{"id":290,"date":"2015-11-25T12:47:08","date_gmt":"2015-11-25T11:47:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=290"},"modified":"2015-11-25T12:49:18","modified_gmt":"2015-11-25T11:49:18","slug":"mishima-leterno-guerriero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2015\/11\/25\/mishima-leterno-guerriero\/","title":{"rendered":"Mishima: il disperato amore del guerriero"},"content":{"rendered":"<p>Scrittore, patriota, romanziere. Cinema, teatro, per cui ha scritto e recitato. Ragionando per stereotipi, tecnicamente, avrebbe dovuto far ammattire l\u2019uomo, e la donna, di destra, in tutti i sensi: un moderno samurai giapponese, omosessuale, muscoloso ma gentile, erudito e pieno d\u2019amor patrio. Avrebbe dovuto ed invece Yukio Mishima \u00e8 un riferimento che apre la testa, riduce al minimo la banalit\u00e0 e forse anche per questo risiede di diritto nell\u2019olimpo delle colonne culturali di una destra smaliziata ma pienamente cosciente della sua identit\u00e0, grazie alla sua vasta produzione letteraria ma, soprattutto, al suo esempio umano. Eppure ridurlo ad uno stereotipo, etichettarlo potrebbe essere riduttivo per la memoria di Yukio e per chi vede nella letteratura, nel mito dell\u2019uomo che incarna una battaglia fino alla morte, nell\u2019esempio, una via per uscire dal buio, punto e basta.<\/p>\n<p>Te lo ritrovi persino vicino a Majakovsky in una lode musicata dei CCCP &#8211; in un rude canto antisistema, mitizzazione del suicidio, dell&#8217;estrema fine &#8211; di quel Lindo Ferretti che ha fatto vedere i sorci verdi all\u2019intellighenzia di sinistra, con le sue rivalutazioni valoriali, culturali e spirituali:<\/p>\n<p><em>La morte \u00e8 insopportabile per chi non riesce a vivere,<\/em><br \/>\n<em> La morte \u00e8 insopportabile per chi non deve vivere,<\/em><br \/>\n<em> Lode a Mishima e a Majakovskij<\/em><\/p>\n<p>Indubbiamente ha sedotto le generazioni della destra, quella piena di vita degli ultimi trent\u2019anni, soprattutto giovane, che ballava, cantava, non dimenticava, reinterpretava e sperimentava, e questa destra funerea, degli ultimi trenta minuti, che pare non faccia altro che riesumare, sul filo costante e farsesco della morte e della rinascita; ormai siamo un po\u2019 tutti cantori della fine, upupe appollaiate sull\u2019albero. Cos\u00ec nel versante destro evaporata la bellezza, la fede, il culto, tutto \u00e8 superato , stantio, roba vecchia inutile alla sopravvivenza politica e storica: meglio celebrare la morte perch\u00e9 susciti il ricordo, perch\u00e9 esterni al mondo che dei significati, dei padri, degli eroi, ce li abbiamo avuti e continuiamo ad averceli, una celebrazione che, per\u00f2, non conduce mai al ritorno e non produce, di certo, quella nostalgia che \u00e8 il viale principale che conduce all\u2019origine, appunto. Che se non mutuata con un senso, in un passaggio intergenerazionale ponderato, andr\u00e0 sparendo anch\u2019essa.<\/p>\n<p>Un\u2019iniezione di Mishima, in questo momento, sarebbe un salvavita, in questo sistema scioccherello e vigliaccone. Vai a spiegare che era ammaliato dal culto del fisico, segno di integrit\u00e0 totale, della forza del samurai, dell\u2019incorrotto; che leggeva D\u2019Annunzio e Baudelaire, che era noto ed apprezzato nel suo Giappone, anche dall\u2019elite, che aveva vissuto negli States, che non era un pover\u2019uomo smunto, triste, isolato, sconosciuto, inserito a forza tra i grandi; che era anche un po\u2019 perverso, asiatico ma occidentale, vitalista ma decadente, umanissimo guerriero che cantava disperato la forza sovrumana di quel mondo antico, rituale, tradizionale, ricco di una propria identit\u00e0, di propri tempi ed abitudini vitali, essenziali, non disumanizzanti, contro il mondo moderno, guerrafondaio, con le tasche bucate, porco, viscido e fuori controllo, figlio del consumismo e del materialismo, della velocit\u00e0. Vai a far capire che si uccise con l\u2019antico rituale del seppuku, aprendosi il costato davanti alle telecamere, tra le risa degli astanti, per poi farsi decapitare, il 25 novembre del 1970, e che in quel momento si consacrava alla storia, tra l\u2019amarezza e il coraggio, tra l\u2019eroismo e l&#8217;estrema brutalit\u00e0.<\/p>\n<p>Mishima: l&#8217;esteta, l&#8217;eroe, la Tradizione, il rigore.<\/p>\n<p><strong>&#8220;<em>Capisci che l\u2019unica morale eroica \u00e8 quella dell\u2019insuccesso<\/em><\/strong><em>, pensi che il successo arrivi quando il talento di uno si mette al servizio della stupidit\u00e0 di molti; diffidi delle vittorie e accarezzi la nobilt\u00e0 delle sconfitte. E leggi Morris e la Yourcenar che a Mishima dedic\u00f2 uno splendido testo, per accompagnare con giuste letture il suo canto del cigno. Su quegli errori si fond\u00f2 la vita di alcuni militanti dell\u2019assoluto, alla ricerca di una gloria sovrumana che coincideva con la morte trionfale, la perdita di s\u00e9 nel nome di una perfetta eternit\u00e0&#8230;<\/em>&#8221; (M.Veneziani)<\/p>\n<p>Oggi si ricorda la morte di Yukio Mishima, senza ricorrere ad analisi letterarie, a profonde disamine filosofiche. Solo un pensiero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Scrittore, patriota, romanziere. Cinema, teatro, per cui ha scritto e recitato. Ragionando per stereotipi, tecnicamente, avrebbe dovuto far ammattire l\u2019uomo, e la donna, di destra, in tutti i sensi: un moderno samurai giapponese, omosessuale, muscoloso ma gentile, erudito e pieno d\u2019amor patrio. 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