{"id":229,"date":"2015-11-02T22:36:51","date_gmt":"2015-11-02T21:36:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=229"},"modified":"2015-11-02T22:36:51","modified_gmt":"2015-11-02T21:36:51","slug":"chi-salvera-il-patrimonio-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2015\/11\/02\/chi-salvera-il-patrimonio-italia\/","title":{"rendered":"Chi salver\u00e0 il patrimonio Italia?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/creazione_adamo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-230 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/creazione_adamo-300x200.jpg\" alt=\"creazione_adamo\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/creazione_adamo-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/creazione_adamo.jpg 434w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Dalla scalinata di Trinit\u00e0 dei Monti a Roma restaurata con i soldi di Bulgari ai \u201ccrolli\u201d di Pompei.<\/p>\n<p>Riflettere, salvare. Investire.<\/p>\n<p>L\u2019Italia e la sua eredit\u00e0 pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Il patrimonio, quel patrimonio \u00e8 gi\u00e0 nostro: che senso avrebbe\u00a0metterlo sul mercato o, ancor peggio, svenderlo, demistificandolo,\u00a0sminuendolo? Nell\u2019epoca del marketing militante, su questa domanda si\u00a0apre il cielo, si dividono il pubblico pensiero e le opinioni degli\u00a0esperti. Si genera una diatriba vecchia come l\u2019Italia. L\u2019essenza della\u00a0nostra storia artistica, quell\u2019incalcolabile patrimonio culturale e\u00a0paesaggistico da rievocare e mettere a regime dovrebbero essere in\u00a0mano al pubblico, al privato o ad entrambi? Qual \u00e8 la strada per\u00a0andare in paradiso?<\/p>\n<p>Un interrogativo da un milione di dollari, anzi, ben di pi\u00f9; eppure,\u00a0qualcuno, ha le idee chiare. \u201cLa religione del mercato sta imponendo\u00a0al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione. Ma se l&#8217;arte e\u00a0il paesaggio italiani perderanno la loro funzione pubblica, tutti\u00a0avremo meno libert\u00e0, uguaglianza, democrazia. L&#8217;alternativa \u00e8 rendere<br \/>\nlo Stato efficiente. Ma non basta: dobbiamo costruire uno Stato\u00a0giusto\u201d. Cos\u00ec Tomaso Montanari \u00a0quarantaquattrenne storico dell\u2019arte\u00a0e critico d\u2019arte &#8211;\u00a0 ha sbattuto il mostro in prima pagina, in tutti i<br \/>\nsensi; su questo monolite ideale, pi\u00f9 simile ad un manifesto, poggia\u00a0l\u2019incipit di \u201c<strong>Privati del patrimonio\u201d (Einaudi, pgg. 172, 2015)<\/strong>,\u00a0ultima fatica letteraria dell\u2019autore. Un libro\/denuncia che riflette<br \/>\nsu una questione spinosa ed urgente, senza scadere nel luogo comune,\u00a0che ci spiega perch\u00e9 il governo pubblico dei beni culturali, basato\u00a0sul sistema delle soprintendenze, vada salvato e difeso dalle avances\u00a0della \u201creligione neoliberista\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Italia ospita ben 49 siti \u201cPatrimonio dell\u2019umanit\u00e0\u201d, pi\u00f9 di ogni\u00a0altro Paese al mondo ed i beni culturali censiti dal <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/1234780463782_Cartina-ItaliaMusei.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-231 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/1234780463782_Cartina-ItaliaMusei-248x300.jpg\" alt=\"1234780463782_Cartina-ItaliaMusei\" width=\"248\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/1234780463782_Cartina-ItaliaMusei-248x300.jpg 248w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/11\/1234780463782_Cartina-ItaliaMusei.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/a>Mibac sono pi\u00f9 di\u00a033 ogni 100 km\/2. Nonostante ci\u00f2, \u00e8 tra i Paesi che spendono meno per\u00a0la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico\u00a0compreso, come ci rivela il rapporto BES 2014 dell\u2019Istat. La<br \/>\nCostituzione parla chiaro: \u201cLa Repubblica promuove lo sviluppo della\u00a0cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il\u00a0patrimonio storico e artistico della Nazione\u201d. Eppure i risultati,\u00a0all\u2019atto pratico, raccontano di trascuratezza, di imprecisioni palesi.