{"id":1542,"date":"2026-02-04T21:27:38","date_gmt":"2026-02-04T20:27:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=1542"},"modified":"2026-02-04T21:27:38","modified_gmt":"2026-02-04T20:27:38","slug":"oltre-vannacci-coesi-al-referendum-fatta-la-destra-di-governo-ora-si-faccia-quella-di-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2026\/02\/04\/oltre-vannacci-coesi-al-referendum-fatta-la-destra-di-governo-ora-si-faccia-quella-di-popolo\/","title":{"rendered":"Oltre Vannacci, coesi al Referendum: fatta la destra di governo, ora si faccia quella di popolo"},"content":{"rendered":"<p data-pm-slice=\"1 1 []\">\n<p>In queste ore viene da chiederselo: Vannacci ha secondi Fini o Vannacci \u00e8 il secondo Fini?<\/p>\n<p>Ogni forza politica, prima o poi, \u00e8 costretta a confrontarsi con la propria maturit\u00e0. Non con la capacit\u00e0 di vincere e convincere, ma con quella di durare. Non con l\u2019abilit\u00e0 di distinguersi, ma con la responsabilit\u00e0 di governare senza consumarsi, mentre ci si realizza. Per gran parte della destra italiana quel momento \u00e8 adesso.<\/p>\n<p>\u00c8 lecito affermarlo: fatta la destra di governo, ora va fatta la destra di popolo.<\/p>\n<p>Mal di pancia cronici, istinto e reazione,\u00a0 l&#8217;idea che spesso si manifesta nella base, come un fantasma, di esistere in contrapposizione alla sinistra anzich\u00e9 in affermazione. E ancora, populismi come stati febbricitanti temporanei, innamoramenti politici fugaci, classi dirigenti in cantiere, traduzione culturale low budget: buchi di sistema che se non sanati, rischiano di impedire la fase movimentista a destra, cio\u00e8 quella\u00a0\u00a0capace di mettere radici, e generare eredit\u00e0 anzitutto umana, condannandola a ripetere errori gi\u00e0 visti.<\/p>\n<p>L\u2019uscita di Roberto Vannacci dalla Lega, consumata dopo meno di un anno da vicesegretario, si incastra perfettamente in questa tradizione di fughe in avanti che ha spesso caratterizzato una destra in affanno nello scegliere fino in fondo se essere movimento o partito, se coltivare un elettorato o sedurlo per una sera. \u00c8 l\u2019ennesima manifestazione della politica take away, da asporto, che scambia la visibilit\u00e0 per consenso e l\u2019identit\u00e0 urlata per progetto?<\/p>\n<p>Il generale che si fa partito non \u00e8 una novit\u00e0, ma un classico. \u00c8 la riproposizione di un gruppo umano che insegue se stesso in un circuito chiuso di parole d\u2019ordine gustose e ancora fumanti sul tavolo della bibbia conservatrice &#8211; ma che promette di non essere un museo impolverato e dimenticato &#8211;\u00a0 bloccata in un&#8217;eterna gara di purezza. Una destra \u201cvera, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura, contagiosa\u201d, che pensa di rendere l\u2019Italia \u201csovrana, sicura, libera, sviluppata, prospera ed esclusiva\u201d. Un lessico gi\u00e0 sentito, una promessa gi\u00e0 consumata. Tutto molto anni Novanta. Tutto gi\u00e0 visto.<\/p>\n<p>Nel frattempo, la coalizione di governo dimostra \u2013 pur nell&#8217;inevitavile senso di novit\u00e0 e adattamento \u2013 di saper amministrare e di saper tenere insieme sensibilit\u00e0 diverse in nome di un progetto comune: dalla manovra economica alle riforme, fino alla gestione delle crisi internazionali. Non \u00e8 un dettaglio. \u00c8 la differenza tra chi governa e chi interpreta la politica come una permanente performance, cos\u00ec: renzianamente.<\/p>\n<p>Eppure c\u2019\u00e8 chi preferisce il palcoscenico della distinzione, il brivido della scissione, il fascino discreto dell&#8217;usato sicuro. Chi pensa che la politica si svolga ancora sui sedili posteriori di un taxi in piena gara tra a chi \u00e8 pi\u00f9 puro, pi\u00f9 identitario, pi\u00f9 \u201cvero\u201d degli altri.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui il nodo politico. Se si vuole davvero bene alla destra, non la si frammenta proprio nel momento in cui governa con ampia maggioranza. Non si mina dall\u2019interno un progetto che ha ottenuto il consenso degli italiani e che risulta tra i pi\u00f9 saldi nella storia. Non si apre un nuovo fronte quando bisognerebbe consolidare quello esistente. Perch\u00e9 parlare di purezza e indipendenza mentre si costruisce un partito personale significa fare esattamente ci\u00f2 che la destra non dovrebbe fare: dividersi quando dovrebbe unirsi, frammentarsi quando dovrebbe costruire.