{"id":1518,"date":"2023-09-28T10:29:51","date_gmt":"2023-09-28T08:29:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1518"},"modified":"2023-09-28T10:29:51","modified_gmt":"2023-09-28T08:29:51","slug":"dallo-spot-ottimo-di-esselunga-a-it-alert-contro-la-societa-della-pesantezza-dellisteria-e-delle-risse-quotidiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2023\/09\/28\/dallo-spot-ottimo-di-esselunga-a-it-alert-contro-la-societa-della-pesantezza-dellisteria-e-delle-risse-quotidiane\/","title":{"rendered":"Dallo spot (ottimo) di Esselunga, a IT-Alert: contro la societ\u00e0 della pesantezza, dell&#8217;isteria e delle risse quotidiane"},"content":{"rendered":"<p>La pesantezza generale \u00e8 diventata insopportabile. Siamo diventati insopportabili. Grassi e oliosi Jabba the Hutt frustrati, isterici, lagnanti, piangenti, sofferenti. Botoli ringhiosi incarcerati nel Trittico del Giardino delle delizie di Bosch, in cui il confine della dignit\u00e0 della parola, dell&#8217;agire rispetto alla costruzione di un pensiero, del saper stare al mondo, del ragionare sopra le cose, \u00e8 spezzato da orge di opinioni e bocconi di nozioni pescate qua e l\u00e0, dal talk show, al verbo santo del leader di partito, fino al social, e cucite poi in fretta, senza approfondimento per nutrire un critico pensare, utili a manifestarsi nel neo reale, quello in cui si crepa come segnaposto virtuali.<\/p>\n<p>It Alert &#8211; un semplice e utilissimo sms di Stato &#8211; spaventa e scoccia, la pubblicit\u00e0 di un supermercato divide e fa azzannare, un semplice fatto di cronaca trasformato in un dramma collettivo, un soldato che pubblica un libro &#8211; per quanto polarizzante e fortemente divisivo &#8211; diventa un santo per cui dimenticare ogni ideale finora esistito, per bagnarsi le mutandine come le teen davanti ai Beatles nel 1964 in bianco e nero.<br \/>\nL&#8217;unico stato effettivamente esistente in questo stivale alla deriva nel Mediterraneo \u00e8 lo stato di agitazione emotiva permanente. Ma l&#8217;emozione per sua natura si sa, \u00e8 effimera, evanescente e ad alto contenuto esplosivo.<br \/>\nMa ogni belle deflagrazione, si sa, lascia intorno a s\u00e9 solo macerie. Quando la marea si ritira non rimane nulla. E la societ\u00e0 non si \u00e8 coltivata, ha interrotto la maturazione, che \u00e8 il primo passo per una comunit\u00e0 realmente vivibile.<\/p>\n<p><strong>RISSE, EMOZIONI E CANI DI PAVLOV<\/strong><\/p>\n<p>Pare assurdo, ma ogni giorno italiano \u2013 per un verso o per un altro, per un tema o per un altro, per una semplice piuma che vola, o per un\u2019altra \u2013 ci proietta alla biblica paraculata umanissima di Ponzio<br \/>\nPilato che si rivolge al popolo, chiedendogli il parere su chi crocifiggere, se Ges\u00f9 o Barabba.<br \/>\nImmagine della piazza. Seguono strilli, molta bava gocciola al suolo. Urla, baruffe, zuffe. Tutto \u00e8 costantemente diviso. Pareri che significano sentenze.<br \/>\nAncestrali risse farisee che ritornano alla mente dell\u2019oggi, che di risse farisee, di tribalismo spicciolo, \u00e8 colmo. Trib\u00f9 contro trib\u00f9, in un\u2019aggregazione fugace<br \/>\naddosso al lavandino incrostato dei cessi della discoteca, che dura il tempo di una contrapposizione contro un mostro imposto. Un popolo clitorideo, quello<br \/>\nitaliano, che gode ad ogni stimolazione indotta dalla politica, ancor meglio dalla comunicazione politica, che emana il barbarico urlo di raccolta alla battaglia sul tema del giorno, e autoindotta, per autoesaltazione, autoconvincimento, che in un attimo di nebbia ci fa sentire soldati chiamati da Dio a liberare la Terra Santa e qualche edizione giornalistica dopo, finiti i bagordi e spremuto il tema, dei poveri orfani che rimpiangono sempre un tempo migliore.<br \/>\nIperstimolazione. Cani di Pavlov,<br \/>\nsbavanti o assenti, a seconda dello scampanellio del padrone.<br \/>\nOccorre uscire urgentemente dalla schiavit\u00f9 della cronaca che annulla ogni dignit\u00e0, ogni linea temporale e le maturazioni che portano con esse.