<br \/>\nGli anni passano, la burocrazia e le tavole rotonde aumentano ed il\u00a0nostro patrimonio invecchia. Dai voli pindarici ai convegni\u00a0istituzionali, fino alle messianiche dichiarazioni del politico di\u00a0turno, la tutela e la gestione della nostra pi\u00f9 grande ricchezza\u00a0nazionale rischiano di diventare una patata bollente da passare nelle\u00a0mani di qualcun altro. Ma di chi? L\u2019ovviet\u00e0 \u00e8 servita: dell\u2019universo\u00a0dei privati e di \u201cun\u2019economia parassitaria\u201d; volont\u00e0 che si rinnova<br \/>\nanche oggi, come ricordato dallo stesso autore, nelle intenzione\u00a0renziane: \u201cQuando dico che si mangia con la cultura dico che, allora,\u00a0bisogna anche avere il coraggio di aprirsi agli investimenti privati\u00a0nella cultura\u201d<\/p>\n<p>Qui, la sorgente dell\u2019inchiesta di Montanari da cui sgorgano precisi\u00a0interrogativi, come si astrae facilmente dalla premessa: \u201cQuando si\u00a0parla della \u201ccultura\u201d in cui far entrare questi miracolosi risanatori,\u00a0di cosa parliamo, esattamente? Di produzione culturale o di patrimonio\u00a0culturale? [\u2026] del poco che pu\u00f2 produrre reddito, o del moltissimo che\u00a0non potr\u00e0 mai farlo? E siamo certi di sapere chi valorizza cosa? Sono\u00a0davvero i privati a valorizzare il patrimonio? O non \u00e8 il patrimonio\u00a0che valorizza i loro bilanci?\u201d (e su tutte) \u201cE affidarsi ai privati\u00a0significa davvero \u2018aprire\u2019 il patrimonio a tutti, contro un presunto\u00a0elitarismo dei tecnici, o significa consegnarlo a pochi, e dunque<br \/>\nchiuderlo ancora di pi\u00f9?\u201d.<\/p>\n<p>Della serie \u201cnon ci sono pi\u00f9 scuse\u201d. Insomma qualcuno dovr\u00e0 pur rispondere.<\/p>\n<p>Un libro che afferma e s\u2019interroga, al contempo, quello di Montanari,\u00a0che non chiude ai privati nella cogestione del nostro patrimonio\u00a0culturale &#8211; \u201cQuesto non vuol dire che non ci sia spazio per un impegno\u00a0dei privati: al fianco, e non al posto, dello Stato\u201d &#8211;\u00a0 ma che, nelle\u00a0pagine, tenta di immaginare un limite al culto sfrenato del\u00a0neoliberismo, che ormai laicissimo e scaltro, conquista pezzo per\u00a0pezzo l\u2019Occidente: \u201c[\u2026] da pi\u00f9 di trent\u2019anni il leitmotiv del pensiero<br \/>\nunico dominante in Occidente \u00e8 che la modernizzazione coincide con la\u00a0progressiva scomparsa dello Stato [\u2026] l\u2019ideologia neoliberista \u00e8\u00a0diventata sempre pi\u00f9 fondamentalista, assomigliando a una religione\u201d.<br \/>\nCome dargli torto?<\/p>\n<p>E su dati, dichiarazioni e riflessioni, tra ieri e oggi, si sviluppa\u00a0una strada ben precisa. Ne nasce la suggestione del \u201critorno\u201d, tra le\u00a0parole di \u201cPrivati del patrimonio\u201d, del nuovo possesso di una\u00a0ricchezza dal valore incalcolabile, da vivere per il futuro non come\u00a0una semplice eredit\u00e0 stantia. Da qui la voglia di uno \u201cStato giusto\u201d<br \/>\nche ritrovi e rinnovi se stesso, che sappia come intervenire, che\u00a0parli alla sua gente e della sua gente, rendendola nuovamente abile a\u00a0fondersi e riconoscersi con il suo patrimonio, con la sua essenza\u00a0animosa, ristabilendo un ponte spirituale: \u201c[\u2026] la conoscenza \u00e8\u00a0l\u2019unica medicina capace di curare, fermare, forse vincere questa\u00a0epidemia di disumanizzazione. E la conoscenza del patrimonio culturale\u00a0\u00e8 una parte di questa conoscenza [\u2026] se sottoporremo alla legge del\u00a0mercato anche questa medicina, avremo una speranza di meno\u201d.<\/p>\n<p>Modernit\u00e0: la sfida \u00e8 servita<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Dalla scalinata di Trinit\u00e0 dei Monti a Roma restaurata con i soldi di Bulgari ai \u201ccrolli\u201d di Pompei. Riflettere, salvare. Investire. L\u2019Italia e la sua eredit\u00e0 pi\u00f9 grande. Il patrimonio, quel patrimonio \u00e8 gi\u00e0 nostro: che senso avrebbe\u00a0metterlo sul mercato o, ancor peggio, svenderlo, demistificandolo,\u00a0sminuendolo? Nell\u2019epoca del marketing militante, su questa domanda si\u00a0apre il cielo, si dividono il pubblico pensiero e le opinioni degli\u00a0esperti. Si genera una diatriba vecchia come l\u2019Italia. L\u2019essenza della\u00a0nostra storia artistica, quell\u2019incalcolabile patrimonio culturale e\u00a0paesaggistico da rievocare e mettere a regime dovrebbero essere in\u00a0mano al pubblico, al privato o ad entrambi? 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