posto e superiore (di qui, sacro), di intoccabile, verso cui ogni logica ideologica decade, verso cui ogni capriccio politico si spegne.<\/p>\n<p>Lancio una petizione, ovvero un peto mentale che diventa azione: cambiamo l\u2019inno italiano con un successo che rappresenta pienamente lo spirito del tempo e della miseria umana che ci governa. L\u2019ombelico del mondo di Lorenzo Cherubini. \u201cDall\u2019Alpi a Sicilia dovunque \u00e8 Legnano\u201d e poi morti ammazzati, tizi desti ritti sulla cima dell\u2019indipendenza, della fondazione di una Patria finalmente riuniti dopo secoli di schiavit\u00f9? L\u2019Italia che torna a combattere e a vincere, ma stavolta unita, non pi\u00f9 dietro i denari dei capitani di ventura, n\u00e9 al soldo di qualche potentato straniero ma nel sangue denso risorgimentale, che \u00e8 eredit\u00e0 di quello rinascimentale (che un\u00ec l\u2019Italia nel genio, nell\u2019arte e nell\u2019asse Natura, Bellezza e Assoluto) e che si compie ancora nel momento fondativo della Patria, la Grande Guerra? Tutti \u2018sti elmi, \u2018ste coorti, le penne, i polacchi, Ferruccio, ma che cazzo \u00e8, il remake di Ben-Hur? Volete mettere? \u201c\u00c8 qui che si incontrano facce strane, di una bellezza un po&#8217; disarmante. Pelle di ebano di un padre indigeno e occhi smeraldo come il diamante. Facce meticce di razze nuove, come il millennio che sta iniziando. Questo \u00e8 l&#8217;ombelico del mondo e noi stiamo gi\u00e0 ballando\u201d. La sentite la freschezza, la mischiagine, la meticciagine dantesca al contrario, il ritmo nel sangue ed il pisello grande (direbbe il filosofo urbano Caparezza), mi casa es tu casa, siempre, alla faccia dei ceceni e dei magrebini che si sparano in faccia a Digione, terra di proiettili alla senape?<\/p>\n<p>L\u2019inno nazionale. Se deve essere storpio, lo preferisco morto. Se deve essere forzata abitudine che non provoca pi\u00f9 alcun sentire, lo preferisco atto esclusivo: dal canto degli italiani, al canto di alcuni italiani. Si proseguirebbe, cos\u00ec, l\u2019imperativo dell\u2019establishment culturale dominante, ovvero quello di riduzione a dimensione privata di ogni atto che rappresenta un\u2019alternativa a ci\u00f2 che regola la cultura di massa, storicamente in mano alle varie versioni delle sinistre. Alternativa non pi\u00f9 da ridimensionare e soggiogare, vincendo un\u2019elezione e orientando la politica economica e sociale del Paese in una determinata direzione, ma da estinguere sottraendole il diritto alla costruzione della Civilt\u00e0. Dimostrare amore per i simboli e i momenti nazionali, come regolare l\u2019immigrazione (esempi beceramente veloci tra le decine) non sono pi\u00f9 una richiesta \u201ccivile\u201d, legittima e lecita in democrazia, ma una dimostrazione di arretratezza di chi lo propone, una barbarie neanche discutibile che deve essere estirpata dal dibattito ad ogni livello.<\/p>\n<p>Riportiamo l\u2019inno e la sua intensit\u00e0 (non emotiva, ma spirituale) sotto terra, come un antico anfiteatro che il vento e la pioggia renderebbero, altrimenti, granella di storia. Come le cose antiche. Proteggiamolo affinch\u00e9 torni ad essere il canto degli italiani carbonari, infrattati come i primi cristiani, esposto com\u2019\u00e8 all\u2019abitudine godereccia di popolo o alla speculazione ideologica, alle manifestazioni sportive e militari.<\/p>\n<p>Firmiamo la petizione che devo trovare il coraggio di lanciare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Non \u00e8 per il Sylvestre della finale di Coppa Coca Cola, ma per l\u2019ennesima testimonianza, ben manifesta, che dell\u2019inno nazionale italiano, altrimenti detto Il canto degli italiani, frega ormai a pochi, anche perch\u00e9 \u201cl\u2019Italia \u00e8 \u2018na cosa antica\u201d, direbbero dalla segreteria del PD. 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