<br \/>\nLe emozioni, i giudizi sentimentali, regnano sulla razionalit\u00e0, sul buon senso e sul giudizio critico, costruito su una coltivazione fatta di studi, letture, riflessioni, intuizioni, dubbi fugati da certezze, errori e lungimiranza. Tutto cucito a fabbricare il vestito di un uomo integro agli occhi della storia.<br \/>\nE l\u2019unica sovrana, in questa storia presente, \u00e8 la pancia sul cervello, l\u2019isteria sulla ragione. Cos\u00ec la parte popolare della democrazia \u2013 quella marmorea agor\u00e0, oggi relegata, quasi del tutto, allo spazio virtuale e mediatico \u2013 vede mutare la propria funzione. Da palestra civile,<br \/>\na soap opera dalle tinte fosche o amorose. Bipolarismo. Bipolarit\u00e0. Popolarit\u00e0.<br \/>\nIl sistema Italia \u00e8 aggrappato con due dita, che sorreggono tutto il suo peso, al bordo di un pozzo pieno di merda e di fragilit\u00e0, di dilettantismi e isterie.<br \/>\nTifo indiavolato di quegli uomini.<br \/>\nCosa sta succedendo? Perch\u00e9 sembra sempre pi\u00f9 evidente un\u2019involuzione qualitativa della democrazia, della politica, del popolo italiano? Perch\u00e9 il dibattito \u00e8 ridotto a una frettolosa e immatura conversazione da bar? A un\u2019evacuazione di pensieri istintivi che<br \/>\nnon richiede competenze specifiche, con la quale si pretende di produrre significativi mutamenti sociali, legislazione, di influenzare il dibattito con una scoreggia fino a ritrovarsi in televisione? Perch\u00e9 ogni giorno \u00e8 una rissa? Perch\u00e9 abbiamo perso la testa?<br \/>\nPerch\u00e9 la pancia sovrasta il cervello? Perch\u00e9 il cervello \u00e8 nella pancia, come Krang? Perch\u00e9 non riusciamo pi\u00f9 a fermare quest\u2019infantile onda di ridicolo?<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019emozione domina la ragione. E non c\u2019\u00e8 bisogno di intavolare un dibattito di filosofia morale, n\u00e9 aprire il portafoglio degli esempi. \u00c8 il presente quotidiano che nutre questa constatazione, in ogni sua evidente debolezza. Che ci sia da spostare un intero popolo pendente dalla bocca dello scienziato, del politico pater patriae, che ci sia da sbudellare un untore,<br \/>\no che si debba transitare dal \u201cmondo senza confini\u201d a \u201csparate al mio vicino\u201d, \u00e8 questione di poco.<\/p>\n<p><strong>UOMINI ASCIUTTI COME LA MORTE<\/strong><\/p>\n<p>Il popolo di rivoltosi &#8211; e mai rivoluzionari &#8211; si ferma alla contrapposizione e non esiste nell&#8217;affermazione: Orazi e Curiazi, guelfi e ghibellini. Rarissimi si ergono sopra lo screzio, la psicosi, il destra-sinistra. Come sempre, in ogni cosa in questo orribile incubo di un barbone schizofrenico che noi chiamiamo reale. In realt\u00e0 l&#8217;occasione \u00e8 propizia anche stavolta per riflettere sull&#8217;estrema urgenza di generare una nuova classe di uomini, rossi o neri, fossero anche gialloverdi o a forma di trapezio. Una nuova classe di uomini disintossicata dall&#8217;opinione autoritaria e diretta verso l&#8217;idea autorevole, ripulita dai media e dai social, capace di rimanere adulta e di assumersi la propria porzione di responsabilit\u00e0 agli occhi della storia. E anche verso se stessi o verso i propri figli, come ci ricorda lo spot della disperazione generale. Acchiappare per i capelli questo diavoletto obeso capriccioso, rachitico nell\u2019animo, che sono gli italiani, fermarli con due schiaffoni, sottrarli dallo stato di agitazione emotiva permanente e dalla dipendenza voyeuristica e disinteressata della vita, in cui si entra, si commenta e si sparisce, senza mai aver approfondito, senza aver nutrito un pensiero critico, senza aver svolto nessuna coltivazione di se stessi.