{"id":35,"date":"2015-09-02T10:55:11","date_gmt":"2015-09-02T08:55:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/?p=35"},"modified":"2015-09-02T16:10:25","modified_gmt":"2015-09-02T14:10:25","slug":"quando-noi-non-eravamo-migranti-ma-signori-nella-disperazione-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2015\/09\/02\/quando-noi-non-eravamo-migranti-ma-signori-nella-disperazione-2\/","title":{"rendered":"Quando noi non eravamo migranti ma signori nella disperazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Abusare dei significati dovrebbe essere fuorilegge. Nutrirsi di retorica populista come se non ci fosse un domani, per guidare le linee di un Paese in un momento in cui un giovane su due \u00e8 senza lavoro, le tensioni sociali sono altissime, lo scontro tra due nuove generazioni di povert\u00e0, quella interna e quella derivante dall\u2019invasione clandestina, \u00e8 campanello d\u2019allarme di una vera e propria bomba, sarebbe da evirazione, ammesso che la sotto vi siano attributi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Attributi\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ci vuole<\/strong> un bel paio di \u201cattributi<em>\u201d<\/em> per chiamarla pacifica migrazione, come parte del divenire storico, come tante ce ne sono state, per necessit\u00e0 incomprensibili che spingono le genti al dinamismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ci vuole<\/strong> un nel paio di \u201cattributi\u201d per riconoscere nella diarrea retorica e menefreghista dei leader europei, con al seguito il fardello Europa, la terra promessa, la culla del progressismo o del miglior liberalismo oltre gli USA. Il Vecchio Continente, ormai afflitto da Alzheimer ed eiaculazione precoce, dimenticando le origini, provando ad impiantare la legge del progresso e della mercificazione, genera mostri grossi cos\u00ec. Senza volto n\u00e9 memoria, immersi nella multietnicit\u00e0 forzata, nella sovranazionalit\u00e0 che schiaccia le coscienze nazionali utili alla formazione delle identit\u00e0 di una terra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ci vuole<\/strong> un bel paio di \u201cattributi\u201d per non definirla invasione spinta da motivi economici e partita per motivi bellici, una sorta di carro dei vincitori, in realt\u00e0 rivelatosi battello dei perdenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Ci vuole<\/strong> \u201ccoraggio\u201d a pensare di considerare l\u2019integrazione come sostituzione, a confondere la generosit\u00e0 con \u00a0l\u2019imbecillit\u00e0, la competenza e la capacit\u00e0 con gli aiuti di altri paesi Europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sta di fatto che, mentre tutte queste dinamiche si srotolano random, i nostri buonisti non sono tali. Sono sciocchini che giocano a fare i buoni e, troppo spesso, a fare Dio. I buoni hanno il cuore dilatato, non il cerebro intasato. Ma i nuovi buoni, oggi, pascolano nei multietnici prati del\u00a0potere egemonico delle sinistre in salsa progressista, svezzati con tutto ci\u00f2 che ha un sapore conformista e massificante; l\u00ec, trovano l\u2019humus adatto per crescere e per\u00a0dedicare\u00a0il loro travaglio intellettuale a strappare radici, non a piantarne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In queste terre marcescenti crescono al sole d\u2019Italia gli stereotipi della migliore qualit\u00e0. Sagome pronte al consumo su larga scala, gustose e del tutto simili ad una vera visione sociale e politica, pensate per sfamare una gran fetta di cuori, per nutrire la maggior parte delle sensibilit\u00e0 comuni in fretta, ancor prima della solida formazione di una propria affidabile e lucida idea di realt\u00e0. Tra i migliori stereotipi prodotti nei campi del buonismo militante ve n\u2019\u00e8 uno di rara qualit\u00e0: <strong>quando i migranti eravamo noi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Noi, in realt\u00e0, siamo stati un sacco di cose. Etichette, miracoli ed esempi. Santi, poeti e navigatori. Esploratori, <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/operai_italiani_immigrazione_dignit\u00e0_signori_nella_disperazione_svizzera1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-31 alignright\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/operai_italiani_immigrazione_dignit\u00e0_signori_nella_disperazione_svizzera1-300x193.jpg\" alt=\"operai_italiani_immigrazione_dignit\u00e0_signori_nella_disperazione_svizzera\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/operai_italiani_immigrazione_dignit\u00e0_signori_nella_disperazione_svizzera1-300x193.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/files\/2015\/09\/operai_italiani_immigrazione_dignit\u00e0_signori_nella_disperazione_svizzera1.jpg 489w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>generali, inquisitori. Malandrini e mignotte. Poi, ad un certo punto, migranti, secondo qualcuno, come il culbianco. Eppure il nostro senso si sradicamento e di nostalgia \u00e8 stato sempre fortissimo. Eravamo, pi\u00f9 correttamente ed onestamente, emigranti; cercavamo fortuna, sapevamo di tornare e anche se non fossimo tornati, l\u2019Italia era con noi. Siamo partiti alla scoperta, alla ricerca, alla conquista e, da quando esistiamo, alla pugna. Caravelle e bimotori, quinquereme e galeoni. Non ci siamo mai fermati e per passare la frontiera, per varcare la soglia, abbiamo sacrificato amori e figli, per fracassare il muro, abbiamo sputato sangue. Come cento anni fa, come nella Grande Guerra, quando non uno abbandon\u00f2 il fronte se non in tre casi: da vincitore, in una cassa o con quattro pallottole nel petto a scandire le sillabe di disertore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo viaggiato, pregato, combattuto. Creduto. Abbiamo esportato, incantato, convinto. <strong>Eppure non abbiamo mai dimenticato l\u2019origine, nella speranza del ritorno. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Per i nostri padri era tradizione comune insegnare la dignit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cQuando i migranti eravamo noi\u201d, eravamo sporchi, inadatti e goffi. Bofonchiavamo qualche parola in volgare. Avevamo un titolo di studio miserabile. Di certo non eravamo laureati in patria. Di sicuro, conoscevamo la nostra lingua a malapena, figurarsi parlarne due riuscendo ad esser persino comprensibili. <strong>Quando i &#8220;migranti eravamo noi&#8221;, non ci nascondevamo nel vano motore di un&#8217;auto<\/strong>, non ci siamo mai legati al sottoscocca di una carrozza a prendere i sassi sulla schiena, rischiando di rimanerci secchi. Non potevamo permettercelo. Eravamo troppo attaccati alla vita da mollarla cos\u00ec, da partirci da casa e, forse, non tornare pi\u00f9, proprio noi che il pi\u00f9 delle volte uscivamo raramente dal paese, l\u00ec in Abruzzo. Non potevamo permettercelo, la famiglia a casa aspettava notizie, il nostro ritorno. Non ci siamo mai incastrati sotto il sedile del guidatore per fuggire, eccetto in qualche rocambolesca storia tra il lusco e il brusco, magari perch\u00e9, quando \u201ci migranti eravamo noi\u201d, qualcuno ha osato cercarsi rogna in qualche viaccia malsana di New Orleans o perch\u00e9 la donna del capo era davvero femmina, che una femmina cos\u00ec, non si era mai vista. Eppure, \u201cquando i migranti eravamo noi\u201d, ogni fuga era una storia delineata, seppur asimmetrica ed incerta. Come tratti di matita, stilati da una mano tremolante di povert\u00e0 e paure, di solitudine in terra straniera. Tremolante ma esistente. Non un\u2019ombra che silenziosa passava.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fummo migranti, di pi\u00f9: fummo signori nella disperazione<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Qualsiasi crisi e qualsiasi orrore ha visto adattarci al sacrificio estremo, senza mai perdere la logica delle azioni, l&#8217;umana dignit\u00e0.<\/strong> Magari, tra una palata e l&#8217;altra a mucchi di terra e sassi, sottopagati e stipati in una casa comune per operai stranieri, davamo un occhio alla foto di &#8220;nostra&#8221; moglie, a centinaia di chilometri, pensando di tornare. In posa in qualche vecchia foto, impressionati, con i capelli polverosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Tra tanti nonni svogliati e, magari, un po&#8217; truffaldini e sgherri, quanti nelle valli svizzere o in Argentina sono sopravvissuti all&#8217;emigrazione, si sono persino arricchiti, applicando quanto imparato nella vita, dal mestiere all&#8217;educazione. Per chi non delinqueva, si contribuiva all&#8217;ospitalit\u00e0 ricevuta, rispettando il Paese con la proprio operosit\u00e0, con l&#8217;individualit\u00e0 dinamica della propria figura. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo sempre esportato l\u2019Italia, prima d\u2019ogni altra cosa. \u00a0Per il resto \u201csarebbe da ricordare ai progressisti umanitari che la vera tolleranza non \u00e8 quella esercitata verso gli eguali o verso chi vogliamo rendere simili a noi, ma verso chi \u00e8 diverso da noi\u201d, citando Marcello Veneziani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"color: #0000ff\"><strong style=\"color: #0000ff\">Su Twitter:\u00a0<a style=\"color: #0000ff\" href=\"https:\/\/twitter.com\/emanuelericucci\">@emanuelericucci<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Abusare dei significati dovrebbe essere fuorilegge. Nutrirsi di retorica populista come se non ci fosse un domani, per guidare le linee di un Paese in un momento in cui un giovane su due \u00e8 senza lavoro, le tensioni sociali sono altissime, lo scontro tra due nuove generazioni di povert\u00e0, quella interna e quella derivante dall\u2019invasione clandestina, \u00e8 campanello d\u2019allarme di una vera e propria bomba, sarebbe da evirazione, ammesso che la sotto vi siano attributi. Attributi\u2026 Ci vuole un bel paio di \u201cattributi\u201d per chiamarla pacifica migrazione, come parte del divenire storico, come tante ce ne sono state, per necessit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/2015\/09\/02\/quando-noi-non-eravamo-migranti-ma-signori-nella-disperazione-2\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1066,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480],"tags":[41803,15,27591,25887],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1066"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35\/revisions\/40"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ricucci\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}