<\/p>\n<p>Il voto, sociologicamente, \u00e8 sempre pi\u00f9 orientato da uno stato di agitazione emotiva permanente. \u00c8 quella life politics che ha preso il sopravvento da quando la televisione, e poi i social, sono diventati l\u2019arena principale del conflitto politico. Ne derivano stili comunicativi esasperati, semplificazioni estreme, abbassamento dei toni e della qualit\u00e0 dei contenuti per colpire. Cos\u00ec si consuma l\u2019autorevolezza della politica. Antipatica, certo, ma spesso garanzia di una visione strutturata e di una classe dirigente all\u2019altezza.<\/p>\n<p>Operazioni di politica commerciale come questa nascono sempre dallo stesso equivoco: confondere la visibilit\u00e0 con il consenso, l\u2019emozione con il progetto. \u00c8 il passaggio dalle idee autorevoli alle opinioni autoritarie. Un passaggio legittimo sul piano della spregiudicatezza politica, ma fragile e dannoso su quello della costruzione di una maggioranza solida.<\/p>\n<p>La domanda, allora, \u00e8 semplice e inevitabile: cosa vuole fare certa destra da grande?<\/p>\n<p>Continuare a giocare a chi \u00e8 pi\u00f9 puro, pi\u00f9 identitario, pi\u00f9 radicale? O costruire finalmente una destra di popolo fondata sul radicamento territoriale e culturale, sull\u2019amministrazione seria, su una visione di lungo periodo?<\/p>\n<p>Il referendum sulla giustizia del 22\u201323 marzo 2026 \u00e8 il primo vero banco di prova. Non \u00e8 soltanto un &#8220;test&#8221; sulla magistratura, ma sulla capacit\u00e0 del popolo della destra di essere maturato, abbandonato ogni possibile infantilismo, ogni struttura barocca e demod\u00e9, come quelle che si potevano trovare nelle prime esperienze di governo berlusconiane. \u00c8 l\u2019occasione per dimostrare che si pu\u00f2 essere diversi senza dividersi, che si possono avere identit\u00e0 forti senza cadere nella trappola della purezza ideologica.<\/p>\n<p>Fare vincere il S\u00ec non significa solo intervenire sulla separazione delle carriere, sui quesiti, sulla natura della legge, ma dimostrare che la destra \u00e8 in grado di costruire consenso su un progetto condiviso, non sull\u2019emozione del momento. Che quando si tratta di fare sul serio, ci si vede tutti alle urne, quella mattina. Che governare non \u00e8 inseguire ogni giorno la versione pi\u00f9 estrema di se stessi.<\/p>\n<p>Vannacci sostiene che \u201cnessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati\u201d. Metafora efficace. Peccato che la politica non sia il pugilato. Governare un Paese richiede proprio quella capacit\u00e0 di mediazione che oggi viene liquidata come debolezza. E mentre qualcuno cerca il colpo pi\u00f9 spettacolare, qualcun altro deve occuparsi della vita quotidiana degli italiani: sanit\u00e0, lavoro, tasse, sicurezza, giustizia.<\/p>\n<p>Il momento della verit\u00e0 non \u00e8 nella percentuale alle urne di Futuro Nazionale, o come si chiamer\u00e0 il movimento del Generale. Il vero banco di prova \u00e8 se la destra di popolo sar\u00e0 compatta al prossimo Referendum e sapr\u00e0 resistere alla tentazione di inseguire ogni nuova formazione pi\u00f9 pura e pi\u00f9 radicale. Se riuscir\u00e0 a dire: noi facciamo politica, non performance. Noi costruiamo, non distruggiamo. Noi amministriamo. Non rinneghiamo, non restauriamo, come disse &#8220;qualcuno&#8221;.<\/p>\n<p>Altrimenti continueremo ad assistere allo stesso spettacolo: una destra che si rincorre, si divide mentre governa, che crea nuove sigle inseguendo l\u2019ultima moda o l\u2019ultimo personaggio. Una forza che esiste in contrapposizione anzich\u00e9 in affermazione. Una destra che ha vinto le elezioni ma non ha ancora deciso se vuole davvero diventare adulta. Una destra che non riesce a fermare i propri fantasmi storici, in lotte intestine e feudali che non riescono a generare l&#8217;eredit\u00e0 di un uomo sovrano di s\u00e9 stesso, contrapposto all&#8217;uomo globale e indistinto del mondo progressista.<\/p>\n<p>Risulter\u00f2 impopolare. Molto. Ma \u00e8 lecito porsi domande, specie all&#8217;alba del Referendum, con un governo tra i pi\u00f9 longevi e compatti mai esistiti sin dall&#8217;alba della Repubblica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>In queste ore viene da chiederselo: Vannacci ha secondi Fini o Vannacci \u00e8 il secondo Fini? Ogni forza politica, prima o poi, \u00e8 costretta a confrontarsi con la propria maturit\u00e0. Non con la capacit\u00e0 di vincere e convincere, ma con quella di durare. Non con l\u2019abilit\u00e0 di distinguersi, ma con la responsabilit\u00e0 di governare senza consumarsi, mentre ci si realizza. Per gran parte della destra italiana quel momento \u00e8 adesso. \u00c8 lecito affermarlo: fatta la destra di governo, ora va fatta la destra di popolo. 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