<br \/>\nMentre ci si azzanna e, in maniera spesso infantile, molti prendono le parti di una o dell&#8217;altro lato della pesca, incontrando adulti che paiono bimbi travestiti da Masaniello, ci si dimentica che l&#8217;evoluzione perfetta del costrutto ideologico del progresso, nelle sue orribili accezioni, \u00e8 quella antropologica. Qualcosa di duraturo, profondo, radicale, perenne, fin nei tessuti connettivi. Costruire un uomo mondato accuratamente dalle dimensioni di profondit\u00e0, dalle identit\u00e0 sino al credo religioso, passando per la messa in discussione continua dell&#8217;uomo col proprio rapporto con lo spirito, con la Fede, con i valori e l&#8217;educazione ricevuta. Un uomo veloce, sterilizzato, che si faccia impilare bene, velocemente, uno sopra all&#8217;altro, sempre conforme e in continuo e confuso dibattito, costantemente migrante, precario, sismico, senza Dio, n\u00e9 Patria, senza confine. Se a molti spaventa il presente, a me terrorizza il futuro. Che sicuro non sa di pesca.<br \/>\nE no, non pu\u00f2 essere lo spot di un supermercato \u2013 per quanto innocuo e potente, a suo modo &#8211; che lascia null&#8217;altro che diarrea linguistica la base del dibattito generale sulla separazione, specie in tempi in cui la famiglia, come ultimo nucleo sacro rimasto, \u00e8 sottoposta a un accanimento materialista senza precedenti.<br \/>\nSe la Chiesa \u00e8 viva batta un colpo. E non sulla bara di Napolitano.<\/p>\n<p><strong>CONTRO L\u2019EPOCA DELL\u2019INFANTILISMO<\/strong><\/p>\n<p>Infine, con grande piacere intendo citare\u00a0<span class=\"xt0psk2\">Simone Regazzoni<\/span>\u00a0pensatore da sempre vicino al sentimento di una sinistra ancora viva e ragionante e autore, per altro, di uno splendido lavoro \u2013 ora in libreria &#8211; sul rapporto di un padre e di una figlia sulla base della vitalit\u00e0 del pensiero e dello sport:<br \/>\n&#8220;<em>A sinistra se ti raccontano di case con 20 letti, figli spirituali, matrimoni collettivi e via dicendo, l&#8217;intellettuale di turno annuisce pensoso come a dire &#8220;ovvio, ovvio, sottoscrivo, non penserai che io voglia sposarmi e avere un* figli* andando a letto con qualcun* in una casa con un solo letto, magari &#8216;matrimoniale'&#8221;!!!! Oh mio Dio, no!!!!&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Ma se uno spot osa anche solo evocare anche solo far intravvedere lo spettro della famiglia tradizionale, allora l&#8217;intellettuale di sinistra d\u00e0 letteralmente di matto, fa scoppiare il finimondo perch\u00e9 le pesche sono fasciste. Ma stiamo scherzando? Dobbiamo continuare a far finta di niente? Dobbiamo dare assenso intellettuale a cose di questo tipo?<\/em><br \/>\n<em>Lo so, sono anni che per quieto vivere a sinistra accettiamo questo delirio. Per\u00f2 forse \u00e8 ora di dire che ci siamo rotti il **** (oh mio Dio!), e che sono proprio questi delirii che hanno reso possibile il successo, per ora solo editoriale, di discorsi come quello del Generale Vannacci. Se continuiamo cos\u00ec il Generale ce lo troviamo Presidente del consiglio<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>Contro l&#8217;epoca del capriccio, dell&#8217;infantilismo e della pesantezza. Un&#8217;epoca che prima di tutto ha dimenticato la dolcezza, la semplice tenerezza, quella che il celebre spot di Esselunga, di cui tutto il Paese parla come fosse una breve pontificia, esprime senza connotazione ideologica.<br \/>\nContro la pesantezza generale reclamo il diritto alla bont\u00e0, alla dolcezza, alla tenerezza, ai naturali movimenti dell&#8217;anima, e mi schiero per primo a petto in fuori contro la durezza ideologica, contro la schizofrenia di un uomo rigido che ovunque si sente minacciato. Reclamo il diritto alla leggerezza.<br \/>\nMa torno, per l\u2019ennesima volta, a reclamare anche il ruolo dell\u2019intellettuale in societ\u00e0, che \u00e8 quello di andare in esplorazione verso i meccanismi fondanti del nostro tempo e non di fermarsi alla rissa quotidiana che si svolge sulla superficie delle cose, a costo di soffrire e di essere impopolare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La pesantezza generale \u00e8 diventata insopportabile. Siamo diventati insopportabili. Grassi e oliosi Jabba the Hutt frustrati, isterici, lagnanti, piangenti, sofferenti. 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